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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2011 – Dossier Pietà

GUIDATO DAL CUORE

di Cecilia Salizzoni

È un film duro quello che proponiamo, un film che mette in scena un mondo spietato, arcaico e feroce, dove l’umanità sembra non riuscire a farsi strada e a trasformarsi in cultura condivisa; dove anche la religione non supera lo stadio della superstizione, e i bambini assimilano e ripetono i modelli degli adulti.
Io non ho paura, il film che Salvatores parte proprio da questa spietatezza infantile che fa il verso al mondo circostante, mettendo in scena una gara di bambini e l’imposizione di un pegno sessualmente umiliante alla bambina arrivata ultima. Subito, però, presenta anche l’obiezione a questo mondo, nella figura del protagonista Michele, 10 anni, ricci neri e volto sensibile come di cerbiatto, che prova pietà e si offre lui in cambio.
Il racconto che segue lo vedrà ripetere più in grande e in profondità lo stesso gesto verso il coetaneo, che scopre in fondo a una buca nel terreno, dove è tenuto prigioniero dai «grandi» che lo hanno rapito per chiedere un riscatto.
In fondo a questa buca scavata nella terra di un non precisato posto del profondo Sud, è incatenato appunto un bambino che ha la stessa età di Michele, ma sembra il suo opposto, biondo e chiaro di carnagione com’è, settentrionale di Milano: Filippo.
Quando Michele lo scopre, cercando gli occhiali che la sorellina ha perso nella corsa all’inizio del film, non capisce che cosa sia, perché fuori il sole è accecante, ma nella fossa è buio; Filippo è imbrattato di fango e sporcizia, ed è coperto da un telo. La prima volta vede solo un piede; poi una specie di «zombie» che lo terrorizza, e finalmente un bambino, esattamente come lui. Michele non solo ritorna alla fossa con acqua e pane acquistato con i propri risparmi, ma vi scende dentro e porta fuori, sulle proprie spalle, il bambino traumatizzato, perché riesca a convincersi di essere vivo.
«I grandi», invece, cooperano alla morte di quel bambino: manovalanza accecata dalla miseria e dal miraggio di nuovi stili di vita che i media diffondono anche in quest’angolo remoto d’Italia, come il padre di Michele; oppure vittime di una cultura maschilista, come la madre, che subisce e può solo farsi promettere dal figlio che, da grande, se ne andrà via di lì. Michele stesso, mosso dal desiderio di un’automobilina che un compagno di giochi ha ricevuto dallo zio d’America, metterà a repentaglio la vita di Filippo, rivelando il suo segreto a quel compagno che, prima, preferirebbe non sapere e, poi, vende il segreto a uno dei guardiani di Filippo, per guidare una macchina vera.
Allora le cose precipitano e, mentre Sergio, l’organizzatore milanese del sequestro, convince «i grandi» che il bambino è da eliminare perché sa troppo e le forze dell’ordine sono ormai vicine, Michele rischia di finire ammazzato dal padre, pur di far scappare Filippo.
Salvatores imposta la struttura espressiva del racconto sui contrasti tra la potenza della luce naturale saturata dall’oro dei campi di grano, e l’ombra della notte che dentro la fossa diventa perenne; tra la bellezza del paesaggio e il trogloditismo degli uomini che lo abitano.
Michele è un bambino che non ha paura di affrontare l’oscurità che lo circonda; a differenza degli altri tiene gli occhi aperti e vuole vedere fino in fondo.
La chiave espressiva dominante suggerirebbe di utilizzare il film per il dono dell’intelletto; tuttavia lo sguardo del protagonista è guidato dal cuore, un cuore che egli nutre e rafforza quotidianamente nel dialogo interiore, che gli permette di riconoscere l’altro come «uguale» a sé, e di farsene carico fino quasi al dono della propria vita.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Tra note e realtà – Che fantastica storia è la vita

Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore,
e mio padre e mia madre mi volevano dottore,
ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l’amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Mi chiamo Laura e sono laureata…
Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore…
Mi chiamo Aicha, come una canzone,
sono la quarta di tremila persone…
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

(Antonello Venditti, Che fantastica storia è la vita)

La vita… che fantastica storia!
Lo è per tutti, per i tantissimi Antonio, Laura, Aicha, Carol, Michael a qualsiasi latitudine si trovino. Meravigliosa avventura senza limiti: nessuno sa come inizi e nessuno sa dove e perché finirà… ma è vita, pur sempre vita.

