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Buona domenica! – V del Tempo Ordinario – Anno C

reti a riva cv… Gesù, vide due barche accostate alla sponda.
I pescatori erano scesi e lavavano le reti …

Dal Vangelo di Luca (Lc 5, 1-11)
V DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Proprio in questi giorni un amico mi ha annunciato del suo prossimo licenziamento. L’azienda per cui lavora è in grave difficoltà ed è costretta a tagliare con il personale. La batosta è arrivata durissima anche se non del tutto inattesa. Mi ha molto colpito la tristezza con cui l’amico mi dava questa notizia. Non era solo la preoccupazione di perdere il sostegno economico per lui e la sua famiglia, ma anche il senso di fallimento personale e la scoraggiato cvmancanza di slancio per il futuro. E’ davvero duro vedere che quello per cui si sono investite energie personali e tanto sacrificio, viene a mancare improvvisamente per decisioni di altri. “Che cosa faccio adesso? Non sento di avere più l’energia a 40 anni di cercare un altro lavoro di ripartire”.
Mentre mi diceva queste cose mi sono sentito piccolo e quasi in colpa. Io come prete ho il lavoro assicurato, non temo licenziamenti e non ho famiglia da mantenere. E’ davvero difficile per me capire questo dramma personale, che purtroppo sta colpendo sempre più persone in questo difficilissimo periodo della nostra società.
Questo amico mi ha quasi lanciato una sfida dicendomi: “Perché succede questo? Se c’é un Dio…devo ringraziarlo?” Ed è difficile per me trovare le parole giuste, e forse c’è poco da dire… Nelle pagine del Vangelo non troviamo risposte facili e immediate.
Credo che prima di tutto nel Vangelo troviamo una sintonia profonda che ci fa sentire meglio come il messaggio
di Gesù sia presente in quello che viviamo e soffriamo.

Nel brano di questa domenica c’è raccontato di un grosso fallimento lavorativo. La situazione di vita che fa da sfondo all’azione di Gesù è quella di pescatori che hanno le reti vuote anche dopo un lavoro duro di una notte intera. ragazza triste cvLe reti vuote di Pietro e dei suoi compagni penso siano davvero l’immagine evangelica più vicina alle reti vuote di lavoro di tanti che oggi perdono il lavoro, come il mio amico.
Luca descrive con pochi cenni la situazione di disagio esistenziale e spirituale di Pietro. Tra le righe di quel “allontanati da me che sono peccatore” pronunciate a Gesù da Pietro, ci sta il senso di fallimento nella propria vita lavorativa. Forse potremmo tradurreSignore, allontanati da me che sono un fallito e non sono, e mai sarò, un buon pescatore. Eppure Gesù sceglie proprio la barca vuota di Pietro per salire e predicare, e sceglie le reti vuote di Pietro per dare un segno miracoloso a lui e a tutti.

Gesù crede in Pietro, e gli lancia una sfida, quella di fidarsi anche se tutto sembra dire il contrario: “gettate le reti!”, anche se non si è pescato nulla in quella notte, momento più favorevole. Gesù davvero si fida di Pietro e vuole che non si fermi a rimuginare quello che è andato storto.
“Gettate le vostre reti…!” è un invito alla fiducia, è un incoraggiamento a non mollare e a credere nelle possibilità della vita e nelle proprie possibilità. mare e barca cv“Gettate le vostre reti” viene rivolto anche a noi, e a quelli tra noi che sono tentati (anche a buonissima ragione) di sedersi e perdere fiducia nel futuro. Gesù vuole compiere un miracolo nel cuore stanco di Pietro e dei sui compagni: vuole riempire di speranza e ottimismo la “rete” di vita dei primi discepoli.
Ci crediamo anche noi in questo miracolo? Crediamo che sia possibile non venir schiacciati dai fallimenti della vita? Crediamo che se anche le reti sono vuote non tutto è finito? E siamo disposti a prenderci carico gli uni gli altri di quello che ci succede? Solo in questa fiducia reciproca si scatena l’energia per non lasciarsi abbattere e per continuare nonostante i limiti e i fallimenti.

(don GIOVANNI BERTI)

Un’IDEA per questa QUARESIMA

Buona domenica! – IV del Tempo Ordinario

cantare la vita«La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza»

Dal Salmo Responsoriale (Sal 70)
IV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Incontrare Dio è come innamorarsi, partecipare ad una splendida festa. Per conoscerlo e diventare discepoli del Nazareno, però, dobbiamo fare come Luca: prendere sul serio il vangelo che non è una raccolta di pie esortazioni o un manuale di morale. Gesù non è smarrito nell’approssimazione della favola è saldamente ancorato alla storia. E la fede ha a che fare con l’emozione, certo, ma si nutre di verità.
Domenica scorsa avevamo iniziato la settimana con la scena di Gesù che, a casa sua, dopo la lettura del rotolo di Isaia, proclama solennemente l’inizio del tempo di grazia. La Parola si è compiuta, l’attesa è finita. In questi fragili tempi è bello poter dire che Dio è il per sempre presente, che ogni promessa si è realizzata. Finale commovente. Però.

