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Buona domenica!

Di te dice il mio cuore:
“Cercate il suo volto”.
Il tuo volto io cerco, o Signore
non nascondermi il tuo volto.

Dal libro dei Salmi (Sal 27,8-9)
II DOMENICA DI QUARESIMA -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Siamo entrati nel deserto della quaresima per arrivare fino a lì, su quella piccola collina di Galilea, arsa dal sole, disseminata di alberi frondosi e battuta dal vento del mare.
Vogliamo riscoprire e scegliere che uomini essere, come Gesù ha scelto che Messia diventare, per potere salire, come gli apostoli, quel piccolo monte che ad ogni credente dice la bellezza di Dio.
Sì, perché di bellezza, si tratta.
Tabor evoca il momento in cui Gesù, grande Rabbì, carismatico profeta, svela la sua vera identità, supera il limite e si dona alla vista sconcertata e stupita degli apostoli. Tabor dice l’assoluta diversità di Dio, la sua immensa gloria, la sua indescrivibile bellezza.
Tabor è la meta della quaresima.
E questo occorre dirlo e ridirlo a noi cattolici inclini all’autolesionismo, che associamo la fede al dolore, che raffiguriamo sempre Gesù come il crocifisso, scordandoci del Risorto, e che già pensiamo alla quaresima come al tempo della rinuncia e non al tempo dell’opportunità e della conversione, del combattimento e della lotta interiore per vincere la gara.
Ma prima – assolutamente – occorre ricordarci della bellezza di Dio, della sua inebriante presenza.
La liturgia, provocatoriamente, pone la trasfigurazione all’inizio del cammino penitenziale, per indicarci il luogo da raggiungere. Se pongo dei gesti di conversione e di solidarietà, di rinuncia e di digiuno, di preghiera e di essenzialità è solo per poter essere libero e vedere la gloria del Maestro.
Siete già saliti sul Tabor nella vostra esperienza di fede?
Dio ci dona – a volte – di assistere alla sua gloria.
Raptim, diceva il grande Agostino. “Fugacemente”.
Un momento di preghiera che ci ha coinvolto, una Messa in cui siamo stati toccati dentro, una giornata in quota in mezzo alla neve con la bellezza della natura che diventa sinfonia e ci mozza il fiato. Attimo, barlumi, in cui sentiamo l’immenso che ci abita.
E il sentimento diventa ambiguo: talmente grande da averne paura, talmente infinito da sentircene schiacciati, talmente immenso da restarne travolti.
È la paura che prende Pietro e compagni, è il terrore che abita Abramo prima di incontrare il suo Dio. Il sentimento della bellezza di Dio, la percezione della sua maestà ci motiva e ci spinge. Pietro lo sa: “È bello per noi restare qui”.
Finché non giungeremo a credere grazie alla bellezza che ci avvolge, ci mancherà sempre un tassello della fede cristiana.
Sapete perché sono cristiano, amici?
Perché non ho trovato nulla di più bello di Cristo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Mostrami la Gloria del tuo volto

 

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Buona domenica!

Tu ami tutte le creatute, Signore,
e nulla disprezzi di ciò che hai creato;
Tu dimentichi i peccati
di quanti si convertono e li perdoni,
perchè Tu sei il Signore nostro Dio.

Antifona d’ingresso Mercoledi delle ceneri

 

La parola a…
Benedetto XVI

(Messaggio per la Quaresima 2010)

L’annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: “Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio… per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E’ lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue”. (3,21-25).
Quale è dunque la giustizia di Cristo? E’ anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l’espiazione avvenga nel sangue di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé la maledizione”che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la benedizione”che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del suo? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. Di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.
Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del mio, per darmi gratuitamente il suo. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia più grande, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare.
Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore.

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima culmina nel Triduo Pasquale, nel quale anche quest’anno celebreremo la giustizia divina, che è pienezza di carità, di dono, di salvezza. Che questo tempo penitenziale sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e d’intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia. Con tali sentimenti, imparto di cuore a tutti l’Apostolica Benedizione.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Signore convertici!

 

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Buona domenica!

Gesù disse a Simone:
“Non temere;
d’ora in poi sarai pescatori di uomini”.