E’ vita quella di un piccolo grumo di cellule e quella dell’impegnato uomo d’affari.
E’ vita quella difesa con forza dai piccoli pugnetti stretti del bambino e dai muscoli tesi di un malato.
E’ sempre vita: il pianto che accoglie la nascita e quello che accompagna la morte; il canto dei riti e delle liturgie di un popolo e quello di un singolo uomo che canta alla luna; le righe scritte nel diario segreto di una ragazza e quelle che popolano i romanzi; la voce rotta da un singhiozzo e gli occhi luccicanti di stupore.
Che forza la vita… e non lo dice chi ha tutto. Ma lo crede chi non ha niente!
Cos’ è per te vivere?
Da qualche parte, in questo mondo, ci sarà un senso?

Perché ogni giorno il sole fa brillare i tuoi occhi?
Perché la sera stende un velo sulle tue fatiche e poi ti riconsegna al giorno?
C’è un tesoro dentro te! Scrigno segreto che solo tu puoi vedere e scoprire. Solo tu, un giorno potrai apr
ire.
Tra i tanti, c’è stato anche Gesù.
Uomo come noi eppure così diverso da noi. Così amante della vita, da donarci totalmente la sua.
Lui ha scelto di vivere questa meravigliosa avventura, di scoprirla fino in fondo, di assaporarla fino all’estremo.
Lui… il Dio che dell’amore ha fatto un dono e alla vita ha dato un senso.

Cosa vuol dire vivere, perché esistere?
Qualcuno un giorno ha detto all’umanità: «Ti chiedo solo un sì e ti prometto la felicità».
Un sì a cosa?
«Un unico grande e coraggioso alla vita».

