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Quando Gesù dice «Beati voi…», non scherza!- BUONA DOMENICA! IV TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
(Mt 5,12a)

«Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro…» (Mt 5,1ss.). Quasi sicuramente queste prime righe del brano di Vangelo che la IV domenica del Tempo Ordinario ci propone scorreranno via velocemente e, se le ascolteremo a messa è molto probabile che non riceveranno troppi commenti, perché oggi il cuore di tutto è niente poco di meno che le Beatitudini. Eppure l’attacco scelto dall’evangelista Matteo è fondamentale e dice tutta l’importanza del brano che segue, le Beatitudini appunto.
Quando qualcuno dice quanto la pagina delle Beatitudini sia centrale per un cristiano, c’è quasi sempre qualcun altro che sottolinea: «Sì, ma di più i comandamenti». E a volte i dibattiti proseguono tra chi protende per un cristianesimo della gioia e chi dei precetti. Eppure sono proprio quelle prime righe ad aprirci la via, a guidarci.
Non sono troppe le volte in cui Gesù si siede.
Non sono tante le volte in cui Gesù va sul monte per parlare. Spesso si allontana sul monte per pregare.
Non son tante le volte in cui si dice che Gesù insegna.
Eppure questa volta Matteo è chiaro: Gesù va sul monte, si siede e insegna. E voi mi direte. Ok? Ma a noi?
Andiamo al dunque! L’evangelista Matteo parla a una comunità di cristiani provenienti dall’ebraismo: credenti in Gesù, sì, in cui però è ancora forte il senso della Legge mosaica, dell’Antica alleanza. Credenti in cui il senso del precetto si scontra spesso e volentieri con la legge del dono e del perdono. Come dire: Comandamenti – Beatitudini: 1-0.
Per questi fratelli e sorelle di fede, «monte» significa: Dio, Mosè, alleanza; quel «si siede» e «insegna», circondato da discepoli, significa che chi sta parlando non è uno qualunque: è un maestro, e quelle parole che stanno per essere pronunciate dovranno essere accolte, credute, osservate (cioè: realizzate) esattamente come lo furono le dieci parole date da Dio a Mosè, e da Mosè al popolo.
Gesù quindi è il nuovo Mosè, che su un nuovo monte offre una nuova legge; legge che dà pieno compimento all’antica alleanza. Le Beatitudini non sono un consiglio. Non sono un invito, non una parabola, non una delle tante possibili vie per seguire Gesù. Il Maestro di Nazaret sta letteralmente spostando il baricentro.
E come a Israele fu detto: «Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio. Lo amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze», così a noi, viene detto: «Beata te, beato te che avrai il coraggio di puntare all’oltre, di mettere tutte le tue energie, la tua intelligenza, i tuoi doni per cercare di realizzare la giustizia, la pace, la tenerezza, la bontà; in una parola, il regno dei cieli qui e ora. Felice te, che non punti a far quadrare il tuo piccolo cerchio, a far funzionare il ristretto orizzonte della vita, ma ti spingi oltre e fai di quell’Oltre il senso stesso di ogni giorno, di ogni singolo ricominciare, di ogni ferma determinazione a credere nella speranza». Non ci è chiesto di accontentarci, tutt’altro!
Le Beatitudini sono una pagina rivoluzionaria a cui solo chi non sa accontentarsi può dare credito. Le Beatitudini sono il senso della nostra fede e il cuore della nostra vocazione battesimale: ci è chiesto di costruire felicità, di diventare artigiani di felicità!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Beati noi

Beati noi, Signore,
se riusciremo a fare del Vangelo
la nostra bussola.
Beati noi, Dio della vita,
se sapremo generare felicità,
costruendo il bene.
Beati noi, Tenerezza infinita,
se sceglieremo di cercare la giustizia
e vivere l’umiltà.
Beati noi, Maestro di Nazaret,
se nelle scelte quotidiane
metteremo te al centro di tutto,
se le tue logiche di relazione
diventeranno il nostro stile di vita.

Vogliamo la felicità,
Dio di pienezza:
insegnaci a esserne artigiani.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

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Splende nuova vita – BUONA DOMENICA! III TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Il regno dei cieli è vicino
(Mt 4,17)

