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Buona Domenica

 

b.dom1

«Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele…
Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”.
Ascoltino o non ascoltino,
sapranno almeno che un profeta
si trova in mezzo a loro». 

Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 2, 2-5)

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

 La parola a…

Don Paolo Curtaz

Vorrei parlarvi della fragilità, della fragilità degli uomini di fede, una fragilità reale, un’infedeltà fin troppo evidente nel corso della storia, e tutti sappiamo degli errori commessi da Papi, Vescovi e semplici cristiani.
I cristiani non sono perfetti e  ma questo non basta a fermare la Parola, non basta a fermare il Cristo, non sgambetta il contagioso annuncio della Parola.
Gli apostoli vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità.
Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie
.
La Chiesa non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati, di figli.
Sogno il sogno di Dio: una comunità di persone che si accolgono per ciò che sono, che hanno il coraggio del proprio limite, che non hanno bisogno di umiliare l’altro per sentirsi migliori.
Gesù è rifiutato, e con lui viene rifiutato il Vangelo e la presenza di Dio: troppo umano questo Messia, troppo pesante il suo passo, troppo povero, troppo fragile.
Talora anche noi siamo talmente attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da non accogliere il Vangelo, talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da non voler entrare a un altro livello di autenticità e vedere che
l’essenziale non è la coerenza costi quel che costi, ma la misericordia.
Così Israele, ci parla di questi uomini di Dio – i profeti – capaci di leggere il presente, non di indovinare il futuro, e di richiamare a Dio la realtà.
Ma il destino dei profeti, lo stesso Gesù lo sperimenta, è di essere ignorati in vita e celebrati da morti.
Ascoltiamoli da vivi i profeti, non da morti!
Riconosciamo i profeti, diventiamo profeti, lasciamo che la Parola ci aiuti a leggere questi tempi e raccontiamolo questo Vangelo.
Malgrado la nostra fragilità.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Equilibrio strano

 

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Pellegrinaggio on line…

paolineanno paolino

Cari amici,

mancano pochi giorni alla chiusura solenne dell’Anno Paolino,
indetto da Benedetto XVI per il Bimillenario della nascita di san Paolo,
e pensando che non tutti hanno la possibilità di recarsi a Roma
per visitare i luoghi percorsi dal grande Apostolo
e soffermarsi a pregare sulla sua tomba,
abbiamo organizzato un pellegrinaggio paolino online
consapevoli che esso è un atteggiamento della mente e del cuore
oltre che movimento fisico.

La prima tappa è iniziata oggi 24 giugno.
Vi invitiamo a cliccare www.paoline.it e unirvi a noi ogni giorno
per vivere le 6 tappe del pellegrinaggio, leggendo,
ascoltando, guardando filmati, pregando…
Un’opportunità da non perdere per chi desidera entrare in contatto
con tutta la ricchezza culturale e spirituale lasciataci da san Paolo.

Per qualsiasi comunicazione potete scrivere a: fsp@paoline.it

Buon pellegrinaggio paolino online
e saluti dalla redazione sito web paoline.


Estate 2009 – iniziative!!!!

estate giovani 

per un’estate alternativa,
vissuta in profondità!

 

Non c’è nulla di noi che non dica chi siamo… il nostro modo di vivere il tempo fa la differenza e l’estate non può fare eccezione?
Estate è mare, caldo, relax… ma la profondità continua a fare la differenza, anche in alto mare!
Che fai allora prendi il largo con noi o resti a riva?

Scopri sulla pagina Iniziative le nostre proposte per l’estate 2009!!!

TI ASPETTIAMO!!!!

 

Buona domenica!