di suor Mariangela fsp

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2011: Un dono di amore

TIMELINE: UNITI E DIVISI DALLA LINEA DEL TEMPO

di Marco Sanavio

Nel 1985 fu Robert Zemeckis a riaccendere la fantasia del mondo sui viaggi nel tempo con l’intramontabile Ritorno al futuro.
Prospettiva interessante: scorrere avanti e indietro nel tempo, rendendo reversibile ciò che, di solito, scorre solamente in un verso.
Non risulta, fino a oggi, che a qualcuno sia venuto in mente di girare un film che riporti personaggi contemporanei ai tempi di Gesù; potrebbe essere, però, un’idea carina per realizzare un video in parrocchia in vista della Pasqua, ad esempio.
In molte località esiste già la tradizione della Via crucis vivente, si potrebbe chiedere a un gruppo di adulti di far rivivere i diversi personaggi coinvolti nella passione e, poi, far transitare in mezzo a loro i nostri ragazzi, chiedendo di descrivere ambienti, sensazioni, scene e, nel caso avessimo la disponibilità di persone preparate, di realizzare anche qualche intervista agli attori della Via crucis.
Se questa prima ipotesi non ci sembrasse percorribile, potremmo verificare l’utilità di realizzare una linea del tempo casalinga, ponendo alcune domande sulla storia della salvezza:
• Mosè viene prima o dopo Noè?
• Sapresti collocare il periodo in cui è vissuto Abramo?
• Viene prima il regno di Davide o la deportazione in Babilonia?
Partiamo dalla soluzione più semplice: un cartellone rettangolare sufficientemente esteso in lunghezza e foglietti colorati. Potremmo scegliere i gialli per le persone (es. re Davide), gli azzurri per gli eventi (es. deportazione a Babilonia) e gli arancioni per i luoghi da segnalare.
Potremo poi consegnare ai ragazzi alcune schede relative a personaggi ed eventi biblici, chiedendo di riportare avvenimenti, persone e date sui foglietti colorati, e poi di collocarli nella linea temporale che avremo già provveduto a graduare con tacche di 50 o 100 anni l’una.
Il prodotto finale sarà una linea orizzontale punteggiata di foglietti che racconterà la cronologia della storia della salvezza.
Per chi avesse dimestichezza con i bit, sarà possibile realizzare una timeline elettronica, utilizzandola sia negli incontri di catechesi sia rendendola disponibile per la fruizione domestica dei ragazzi.
Le timeline elettroniche ci consentiranno di sperimentare un’interattività utile e piacevole nel rapportarci con la cronologia di eventi e persone che hanno abitato la storia della salvezza.
Ad esempio in http://www.timerime.com sarà possibile inserire immagini e informazioni che si renderanno disponibili al passaggio del mouse.
In queste applicazioni online la dimensione di gioco è quantomai necessaria, perché rende interessante l’approccio didattico e stimola la curiosità dei ragazzi.
Per completare l’approccio pastorale a questo curioso strumento, potremmo proporre al gruppo di catechesi un’attività sulle proprie radici, collocando su linee del tempo cartacee oppure elettroniche la storia della famiglia, fino a quando risulti possibile ricostruirla.
Varianti curiose possono essere quella di realizzarla con foto di famiglia o con disegni che rappresentino, anche con raffigurazioni fantasiose, antenati e dimore del passato. Oppure realizzare un giornale murale che rappresenti gli ultimi 200 anni e cercare di raccontare la storia di ciascuna famiglia dei ragazzi nella stessa timeline.
Questa proposta apre la strada per leggere con i ragazzi la genealogia di Gesù (Mt 1,1-16 e Lc 3,23-38) e spiegare loro come la lunga sfilza di nomi sia funzionale per collegare l’Emmanuele con la storia del popolo ebraico ed evidenziare la sua natura messianica.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali

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Buona domenica!


E fu trasfigurato davanti a loro:
il suo volto brillò come il sole
e le sue vesti divennero
candide come la luce.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 17,1-9)
II DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È la bellezza di Dio ciò che da sempre attira gli uomini, il fascino misterioso che emana la divinità, che a volte spaventa ma che Gesù ci consegna come la bellezza affettuosa e compassionevole di un padre, di una madre che ama i propri figli.
È bellissimo Dio.
Una bellezza che assomma la sapienza, la verità, la bontà, lo splendore.
Se capissimo che la bellezza non è solo una questione di canoni estetici! Che possiamo anche farci tagliuzzare in mille pezzi e siliconare e riempirci di botulino e diventare delle bambole viventi senza essere delle belle persone!
Curiamo il nostro aspetto esteriore e, di più e meglio, quello interiore!
Fossi più giovane lancerei un business di bellezza globale: studio estetico e ritiro spirituale, parrucchiere e associazione di volontariato, massaggio rilassante e meditazione sul Vangelo.
O la bellezza è totale o è apparenza destinata a sgretolarsi col passare degli anni.

Sul Tabor Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù con sguardo nuovo.
La bellezza di Dio li travolge, per un attimo.
Tutti siamo chiamati a sperimentare la bellezza di Dio, anche solo per una volta nella vita. Raptim, direbbe sant’Agostino, fugacemente. Per farlo dobbiamo ritagliarci degli spazi di silenzio, dedicarci del tempo, metterci in sintonia con la natura. Per farlo, come suggerisce il Padre, dobbiamo ascoltare.
Ascoltare il Figlio, ascoltare la Parola, ascoltare noi stessi, ascoltare ciò che di bello ha da dire l’uomo, ogni uomo.
La bellezza è esperienza che scaturisce dall’ascolto.
E la Quaresima è, appunto, il tempo dell’ascolto.
Ho passato la metà della mia vita, e molte vicende avventurose.
Se sono cristiano, se ancora cerco, dopo avere trovato, è solo perché Dio è bellissimo.

