Archivi categoria: Quaresima

Buona domenica!

Rabbì, chi ha peccato,
lui o i suoi genitori, perchè sia nato cieco?
Rispose Gesù: “Nè lui ha peccato nè i suoi genitori,
ma è perchè in lui siano manifestate le opere di Dio

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 9,1-41)
IV DOMENICA DI QUARESIMA (laetare) – Anno A-

La parola a…
Paolo Curtaz

È Gesù che, passando, vede il cieco nato.
Non grida, il poveretto, non chiede, forse neppure sa chi sia il Nazareno.
La sua è una vita fatta di ombre, di fantasmi.
Non ha mai visto la luce, come desiderarla? Perché?

E Dio lo vede, vede il suo dolore, il suo bisogno, la sua pena, la sua vergogna.
Vergogna, certo, perché è un innocente che paga i peccati dei genitori. Anzi, forse ha già commesso peccato nel grembo della madre, come sostenevano alcuni rabbini. È Dio che lo ha punito, perché chiedere qualcosa a questo Dio terrificante? Così tutti pensano.
E invece.
Un po’ di fango sugli occhi, e l’uomo torna a vedere.
Gesù, intanto, se n’è andato, non vuole applausi, vuole solo dimostrare che Dio non è quel bastardo che a volte gli uomini (religiosi) dicono che sia.

Inizia un feroce dibattito: chi lo ha guarito? Perché? E perché di sabato?
Molti sono i personaggi coinvolti: la folla, i farisei, i suoi genitori, i discepoli…
Ma lui solo è il protagonista, il cieco che recupera prima la vista, poi l’onore, poi la fede.
Prima descrive Gesù come un uomo,
poi come un Profeta, poi lo proclama Figlio di Dio.
La fede è una progressiva illuminazione, passo dopo passo, ci mettiamo degli anni per riuscire a proclamare che Gesù è il Signore.

E anche la sua forza cresce: il suo senso di colpa svanisce, acquista coraggio. Interrogato, risponde, quando viene inquisito dai devoti, sa cosa dire. Infine è ironico, controbatte, argomenta. Come può un peccatore guarire un cieco nato? E osa: volete farvi discepoli anche voi? Non ha timore, nemmeno dei suoi genitori, pavidi, divorati dal giudizio degli altri, che si rifiutano di schierarsi, intimoriti dalla tragica logica comune.
È libero, il cieco.
Ci vede, ci vede benissimo, con gli occhi e col cuore.
È un progressivo cammino verso la luce, la fede.
Nessuna apparizione o folgorazione, fidatevi, ma un lento incedere della verità in chi le lascia spazio nel proprio cuore.

Dio vede la nostra tenebra e desidera illuminare la nostra conoscenza, i nostri sensi. E pone una sola condizione: lasciarci mettere in dubbio, porci delle domande, indagare.

…e per riflettere puoi scaricare: Liberare l’uomo

 

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Buona domenica!

Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua.

Dal libro dell’Esodo (Es 17,3-7)
III DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