Dal Vangelo di Luca (Lc 5,1-11)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Pietro. È un uomo rude, concreto, abituato ad annusare il lago per capire come cambierà il tempo, con le mani callose e ruvide, rovinate dalle corde e dal legno della piccola barca di famiglia.
Ascolta e sorride, dentro di sé.
Poi accade l’imprevisto: Gesù si gira e gli suggerisce di riprendere il largo.
«Questo è davvero troppo!», pensa Pietro. Ha ragione in fondo: che ne sa un falegname di pesca? Che faccia il suo mestiere senza rompere agli altri! Ma accetta e prende il largo. Quasi lo sfida, quell’arrogante falegname: vedrà che oggi i pesci sono andati in vacanza!

Dio
Dio ci raggiunge sempre alla fine di una notte infruttuosa, nel momento meno mistico che possiamo immaginare. Ci raggiunge alla fine delle nostre notti e dei nostri incubi, ci raggiunge quando siamo stanchi e depressi. Ci chiede un gesto di fiducia, all’apparenza inutile, ci chiede di gettare le reti dalla parte debole della nostra vita, di non contare sulle nostre forze, sulle nostre capacità, ma di avere fiducia in lui.
Pietro lo fa e accade l’inaudito.
Le reti si riempiono, il pesce abbonda, la barca quasi affonda.
Non è possibile, non è possibile, non è possibile.

Miracoli
Il miracolo consiste nel fatto che Pietro vede in quella pesca un segno straordinario. Il miracolo è sempre nel nostro sguardo, Dio continua a riempire di miracoli la nostra vita. E noi non li vediamo.
È turbato, ora, il pescatore. Che sta succedendo?
Si butta in ginocchio, prima di arrendersi: «Non sono capace, non sono degno».

Peccatori?
È la scusa principale tirata fuori da tutti quelli che, per un istante, sfiorano Dio: non sono allaltezza, sono un peccatore. Siamo sempre lì, inchiodati al nostro becero e rancido moralismo: lascia fare a Dio!
Gesù sorride: è un problema tuo, Pietro, a me stai bene così.

Pescatori di umanità
Non avere paura, Simone, il Signore ti fa diventare pescatore di umanità. Sei chiamato a tirar fuori da te stesso e da chi incontrerai tutta l’umanità che li abita. Lascia le reti, quello che ti lega, le paure, i limiti, i giri di testa, lasciali, non rassettarli tutti i giorni, non aggiustarli, diventa libero per seguirmi.
Sogno una Chiesa che non ponga limiti, che dia fiducia ai peccatori, che tiri fuori, maestra in umanità, tutta l’umanità che abita nel cuore di ognuno con franchezza e misericordia.
Pietro sarà un grande pescatore proprio perché autentico, proprio perché lascerà fare a Dio, dopo avere sperimentato il suo fallimento.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Accesi

 

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Buona domenica!

“Prima di formarti nel grembo materno,
ti ho conosciuto,
prima che tu uscissi alla luce,
ti ho consacrato,
ti ho stabilito profeta delle nazioni.
Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò”.

Dal libro del profeta Geremia (Ger 1,4-5.17-19)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

  

La parola a…
Paolo Curtaz

Oggi parliamo di profeti inascoltati.
Oggi parliamo di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci rifiutiamo di ascoltarlo.
Le ragioni del rifiuto sono evidenti: Gesù è un Messia banale, poco spettacolare, non corrisponde ai criteri minimi di serietà del profeta standard.
Accade così anche al nostro mondo disincantato e cinico: siamo talmente impregnati di ciò che pensiamo essere il cristianesimo da non riconoscere il vero volto di Dio.
Cosa c’entra la Chiesa con Dio?
E le tante questioni aperte in ambito etico col vangelo?
E la mia parrocchia con Gesù?
Molti fratelli e sorelle sono scandalizzati dal fatto che la parola grande di Dio è consegnata alle fragili mani di discepoli spesso incoerenti. Ci fermiamo al messaggero ignorando il messaggio.
Come vorrei gridare forte ai fratelli che non credono: andate al Gesù del vangelo! Non al Gesù dell’abitudine o degli stereotipi simil – cattolici!
Andate alla sorgente, non lasciatevi fermare dalla nostra incoerenza! Il tesoro è custodito in fragili vasi di creta, la fontana è arrugginita ma l’acqua che vi sgorga è pura e fresca.
Dio (che mistero!) accetta il rischio di affidare alle nostre balbettanti parole la sua Parola.