RABBIA
La reazione dei suoi è feroce, rabbiosa. Perché? Ci sono molte interpretazioni. Quella che più mi convince riguarda la scelta che Gesù fa nel leggere Isaia. Tutti conoscevano quel rotolo, uomo-arrabbiato cvogni sabato, a turno, si leggevano gli stessi passi. Agli esperti di Scrittura non sfugge che Gesù tronca la frase di Isaia a metà. Il periodo conclude così: “e a predicare un giorno di vendetta per il nostro Dio” (Is 61,2).
Gesù non lo legge, lo tronca. Si ferma all’anno di grazia. Nessuna vendetta, nessun riscatto spettacolare contro gli oppressori politici. Nessun riscatto del nazionalismo ebraico. Perdono e conversione. Queste le due cifre dell’annuncio.  La Parola si è chiusa, il libro viene arrotolato. Gesù si è permesso di correggere la Parola. Questo è troppo. Chi si crede di essere questo falegname?
Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in casa propria, che solo degli stranieri, come la vedova di Zarepta e Naaman il Siro, hanno saputo riconoscere profeti grandi come Elia ed Eliseo. E si scatena il putiferio.
All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità. Ma come si permette? Ma chi si crede di essere questo giovane presuntuoso? Noi sapremmo riconoscere Elia o Eliseo! Sapremmo accogliere il Messia, se Adonai lo inviasse!

SCOMODE VERITA’
Oggi parliamo di profeti inascoltati.  Oggi parliamo di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci rifiutiamo di ascoltarlo. Le ragioni del rifiuto sono evidenti: Gesù è un Messia banale, poco spettacolare, non corrisponde ai criteri minimi di serietà del profeta standard. Peggio: non cavalca lo sdegno popolare, non invoca vendetta, stravolge la Scrittura.
Accade così anche al nostro mondo disincantato e cinico: siamo talmente impregnati di ciò che pensiamo essere il cristianesimo sacerdoti 10 cvda non riconoscere il vero volto di Dio. Cosa c’entra la Chiesa con Dio? E le tante questioni aperte in ambito etico col vangelo? E la mia parrocchia con Gesù?
Molti fratelli e sorelle sono scandalizzati dal fatto che la parola grande di Dio è consegnata alle fragili mani di discepoli spesso incoerenti. Ci fermiamo al messaggero ignorando il messaggio. Come vorrei gridare forte ai fratelli che non credono: andate al Gesù del vangelo! Non al Gesù dell’abitudine o degli stereotipi simil-cattolici! Andate alla sorgente, non lasciatevi fermare dalla nostra incoerenza! Il tesoro è custodito in fragili vasi di creta, la fontana è arrugginita ma l’acqua che vi sgorga è pura e fresca. Dio (che mistero!) accetta il rischio di affidare alle nostre balbettanti parole la sua Parola.

PROFESSIONISTI
Attenti, però, discepoli del Nazareno. Questa pagina non è rivolta anzitutto a chi non crede, ai lontani, ai sé dicenti atei. È anzitutto rivolta a noi discepoli del Risorto, a noi che frequentiamo la sinagoga, che ci sentiamo figli di Abramo.
David Maria Turoldo cvIl mondo non è diviso in chi crede e in chi no, ma in chi ha il coraggio di accogliere e chi è sclerotizzato sulle proprie convinzioni, anche su quelle belle e sante. Se perdiamo il senso della Profezia, se non ci lasciamo scuotere dal Geremia di turno, se non abbiamo il coraggio di ricordarci che, pur discepoli, siamo in continua conversione, rischiamo di allontanare Gesù dalla nostra vita e dalla Chiesa o, peggio, di buttarlo giù dal precipizio perché non la pensa come noi.

PROFETI E NO
La Chiesa necessita di profezia e di profeti, di posizioni scomode e all’apparenza irriguardose per mantenere vivo il carisma fecondoDon Tonino Bello cv del vangelo
. È bello che ancora oggi ci siano dei cristiani che, sentendo di appartenere alla Chiesa, compiono scelte di pace e di giustizia a volte estreme che richiamano tutti, cristiani in primis, alla coerenza. Guai a spegnere lo spirito della profezia!
A volte è la Chiesa intera a dover essere segno profetico nel mondo, come quando, finalmente!, assume un netto rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra, fosse anche motivata da nobili ragioni (che quasi mai si rivelano del tutto nobili).
Nello stesso tempo bisogna distinguere i profeti dai rompiscatole. In ogni comunità c’è il polemico che si sente profeta, in ogni presbiterio il prete che assume posizioni forti. Gesù invita a mitigare la severità e la polemica mettendo al centro di ogni relazione, sempre, il bene maggiore dell’amore. Anche i profeti, insomma, devono stare attenti a non porsi fuori dalla norma assoluta del vangelo come ci ricorda con forza san Paolo. Amore che esige franchezza e richiamo, certo, ma pur sempre amore.

(PAOLO CURTAZ)

Inno all'amore - Come il buon samaritano - F. BaggioAscolta o scarica l’Inno all’Amore
di Fabio Baggio

Buona domenica! – III del Tempo Ordinario – Anno C

deciso«Ho deciso di fare ricerche accurate
su ogni circostanza…
in modo che tu possa renderti conto
della solidità degli insegnamenti
che hai ricevuto»

Dal Vangelo di Luca (Lc 1, 1-4; 4, 14-21)
III DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

La quotidianità è piena di Dio, ribolle di gioia come durante una bella festa di matrimonio, riempie il cuore di gioia come quando ci si innamora. Se la nostra fede si è pietrificata, se la nostra vita è annacquata, lo Sposo ci dona il vino nuovo della sua presenza. Con il segno numero uno, a Cana abbiano iniziato il tempo ordinario mentre i nostri media sono invasi da impetuosi fiumi di parole in vista delle elezioni, cerchiamo di lasciar illuminare le troppe parole con la Parola. Luca ci accompagna in questo compito entusiasmante che è vivere da discepoli in un mondo sempre più rabbioso e in una Chiesa sempre più in crisi.