La parola a…
Paolo Curtaz

Ha sete, Dio.
Stanco, siede al pozzo di Giacobbe, a Sicar, nell’ora più calda della giornata, nella brulla Samaria. Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete della fede della donna che viene a prendere acqua in quell’ora improbabile, per non essere vista dai suoi concittadini.
Dio è stanco. Stanco di cercare un uomo che lo fugge. Stanco di cercare un uomo che si disseta ad acqua salata, che crede di sapere, che vaga cercando risposte. Che muore di sete a pochi metri dalla sorgente chiara e limpida.
È stanco, Dio. Ma non importa: aspetta la donna.
Il Dio dei confini si spinge nella difficile terra dei samaritani, rischiando la vita, pur di riconquistare la sposa.
Da quando in qua un maschio ebreo rivolge la parola ad una donna samaritana?
Pensa, la donna, che quest’uomo la stia abbordando.
Ha perfettamente ragione: lo Sposo vuole riconquistare la sposa ferita.
Lo sa, Gesù, e insiste, con delicatezza, proponendo un dialogo che è un capolavoro di pedagogia.
Lui non è solo un maschio ebreo, dice, è uno che la può dissetare nel profondo.
La donna, diffidente, chiede lumi, e li riceve. Sì, questo straniero si propone come qualcuno che nasconde un segreto. La donna chiede l’acqua che disseta. E Gesù, bruscamente, cambia discorso: torna con tuo marito. Non ha marito, la donna, vive una vita affettiva frammentata: ha avuto cinque mariti. In Israele solo l’uomo può divorziare; questa donna è stata abbandonata quattro volte.
Non è un moralista, il Signore: vuole portare questa donna a capire che ha cercato di dissetarsi all’acqua salata di un’affettività possessiva ed illusoria, di rapporti inautentici e frettolosi. Come facciamo anche noi e questo mondo idiota che pensa che l’amore sia una merce di scambio, una panacea alle solitudini, una scorciatoia. Se l’amore non proviene e porta a Dio, spesso diventa un idolo che lo sostituisce.
È scossa, la donna: lo Sposo le chiede ragione del suo tradimento. E fugge.
Chi è questo maschio ebreo che le promette il dono della felicità, che le offre rispetto, che esige autenticità assoluta? La risposta gliela dà Gesù stesso: Io sono. Jahwé.
La brocca resta a terra, vuota. Il cuore, invece, è pieno.
La pubblica peccatrice, la ragazza fragile, la donna facile, ora corre dalle persone che fuggiva e il suo limite diventa occasione di annuncio: c’è uno che mi ha letto la vita, che sia lui il Messia?
I samaritani sono straniti: che dice questa poco di buono?
Vanno, e vedono.

…e per riflettere puoi scaricare: Capire chi è Dio


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Buona domenica!


E fu trasfigurato davanti a loro:
il suo volto brillò come il sole
e le sue vesti divennero
candide come la luce.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 17,1-9)
II DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È la bellezza di Dio ciò che da sempre attira gli uomini, il fascino misterioso che emana la divinità, che a volte spaventa ma che Gesù ci consegna come la bellezza affettuosa e compassionevole di un padre, di una madre che ama i propri figli.
È bellissimo Dio.
Una bellezza che assomma la sapienza, la verità, la bontà, lo splendore.
Se capissimo che la bellezza non è solo una questione di canoni estetici! Che possiamo anche farci tagliuzzare in mille pezzi e siliconare e riempirci di botulino e diventare delle bambole viventi senza essere delle belle persone!
Curiamo il nostro aspetto esteriore e, di più e meglio, quello interiore!
Fossi più giovane lancerei un business di bellezza globale: studio estetico e ritiro spirituale, parrucchiere e associazione di volontariato, massaggio rilassante e meditazione sul Vangelo.
O la bellezza è totale o è apparenza destinata a sgretolarsi col passare degli anni.

Sul Tabor Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù con sguardo nuovo.
La bellezza di Dio li travolge, per un attimo.
Tutti siamo chiamati a sperimentare la bellezza di Dio, anche solo per una volta nella vita. Raptim, direbbe sant’Agostino, fugacemente. Per farlo dobbiamo ritagliarci degli spazi di silenzio, dedicarci del tempo, metterci in sintonia con la natura. Per farlo, come suggerisce il Padre, dobbiamo ascoltare.
Ascoltare il Figlio, ascoltare la Parola, ascoltare noi stessi, ascoltare ciò che di bello ha da dire l’uomo, ogni uomo.
La bellezza è esperienza che scaturisce dall’ascolto.
E la Quaresima è, appunto, il tempo dell’ascolto.
Ho passato la metà della mia vita, e molte vicende avventurose.
Se sono cristiano, se ancora cerco, dopo avere trovato, è solo perché Dio è bellissimo.

Buon cammino, seguaci del Dio bellissimo!

…e per riflettere puoi scaricare: Pienamente uomini

 

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Buona domenica!

Il Signore Dio plasmò l’uomo
con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e l’uomo divenne un essere vivente.