Attenti, però, discepoli del Nazareno. Questa pagina non è rivolta anzitutto a chi non crede, ai lontani, ai sé dicenti atei. È anzitutto rivolta a noi discepoli del Risorto, a noi che frequentiamo la sinagoga, che ci sentiamo figli di Abramo. Il mondo non è diviso in chi crede e in chi no, ma in chi ha il coraggio di accogliere e chi è sclerotizzato sulle proprie convinzioni, anche su quelle belle e sante.
Se perdiamo il senso della Profezia, se non ci lasciamo scuotere dal Geremia di turno, se non abbiamo il coraggio di ricordarci che, pur discepoli, siamo in continua conversione, rischiamo di allontanare Gesù dalla nostra vita e dalla Chiesa o, peggio, di buttarlo giù dal precipizio perché non la pensa come noi.

  

…e per riflettere puoi scaricare: Piacere e fare

 

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Buona domenica!

“Donna che vuoi da me? Non è ancora la mia ora”.
Sua madre disse ai suoi servitori:
“Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 2,1-12)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Siamo bene-amati, il Signore è proprio contento di noi, è contento di me.
È difficile amare bene, lasciando liberi, aiutando a crescere, valorizzando l’altro, amare senza possedere, amare donando le ali, amare senza ricatti.
E Dio ci riesce.
Iniziamo il nuovo anno ripetendoci che incontrare Dio è come partecipare ad una splendida festa di nozze.

Da madre a donna
È Maria che si accorge della mancanza del vino.
È sempre lei che, discretamente, vede che non c
’è più gioia nella nostra vita.
E interviene.

Gesù ascolta la sua richiesta e le risponde malamente (all’apparenza): «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».
Che rispostaccia! Che maleducato!
No, Maria ha capito benissimo cosa sta dicendo suo figlio.
Gesù sta dicendo alla madre: «Io sono un perfetto sconosciuto, il falegname di Nazareth, tuo figlio. Se intervengo ora, madre, mi allontanerò per sempre da te, tu per me sarai una delle tante donne che incontrerò».
E Maria accetta.
E dice ai servi, e a noi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Quanto è difficile tagliare il cordone ombelicale che ci lega ai figli!
Quanto più duro dev’essere stato, per Maria, rinunciare ad avere Dio per casa per donarlo (davvero!) al mondo.
Maria bene-ama suo figlio e lo lascia andare.
Scomparirà, Maria, nel vangelo di Giovanni, per riapparire, ancora e solo donna sotto la croce.
Per tornare a diventare madre, ma di tutti i discepoli, questa volta.
E l’ultima sua parola è un invito a seguire il figlio.

Così inizia l’anno nuovo, con semplicità e stupore.
Qualunque cosa accadrà, quest’anno è l’anno in cui vogliamo dare al Signore la nostra fedeltà imperfetta, la nostra vita pietrificata, per vederla trasformare nel vino nuovo del Regno.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Lo sposo è con noi

 

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Gesù:parola incarnata e comunicata!

Dal 27 al 31 dicembre 2009 nella comunità “Regina degli Apostoli” delle Figlie di San Paolo (via Antonino Pio) si è tenuto il campo invernale per giovani fino ai 30 anni. Quest’anno il tema era: “Gesù: Parola incarnata e comunicata”. Preghiera, riflessione e laboratorio di comunicazione digitale. I partecipanti, anche se sarebbe meglio dire “le” partecipanti – visto che quest’anno erano tutte ragazze – provenivano dalla Campania, dal Lazio, dalla Toscana e dalla Liguria. Presenti oltre alle animatrici sr Mariangela e sr Silvia, anche Veronica, la nostra Postulante, e Marco Biggio (tecnico radiofonico e animatore della comunicazione che ha collaborato con noi per la riuscita dei laboratori radiofonici).