Buon cammino, seguaci del Dio bellissimo!

…e per riflettere puoi scaricare: Pienamente uomini

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2011 – Dossier Pietà

LA «PIETÀ» NEL WEB

di Alessia Cambi

Lo Spirito di Pietà, nel linguaggio biblico, si riferisce ai rapporti della persona con gli altri, soprattutto ai legami familiari e a quelli di aiuto reciproco, efficace e fedele.
Nella relazione con Dio indica l’amore misericordioso di Dio per noi e l’amore filiale che si manifesta in un culto amoroso. Dall’amore per Dio deriva l’amore fraterno che imita la bontà di Dio e la sua sollecitudine per i poveri.
Internet, spesso, può distrarci e disperderci, perché nel web non si trova ciò che si cerca o non si riesce a fare ciò che ci si è prefissati (come costruire una pagina web, crearsi un contatto in un social network e avere successo, nel senso che i nostri ragazzi interagiscano subito con noi, ecc.), o perché ci si lascia attirare dalle tante suggestioni che offre. E capita che lo strumento, che dovrebbe servirci per stabilire rapporti significativi, ci impedisce, invece, di incontrare l’Altro e gli altri.
Il retto uso delle cose è una dote importante quando si smanetta con i mezzi multimediali; se non ci si educa alla rettitudine, si rischia di utilizzarli male o di considerarli strumenti «del maligno». Spesso siamo noi che, non sapendoli adoperare bene, ne facciamo, o induciamo a farne, un uso errato.
Tuttavia la stessa rete ci fornisce buone opportunità per utilizzarli in modo corretto: la Chiesa, ad esempio, attraverso i documenti che elabora, si fa vicina ai cyber catechisti, per aiutarli nella comprensione e nella riflessione sugli strumenti multimediali.
Chi, in questo campo, è ancora inesperto, può farsi aiutare dai ragazzi del gruppo, così si sentiranno valorizzati, o può unirsi agli altri catechisti e fare formazione insieme, condividendo doni e talenti di ciascuno. Anche farsi aiutare è una forma di accoglienza e di valorizzazione degli altri. L’accoglienza anche nella rete è un fattore importante.
In rete, inoltre, ci sono tante possibilità per aiutare gli altri o farsi dare una mano: associazioni, onlus, parrocchie che fanno appelli per promuovere le loro iniziative sociali e di volontariato. Voi potreste fare lo stesso per i progetti ideati nelle vostre comunità.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2011: Un dono di amore