Eucarestia

Mentre mangiavamo,
prese il pane e recitò la benedizione,
lo spezzò e lo diede loro dicendo:
Prendete, questo è il mio corpo“.
Poi prese il calice e rese grazie,
lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse loro:
Questo è il mio sangue dell’Alleanza,
che è versato per molti
“.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)
SOLENNITA’ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il problema è semplice: la nostra fede è poca, ridotta al lumicino.
E allora la Messa è peso, fatica, incomprensione.
Ma se crediamo che il Maestro è presente, al di là della povertà del luogo e delle persone, tutto cambia.
L’Eucarestia diventa il centro della settimana, la Parola celebrata ritornerà in mente durante il lavoro e lo studio.
E l’incontro con Cristo Eucarestia, con questo corpo dato, cambia inesorabilmente il modo di vivere, di pensare, di amare.
È vero: c’è gente che fa il bene senza bisogno di andare a Messa.
Ma per me, cristiano, il Bene deriva dall’incontro con Cristo.
È vero: la preghiera può essere personale.
Ma l’incontro della comunità ci fa sentire ed essere Chiesa.
È vero: non tutte le omelie brillano per attualità e concretezza.
Ma è la Parola al centro, non la sua spiegazione.
È vero: la domenica è il giorno del riposo
Ma il riposo è affare di cuore, non di sonno.
Concludo con una citazione straordinaria dei martiri di Abitene.
Scoperti a celebrare l’Eucarestia, il governatore romano, indulgente, promise loro di avere salva la vita, a patto di non ritrovarsi più. Risposero: “Non possiamo fare a meno di celebrare il giorno del Signore, e si fecero uccidere”.
Animo, resistenti nella fede, il Signore ci chiede di metterci in gioco.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Eucaristia

 

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Obbedienza e libertà…

In questi giorni mi è capitato più volte di parlare di obbedienza… di libertà, di possibilità e di impedimenti, e così ho pensato che una riflessione ad alta voce sarebbe stata una buona occasione per riflettere, per provocarmi in prima persona, per provocare in generale e magari per ricevere da voi ulteriori spunti di riflessione.

Quando comunemente si pensa all’obbedienza non si fa altro che riportarla a gradi di oppressione, di annullamento delle proprie idee o, qualcuno dice, della personalità; la si correlaziona a situazioni gerarchiche: accademie militari o affini, rapporti genitori-figli o docenti-studenti e come si può non pensare ai conventi dove, sacro e santo, vige il voto di obbedienza.

Mi sta bene tutto, ma come suora, pensare all’obbedienza mi interroga… e mi interroga su più fronti! Oggi poi che all’obbedienza si accosta di tutto: corresponsabile, intelligente, condivisa e chi più ne ha più ne metta, il sussulto interiore è ancora più forte!

A scatenare tutto questo è stato un semplice e innocente dubbio che mi è stato posto da una persona durante una conversazione: “Mi chiedo, mi ha detto, se potrò mai sottostare a qualcuno, obbedirgli?”. Sottostare e obbedire… queste parole continuano a rimbalzare nella mente e nel cuore… e mi chiedo: Sono sinonimi? Lo sono sempre? Ci sono occasioni, situazioni, personalità per cui obbedire non è sottostare? E poi mi dico: “In fondo a obbedire è la prima cosa che impariamo a fare, ma poi è anche la prima che dimentichiamo, crescendo”… Eppure obbedire rende forti, tempra il cuore, abitua a scegliere, a dare priorità. La prima cosa che, nascendo, la vita ci insegna è a rinunciare, a non poter avere tutto ciò che desideriamo… e per quanto possiamo sbattere i piedi a terra, ci viene subito insegnato a metterci in sintonia con una storia che è stata prima di noi e sarà anche dopo di noi… una storia che non è noi, anche se noi possiamo costruirla, cambiarla, renderla più bella o più brutta.

Se obbedire corrisponde a sottostare, allora in linea teorica, dovrei dare ragione a chi, con estremo pessimismo, teorizza l’impossibilità per l’uomo di essere libero. Rispetto a questo binomio crolla tutto il resto e vige, come eterno vincitore il freddo meccanicismo della storia che corre con una sua velocità propria e a cui noi non possiamo fare altro che adeguarci, sottostando… Dicevano gli stoici, tanto tempo fa, che in fondo ci resta comunque una libertà: possiamo fare come un piccolo cagnolino che, legato a un carro in movimento, può scegliere se seguire docilmente l’andatura del carro, con meno sforzo, o recalcitrare tentando di modificare inutilmente, ma con tutte le forze il percorso. Certo come quel cagnolino possiamo scegliere anche noi se chinare il capo rispetto a una cieca obbedienza alle situazioni della storia o tentare di cambiarne il corso, inutilmente. Possiamo scegliere… ma vi basta questa libertà?