La parola a chi c’è stato:

 

«Gesù parola incarnata e comunicata: questo il titolo del campo-scuola di Natale organizzato dalle Figlie di San Paolo che si è svolto a Roma dal 27 al 31 dicembre scorso.Fermarsi per riflettere e riscoprire nella propria storia personale l’immenso dono di Dio che si incarna, che assume una natura umana per vivere uomo tra gli uomini e per comunicarsi a tutti e a ciascuno, questo il desiderio del gruppo di giovani, eterogeneo per provenienza, età ed esperienze che ha partecipato all’incontro. Per alcuni che già vivono un cammino insieme alle Figlie di San Paolo non si trattava della prima esperienza del genere, per altri, io compresa, era il primo incontro con questa realtà. Tre sono le parole che meglio descrivono le giornate vissute insieme: ascolto, azione, comunione.
Ascolto, infatti la prima parte delle nostre giornate era dedicata all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera e alla riflessione personale. Abbiamo “spezzato” insieme la Parola cercando di farla scendere nell’intimo, accogliendone anche le provocazioni alla nostra “quiete” spirituale.
Azione, questo il termine che meglio descrive le attività pomeridiane: i laboratori di comunicazione digitale. Proprio attraverso queste attività siamo entrati in contatto direttamente con il carisma delle Figlie di San Paolo: la comunicazione, campo sterminato, pieno di potenzialità che lancia sfide continue anche, e soprattutto, a chi desidera che l’annuncio del Vangelo raggiunga l’umanità d’oggi. Durante i laboratori, divisi in due gruppi, abbiamo lavorato alla creazione di due vox populi sul tema giovani e fede, con lo scopo di costruire strumenti per leggere la realtà dei giovani, nostri coetanei, e per meglio saperla interpretare.
Nella prima fase dei laboratori siamo scesi nelle vie del centro di Roma e abbiamo fatto delle interviste ai passanti sul tema giovani e fede e abbiamo vissuto un’esperienza particolare confrontandoci con risposte che per molti aspetti ci stupivano essendo lontanissime da ciò che ci saremmo aspettati, constatando anche una grande indifferenza verso l’argomento.
In un secondo momento abbiamo selezionato il materiale raccolto e montato i vox populi. Ci siamo ritrovati a lavorare insieme provando l’entusiasmo ma anche l’impegno di realizzare qualcosa con la partecipazione di ciascuno. Durante le ore dedicate a questo lavoro abbiamo anche avuto modo di provare la fatica e la difficoltà di superare i problemi legati agli strumenti che abbiamo utilizzato e che non conoscevamo bene.
Alla fine l’ascolto dei vox populi è stata una vera soddisfazione, perché sentivamo finalmente il risultato del nostro lavoro.
Comunione, è ciò che ha caratterizzato il nostro stare insieme. L’abbiamo sentita nascere all’inizio dell’incontro e crescere giorno dopo giorno. E’ stata proprio la comunione creata tra di noi a favorire i momenti di condivisione, di scambio, di confronto.
Perché trascorrere alcuni giorni delle vacanze natalizie (periodo di riposo tanto agoniato per tutti) vivendo un’esperienza come questa?
Era questa la domanda che mi ponevo nei giorni precedenti al campo. La risposta, giunta fin da subito, fin dal primo giorno durante la celebrazione della S. Messa è che ciascuno di noi aveva ricevuto una chiamata a vivere un nuovo, concreto incontro con il Signore, che desiderava parlare al nostro cuore e riaccendere in noi l’entusiasmo di comunicare a tutti ciò che abbiamo ricevuto. Ognuno di noi è partito dal campo mettendo nella propria “valigia spirituale” alcune delle risposte che cercava, nuovo entusiasmo, nuova gioia, persone nuove con cui condividere il cammino».

Valentina – Tivoli (RM)