Dal libro della Genesi (Gn 2,7-9; 3,1-7)
I DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Chi ha potuto, mercoledì, ha assistito all’antico gesto dell’imposizione delle ceneri. Una celebrazione sobria, in cui il celebrante, tracciandoci sulla fronte un segno di croce con della cenere, ci ha invitato alla conversione, ci ha ricordato che, in fondo, siamo solo polvere.
Polvere senza vita, se Dio non insuffla la sua Parola.
Polvere inutile, se non è riempita di speranza e di sogni.
Polvere che Dio riempie di immortalità.
Ce ne ricordassimo, quando passiamo il tempo a litigare per un avanzamento di carriera, quando le riunioni condominiali si trasformano in una rissa verbale, quando vediamo le starlette della televisione sgomitare e incarognirsi le une contro le altre per avere un po’ di attenzione.
Ce ne ricordassimo, quando perdiamo il sonno per un progetto non riuscito, per un rimprovero del capo, per un paio di chili di troppo. Siamo solo polvere. Asciutto, come monito, ma reale.


Forse Dio è troppo ottimista nel confronto di noi uomini, forse ci crede migliori di ciò che, invece, siamo.
Quali uomini vogliamo essere? Quale Dio vogliamo celebrare?

Non seguiamo l’onda delle sirene dei media, o le nostre ispirazioni.
Lasciamoci illuminare nel deserto, per purificare il nostro cuore.
E non cerchiamo un Dio che si sazia la pancia, o che ci stupisce con i miracoli, o che è ridotto a garante dell’ordine sociale.

Quel Dio, non è il Dio di Gesù.

Buona Quaresima, cercatori di Dio, seguaci del folle.

 

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2011: Un dono di amore

GESÙ RINNOVA LA SUA AMICIZIA –
Il sacramento della riconciliazione

di Anna Maria D’Angelo

Un cammino di conversione e di riconciliazione è possibile solo se c’è la fiducia in Dio. Perciò i fanciulli hanno bisogno di un ambiente di comprensione e di perdono.
Anche per loro è doloroso e umiliante riconoscere di non saper fare il bene come vorrebbero.
Il sacramento della penitenza è un punto di arrivo della riconciliazione: è il segno visibile ed efficace del perdono che viene dal Signore, attraverso la sua Chiesa ed è inizio di un rinnovato impegno di amore.
È giunto il momento opportuno, seguendo l’Anno liturgico, di celebrare con i fanciulli il sacramento della penitenza o riconciliazione, perché essi incontrino più profondamente Gesù che ci conosce e rinnova la sua proposta di amicizia con ciascuno di noi.
Prepariamo i fanciulli alla celebrazione della riconciliazione aiutandoli a:
• distinguere i comportamenti positivi da quelli negativi, il bene dal male;
• comprendere l’orientamento della propria vita alla luce della parola di Dio;
• cogliere il senso del peccato;
• sviluppare un atteggiamento di fiducia in Dio Padre che perdona;
• vivere il sacramento della penitenza come incontro con Gesù, nostro amico.
I fanciulli, gradualmente, lasciano i giocattoli e si aprono all’amicizia con i compagni. È l’età in cui cominciano ad avere l’«amico del cuore»: a lui confidano crucci, gioie e dispiaceri. È anche l’età in cui vivono litigi e piccole gelosie di gruppo. La vita in famiglia non risparmia, spesso, conflittualità e la cronaca quotidiana presenta sovente comportamenti e circostanze di separazioni irreversibili.
Nel percorso che proponiamo i ragazzi potranno scoprire le parole, i gesti del sacramento del perdono e prepararsi all’esame di coscienza.
I catechisti predispongono due grandi poster, uno bianco e uno nero. Presentano ai fanciulli ritagli di giornali (uno per volta) con notizie belle e notizie negative, immagini o foto con scene di fatti positivi e di fatti che denotano dolore o violenza…
A ogni notizia o immagine i catechisti invitano i fanciulli a riflettere in silenzio, ad ascoltarsi dentro per cogliere se quella notizia o immagine è «positiva» o «negativa».
Quando tutti concordano, un bambino fissa il ritaglio sul poster bianco se si tratta di notizia «buona», sul poster nero se si tratta di notizia «negativa».
Nel gruppo i fanciulli fanno esperienza di litigi, antipatie, beghe… Aiutiamoli a trasformarle in occasione di pace e di perdono.
In silenzio ogni fanciullo posa lo sguardo su ciascun compagno. Riflette sul rapporto reciproco e cerca di ascoltare che cosa l’altro potrebbe rimproverargli.
Il catechista aiuta chi vede disorientato a fare il suo confronto.
Quando ritiene che tutti sono pronti, mette un sottofondo musicale e invita a muoversi in sala e a cercare, uno per volta, i compagni ai quali si vuole chiedere perdono e offrire di nuovo l’amicizia.
Il fanciullo, avvicinatosi, offre il palmo della mano, dicendo: «Batto cinque» (come a dire: voglio ricominciare).
Si può accompagnare il gesto con un sorriso, una parola, una promessa sincera; il compagno risponde: «Batto cinque» (cioè: ci sto).
Il catechista farà attenzione a predisporre i fanciulli ad accogliere l’amicizia dei compagni.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Marzo 2011 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Adorazione eucaristica – Padre misericordioso