In giro troppe volte si sentono frasi, di matrice cattolica purtroppo, che rispetto a situazioni di sofferenza, di litigiosità, di gelosia, di incomprensione e a volte di contro testimonianza, mettono in mezzo la volontà di Dio, la Provvidenza o altro di simile. E non poche volte si aggiunge, “Beh se è successo, lo voleva Dio?” E così facendo non solo affranchiamo l’uomo dalle sue precise responsabilità, anche morali, ma togliamo a Dio la sua più intima caratteristica: la bontà (però mica male per essere solo creature!!!).

Allora ripeto: vi basta veramente questa libertà? A me personalmente no!

Le sento già le voci di chi da anni mi chiama sognatrice, utopica, idealista! Ma non so quanto la storia abbia realmente bisogno di queste voci… Perché infondo il nostro presente, fatto di tante piccole o grandi conquiste, lo hanno generato altrettanti sognatori, utopici, idealisti.

Credo che la domanda più giusta, da porsi quotidianamente sia: Chi Sono? E chi voglio essere? Chi sono chiamato a essere? E quanto sono disposto/a a pagare?

L’obbedienza alla storia, alle situazioni, alla vita è la vera grande obbedienza, forse la più faticosa, perché a volte arriva inesorabile e sembra non darci il tempo neppure per respirare… Ma in fin dei conti è anche la vera maestra di vita: è grazie a lei che possiamo imparare la vera libertà, quella del cuore, della mente, di una volontà che giorno dopo giorno impara a lasciarsi plasmare… plasmare ho detto, non alterare. L’oro plasmato, lavorato, diventa prezioso, molto più prezioso di un semplice lingotto. L’oro lavorato, forse sarà un po’ più imperfetto, ma proprio l’appartenere a qualcuno lo renderà ancora più prezioso, quasi unico.
Allo stesso modo l’obbedienza, la capacità cioè di ascoltare e di aderire con il cuore a una situazione, ci libera, ci rende leggeri, ci impreziosisce. Non si tratta di dire dei sì senza sapore e senza responsabilità, anzi!

Obbedire è scegliere liberamente di dare valore ad altro oltre me stesso/a.
O
bbedire è non lasciarsi sbattere dai venti, ma usare sempre e comunque la coscienza.
Obbedire è restare trasparenti nel cuore, sapendo di aver fatto tutto il possibile, accettando che altri possano avere ragione.
Obbedire è attendere pazientemente, facendo in modo che il futuro, arrivando, possa ancora trovarci svegli, pronti e capaci di rispondere.

Obbedire non è scomparire, ma diventare trasparenti. Non è andare via, ma restare anche se in silenzio. Obbedire è ascoltare, aprire il cuore, crescere nella fiducia.
E anche nel momento in cui qualcuno o qualcosa dovesse costringerci in vie buie, obbedire è restare vigili nella coscienza, sapendo che un cuore libero e riconciliato, può far luce anche nelle tenebre più oscure.

Obbedire, in fondo è essere come lui! Obbediente fino alla croce, libero anche nella morte… perché amato!

Abbraccio_croce

Buona domenica!