«Gesù Parola Incarnata e Comunicata; sicuramente durante il campo Gesù non mi si è nascosto, anzi mi ha parlato, incoraggiato e spronato. Posso dire di essere partita in un modo ed essere tornata in un altro perché davvero il Signore è entrato nella mia storia personale.
Un esempio? Io sono una persona timorosa e ho poca fiducia in me e nelle mie capacità, e questo è un freno anche per i miei rapporti, sia con Lui che con gli altri ma il mio essere partita offrendogli tutta me stessa, tutti i miei difetti e le mie mancanze ha ripagato!
Prima con compagni squisiti e tutti diversi. Nella loro unicità mi hanno fatto sentire davvero arricchita.
Io che ci metto sempre un bel po’ a fare amicizia, subito mi sono sentita a mio agio e ho attaccato bottone con tutti, ho messo un poco da parte la mia irrefrenabile parlantina e ho ricevuto in cambio tante testimonianze e la loro fiducia e gioia. Puntualmente, ogni frase o domanda che nasceva in me durante le meditazioni, le catechesi o le Messe, mi veniva più chiara da comprendere da una frase altrui, un commento o una esperienza.
Tutte le riflessioni sulla Parola al mattino, mi hanno parlato come se fossero tutte indirizzate a me, alla mia vita, al mio cuore. Ho molto apprezzato anche la celebrazione quotidiana e don Gabriel [un sacerdote paolino che si è reso disponibile per celebrare l’Eucaristia e per le confessioni, ndr] durante le omelie è stato breve e chiaro… e ancora lo Spirito Santo gli ha fatto dire parole che mi hanno colpita in prima persona, che mi hanno fatto riflettere e sentire l’amore del Padre!
Sono stati giorni pieni di simboli, abbiamo chiesto al Signore un particolare nome nuovo per la nostra vita, abbiamo ricevuto una piccola pietra come simbolo della nostra famiglia, delle nostre radici e quindi della nostra realtà, ci siamo affidati agli altri e ci siamo presi l’uno cura dell’altro, fino poi ad essere chiamati davvero dal celebrante col nostro nuovo nome. Sentirsi chiamare  – nel mio caso – FIDUCIA mi ha fatto un po’ strano appunto perché ne difetto… ma sento che in me c’è una grande forza che ho scoperto proprio durante questo campo e c’è anche stato chi ha notato dei piccoli cambiamenti in me.Mi ritenete troppo presuntuosa se vi dico che medito queste cose nel mio cuore?»

Chiara – Salerno

«Sono partita per il campo aspettandomi di ricevere stimoli e spunti di riflessione.. e sono ripartita da lì per tornare a casa, niente affatto delusa!!! E pensare che la mia partecipazione al campo, è stata incerta fino a tre giorni prima: tra lo studio, la famiglia da lasciare durante le vacanze (anche se solo per pochi giorni), e chi più ne ha, più ne metta… oggi però, posso dire che sono stata felicissima di esserci stata!
È stato un campo veramente molto stimolante: le riflessioni sulla Parola in cui ci veniva presentato un Dio che desidera abitare la Storia , ma soprattutto la risposta degli uomini al suo interrogativo d’amore… COSA RISPONDERE E COME RISPONDERE? QUALI RISPOSTE SONO STATE DATE E COME?
Un campo dove altre figure che hanno  permesso a Dio di delineare la storia grazie ai loro Si.. si sono fatte nostre compagne… Ma anche un campo dove ci è stata offerta la possibilità di vedere in azione l’apostolato paolino… attraverso le animatrici, certo, ma soprattutto un apostolato che questa volta ha preso vita grazie a noi… infatti abbiamo ricevuto l’opportunità di sentire e raccogliere per strada la voce dei nostri coetanei sul tema “Giovani e Fede” e di elaborare con le loro risposte un vox populi radiofonico. Insomma un campo che di certo ha lasciato il segno: che storia infinita quella dell’uomo, che Verità bellissima quella di Dio che sceglie di farsi uomo per lasciare aperta la possibilità (se l’uomo lo vuole) di abitare ogni uomo. Grazie a tutti per avermi permesso questa esperienza, e GRAZIE a Dio, Parola Viva!»

Chiara – Pavona (RM)