Un amore straordinariamente immenso: questo è l’amore di Dio che, insieme come Chiesa radunata nel suo nome, desideriamo penetrare, senza timore, senza paura alcuna, senza costruire difese. La Quaresima è il tempo ricco di grazia; è il momento in cui tutti siamo invitati a cogliere la forza dell’amore divino, motivazione prima e senso vero del nostro cammino di scoperta, di risposta, di dono, di fedeltà. Tutti siamo convocati: i vicini e i lontani. Tutti siamo attesi: i perduti e i ritrovati. Tutti invitati a fare festa: chi ha sperimentato il perdono e chi è sempre rimasto fedele. La vera festa la prepara Dio stesso; il vero pane è la sua vita; il vestito nuovo è il suo perdono e la sua fiducia che, toccandoci, ci rende belli e rende bella la nostra vita!

Lc 15, 11 – 32

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto… cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci… nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

«Eccomi a te: un padre… nient’altro! Questo è il volto che ho scelto, che ho voluto divenisse visibile, questo è ciò che ho desiderato comunicarti.
Arrivare a te e bussare alla porta della tua vita con il semplice e fragile volto di un padre, con il cuore forte e tenace di chi sa di voler amare. […]
Ti conosco, figlio generato nell’amore!
Ti amo, figlio salvato nell’amore!
Ti benedico figlio, nell’amore, perdonato … ti aspetto qui, in questo buio e solitario angolo del tuo cuore, perché quando ti sembrerà di aver sprecato tutto, quando le lacrime della paura riempiranno il tuo cuore soffocando ogni speranza, quando tutto di te sembrerà perduto, quando il rimorso ti impedirà di guardare la luce… quando ti sembrerà di non poter trovare altri spazi per amare, se non il buio della tua solitudine… allora quel giorno, tuffandoti in te stesso, tu possa cadere tra le mie braccia, instancabilmente aperte.

Io ti aspetto, figlio immensamente amato, ti aspetto e resto qui, vigile nella tua notte, pronto nella tua stanchezza, aperto nelle tue chiusure, amante nei tuoi rinnegamenti. Sono qui e resterò qui, per te! […]».

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.


Buona domenica! – speciale “Le ceneri”

Vi supplichiamo in nome di Cristo:
lasciatevi riconciliare con Dio.