LUCA DI ANTIOCHIA
Luca ci assomiglia: come noi proviene e vive in un ambiente lontano dalla spiritualità, come noi è sollecitato da mille stimoli, da novità religiose “alla moda”, come noi non ha mai visto dubbiGesù in vita sua, come noi (spero!) è rimasto profondamente coinvolto dalla predicazione di un ebreo di nome Paolo, giunto ad Antiochia per parlare di un tale Gesù morto e risorto, come noi si è convertito alla consapevolezza che Dio è tenerezza infinita. Leggendo Luca ne rintracciamo l’evoluzione interiore, il percorso, il carattere, così come riusciamo a conoscere le persone quando iniziamo con esse un’intensa corrispondenza. Luca è stato educato nella religione dei padri, zeppa di divinità capricciose e strane, umorali e biliose, che imitano, nel loro Pantheon, i difetti e i limiti degli uomini. Divinità lontane, incomprensibili, scostanti, messe in ridicolo dall’annuncio di Paolo. Dio è diverso, dice l’ebreo di Tarso, è un padre pieno di tenerezza, che cerca e ama ciascuno dei suoi figli. E Luca ne fa esperienza. Spinto da Paolo, dopo alcuni anni di discepolato, Luca accetta di scrivere un resoconto ordinato delle cose accadute tra le prime comunità. Storico puntiglioso e appassionato, Luca dedica molto tempo ad ascoltare i testimoni diretti e a redigere uno splendido vangelo, il vangelo della mansuetudine di Cristo, come sintetizza il grande Dante.

SERIETA’
Luca ci tiene a confermare la fede in cui è rimasto coinvolto: non sono pie favole quelle in cui ha creduto, né devote elucubrazioni. Ha dedicato molto tempo a questa ricerca e ci tiene a precisarlo. Fa bene a dirlo: neanche lui avrebbe immaginato cheda vinci, a duemila anni di distanza, saremo stati ancora qui a giocare a fare gli intellettuali smaliziati, a guardare con sufficienza le pretese di storicità dei vangeli, a scrutare con arroganza il cristianesimo, a lasciarci turbare (!) dalle affascinanti teorie di un romanziere furbetto, a preferire un cristianesimo melenso ed emotivo che corre dietro alle apparizioni private alla ragionevolezza della fede. Siamo convinti che la religione sia qualcosa di utile sì, male non ne fa, insegna il bene, ma che in fondo in fondo tutto si risolva in una innocua esortazione che non può certo passare al vaglio della storia o della scienza. Il vangelo è e resta uno splendido esempio di libro religioso, Gesù è una figura ammirevole, ma tutto si confonde: morale, favola, dottrina…
catechismoLuca scuoterebbe la testa, invitandoci a prendere più sul serio la nostra fede, a dedicare del tempo alla nostra preparazione, a renderci conto che la fede va nutrita, informata, capita, indagata. Le quattro nozioni imparate di malavoglia al catechismo sono, spesso, l’unico approccio al cristianesimo che abbiamo conosciuto.
Siamo seri: il problema è la nostra pigrizia, il problema è la dimenticanza: non ci importa della nostra interiorità, non investiamo perché in fondo non ci crediamo. Smettiamola di giocare a fare gli atei, non nascondiamo la nostra mediocrità dietro una pretesa culturale poco seria e documentata, portiamo rispetto per coloro che, davvero, hanno cercato e studiato e indagato. Come Luca. Mondo impigrito, il nostro, che affida ad altri l’analisi per poi mandare a memoria un riassunto delle conclusioni masticate dai tuttologi di turno. Vuoi veramente cercare la fede? Indaga. Cerchi davvero Dio? Informati. interrogarsiVuoi davvero dare senso alla tua vita? Fidati. Sì perché – ci ricorda Luca – la fede nasce dalla testimonianza di chi ha visto e creduto.

BUONE NOTIZIE
Gesù inizia il suo ministero nella sinagoga di Nazareth: leggendo la splendida profezia di Isaia che vede un popolo di schiavi tornare dall’esilio, il Messia proclama ufficialmente l’inizio del Regno. Si siede, come fanno i rabbini, dopo aver chiuso il rotolo delle profezie. Sono ormai realizzate. È lui che le realizza. La Parola, ora è qui. Non sarà ascoltato, lo sappiamo, allora e oggi. Ma a coloro che hanno il coraggio di fidarsi di Luca e degli altri, coloro che – sul serio – cercano risposte, le indicazioni di Gesù sono davvero una splendida buona notizia. Nonostante tutto.

(PAOLO CURTAZ)

27 GENNAIO: Giornata della memoria
Ascolta la testimonianza di Hindi Rothbart

Buona domenica! – II del Tempo Ordinario – Anno C

gioia timida cv… sarai chiamata Mia Gioia …

Dal libro del profeta Isaìa (Is 62, 1-5)
II DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

L’incontro con Dio è una festa ben riuscita. Una festa in cui sentiamo la gioia dilagare e riempire ogni singola fibra del nostro corpo: perché siamo attorniati dai nostri amici, perché siamo innamorati, perché tutto ci sorride. Ma esiste anche una visione oscura della fede e di Dio, felici cvche sostituisce alla gioia il dovere, che scivola nell’obbligo del precetto, che occhieggia ai sensi di colpa e fa del peccato il metro di giudizio di una vita. Così si era ridotta l’esperienza di Israele, la sposa. Così, spesso, abbiamo ridotto la Chiesa, la sposa. Perciò Giovanni inizia il primo sei suoi sette miracoli con un matrimonio. Perciò dice che quello fu il segno numero uno, il principale. Perciò leggiamo questa pagina all’inizio dell’anno: per riscoprire che credere è gioire.