Battesimo

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo…
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni
fino alla fine del mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)
SOLENNITA’ DELLA SANTISSIMA TRINITA’ -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Ci vuole lo Spirito per capire la Trinità. Ovvio.
Ricordo un tenerissimo pretino che tentava di spiegare la Trinità a noi ragazzini di terza elementare disegnando un triangolo equilatero e usando l’improbabile addizione: 1+1+1=1 creando un insanabile conflitto tra scienza e fede!Gesù ci svela che Dio è Trinità.
Ci dice che se noi vediamo “da fuori” che Dio è unico, in realtà questa unità è frutto della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo. Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso l’altro da essere totalmente uniti.
Che grande notizia, amici! Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, il sommo egoista bastante a se stesso, ma è comunione, festa, famiglia, danza, compassione, dono, amore, tensione dell’uno verso l’altro. Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio: la comunione.
Che significa questa scoperta? Cosa cambia nella nostra quotidianità?
La solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione.
Se giochiamo la nostra vita da solitari non riusciremo mai a trovare la luce interiore perché ci allontaniamo dal progetto.
Gesù ci ribadisce: Siate perfetti nell’unità.
E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di comunione di Dio, più ci realizzeremo.
Ricordiamoci che il grande sogno di Dio, la Chiesa, va costruita a immagine della Trinità.
Il mio povero pretino sbagliava operazione aritmetica: non l’addizione serviva per capire la Trinità, ma la moltiplicazione.
Uno per uno per uno fa sempre uno.
Il Padre è per il Figlio che è per lo Spirito Santo e insieme sono un unico Dio.
Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare.

Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?

 

…e per riflettere puoi scaricare: Il mistero di Dio

 

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Gesù Sì, Chiesa No!!!

Credo in Dio, ho fede, con Dio ci parlo, non ho grossi problemi, ma di Chiesa non voglio sentir parlare! Non ho bisogno, per credere, di preti che poi alla fin dei conti sono peggiori di me!


A chi non è capitato di sentire frasi simili? O a chi non è capitato di pensarle?
Eppure, d’accordo o meno, la Chiesa sembra essere proprio quella povera barchetta di cui Dio stesso ha scelto di servirsi per traghettare nel mondo il suo amore. “Troppe parole e pochi fatti” mi direte, posso anche essere d’accordo, eppure nella storia, nonostante gli sbagli, il peccato, le controtestimonianze di tanti, molti di più, anche se in modo decisamente più silenzioso hanno amato e dato la vita.

La chiesa è santa e peccatrice insieme! Ma, mattone dopo mattone, a costruirla sono le scelte di tutti quei suoi figli che in un modo o nell’altro la vivono, la abbandonano, la tradiscono, la smentiscono. Chiesa è popolo! Chiesa è figli di Dio! Chiesa è effervescenza dinamica dello Spirito! Chiesa è santi semplici e nascosti! Chiesa è uomini e donne che senza rumore stanno costruendo coscienze gratuite! Chiesa è anche peccato e riconciliazione, misericordia e gratitudine!

Chiesa potrebbe essere tutto ciò che noi quotidianamente costruiamo… in ascolto, preghiera, azione, passione, audacia e amore vivo e concreto?

 

 

Buona domenica!

Per me vivere è Cristo

“Li udiamo parlare nelle nostre lingue
delle grandi opere di Dio”

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
SOLENNITA’ DI PENTECOSTE -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il cammino interiore dei discepoli ci dice una verità semplice: la fede è un evento dinamico, non statico ci occorre tutta la vita per imparare a credere. Gli apostoli stessi, convinti ora di aver capito, dopo tre anni di insegnamenti bruciati sotto la croce, dimostrano, pochi attimi prima dell’ascensione al cielo di Gesù, di non aver capito nulla. Sognano un Regno terreno, guidato da Gesù.
Gesù, invece, chiede a loro di rendere presente il Regno. Amandosi.
La fede è in continua evoluzione, Gesù ha detto e dato tutto, noi fatichiamo (e tanto) a stargli dietro.
La Chiesa vive in una continua tensione tra la conservazione del massaggio di Gesù e la forza dirompente della sua interpretazione e attualizzazione.
Gesù stesso, oggi scuote: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
Siamo discepoli a vita, alunni nella fede, bambini che crescono nel cogliere l’immensa grandezza e complessità della Rivelazione.
Siamo ancora disposti a crescere? A cambiare opinione? A convertirci?

Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo.
Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi.
Fate fatica ad iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori la domenica? Invocate la Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi.
Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona? Invocate l’avvocato difensore, il Paraclito, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.

Lasciamo il timone della nostra vita allo Spirito.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio si fa dono

 

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Buona domenica!