Dalla seconda lettere di san Paolo ai Corinzi (2Cor 5,20-6,2)
MERCOLEDI DELLE CENERI

 

La parola a…
mons. Vincenzo Paglia

“Questo è il tempo del ritorno” canta la liturgia all’inizio della Quaresima.
Le ceneri, imposte oggi sul nostro capo, ricordano la nostra fragilità.
Tuttavia, non per rattristarci.
Il Signore, infatti, non si vergogna della nostra fragilità.
Al contrario la ama e la vuole salvare.
Per questo ci chiede oggi di tornare a Lui con tutto il cuore: chi torna troverà un Padre che con amore infinito lo abbraccerà. Le parole del Vangelo sono un invito a vivere la propria fede nel Signore non misurandola a partire da gesti o da atteggiamenti esteriori, né valutandola con il metro del giudizio della gente, ma convertendo il nostro cuore a Lui. Il Vangelo di Gesù non abolisce la legge, “la porta a compimento”. E la legge si compie quando si torna al cuore, al senso profondo dell’elemosina, della preghiera, del digiuno. Tornare al Signore è spogliarsi delle proprie sicurezze, delle tante regole che ci dettiamo e delle tante leggi che troviamo, per cercare il Signore e ascoltare la sua Parola. Solo così, apprenderemo la via della sequela del Signore fino ai giorni della Passione e della Resurrezione.

…e per riflettere puoi scaricare: Convertitevi e credete

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2010: Alleanze educative

Dalla Pasqua settimanale alla Pasqua annuale

di Roberto Laurita

Era naturale che, coloro che ogni domenica facevano memoria della risurrezione di Gesù, proiettassero la luce della loro fede sulla celebrazione annuale della Pasqua ebraica.
«Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo, dunque, la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1Cor 5,7b-8): così scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto negli anni 50 d.C.
La testimonianza di una festa annuale della Pasqua, tuttavia, non risale oltre gli inizi del II secolo. E per la Chiesa di Roma bisognerà attendere addirittura la seconda metà dello stesso secolo.
All’origine della Pasqua ebraica c’era una festa di primavera, legata alla vita di pastori nomadi.
Tale rito è riletto e attualizzato: il nome dell’antica festa, associato alla danza, viene ora a designare il «passaggio» del Signore, di cui si fa memoria con il sacrificio dell’agnello (Es 12,26-27).
Che cosa è avvenuto infatti?
Dio, attraverso Mosè, ha liberato il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.

Il gesto antico, assoggettato al volgere delle stagioni, ora assume un significato nuovo: ricorda un evento della storia della salvezza ed è collegato alla notte in cui il Signore è passato a colpire come sterminatore le case le cui porte non avessero stipiti e architrave sporcati con il sangue di un agnello.
L’agnello, che è stato immolato, viene poi mangiato assieme agli «azzimi», pani senza lievito, che hanno la fu nzione di ricordare la fretta con cui avvenne l’esodo.
Nei secoli la celebrazione non ha mancato di registrare cambiamenti significativi: all’origine di natura domestica, si è poi configurata come una festa che avviene nel Tempio, con un sacrificio.
Non è casuale che i sinottici (Matteo, Marco e Luca) collochino l’ultima Cena di Gesù in una cornice e in un clima pasquale. L’autore del quarto Vangelo fa di più: dà una cornice pasquale all’intera missione di Gesù. La sua manifestazione attraverso i segni, prima che sia rivelata la sua «gloria» nella morte e risurrezione, è scandita dal calendario delle feste ebraiche in cui la Pasqua ha un ruolo determinante.
Il momento della morte, poi, si fa coincidere con la vigilia della Pasqua, quando si sacrificavano gli agnelli.
E si comprende allora anche il particolare riferito dallo stesso Vangelo: a Gesù non furono spezzate le gambe come agli altri due crocifissi, ma un soldato lo colpì al fianco, da cui uscì sangue ed acqua. È difficile non vedere in questo un’analogia con il trattamento riservato all’agnello della cena pasquale.
La Pasqua cristiana ha le sue radici storiche nell’evento della morte di Gesù, avvenuta in una festa di Pasqua degli anni Trenta, interpretata profeticamente dalla Cena consumata da Gesù con i suoi prima dell’arresto. L’esperienza cristiana della risurrezione, l’incontro con il Signore Gesù risorto e vivo, fa della sua morte e della commemorazione liturgica della Cena un evento di salvezza.