«Gesù: Parola Incarnata e comunicata, questo il tema del campo post-natalizio vissuto a Roma con le Figlie di San Paolo!  Mattinate in cui alle riflessioni sulla Parola tenute da sr. Mariangela sono seguiti spazi di meditazione personale e la santa messa… momenti che hanno permesso di immagazzinare energia, energia utile per poter vivere uno degli appuntamenti più intensi di questo campo: un laboratorio sulla comunicazione!!! Come GEP (Giovane Evangelizzatrice Paolina), per me la Parola oltre ad essere incarnata acquista ancora più senso proprio se comunicata, portata agli altri, donata, trasmessa…  è questa la sfida che mi propongo ogni giorno!!! E come comunicare? Tra i tanti modi, al campo ne abbiamo imparato uno: il vox populi! Letteralmente “voce del popolo”, è un tipo di intervista radiofonica (ma non solo) attraverso cui raccogliere le opinioni della gente su un determinato tema partendo da una domanda Chiara, Concreta, Coincisa e Creativa! Così dopo un momento “teorico” tenuto da Marco Biggio, esperto radiofonico, su come costruire un vox populi, la proposta per noi è stata: realizzarne uno sul tema “Giovani e fede”!!! Divisi in due gruppi abbiamo pianificato il lavoro scegliendo dapprima la domanda da porre di lì a poco ai giovani che avremmo incontrato per le strade di Roma! Preparato il tutto, muniti di registratore digitale, ci siamo diretti verso il centro e abbiamo iniziato la nostra avventura su campo! L’entusiasmo alle stelle affiancato, però, da un po’ di emozione e paura legata alla non prevedibilità delle reazioni delle persone! La voglia di mettersi in gioco e il credere veramente in ciò che stavamo facendo, ci ha dato il coraggio di avvicinare i primi giovani incontrati e domandare: “Se dico fede cosa pensi?” [la domanda dell’altro gruppo è stata invece: Se Dio esistesse e avesse una pagina in Facebook, cosa scriveresti sulla sua bacheca?, ndr]. Disparate le risposte e le reazioni, il rifiuto, l’indifferenza ma anche la gentilezza di chi, seppur con imbarazzo, ha risposto alla nostra domanda! Che gioia uscire dalle nostre “sacrestie” per incontrare  altri giovani anche se la realtà in cui ci siamo imbattuti non è stata certo così  rosea come speravamo. Siamo rimasti un po’ perplessi soprattutto perchè, dalle risposte ricevute, abbiamo potuto constatare che molti giovani non credono, alcuni si definiscono atei, altri semplicemente credono che esista un essere superiore ma che non si chiami Dio; tanti, alla parola fede associano semplicemente il nome Emilio, facendo riferimento al giornalista televisivo, altri di fede non ne vogliono nemmeno sentir parlare perché “è un argomento che non li riguarda”. Quanta tristezza, quanta tentazione di voler gridare a tutti questi giovani “ma che Dio avete conosciuto fino a questo momento? M ve l’hanno mai presentato il “mio Dio”, il Dio cristiano, il Dio Padre buono e misericordioso?”. E a me e a tutti coloro che come me sono giovani cristiani dico “e noi cosa possiamo fare per annunciare questo Dio così bello? Come possiamo essere suoi apostoli, suoi testimoni?”. Naturalmente non sono mancate le risposte di giovani che hanno fede, che credono in Dio ma da una rapida statistica, mi viene da dire che siamo ancora troppo pochi… la messe è tanta e gli operai sono pochi, il Signore ha bisogno di operai per la sua messe!

Dalia – Pomigliano d’Arco (NA)

Buona domenica!

Alcuni Magi
vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano:
Dov’è colui che è nato,
il re dei Giudei?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)
EPIFANIA DEL SIGNORE -Anno C-

 

La parola a…
don Tonino Lasconi

Il racconto dei Magi non è una cronaca da conoscere o, peggio, una favola per far sognare i bambini, ma un messaggio per la nostra vita: nel paese della fede non si è mai arrivati, si è sempre con le valigie in mano, pronti, come i Magi, a vedere la sua stella e a partire per adorarlo.
Non a mani vuote, ma con oro, incenso, e mirra.

Oro
L’oro è una fede ripulita da tutte le pesantezze del “si è fatto sempre così”, delle convenzioni che spesso hanno sostituito le convinzioni.
Oggi, per essere credenti “lieti e fieri”, c’è bisogno di una fede forte, nutrita da convinzioni robuste, capaci di confrontarsi con i problemi e le situazioni inedite che la vita pone davanti.

Incenso
L’incenso è una sostanza che dimostra la sua utilità quando, bruciato, espande il suo profumo. Finché sta chiuso nella scatola non serve a niente. Così è della fede. Finché sta chiusa dentro le persone, o nelle chiese, serve a poco.
Il Signore ce la dona per rendere manifesta a tutti la sua gloria che vince le tenebre che ricoprono la terra, e dirada la nebbia fitta che avvolge i popoli.
Compito dei cristiani “Magi” è quello di manifestare il disegno di Dio. 

Mirra
Per quanto se ne sa, la mirra era un profumo forte, dal sapore acre. I padri della chiesa l’hanno considerata simbolo della passione. Noi possiamo intenderla proprio come la fatica non facile di rinnovare la nostra fede, per farla diventare oro che impreziosisce la nostra vita, incenso che la rende capace di spandere il suo profumo, mirra, coraggio, che la fa essere pronta a portare la testimonianza in modo limpido ed efficace anche tra le persone che appaiono meno disposte ad  accoglierla.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cerchiamo

 

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Ma Dio ha smesso di chiamare?