GESÙ RINNOVA LA SUA AMICIZIA –
Il sacramento della riconciliazione

di Anna Maria D’Angelo

Un cammino di conversione e di riconciliazione è possibile solo se c’è la fiducia in Dio. Perciò i fanciulli hanno bisogno di un ambiente di comprensione e di perdono.
Anche per loro è doloroso e umiliante riconoscere di non saper fare il bene come vorrebbero.
Il sacramento della penitenza è un punto di arrivo della riconciliazione: è il segno visibile ed efficace del perdono che viene dal Signore, attraverso la sua Chiesa ed è inizio di un rinnovato impegno di amore.
È giunto il momento opportuno, seguendo l’Anno liturgico, di celebrare con i fanciulli il sacramento della penitenza o riconciliazione, perché essi incontrino più profondamente Gesù che ci conosce e rinnova la sua proposta di amicizia con ciascuno di noi.
Prepariamo i fanciulli alla celebrazione della riconciliazione aiutandoli a:
• distinguere i comportamenti positivi da quelli negativi, il bene dal male;
• comprendere l’orientamento della propria vita alla luce della parola di Dio;
• cogliere il senso del peccato;
• sviluppare un atteggiamento di fiducia in Dio Padre che perdona;
• vivere il sacramento della penitenza come incontro con Gesù, nostro amico.
I fanciulli, gradualmente, lasciano i giocattoli e si aprono all’amicizia con i compagni. È l’età in cui cominciano ad avere l’«amico del cuore»: a lui confidano crucci, gioie e dispiaceri. È anche l’età in cui vivono litigi e piccole gelosie di gruppo. La vita in famiglia non risparmia, spesso, conflittualità e la cronaca quotidiana presenta sovente comportamenti e circostanze di separazioni irreversibili.
Nel percorso che proponiamo i ragazzi potranno scoprire le parole, i gesti del sacramento del perdono e prepararsi all’esame di coscienza.
I catechisti predispongono due grandi poster, uno bianco e uno nero. Presentano ai fanciulli ritagli di giornali (uno per volta) con notizie belle e notizie negative, immagini o foto con scene di fatti positivi e di fatti che denotano dolore o violenza…
A ogni notizia o immagine i catechisti invitano i fanciulli a riflettere in silenzio, ad ascoltarsi dentro per cogliere se quella notizia o immagine è «positiva» o «negativa».
Quando tutti concordano, un bambino fissa il ritaglio sul poster bianco se si tratta di notizia «buona», sul poster nero se si tratta di notizia «negativa».
Nel gruppo i fanciulli fanno esperienza di litigi, antipatie, beghe… Aiutiamoli a trasformarle in occasione di pace e di perdono.
In silenzio ogni fanciullo posa lo sguardo su ciascun compagno. Riflette sul rapporto reciproco e cerca di ascoltare che cosa l’altro potrebbe rimproverargli.
Il catechista aiuta chi vede disorientato a fare il suo confronto.
Quando ritiene che tutti sono pronti, mette un sottofondo musicale e invita a muoversi in sala e a cercare, uno per volta, i compagni ai quali si vuole chiedere perdono e offrire di nuovo l’amicizia.
Il fanciullo, avvicinatosi, offre il palmo della mano, dicendo: «Batto cinque» (come a dire: voglio ricominciare).
Si può accompagnare il gesto con un sorriso, una parola, una promessa sincera; il compagno risponde: «Batto cinque» (cioè: ci sto).
Il catechista farà attenzione a predisporre i fanciulli ad accogliere l’amicizia dei compagni.

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Buona domenica! – speciale “Le ceneri”

Vi supplichiamo in nome di Cristo:
lasciatevi riconciliare con Dio.

Dalla seconda lettere di san Paolo ai Corinzi (2Cor 5,20-6,2)
MERCOLEDI DELLE CENERI

 

La parola a…
mons. Vincenzo Paglia

“Questo è il tempo del ritorno” canta la liturgia all’inizio della Quaresima.
Le ceneri, imposte oggi sul nostro capo, ricordano la nostra fragilità.
Tuttavia, non per rattristarci.
Il Signore, infatti, non si vergogna della nostra fragilità.
Al contrario la ama e la vuole salvare.
Per questo ci chiede oggi di tornare a Lui con tutto il cuore: chi torna troverà un Padre che con amore infinito lo abbraccerà. Le parole del Vangelo sono un invito a vivere la propria fede nel Signore non misurandola a partire da gesti o da atteggiamenti esteriori, né valutandola con il metro del giudizio della gente, ma convertendo il nostro cuore a Lui. Il Vangelo di Gesù non abolisce la legge, “la porta a compimento”. E la legge si compie quando si torna al cuore, al senso profondo dell’elemosina, della preghiera, del digiuno. Tornare al Signore è spogliarsi delle proprie sicurezze, delle tante regole che ci dettiamo e delle tante leggi che troviamo, per cercare il Signore e ascoltare la sua Parola. Solo così, apprenderemo la via della sequela del Signore fino ai giorni della Passione e della Resurrezione.

…e per riflettere puoi scaricare: Convertitevi e credete

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Buona domenica!

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso…
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.