Loreto

“Di me sarete testimoni a Gerusalemme,
in tutta la Giudea e la Samaria
e fino ai confini della terra”

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
SOLENNITA’ DELL’ASCENSIONE – Anno B –

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Oggi celebriamo la festa della moltiplicazione e della estensione dell’amore di Cristo.
Ognuno di noi può dire, nella fede, a ragione: io ho incontrato Cristo, perchè egli non è più ristretto e costretto in un luogo, ma presente in ogni luogo e in ogno tempo, è raggiungibile.
Lo stesso Cristo che ha camminato con i piedi impolverati duemila anni fa, lo stesso Cristo riconosciuto presente nelle comunità primitiva, lo possiamo incontrare nella fede e, ancora oggi, milioni di uomini e donne dicono di averlo conosciuto.
Di più.
Ora in Dio c’è un uomo. Nella pienezza di assoluto che è l’infinito di Dio, c’è il volto ben definito di un uomo: Gesù di Nazareth. E’ come se, ora, Dio ne sapesse di più, come se Dio avesse imparato anche ad essere uomo (lo so, teologicamente scricchiola, ma poeticamente mette i brividi!).
Nessuno può più dire: “Dio non conosce la mia sofferenza” oppure: “Che c’entra Dio con la mia vita?”. Dio sa!!!
L’Ascensione è come una cerniera nella storia di Gesù e degli apostoli: segna il passaggio da un prima a un dopo cui gli apostoli dovranno abituarsi: Gesù scompare alla loro vista sensibile, torna al Padre pur promettendo una presenza reale.
Gli apostoli, è comprensibile, faticheranno ad abituarsi a questa nuova situazione.
Gli apostoli sono invitati, dopo aver segiuto Gesù nella crocifissione e nella risurrezione, a seguirlo anche nell’ascensione, a diventare testimoni del risorto.
L’Ascensione segna l’inizio della Chiesa, di questa Chiesa, fatta di uomini fragili e innamorati del Vangelo, che dubitano e non capiscono, che portano con fatica l’immensa responsabilità dell’annuncio del Regno.
Con l’ascensione l’umanità entra definitivamente in Dio. E l’uomo entra definitivamente nell’ amicizia con Dio.
A noi è affidato l’annuncio del Regno, la costruzionie di un mondo nuovo. Dio ci rende degni, capaci di tanto impegno, di guarire ogni malattia e dolore interiore, di cacciare i demoni e le ombre delle nostre paure, di creare luoghi di nuova umanità in un mondo lacerato e sanguinante.
Dio impara ad essere uomo.
L’uomo impara a comportarsi come Dio.

 

…e per riflettere puoi scaricare: 43° Giornata Mond. Comunicazioni Sociali

 

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Buona domenica!

Volto di Gesù

“Rimanete nel mio amore”

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)
VI DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Cos’è veramente l’amore?
Giovanni ha le idee molte chiare: l’amore è, anzitutto, accogliere l’amore di Dio, accettare di essere amati, dimorare nell’amore che abbiamo scoperto. L’amore è, quindi, prima consapevolezza poi sentimento, trasporto, emozione. E dai fatti, dice ancora l’apostolo, che si misura l’amore.
Spesso fraintendiamo la parola “amore”: non è soltanto passione o coinvolgimento, profumo di violette o felicità infinita, sentirsi preziosi e cercati da qualcuno (un partner, un figlio, un amico).
Amore è anche concretezza, quotidianità, fatica, fedeltà, passione (nel senso di patire!).
Proprio come ha saputo fare Gesù che si è donato completamente.

Dio non ci ama perchè siamo amabili ma -amandoci- ci rende amabili e capaci di superare la parte oscura che abita nel profondo di ciascuno di noi.
Giovanni ci chiama ad essere testimoni dell’amore. Con i fatti!
Amare l’altro chiunque esso sia, significa mettere lui al centro della mia attenzione, significa lasciare che la sua vita, i suoi interessi, il suo modo di essere sia accolto e valorizzato.

Se il nostro cuore non brucerà di amore, il mondo morirà di freddo!!!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio in te

 

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