STRANEZZE
Quello che Giovanni racconta è il più strano dei matrimoni: manca del tutto la sposa, lo sposo è coinvolto solo per ricevere i complimenti dal sommelier per una cosa che, in teoria, non lo riguarda e per cui non ha fatto assolutamente nulla. A margine notiamo la scortesia di Gesù verso sua madre, che non chiama per nome e che compare solo qui e sotto la croce e, ciliegina sulla torta, l’assurda presenza di giare di pietra da cento litri per la purificazione nella casa in cui si festeggia: cosa semplicemente illogica ed impossibile. Le giare in pietra c’erano, certo, ma nel cortile del Tempio a Gerusalemme, certamente, non a Cana. Sono tutti indizi che ci aiutano a capire che Giovanni, al solito, sta giocando a nascondino con noi. Osiamo, allora.

TRISTEZZE
Il matrimonio fra Israele e il suo Dio langue, è come quelle giare: impietrito e imperfetto (sono sei le giare: sette – numero della perfezione – meno una): la religiosità di Israele è matrimonio crisi cvstanca e annacquata, non dona più gioia, non è più festa. Il popolo vive una fede molto simile alla nostra religiosità contemporanea, stanca e distratta, travolta dalle contraddizioni e dalla quotidianità. Nemmeno il capo del banchetto, i responsabili della vita religiosa dell’epoca, i sacerdoti, si accorgono della mancanza della gioia. Maria, la prima tra i discepoli, se ne accorge, e invita Gesù a intervenire. I servi fedeli, figura centrale del racconto, sono coloro che tengono in piedi il matrimonio fra Israele e Dio, coloro che – con fatica e senza capire – obbediscono, che perseverano, che non mollano. Ancora non lo sanno, ma il loro gesto fedele porterà frutto e rianimerà la festa. Quando continuiamo a credere, ad appartenere alla Chiesa nonostante i suoi evidenti limiti, quando non molliamo nelle nostre tristi periferie e ci raduniamo per pregare, per parlare di Cristo, per annunciare la Parola, stiamo riempiendo le giare. in preghiera cvLa nostra fedeltà è necessaria al miracolo del vino nuovo! È Gesù, lo sposo dell’umanità, che trasforma l’acqua dell’abitudine nel vino della passione, è lui che riceve i complimenti da noi discepoli ubriacati dall’ebbrezza della Parola.

DA MADRE A DONNA
È Maria che si accorge della mancanza del vino. È sempre lei che, discretamente, vede che non c’è più gioia nella nostra vita. E interviene. Gesù ascolta la sua richiesta e le risponde malamente (all’apparenza): “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Che rispostaccia! Che maleducato! No, Maria ha capto benissimo cosa sta dicendo suo figlio. Gesù sta dicendo alla madre: “Io sono un perfetto sconosciuto, il falegname di Nazareth, tuo figlio. Se intervengo ora, madre, mi allontanerò per sempre da te, tu per me sarai una delle tante donne che incontrerò”. E Maria accetta. E dice ai servi, e a noi: “Fate quello che vi dirà”.
Quanto è difficile tagliare il cordone ombelicale che ci lega ai figli! Quanto più duro deve essere stato, per Maria, rinunciare ad avere Dio per casa per donarlo (davvero!) al mondo. Maria bene-ama suo figlio e lo lascia andare. Scomparirà, Maria, nel vangelo di Giovanni, per riapparire, ancora e solo, donna sotto la croce. innamorati felici cvPer tornare a diventare madre, ma di tutti i discepoli, questa volta. E l’ultima sua parola è un invito a seguire il figlio.

GIOIA
Così è la fede, amici: un matrimonio in cui il vino non viene mai a mancare, un incontro che, sempre, suscita gioia e passione. Se, invece, la fede, per voi, è noiosa e siete cristiani solo per dovere, piacevole come andare dal dentista, delle due cose l’una: o state vivendo un faticosissimo momento, e allora chiedete al Signore di trasformare l’acqua in vino e dimorate nella fedeltà, come i servi, o proprio non siete presenti al banchetto nuziale. Così inizia l’anno nuovo, con semplicità e stupore. Qualunque cosa accadrà, quest’anno è l’anno in cui vogliamo dare al Signore la nostra fedeltà imperfetta, la nostra vita pietrificata, per vederla trasformare nel vino nuovo del Regno.

(PAOLO CURTAZ)

settimana cv

Liturgia di domenica 20/01/2013 – II Domenica Tempo Ordinario – con suggerimenti per catechisti

«Riempite d’acqua le anfore»