Curiosità:

Perché la data del Natale è fissa (25 dicembre), mentre quella della Pasqua cambia ogni anno, e il prossimo anno sarà eccezionalmente tarda (24 aprile 2011)?
Nel 325 il Concilio di Nicea invitò tutte le Chiese ad allinearsi al calcolo compiuto dalla Chiesa di Alessandria per stabilire quando cade il 14 di Nisan, mese lunare, nel calendario solare. A partire da allora, si celebrò la Pasqua la domenica che segue la luna piena che viene dopo l’equinozio di primavera (tra il 22 marzo e il 25 aprile).

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2010 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Buona domenica!

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia,
non ve ne accorgete?

Dal libro del profeta Isaia (Is 43,16-21)
V DOMENICA DI QUARESIMA -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Dio non ti punisce, non hai fatto nulla di male perché il Signore ti mandi un lutto o una malattia.
Spesso l’origine del dolore siamo noi, la nostra fragilità, le nostre scelte sbagliate.
Dio non è un concorrente alla tua felicità, non ce l’ha con te, non devi allontanati da lui per realizzarti.
Dio non è un padre/padrone da tenere buono con mille devozioni e mille preghiere.
Dio è un padre che ti aspetta, che ti rispetta, che ti lascia fare i percorsi e le esperienze della vita sperando di non perderti. Dio è un padre buono che da del pane al figlio che gliene chiede, che fa piovere sui giusti e sui malvagi.

Gesù non giustifica, né condanna, invita ad alzare lo sguardo, ad andare oltre, a guardare col cuore la fragilità dell’altro e scoprirvi – riflessa – la propria.
No, Dio non giudica. Ci giudicano la vita, la società, il datore di lavoro, noi stessi.
Tutti ci giudicano, Dio no. Dio ama, e basta.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Grazia e trasformazione

 

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Buona domenica!

Era Dio infatti
che riconciliava a sè il mondo in Cristo,
non imputando agli uomini le loro colpe.

Dalla seconda lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi
IV DOMENICA DI QUARESIMA (LAETARE) -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Nel deserto della Quaresima diventiamo capaci di accogliere la novità assoluta del vangelo, del volto di Dio che emerge dalla rivelazione di Gesù.
Un Dio bellissimo ci attende sul Tabor, quando riusciamo a lasciare la pianura della quotidianità e della mediocrità.
Un Dio che non manda le disgrazie e che non teniamo buono sennò chissà che iattura ci colpisce. Un Dio che è un padre affettuoso che ci ama e ci rispetta.
Luca costruisce il suo vangelo intorno a tre parabole. Concentra in questi tre capolavori la sintesi del suo annuncio, la logica stringente della sua vita. Una di queste parabole, forse la più conosciuta del vangelo, è quella erroneamente chiamata del “figliol prodigo”.

E ora, per favore, smettetela di guardare questi due idioti, così simili a noi.
Piccoli e meschini, come noi. E guardate al Padre, per favore.
Io vedo un Padre che lascia andare il figlio anche se sa che si farà del male (l’avreste lasciato andare?). Vedo un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno. Vedo un Padre che corre e abbraccia, atteggiamento sconveniente per un Padre cui è dovuto rispetto. Vedo un Padre che non rinfaccia né chiede ragione dei soldi spesi (“te l’avevo detto io!”), che non accusa, che abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole), che restituisce dignità, che fa festa.
Vedo un Padre ingiusto, esagerato, che ama un figlio che gli augurava la morte (“dammi l’eredità!”) che vaneggiava nel delirio (“mi spetta!”), un Padre che sa che questo figlio ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa.
Vedo un Padre che esce a pregare (sic!) lo stizzito fratello maggiore, che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni. Ecco: vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta, che indica, che stimola. Lo vedo e impallidisco.
Dunque: Dio è così? Fino a qui? Così tanto? Sì, amici. Dio è questo e non altro. Dio è così e non diversamente.
E il Dio in cui credo è finalmente questo?
Gesù sta per morire per affermare questa verità, è disposto a farsi scannare pur di non rinnegare questa inattesa rivelazione.
Perché di esagerato, di eccessivo, in questa storia, c’è solo l’amore di Dio.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Carta unta

 

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