Ma Dio ha smesso di chiamare? Non ha più bisogno di apostoli? Apostoli da strada, intendo! Apostoli che percorrano e inaugurino strade nuove e non ancora battute, che scoprano vie e luoghi in cui Gesù Cristo non è stato ancora conosciuto o già dimenticato!

Lo chiedo ai parroci, ai laici responsabili di gruppi giovanili, ai giovani in eterno discernimento, ai genitori, agli accompagnatori vocazionali a tutti i religiosi e le religiose. Lo chiedo e continuerò a farlo, senza sosta, quasi a tamburo battente… lo chiedo a loro e a voi che leggete, con la stessa forza e intensità con cui lo chiedo, ogni giorno, a me stessa!
Dio non chiama o noi non abbiamo più il tempo e le possibilità per ascoltarlo?

Già perchè se chiama e la sua voce arriva alle nostre orecchie è abbastanza difficile restare fermi, ignorarlo o far finta di non aver ascoltato… e allora meglio è non ascoltare in partenza, vestendoci però di abbondanti e sfarzose vesti di ascolto e adesione alla volontà divina.  Troppo enigmatica? Forse… ma sciolgo subito l’eventuale cripticità.
Per ascoltare Dio, e ascoltarlo veramente, si dovrebbe favorire un incontro personale, fatto di preghiera, silenzio, ascolto, confronto, cammino, scelte: tempi condivisi e tempi personali.
Esiste questo nelle nostre realtà parrocchiali ed ecclesiali? Viene favorito e aiutato in quei giovani che chiedono di poterlo fare? Viene favorito con libertà e apertura di cuore? Viene aiutato e incoraggiato al di là dei nostri interessi personali e/o delle nostre preferenze ecclesiali? O rispetto a qualsiasi proposta le mie e nostre vedute, le necessità di gruppo, oratorio, parrocchia, ecc. sono sempre più forti e determinanti?

Questo post non nasce da altro se non da una consapevolezza sempre più amara del vedere e accompagnare, e questo ormai da anni, giovani che non fanno altro che abbandonare il loro cammino di discernimento perchè spinti, amichevolmente si intende, a scegliere tra la parrocchia e un percorso più specifico di discernimento; giovani che hanno mollato solo perchè i punti di riferimento più vicini hanno calorosamente consigliato di non continuare con alcune realtà a loro non gradite; giovani letteralmente trascinati nell’impeto delle emozioni e poi lasciati lì solo perchè ad una reale maturazione dovevano essere gradualemnte e lentamente accompagnati…
Eppure al di là di noi c’è un mondo che ha sempre più bisogno di giovani che gratuitamente scelgano di dare la loro vita, di perderla letteralmente come risposta d’amore; c’è un gran bisogno di apostoli che abbiano il coraggio di aiutare non solo la fame di pane, ma anche la fame di verità che sta lentamente annientando le coscienze; ma c’è anche una chiesa che ha bisogno di uomini e donne di Dio che con grande gratuità si facciano strumenti della voce di Dio che, oggi come ieri, vuole parlare, raggiungere i cuori, chiamare a sè e mandare verso orizzonti che solo a Lui è dato sapere, i cui confini non sempre corrispondono con i nostri progetti, i nostri gruppi, le nostre parrocchie, le nostre urgenze congregazionali… Dio chiama al di là di noi, oltre noi, pur servendosi di noi. Dio chiama e lì, in quella risposta è tutta la felicità, la pienezza, la pace del cuore!

Per noi allora, per noi che siamo per la vita, che la difendiamo in qualsiasi forma, stadio e misura… per noi, oggi, è l’appello forte ad alzare gli occhi, ad allargare gli orizzonti per difendere la vita di Dio che, in modo invisibile sta germinando nella vita dei nostri giovani: tra le nostre mani non si consumino aborti vocazionali, che le nostre urgenze, necessità, bisogni umani ed ecclesiali non impediscano alla vita di Dio di venire alla luce!

E il Sì di Maria sia Sì detto da tutti noi, oggi, perchè la Parola possa ancora una volta farsi carne, vivere e parlare lungo le strade di questa nostra storia!

Buona domenica!