Spirito e pienezza

Gv 2,1-12

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Quanti simboli sono legati a questa pagina biblica. L’acqua nuova, le anfore vuote, il vino, le nozze, il terzo giorno: nulla è un caso, ma come sempre, l’evangelista, da un arguto regista, compone le scene e poi fa entrare i personaggi.
    • Il terzo giorno richiama il giorno della Resurrezione e l’acqua nuova è segno di quello Spirito che, con la Resurrezione, viene donato all’umanità.
    • Spesse volte nel Vangelo si parla di una potenza che agisce, di uno Spirito che avvolge e spinge. Dove c’è lo Spirito, il cielo e la terra si toccano e si trasformano reciprocamente: il cielo si lascia raggiungere dalle attese, preghiere, sofferenze umane (Non hanno vino) e la terra si lascia trasformare dal cielo (l’acqua divento vino).
    • Guardate ora, con i ragazzi l’immagine, ponendo loro questa domanda: “Cosa accade quando lo Spirito di Dio tocca la terra?”; “Qual è la sensazione che l’immagine trasmette?”; “Quel sole oscura o illumina?”
    • Paradossalmente il volto della ragazza è completamente in ombra. Potremmo dire che il sole acceca. E lo Spirito? Cosa accade quando lo Spirito spalanca le porte della nostra vita a Dio? Cosa succede alle nostre sicurezze, al trucco, ai brufoli, alle labbra troppo grosse, al naso troppo lungo, ai capelli appena fatti?
    • Quando lo Spirito fa splendere il Sole dentro noi, tutto sparisce e restiamo solo noi, così come siamo, con la nostra voglia di vivere, con le qualità e le paure che ci portiamo dentro, con i difetti più o meno conosciuti e con tanta voglia di ricominciare, di non arrendersi, di amare.
    • Ma queste non sono storielle per i creduloni… Gesù, lungo le strade della Galilea, ha trasformato l’acqua in vino, così come oggi, Risorto, trasforma tutta la nostra vita, in immensità, in felicità, in pienezza. Qualsiasi cosa sia accaduta prima, lui la tocca e la trasforma attraverso lo Spirito.
    • Eppure nulla accade a caso, nè involontariamente! Qualcuno si accorge di un bisogno; qualcun altro riempie le anfore e ne distribuisce il contenuto; altri ancora si accorgono “del vino buono” e lo accolgono con gioia; e su tutti c’è chi si mette in gioco in prima persona e si fa carico della situazione senza delegare ad altri o attivare la logica di chi preferisce il domani all’oggi: Gesù!
    • Ritornate alla foto: qual è l’invito che l’immagine ci lancia? Cosa “promette” quel sole luminoso? 
    • E io, tu, noi, sapremo lasciarci avvolgere da Dio come l’azzurro fa con la ragazza della foto?
    • Riuscire ad allargare le braccia lasciandoci schiodare dalle tante paure e voglie di certezza?
    • Dio e il suo Spirito come un sole caldo e luminoso ci avvolgono ci aprono all’immenso!  
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Signore Gesù sorprendici ancora con i segni del tuo amore. La nostra festa non dura a lungo se non ci sei tu in mezzo a noi. Trasforma la nostra acqua nel vino buono, nella gioia che non finisce mai. Amen. [Roberto Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.1, Gennaio 2013:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi Un’oasi per fortificarsi attorno a cui vivere unCatechisti Gennaio 2013 piccolo momento di preghiera
  • pag.16 – 19: Una cammino di preghiera e attività per vivere, in comunione con la Chiesa, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: 18-25gennaio
  • pag. 22 – 24: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi – I simboli dello Spirito
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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News

Per motivi tecnici il post

Liturgia, immagini e preghiera 

con suggerimenti per catechisti

per Domenica 20/01/2013

sarà online domani 15/01 anzichè stasera!!!

Ti aspettiamo e ti ricordiamo

che puoi trovare tutte le cover e le preghiere

pubblicate finora clikkando su:

ARCHIVIO/CALENDARIO DELLE LITURGIE DOMENICALI

CON RELATIVE IMMAGINI E SUGGERIMENTI PER CATECHISTI 🙂

bibbia

Buona domenica! – Battesimo del Signore (Anno C)

rupnik cv«Gesù, ricevuto anche lui il battesimo,
stava in preghiera»

Dal Vangelo di Luca (Lc 3, 15 – 16.21-22)
BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C

piedePicchia forte il sole del deserto. L’aspro panorama lunare declina nei canneti vicini alla riva del Giordano. Giovanni alza gli occhi: centinaia di persone attendono il loro turno. Alcuni pregano, altri parlano sottovoce, altri ancora, in silenzio, piangono. Attendono, ci spiega Luca. Giovanni è stanco: consumato dal deserto e dal sole, dal vento sottile del Nord e dalla luce abbagliante, dai digiuni e dalle privazioni, ora il suo compito volge al termine. Da tre secoli tacciono i profeti e la fede si è incupita, irrigidita, riempita di regole e di intransigenze. La gente è venuta da lontano, dalla capitale. Ha fuggito il tempio per trovare un testimone credibile. Come accade ancora oggi. E mentre lo sguardo si posa sulla fila che attende di scendere nell’acqua, Giovanni ha un tuffo al cuore. Lo vede.

PECCATORI
Cammina con i peccatori, penitente con i penitenti. Non ha da chiedere perdono, non ha ombra nel suo cuore ma non ne fa un privilegio. battesimoLui che è senza tenebra accetta di condividere la nostra tenebra per illuminarla con la sua presenza. Non il Giordano laverà le sue colpe, ma la sua presenza santificherà le sue acque. No, non brucerà né punirà come predica il Battista. Sarà solidale con i peccatori e cercherà la pecora smarrita.
Isaia, nella prima lettura, deportato in Babilonia con molti ebrei dopo la disfatta di Gerusalemme, incoraggia un popolo smarrito e fragile parlando della venuta di Dio. Anche la gloria di Dio, come dice altrove Geremia, lascia il Tempio ormai distrutto e parte in catene per stare con il suo popolo. Gesù è il Dio-con-noi, senza riserve, senza compromessi. Lo abbiamo lasciato in braccio alla madre, adorato dai magoi. Lo ritroviamo ora adulto, determinato, solidale. Inizia la vita pubblica di Dio.

