CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2010: Alleanze educative

Dalla Pasqua settimanale alla Pasqua annuale

di Roberto Laurita

Era naturale che, coloro che ogni domenica facevano memoria della risurrezione di Gesù, proiettassero la luce della loro fede sulla celebrazione annuale della Pasqua ebraica.
«Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo, dunque, la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1Cor 5,7b-8): così scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto negli anni 50 d.C.
La testimonianza di una festa annuale della Pasqua, tuttavia, non risale oltre gli inizi del II secolo. E per la Chiesa di Roma bisognerà attendere addirittura la seconda metà dello stesso secolo.
All’origine della Pasqua ebraica c’era una festa di primavera, legata alla vita di pastori nomadi.
Tale rito è riletto e attualizzato: il nome dell’antica festa, associato alla danza, viene ora a designare il «passaggio» del Signore, di cui si fa memoria con il sacrificio dell’agnello (Es 12,26-27).
Che cosa è avvenuto infatti?
Dio, attraverso Mosè, ha liberato il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.

Il gesto antico, assoggettato al volgere delle stagioni, ora assume un significato nuovo: ricorda un evento della storia della salvezza ed è collegato alla notte in cui il Signore è passato a colpire come sterminatore le case le cui porte non avessero stipiti e architrave sporcati con il sangue di un agnello.
L’agnello, che è stato immolato, viene poi mangiato assieme agli «azzimi», pani senza lievito, che hanno la fu nzione di ricordare la fretta con cui avvenne l’esodo.
Nei secoli la celebrazione non ha mancato di registrare cambiamenti significativi: all’origine di natura domestica, si è poi configurata come una festa che avviene nel Tempio, con un sacrificio.
Non è casuale che i sinottici (Matteo, Marco e Luca) collochino l’ultima Cena di Gesù in una cornice e in un clima pasquale. L’autore del quarto Vangelo fa di più: dà una cornice pasquale all’intera missione di Gesù. La sua manifestazione attraverso i segni, prima che sia rivelata la sua «gloria» nella morte e risurrezione, è scandita dal calendario delle feste ebraiche in cui la Pasqua ha un ruolo determinante.
Il momento della morte, poi, si fa coincidere con la vigilia della Pasqua, quando si sacrificavano gli agnelli.
E si comprende allora anche il particolare riferito dallo stesso Vangelo: a Gesù non furono spezzate le gambe come agli altri due crocifissi, ma un soldato lo colpì al fianco, da cui uscì sangue ed acqua. È difficile non vedere in questo un’analogia con il trattamento riservato all’agnello della cena pasquale.
La Pasqua cristiana ha le sue radici storiche nell’evento della morte di Gesù, avvenuta in una festa di Pasqua degli anni Trenta, interpretata profeticamente dalla Cena consumata da Gesù con i suoi prima dell’arresto. L’esperienza cristiana della risurrezione, l’incontro con il Signore Gesù risorto e vivo, fa della sua morte e della commemorazione liturgica della Cena un evento di salvezza.

Curiosità:

Perché la data del Natale è fissa (25 dicembre), mentre quella della Pasqua cambia ogni anno, e il prossimo anno sarà eccezionalmente tarda (24 aprile 2011)?
Nel 325 il Concilio di Nicea invitò tutte le Chiese ad allinearsi al calcolo compiuto dalla Chiesa di Alessandria per stabilire quando cade il 14 di Nisan, mese lunare, nel calendario solare. A partire da allora, si celebrò la Pasqua la domenica che segue la luna piena che viene dopo l’equinozio di primavera (tra il 22 marzo e il 25 aprile).

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2010 clicca qui

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