Obbedienza e libertà…

In questi giorni mi è capitato più volte di parlare di obbedienza… di libertà, di possibilità e di impedimenti, e così ho pensato che una riflessione ad alta voce sarebbe stata una buona occasione per riflettere, per provocarmi in prima persona, per provocare in generale e magari per ricevere da voi ulteriori spunti di riflessione.

Quando comunemente si pensa all’obbedienza non si fa altro che riportarla a gradi di oppressione, di annullamento delle proprie idee o, qualcuno dice, della personalità; la si correlaziona a situazioni gerarchiche: accademie militari o affini, rapporti genitori-figli o docenti-studenti e come si può non pensare ai conventi dove, sacro e santo, vige il voto di obbedienza.

Mi sta bene tutto, ma come suora, pensare all’obbedienza mi interroga… e mi interroga su più fronti! Oggi poi che all’obbedienza si accosta di tutto: corresponsabile, intelligente, condivisa e chi più ne ha più ne metta, il sussulto interiore è ancora più forte!

A scatenare tutto questo è stato un semplice e innocente dubbio che mi è stato posto da una persona durante una conversazione: “Mi chiedo, mi ha detto, se potrò mai sottostare a qualcuno, obbedirgli?”. Sottostare e obbedire… queste parole continuano a rimbalzare nella mente e nel cuore… e mi chiedo: Sono sinonimi? Lo sono sempre? Ci sono occasioni, situazioni, personalità per cui obbedire non è sottostare? E poi mi dico: “In fondo a obbedire è la prima cosa che impariamo a fare, ma poi è anche la prima che dimentichiamo, crescendo”… Eppure obbedire rende forti, tempra il cuore, abitua a scegliere, a dare priorità. La prima cosa che, nascendo, la vita ci insegna è a rinunciare, a non poter avere tutto ciò che desideriamo… e per quanto possiamo sbattere i piedi a terra, ci viene subito insegnato a metterci in sintonia con una storia che è stata prima di noi e sarà anche dopo di noi… una storia che non è noi, anche se noi possiamo costruirla, cambiarla, renderla più bella o più brutta.

Se obbedire corrisponde a sottostare, allora in linea teorica, dovrei dare ragione a chi, con estremo pessimismo, teorizza l’impossibilità per l’uomo di essere libero. Rispetto a questo binomio crolla tutto il resto e vige, come eterno vincitore il freddo meccanicismo della storia che corre con una sua velocità propria e a cui noi non possiamo fare altro che adeguarci, sottostando… Dicevano gli stoici, tanto tempo fa, che in fondo ci resta comunque una libertà: possiamo fare come un piccolo cagnolino che, legato a un carro in movimento, può scegliere se seguire docilmente l’andatura del carro, con meno sforzo, o recalcitrare tentando di modificare inutilmente, ma con tutte le forze il percorso. Certo come quel cagnolino possiamo scegliere anche noi se chinare il capo rispetto a una cieca obbedienza alle situazioni della storia o tentare di cambiarne il corso, inutilmente. Possiamo scegliere… ma vi basta questa libertà?

In giro troppe volte si sentono frasi, di matrice cattolica purtroppo, che rispetto a situazioni di sofferenza, di litigiosità, di gelosia, di incomprensione e a volte di contro testimonianza, mettono in mezzo la volontà di Dio, la Provvidenza o altro di simile. E non poche volte si aggiunge, “Beh se è successo, lo voleva Dio?” E così facendo non solo affranchiamo l’uomo dalle sue precise responsabilità, anche morali, ma togliamo a Dio la sua più intima caratteristica: la bontà (però mica male per essere solo creature!!!).

Allora ripeto: vi basta veramente questa libertà? A me personalmente no!

Le sento già le voci di chi da anni mi chiama sognatrice, utopica, idealista! Ma non so quanto la storia abbia realmente bisogno di queste voci… Perché infondo il nostro presente, fatto di tante piccole o grandi conquiste, lo hanno generato altrettanti sognatori, utopici, idealisti.

Credo che la domanda più giusta, da porsi quotidianamente sia: Chi Sono? E chi voglio essere? Chi sono chiamato a essere? E quanto sono disposto/a a pagare?

L’obbedienza alla storia, alle situazioni, alla vita è la vera grande obbedienza, forse la più faticosa, perché a volte arriva inesorabile e sembra non darci il tempo neppure per respirare… Ma in fin dei conti è anche la vera maestra di vita: è grazie a lei che possiamo imparare la vera libertà, quella del cuore, della mente, di una volontà che giorno dopo giorno impara a lasciarsi plasmare… plasmare ho detto, non alterare. L’oro plasmato, lavorato, diventa prezioso, molto più prezioso di un semplice lingotto. L’oro lavorato, forse sarà un po’ più imperfetto, ma proprio l’appartenere a qualcuno lo renderà ancora più prezioso, quasi unico.
Allo stesso modo l’obbedienza, la capacità cioè di ascoltare e di aderire con il cuore a una situazione, ci libera, ci rende leggeri, ci impreziosisce. Non si tratta di dire dei sì senza sapore e senza responsabilità, anzi!