NELLA PREGHIERA
Dopo il battesimo Gesù prega: solo nell’interiorità prendiamo consapevolezza di ciò che accade nei sacramenti. E interonella preghiera fa esperienza del Padre. Il cielo chiuso si apre, la colomba, animale mite, scende su di lui. Sono immagini, segni spirituali che indicano la realtà di ciò che è avvenuto. Gesù scopre di essere amato, di piacere al Padre.
Solo nell’interiorità coltivata con determinazione possiamo fare esperienza di quanto siamo amati.
Solo nella preghiera scopriamo che la presenza di Dio è fuoco che divora, che illumina, che consuma.
Lo Spirito è fuoco, questo ci abita, non la noia, non la mediocrità, non la paura, non il peccato.
Lo Spirito è fuoco per far divampare, all’inizio di questo nuovo anno, la fiamma della presenza di Dio nei nostri cuori!

RINASCERE
La maggioranza di noi ha ricevuto il battesimo da neonati: i nostri genitori (più o meno coscientemente) hanno voluto donarci tutto il loro cuore e la loro passione per Dio appena nati. Purtroppo, però, l’esperienza fisica sensibile (non quella teologica) è rimasta sepolta nel passato e non abbiamo coscienza di ciò che è accaduto nelle nostre profondità. Siamo diventati figli di Dio, concittadini dei santi, liberi di amare.
Figli di Dio: forse possiamo aspirare a diventare delle grandi pop-star o dei premi Nobel, ma più che figli di Dio non potremo mai essere… e lo siamo già! Concittadini dei santi, appartenendo al grande sogno di Dio che è la Chiesa fatta di poveri peccatori (noi) ma anche di grandi testimoni. Possiamo vantarci e contare sull’aiuto dei grandi santi, chiedere la fede a Pietro o il buonumore a san Filippo o lo spirito di pace a frate Francesco… Liberi di amare: liberati dal laccio del peccato, delle tenebre, del grande inganno delle origini, salvati da Cristo possiamo, con l’aiuto del suo amore e della sua grazia, imparare ad amare come egli ha fatto.
Riprende la nostra vita consueta, le attività, la scuola, il lavoro. Ma con la consapevolezza di portare nel cuore il seme della presenza di Dio, seme da far crescere.

(PAOLO CURTAZ)

Siamo FigliScarica l’immagine…
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questa domenica! 😉

Liturgia di domenica 13/01/2013 – Battesimo del Signore – con suggerimenti per catechisti

«Tu sei il Figlio mio, l’amato:

in te ho posto il mio compiacimento»

Siamo Figli

Lc 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Perchè il Battesimo di Gesù? Da Giovanni, al Giordano ci andavano i peccatori. Perchè Gesù fa questo scomodissimo gesto? E Perchè gli evangelisti lo riportano? Non ci avremmo guadagnato tutti se fosse stato omesso?
      Eppure proprio il fatto che si dica che il Messia Salvatore, Gesù, si sia messo al livello di qualsiasi peccatore ci dice che probabilmente questo episodio sia accaduto realmente.
    • La domanda da farci e da fare ai nostri ragazzi è: perchè? Perchè il Battesimo? E perchè quella voce del Padre verso il Figlio? Che impatto ha sulla nostra vita? – chiedetelo ai ragazzi, ascoltate le loro risposte e poi guardate con loro l’immagine della settimana.
    • il cielo si apre! Lo afferma il Vangelo e l’immagine ripropone un’esperienza possibile anche per noi. Sono tante le volte in cui dopo un temporale o in una giornata nuvolosa e cupa, lo squarciarsi delle nuvole permette ai forti raggi del sole di penetrare e creare quei particolari effetti capaci di stupirci. Sono fantastici quei paesaggi in cui il sole si affaccia dalle nuvole e brilla sul mare, lo fa risplendere e ci suggerisce di credere che anche nella nostra vita funzioni un po’ così.
    • Sarà stato uguale per Gesù? Quel cielo aperto, sarà stato un risplendere forte del sole? Uno scansarsi delle nuvole? Le acque del Giordano avranno brillato come questo mare? La voce dall’alto sarà riuscita ad allontanare ogni nebbia, ogni buio, ogni difficoltà dalla vita di Gesù di Nazareth? Non lo sappiamo!
    • Ma sappiamo che il cielo si è aperto e la voce è stata luminosa come i raggi della nostra foto: “Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te la mia gioia di padre, il mio compiacimento”
    • Cosa fanno i raggi di sole in una oscura giornata luminosa? Chietelo a voi e ai ragazzi!
    • ILLUMINANO!!!! Eccolo il senso di quel cielo aperto, di quella voce e della voglia degli evangelisti di non tralasciare questo episodio della vita di Gesù. Il Battesimo, per Gesù è un evento luminoso… illumina la sua vita, lo conferma come Figlio Amato!
    • Ma oggi il Battesimo di Gesù è luminoso anche per noi… perchè ciò che è stato vero per lui è vero anche per noi.
    • Dite ai ragazzi di guardare le nuvole nell’immagine: sono le delusioni, i tentativi quasi inutili di soluzioni di felicità, la voglia di una vita nuova e più bella; sono le speranze deluse, le sconfitte, le amarezze, i tradimenti… è tutto ciò che rende triste e pesante la nostra vita di ogni giorno.
    • Ma oggi, come quel giorno sul giordano, il mare della nostra vita sta per essere illuminato dai raggi di luce di Dio che è pronto e disponibile a far risuonare la sua voce, calda e luminosa: “Tu sei mio Figlio, tu sei amato, io di te sono fiero”
    • Pronunciate questa frase con forza e passione, e poi, con una profonda calma dite ai ragazzi: “Oggi, queste parole, Dio le rivolge a te!”
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Al fiume Giordano, o Padre, hai proclamato che Gesù è il tuo Figlio, l’amato. Con il battesimo hai fatto di ognuno di noi il tuo figlio. Fa’ che ci sentiamo felici di avere un Padre come te, che ci accompagna e ci sostiene sempre. [Roberto Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani

  Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.1, Gennaio 2013:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi Un’oasi per fortificarsi attorno a cui vivere unCatechisti Gennaio 2013 piccolo momento di preghiera
  • pag.16 – 19: Una cammino di preghiera e attività per vivere, in comunione con la Chiesa, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: 18-25gennaio
  • pag. 22 – 24: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi – I simboli dello Spirito
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – Epifania del Signore

mantegna-rois-mages-adoration cv«Abbiamo visto spuntare la sua stella
e siamo venuti ad adorarlo»

Dal Vangelo di Matteo (Mt 2, 1-12)
EPIFANIA DEL SIGNORE

La paura bussò alla porta della nostra vita. Andò ad aprire la fede: non c’era nessuno. E quanta fede occorre in questo inizio anno per restare ancorati all’essenziale, per non lasciarsi travolgere dalla follia collettiva di un Impero in declino. Mai come in questi tempi siamo chiamati a metterci in strada, a seguire il desiderio di pienezza che ci abita, l’arsura di felicità che ci tormenta. Il desiderio muove il cuore degli uomini. Oggi è la festa del desiderio che non si arrende, la festa che vede protagonisti alcuni cercatori che passano il proprio tempo a scoprire nuove teorie e a verificarle. Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano che, inmaria e gesù fondo, spogliato di ogni condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore.
La Parola insiste, esagera, scardina, scuote: non veniamo giudicati dai risultati, dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre. E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (siamo stati trovati?), questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo sguardo di Dio. Natale sconcerta, illumina, interroga. Malgrado lo scempio che ne abbiamo fatto, riducendolo a iperglicemica fiera dei buoni sentimenti, il mistero della piccolezza infinita di Dio che si restringe nel grembo acerbo di un’adolescente ci riempie di quieta meraviglia, ancora fa scaturire dai cuori feriti calde lacrime di fiera consolazione. Dio è diverso, amici. Una vergine partorisce, un giovanotto semplice e generoso rinuncia ai suoi sogni per accudire ad una sposa e a un figlio non suoi, Dio nasce viandante, accolto in una grotta, solo dei personaggi ambigui, i pastori, si accorgono della sua nascita, due anziani devoti e scoraggiati, Simeone e Anna, riconoscono nel Tempio la luce delle nazioni e, oggi, sono gli atei i primi a riconoscere in quel bambino l’Assoluto di Dio.

MAGI E MAGHETTI
I Magi non sono né tre né re
, come recita il proverbio popolare; i magoi, probabilmente, hanno a che fare con il mondo persiano, iranico e con la fede zoroastriana. Anch’essi attendevano un Salvatore, anch’essi sperimentavano la divisione fra bene e male, fra luce e tenebra, anch’essi, come molti, nell’antichità, legavano eventi astrali ad eventi storici. E desiderano capire cosa ha a che fare una stella con i loro vicini ebrei, conosciuti dal tempo del re Ciro e da lui benevolmente protetti in quel di Babilonia. Si mettono in strada per cercare uomo che cercail re alla corte di Erode, l’evento astrale che hanno scoperto indica la Palestina come luogo di una felice nascita. Ma accade l’imprevisto: i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima moglie li ha fatti sgozzare il crudele re idumeo: nessun allegro vagito s’ode tra le mura dello spietato e abile sovrano. I magi riprendono il cammino, attoniti.
Lo stravolgimento del Natale continua: Gesù è riconosciuto da pagani che con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, così annota l’ebreo Matteo. Ed è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono: quello di vedere dei non credenti incontrare Dio, di essere talmente assuefatti alla fede da non avere più il coraggio di cercare.

CURIOSI
I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’assoluto di Dio, tanto più sconcertante quanto inatteso. Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur sapendo, restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Dio si lascia trovare, certo. Ma solo da chi lo desidera, non da chi lo ignora. La fede non è solo “sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia di Michea!) ma (s)muoversi. Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri: dai palazzi del potere religioso e politico nessuno si prende la briga di andare a verificare; una piccola distanza diventa un abisso interiore.
I Magi sono l’immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla sete della verità, hanno finito con l’incontrare un segno della presenza di Dio: una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo, hanno scoperto il volto di Dio. E noi possiamo diventare la stella che conduce a Dio come altri sono stati il segno luminoso che ci ha portato alle soglie del mistero.

ORO INCENSO E MIRRA
I Magi rimettono in discussione le proprie teorie: riprendono a cercare la stella che li conduce nella città del pane, Bethleem. Cercatori, ora sono loro ad doniessere trovati. Si fidano e giungono di fronte ad una giovane e stupita coppia che accudisce il proprio primogenito. Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica di Matteo?), pieni di verità e di stupore: l’oro per chi riconosce nel bambino il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e… la mirra? Che regalo di pessimo gusto! L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri! Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono totale di sé. Non suscita tenerezza questo bambino, ma sconcerto e rabbia. Così diverso dall’idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode, questo bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.