Salmo responsoriale
IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù è severo: non basta fare l’elenco delle nostre sante frequentazioni, non basta ricordare a Dio tutte le noiosissime celebrazioni che abbiamo dovuto sopportare con cristiana rassegnazione: nessun taccuino annotato ci permetterà di incontrare il Figlio di Dio, al termine dei nostri giorni…
Paolo è tranciante: è la fede che salva, non le opere.
Qualche anno dopo, Giacomo equilibrerà l’affermazione troppo forte: la fede senza le opere è inutile.
Ecco ciò che il Signore chiede al discepolo: ascoltare la Parola e metterla in pratica. Non sono sufficienti le opere (anche buone!) per incontrare Dio: senza la fede non ci fanno incontrare Dio.
Non è autentica una fede che non diventa quotidianità.

Non basta conoscere la Parola di Dio.
E neppure praticare una preghiera intensa e quotidiana.
Non basta avere fatto esperienza di Dio in un ritiro o un pellegrinaggio.
Non basta neppure essere stati chiamati da Dio ad annunciare la Parola, investiti direttamente da lui.
Non basta tutto questo perché la casa della nostra fede
non crolli alla prima   tempesta.
Non basta l’ascolto, dice il Signore, ci vuole
la credibilità, la coerenza, la vita concreta, i fatti.

Siamo pieni di cristiani che si mettono in mostra davanti a Dio e lo smentiscono nel segreto della loro vita. Il Signore chiede autenticità, verità, anche a costo di sanguinare, di sperimentare la propria oscena nudità interiore. Se, travolti dagli eventi della vita, abbiamo visto le nostre certezze crollare, e i dubbi radere al suolo la nostra presunta fede, forse è accaduto perché la nostra fede era costruita sulla sabbia delle nostre piccole convinzioni umane. Se il Signore ci ha chiamato ad essere suoi discepoli, e da anni camminiamo, con semplicità, sulla strada del Vangelo, non presumiamo delle nostre forze, ma ancoriamoci saldamente alla Parola che può ancorare la nostra vita alla roccia, senza temere le tempeste.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Le due case