Obbedire è scegliere liberamente di dare valore ad altro oltre me stesso/a.
O
bbedire è non lasciarsi sbattere dai venti, ma usare sempre e comunque la coscienza.
Obbedire è restare trasparenti nel cuore, sapendo di aver fatto tutto il possibile, accettando che altri possano avere ragione.
Obbedire è attendere pazientemente, facendo in modo che il futuro, arrivando, possa ancora trovarci svegli, pronti e capaci di rispondere.

Obbedire non è scomparire, ma diventare trasparenti. Non è andare via, ma restare anche se in silenzio. Obbedire è ascoltare, aprire il cuore, crescere nella fiducia.
E anche nel momento in cui qualcuno o qualcosa dovesse costringerci in vie buie, obbedire è restare vigili nella coscienza, sapendo che un cuore libero e riconciliato, può far luce anche nelle tenebre più oscure.

Obbedire, in fondo è essere come lui! Obbediente fino alla croce, libero anche nella morte… perché amato!

Abbraccio_croce

8 pensieri su “Obbedienza e libertà…”

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  3. Su questo argomento, dovremmo soffermarci con molta profondità d’animo. Personalmente penso che l’ obbedienza debba sempre rispettare la libertà di coscienza! Per quanto sia un bel dono la capacità di far morire il proprio io, non possiamo correre il rischio di perdere di vista la corresponsabilità. A volte le situazioni oscure richiedono e meritano essere messe in discussione, le nostre menti e i nostri cuori devono sentirsi liberi da altrui sentenze. L’ obbedienza non dovrebbe deresponsabilizzarci, sarebbe troppo comodo delegare sempre tutto ai superiori! In coscienza per amore e rispetto della croce o delle croci, dovremmo fare ciò che Dio ci chiede ! Per obbedire non si può perdere di vista la coerenza con la parola! Quindi l’ obbedienza non può essere assoluta. Impariamo a rispettarci ed ascoltarci accogliendo nella libertà di coscienza ogni contributo per camminare e costruire insieme il desiderio di Dio, che non può essere sostituito da nessuna autorità ecclesiastica.

    1. Credo che questo post porti molto oltre la semplicistica visione di una obbedienza deresponsabilizzante. Il titolo non era solo un gioco d’effetto, ma una reale sintesi esistenziale. Il senso dell’obbedienza non è mai l’omertà o la grettezza di cuore. Obbedire non significa scegliere di diventare ciechi… tutt’altro! Obbedire libera il cuore e muove le gambe… l’obbedienza vera non addormenta la sveglia! Buon tutto🙂

  4. bella domanda…
    allora, messa così mi viene da dire che puoi obbedire così solo a qualcuno di cui ti fidi totalmente e che sai che ti ama “fino in fondo in fondo in fondo”.
    Pur se andassi per valli oscure non avrò a temere alcun male, perché sempre mi sei vicino

    per quanto riguarda la libertà, per me fa per forza rima con responsabilità: quanti di noi siamo veramente liberi e scegliamo di esserlo davvero? ci rendiamo conto dell’enorme “scomodità” dell’essere davvero liberi? e siamo pronti a pagare di persona la nostra libertà? forse sto intendendo il discorso in maniera più “politica” e filosofica che spirituale, ma a me sembra che c’entri lo stesso. O forse sono fuori tema?

  5. Grazie per averci offerto questa importante riflessione! Io sono sempre stata un po’ ribelle e da ragazzina facilmente confondevo obbedienza con il sottostare, ke è più ke altro sottomissione, servilismo. L’ obbedienza, in età adulta, è frutto di una scelta personale, perciò la si pratica in libertà. Penso, però, ke si debba anke essere liberi di non obbedire di fronte alle ingiustizie 😉

  6. Questo post mi provoca tantissimo, smuove la mia coscienza, fa battere più velocemente il cuore, fa intorcigliare lo stomaco e sinceramente mi fa un pò “rabbia”. Perchè? Perchè in questo momento della mia vita il ritornello che occupa spesso, anzi spessimo la mia mente è: “ho voglia di ricominciare, lasciare tutto e andare, cambiare giro e poi trovare un’altra direzione. Ho voglia di emozioni nuove, la giusta dimensione per ritrovare un pò d’ossigeno…e sono qui in bilico tra fermarmi o respirare” (Nek). E poi quella foto… la foto del post… che BOTTA! Permettetemi l’espressione.
    Restare, rimanere anche quando tutto sembra ingiusto e non aver senso, non andar via ma ascoltare in silenzio perchè abbracciati e sostenuti anche nell’amore silenzioso e sofferto della croce…tutto questo mi provoca e mi fa riflettere molto per chi voglio essere nella mia vita.

    Però vorrei fare delle domande:
    Sono io a scegliere il prezzo da pagare?
    Come faccio a capire se rimanere mi permette di essere veramente libera o se cambiare strada mi permetterebbe di esserlo?

  7. Non commento…..solo mi soffermo su: “obbedire non è scomparire…ma diventare trasparenti; non andare via…( sbattendo la porta….aggiungo io) ma restare…anche se in silenzio…. Obbedire è: ascoltare….aprire il cuore………E’ AMARE COME LUI HA AMATO!!!

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