IL QUARTO RE
Narra una leggenda che ci fosse un quarto re, che portava in dono la pace. Gesù bambino, pare, rimase molto deluso per quest’assenza. Da allora il dono della pace è quello che Dio desidera con maggiore forza dagli uomini. Pare che il quarto re si attardò lungo la via, fermandosi da persone bisognose, ammalate, a portare la pace. Forse anche a voi è successo di incontrarlo. Forse siete voi il quarto re.
Eccoci alla fine del più breve e incompreso tempo liturgico. Un breve percorso interiore che ci ha fatto scoprire e vedere la meraviglia di un Dio che si consegna. Che ci ha fatti rinascere. Alcuni, i dolenti, ne sono certo, sono ben contenti di finire questi insopportabili giorni di felicità a comando. Li invito, come fanno i pastori, a tornare al proprio lavoro con gioia raccontando tutto ciò che hanno visto. Incontrare Dio non ha migliorato la condizione di semi-schiavitù e di sofferenza reiterata dei pastori. Ma il loro cuore, ora canta. Hanno visto Dio vagire.

(PAOLO CURTAZ)

L'atteso - Daniele RicciAscolta o scarica il canto: Gaspar
tratto dall’opera rock L’atteso di Daniele Ricci

Buona domenica! – IV di Avvento – Anno C

maria«E beata colei che ha creduto»

Dal Vangelo di Luca (Lc 1, 39-45)
IV DOMENICA DI AVVENTO – Anno C

Pochi giorni, poche ore e celebreremo l’inaudito di Dio… anche se… non è Dio a dover nascere, ma noi. A noi, in questo tempo che ci è dato, in questa vita più o meno soddisfacente, il compito di lasciar nascere Dio nei nostri cuori. E ogni Natale è evento strepitoso, straordinario, unico. Oggi dobbiamo rinascere. In questa crisi che mozza il fiato, in questo declino che stiamo vivendo, in questa paura del futuro che ci rendere tutti peggiori. Siamo chiamati a guardare oltre, in alto, in altro, dentro. Dio viene. Si fa spazio in mezzo al letame e sceglie di nascere nell’aria acre di una piccola stalla.

MARIA
La piccola Maria sente il grembo crescere, in quella poesia e magia pancioneche solo le donne, somiglianti a Dio, possono vivere. Il Verbo cresce dentro di lei e con la Parola fatta carne crescono anche i tentennamenti. Maria sale da Elisabetta: forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei saprà dirle che sì, è tutto vero. E accade. Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola Maria (ormai si è fatta donna). Le si avvicina sorridendo e scuotendo la testa.  Come hai fatto a credere?, le dice. Solo un’adolescente poteva avere il coraggio di credere. Solo chi osa può fare miracoli. Ce ne ricordassimo, in questo momento cupo, in questo anno in cui riscoprire la fede. Fede che fa danzare.

DANZE
Elisabetta sa. Allora è tutto vero, non è stato un abbaglio, non un colpo di sole. Davvero porta in grembo l’incontenibile. Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare con la sua divertita parente e a fare i complimenti a Dio che salva lei e noi. Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.
È vero, allora: Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio – il Dio d’Israele – è qui.  Non sono solo stanche promesse ascoltate dalla bocca del vecchio rabbino di Nazareth che sospirava seguendo con il dito la pergamena danza-piedi-danzanticonsunta del rotolo di Isaia.  È vero, è tutto vero, Dio viene, infine. E le due donne cantano e danzano e piangono nell’assolato cortile di casa della vecchia Elisabetta. Lo splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che indica il Messia. E tutto accade, accade come il più inatteso e improbabile dei sogni che si realizza, come se la storia e la vita e l’universo danzassero nel vedere queste donne cantare l’assoluta follia di Dio.  E questo scatena la gioia, contagia, stupisce…

ECCO DIO
Ecco, questa sì che è una buona notizia: puoi essere felice anche se povero e sfortunato, puoi realizzare la tua vita anche se abiti in un paese arido e senza poesia, puoi essere ricolmo più di un re perché ascolti la Parola che Dio ti vuole dare. Dio viene per colmare il tuo cuore: questa è una buona notizia.  Buon Dio! Se vi dicessi: hai una vita riuscita, un lavoro che ti realizza e che ti da vagonate di soldi, una casa da sogno, una splendida moglie, figli educati e sensibili, il salone di casa con l’albero e le luci e il clima di festa giusto perciò sii felice, cosa direi di straordinario? Che buona notizia è? Viene un Dio che dona gioia alle persone già felici? L’inaudito è proprio il contrario: la felicità è altrove, è la salvezza di un Dio che ti ama talmente da consegnarsi fiori-lilla-1024x768come un neonato, è una felicità accessibile anche al povero, anzi forse più ancora al povero perché più disposto, più accogliente.

DIVERSO
La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso. Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano. Diverso. E Maria e Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono, raccontano. Raccontano dell’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli uomini, la rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di salvati – Israele – cui dobbiamo moltissimo. La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle, coinvolgerle. La gioia è la dimensione essenziale del Natale. La gioia di sentirsi ed essere veramente salvati da Dio. Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio! Animo, amici, arrivano buone notizie.

(PAOLO CURTAZ)

Il Dio della gioiaAscolta o scarica il canto: Il Signore della gioia
tratto da Il Dio della gioia di Daniele Ricci