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2011 – Dossier Scienza

COMPRENDERE LE CONNESSIONI

di Fausto Negri

Federico Ozanam, il fondatore della Conferenza di San Vincenzo, stava attraversando una brutta crisi religiosa, quando, una sera, entrò come d’istinto in una chiesetta di Parigi. Pensava di essere solo e, invece, nella penombra, vide la figura di un vecchio che stava pregando, in silenzio, davanti all’altare. Era nientemeno che il grande fisico e matematico André- Marie Ampère. Federico non voleva credere ai propri occhi. Attese che Ampère finisse di pregare e lo seguì all’uscita. Aveva da fargli una domanda: «Mi dica, professore, è possibile essere una grande personalità del mondo scientifico come lei e pregare ancora?». Ampère gli diede una risposta degna del genio che era: «Ragazzo, io sono grande solo quando prego».
La parola scienza deriva dal latino scire che significa conoscere. La conoscenza a livello tecnico ci fa conoscere come è fatto il mondo. Il dono dello Spirito ci fa scoprire Chi lo ha fatto e il perché delle cose. La nostra esistenza è come quella di un ruscello di montagna che vuole sapere quale sia la sorgente da cui sgorga.
La vera scienza è conoscere Dio. Il dolore e il dramma del presente consiste nell’assenza di orizzonti, di nostalgia dell’Altro. Il dramma del presente è che non sembra più esserci una ragione grande per vivere e per morire. Molti giovani, invece di prefissarsi una meta e remare verso di essa con coraggio, si lasciano andare alla deriva, trascinati dalla corrente del momento.
Lo Spirito Santo ci dona la scienza per aiutarci a scoprire il volto di Dio, la sua volontà, a capire il senso della sua Parola. Egli ci permette di percepire con sensibilità viva la presenza del Creatore nelle creature e la presenza di Gesù nelle persone. Il sapere tecnico e scientifico è buona cosa: senza di esso non avremmo raggiunto l’attuale progresso. Nonostante, però, la stima del pensiero, la persona intelligente sa che la sola intelligenza non basta. Lo studio è importantissimo, essere culturalmente preparati è oggi fondamentale, certo!
Ma il criterio decisivo per misurare una persona è altra cosa dal pensiero. È l’amore! Come ha detto un grande scrittore: «Ci sono ragioni del cuore che la mente non capisce».
La scienza tecnologica è un metodo di conoscenza, ma non è l’unico. L’esperienza comune, la letteratura d’immaginazione, l’arte, la poesia e la musica sono una valida conoscenza della realtà.
Il senso e lo scopo del mondo e della vita umana, come le questioni inerenti ai valori morali e religiosi trascendono la tecnica, eppure sono fondamentali per ciascuno di noi.
La fede cristiana non consiste in una serie di dogmi, non è un’ideologia. Essa non va contro la ragione ma la supera:
la ragione è il piroscafo che ci aiuta ad attraversare il mondo;
• la fede è il missile che ci porta a Dio.
Un proverbio dice che «sapere è potere». Ci sono persone che hanno accumulato un gran sapere, ma lo utilizzano soltanto per esercitare il potere su coloro che non se ne intendono. Ci sono persone che ne sanno molto, ma non hanno un progetto e, in fin dei conti, non ci vedono chiaro. Abbiamo bisogno del dono dello Spirito per vederci chiaro, accorgerci delle connessioni profonde che collegano le diverse situazioni e reagirvi con intelligenza.
Il dono della scienza è la capacità di comprendere meglio le connessioni del mondo e di affrontarlo in modo adeguato, altrimenti il sapere diventa arido, agiamo senza un autentico progetto e le nostre intenzioni non sono pure.
Per stimolare i ragazzi a prendere coscienza di tutto ciò, è opportuno proporre un brainstorming sulla parola «scienza» e riportare quanto dicono su un cartellone.
Poi, su un nuovo cartellone, diviso in due colonne con i titoli «Scienza, nel significato corrente» e «Scienza, dono dello Spirito», riprendendo ogni termine, si chiede loro quale è la sua connotazione e se è da inserire nella prima o nella seconda colonna o in entrambe.
Individuare, quindi, persone che esprimono, nella loro esistenza, in maniera precipua la scienza secondo la prima e la seconda colonna, e come si caratterizzano.
Approfondire, infine, se è possibile fare sinte si e armonizzare nella propria vita le due dimensioni, e quale persona ci sembra che le incarni insieme.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Buona domenica!

Non preoccupatevi per la vostra vita,
di quello che mangerete o berrete,
nè per il vostro corpo,
di quello che indosserete;
la vita non vale forse più del cibo
e il corpo più del vestito?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24-34)
VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Viviamo tempi difficili, siamo onesti.
Non soltanto per le questioni economiche, che comunque mettono a dura prova le nostre famiglie. Ma soprattutto per la mancanza di speranza che sta travolgendo i giovani, esasperati dalla mancanza di futuro, storditi da un mondo che non li vuole se non per consumare e fare gli idioti.
Ma proprio in questi momenti siamo chiamati a tirare fuori il meglio, ad andare all’essenziale. Con i piedi ben piantati in terra e con il cuore che vola alto, sopra i problemi, per guardarli da un’altra angolazione.
Quella di Dio.
È ciò che afferma l’inaudito messaggio del cristianesimo.
Dio è ed è presente.
Non è un severo contabile che dall’alto della sua indifferenza ci lascia sguazzare nelle nostre tragicomiche vicissitudini.
Dio si occupa di noi, sempre.
Il mondo non è un inganno e un covo di violenza che precipita nel caos, e la vita non è inutile.
Attorno a noi si sta costruendo un gigantesco mosaico d’amore in cui ognuno di noi è una tessera.
Dio ci chiede di collaborare al suo grande progetto.
Certo, ci vuole fede, e molta, per credere in questo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vedere la bellezza

 

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