Non so voi cosa pensiate, ma queste prime domeniche dell’anno liturgico a me stanno donando una profonda consolazione. Di lettura in lettura, di Vangelo in Vangelo è come se gli eventi del Natale stessero prendendo corpo, è come se la straordinaria bellezza vissuta nel contemplare il Dio-con-noi si stesse incarnando in incontri, scelte, situazioni che ci rivelano quanto concreta sia la presenza di Dio tra noi, di quel Gesù di Nazaret, figlio di Dio e Dio stesso.
È come se ascoltando Giovanni il Battista o Isaia o contemplando i gesti che la Parola di Dio propone, quello stupore diventasse sempre più forte, sempre più concreto.
Ve lo dico onestamente: mi piacerebbe riuscire a fermare la routine per lasciare a Dio il tempo di rivelarsi, di farsi scoprire negli eventi di ogni giorno. Poiché a volte rischiamo di spegnere la gioia solo perché non riusciamo a concederci il tempo della contemplazione. Sì, della contemplazione! Dell’accorgerci di Dio e della sua opera.
La nostra vita molto spesso è come i territori di Zabulon e Neftali: è depredata, strapazzata da chi sa sempre cosa prendere, attraversata dai più, spesso calpestata. È terra colpita, avvolta dalla notte dello scoraggiamento o dal crepuscolo della fatica. Eppure proprio in questa terra Dio continua a splendere. Anche se non lo fa sparando fari accecanti. Lui fa luce, facendosi luce. Proprio in questa terra rinsecchita dal dolore Dio riporta vita non aprendo le dighe, ma irrorando con la rugiada.
Su di noi e sulla nostra vita, l’Emmanuele continua a farsi luce nella notte, vita nella morte, acqua nel deserto.
Eppure ci sono giorni, e sono tanti, in cui facciamo proprio fatica a vederlo. Ci sono volte, e tante, in cui la consolazione è materia rara, difficile da reperire.
E allora la domanda: come fare per riuscire a vedere il regno di Dio accadere? Come vedere il compiersi del Vangelo, il farsi storia reale della Buona notizia, il farsi presenza luminosa dell’Emmanuele?
Il segreto per riuscire davvero a sperimentare quella gioia di cui parla il profeta Isaia – gioia che nasce dall’accorgersi che Dio per noi sta spezzando i gioghi che ci opprimono, sta fermando il bastone dell’aguzzino, sta sollevando il peso dalle nostre spalle – è nelle parole di Gesù: «Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino». Convertirsi, ossia cambiare, capovolgere le logiche.


Abbiamo bisogno di cuore nuovo per vedere Dio.
Abbiamo bisogno di occhi puri per accorgerci di lui.
Abbiamo bisogno di silenzio per ascoltare la vita e vederla accadere.
Abbiamo bisogno di stoppare ciò che in questo momento ci sta travolgendo. Stopparlo, qualsiasi cosa esso sia.
Abbiamo bisogno di lasciare le nostre reti per poter davvero pescare.
Abbiamo bisogno di orizzonti nuovi per riuscire a scrutare l’orizzonte.

Non so come potremo concretamente fare, ma nessuno se non noi stessi può scegliere di farlo.
E io auguro a me e a voi questo coraggio: lasciare per trovare, lasciare per vedere, lasciare per scoprire.
Il Regno sta già accadendo, in noi e attorno a noi, con tutta la sua carica di novità. Ora a noi togliere i nostri occhiali e indossare quelli di Dio!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Chiamaci, Maestro viandante

Gesù, Maestro viandante,
accostati a noi, chiamaci,
tiraci fuori da noi stessi
e dai nostri blocchi interiori;
aiutaci a venir fuori
dallo scoraggiamento e dalla fatica,
prestaci occhiali nuovi
e mostraci nuovi orizzonti
per riuscire a scorgere,
ogni giorno, la vita che nasce,
il buono che germoglia,
Dio presente.
Insegnaci a lasciare per trovare…
per trovarti!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

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Campo online/3° giorno_pomeriggio

Adorazione eucaristica: Dio con noi l’Emmanuele.

Crediamo in te, Dio, Padre del cielo e della terra,
di ogni uomo e di tutte le creature.
Crediamo in te, Figlio del Padre, Parola pronunciata sull’universo,
Parola fatta carne per la nostra salvezza;
Parola in cui tutta la creazione viene rinnovata in nome dell’amore.
Crediamo in te, Spirito santo, amore che vieni a noi dal Padre e dal Figlio,
amore che tutto puoi, amore divino che ci innalzi da servi a figli,
dito potente della mano di Dio che rendi possibile l’umano impossibile.
Crediamo in te, Trinità santissima,
presente e operante oggi e qui, nel nostro cuore,
nella nostra vita, nelle nostre scelte, nella storia che viviamo.[…]
[…]Crediamo che in te, divina Eucaristia,

noi tocchiamo il Verbo della Vita,
ce ne nutriamo e, nei nostri sì, lo rendiamo dono.
Crediamo che in noi, figli amati,
il tuo mistero di salvezza continua a donarsi
in questa povera e fragile porzione di storia. Amen.

45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Mt 13, 45

16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti,non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Gv 3, 16 – 17

Cerchi risposte, ma le cerchi lontano da te e da me. Il Regno lo cerchi tra le cose, nel passato o tra i segreti di antiche promesse. Il Regno dei cieli è come un mercante che cerca, il Regno è come un prezioso tesoro che attrae e si lascia trovare, è una perla che risplende, è come il lievito che fa fermentare dal di dentro una massa. Il Regno è come tutto questo ma è anche molto di più. Nessuno lo può possedere eppure è per tutti. Ora segui le mie parole: non una cosa è il Regno, ma una persona! È il compiersi di tutto in lui, è la realizzazione di tutte le promesse di perdono, di salvezza, di amore, di liberazione! La storia mi ha conosciuto, fin dai tempi antichi come il Dio creatore! Sono sceso con il mio popolo per portarlo dalla schiavitù alla libertà, per riscattarlo da ogni forma di morte. Ma perché l’amore divenisse visibile, perché tu lo potessi toccare, perché tu potessi sentirne la forza mi sono fatto Parola umana; mi sono fatto carne, mi sono fatto uomo e figlio dell’uomo, mi sono fatto terra, perché nuovo Spirito la inondasse e ti inondasse, rendendo nuovo il tuo cuore e la tua vita. Sono Dio: il Dio liberatore, il Dio di quella storia che ti è stata raccontata; ma desidero essere per te il Dio del tuo futuro e del tuo presente, il Dio che come un mercante in cerca della perla preziosa, cerca te! E per te dà tutto! […]