“Salve, Madre santa:
tu hai dato alla luce il Re che governa
il cielo e la terra per i secoli eterno”.

Antifona d’ingresso
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Per i cristiani il tempo è sacro, da quando Dio lo abita. Il tempo, la storia, la mia storia, non è una serie di avvenimenti che si susseguono senza senso ma, al contrario, lo spazio che mi è dato per realizzare il progetto che Dio ha su di me, un ritaglio di infinito in cui diventare uomo.
Certo, ci sono anni più belli, fatti di soddisfazioni lavorative, di gioie immense come la nascita di un figlio, ed altri più difficili in cui sperimentiamo il fallimento affettivo o il lutto di una persona cara.
Entrambi sono abitati dalla tenerezza di Dio.

Dio faccia splendere il suo volto su di voi.
Quando sorridiamo il nostro volto si illumina.

Per accorgersi del sorriso di Dio occorre imitare l’adolescente Maria.
Maria, che festeggiamo con il titolo di “Madre di Dio”, è turbata dai troppi eventi che hanno caratterizzato l’ultima settimana: il parto da sola, l’essere lontana dalla sua casa, la sistemazione più che provvisoria, la visita dei loschi pastori.
Cosa fa?
Serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Meglio, Luca scrive che “prendeva i vari pezzi e cercava di ricomporli”.
Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta. Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere tutte le cose ad asciugare. Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso.
Perché non assumerci l’impegno in questo 2010 che inizia, di ripartire da Dio, di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata?

Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Benedetta la Madre

 

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L’incontro – alias “Dio ma che lingua parli?”/3

 

 

 Il 13 dicembre 2009, il terzo incontro di spiritualità e formazione per giovani fino a 30 anni, ha avuto ancora come sede la nostra comunità di Napoli (zona Capodimonte).

 

Nonostante sia durata soltanto un giorno, come è stata intensa e gratificante questa terza tappa del cammino di quest’anno intitolato Dio, ma che lingua parli?, con le Figlie di San Paolo! Fin da subito è stato svelato il tema del giorno: l’INCONTRO. La Bibbia è piena zeppa di incontri con Dio: per esempio con Mosè, Zaccaria, Maria, Zaccheo e tanti altri. Leggendo i passi Biblici relativi a questi quattro compagni di cammino, abbiamo scoperto come Dio ci chiama per nome e ci incontra nella nostra quotidianità, nell’ordinario, nella vita di ogni giorno, valorizzando anche le piccole cose e i particolari più insignificanti. E l’incontro diventa occasione che Dio non si lascia sfuggire per farci una proposta di vita, di fronte alla quale siamo liberi di scegliere: rifiutare e tapparci le orecchie, o lasciarci stravolgere dalla Sua Parola e accettare il suo invito a metterci in gioco.
Riflettendo sul tema e sulle domande-provocazione che ci sono state proposte, mi sono resa conto che più di “incontro”, potrei parlare di “incontri”… In cui Dio mi propone di “attivarmi”, di andare saltellando gioiosamente verso traguardi e orizzonti a volte per fortuna “pensabili”, a volte inimmaginabili, di fronte ai quali rimango semplicemente incantata dalla Sua grandiosità.
Durante la S. Messa della Terza domenica di Avvento (Gaudete) sono risuonate le parole della lettera di San Paolo: “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore.” E a rendere il tutto ancora più bello, una bellissima candela rosa che, insieme alle altre due di colore viola, spiccava sull’altare.
Nel pomeriggio abbiamo vissuto un momento di condivisione delle nostre riflessioni sul tema. Sono intervenuti soprattutto Davide e Paola, che si sono uniti a noi per la prima volta, e ci hanno raccontato della loro gioia nell’aver incontrato Gesù, di quanto la loro vita sia stata cambiata, e del loro desiderio di non volerlo lasciare mai più.
Infine durante l’Adorazione Eucaristica abbiamo potuto presentare al Signore i nostri ringraziamenti, le preghiere, le gioie e le paure, e tutto ciò che avevamo nel cuore.  Un immenso grazie per gli incontri …  nelle persone, nelle situazioni, in tutti i giorni della mia vita …!!! E grazie per la gioia che vive nella mia vita, e che è vissuta in questa giornata!

Buon cammino e buona continuazione d’Avvento a tutti …!!!

Maria Chiara – Campagna (SA)