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La mia parola…- BUONA DOMENICA! VI DOMENICA DI PASQUA – Anno C

«Non sia turbato il vostro cuore

e non abbia timore.»

Gv 14,27

La Parola è uno degli straordinari doni che il Risorto ci ha lasciato. Nella sua parola c’è tutto ciò che il cuore può desiderare. C’è vita, c’è guarigione, c’è speranza, c’è luce. Se la Parola trova spazio in noi, se può abitare dentro di noi allora non abbiamo bisogno di surrogati di luce, perché in noi splende la Luce; non abbiamo bisogno di riempirci di emozioni forti, perché in noi sarà l’Amore a generare amore.
“Osservare” la Parola non è ridurre la vita a sterile obbedienza. Osservare la Parola significa fare della vita la casa di Dio, una casa dalle mura mobili che Dio può allargare a dismisura, rendendo il nostro cuore più vasto degli oceani. Osservare la Parola è attivare una risposta d’amore, capace di ribaltare ogni equilibrio, di superare timori, di vincere se stessi e quella nostra strenua volontà di dominare il presente e il futuro, noi stessi, gli altri e anche Dio.
Osservare la Parola è smettere di possedersi e possedere, perché la Parola è Dio vivo, è il Risorto presente, è lo Spirito carico di novità. Sono loro in noi ciò che ci rende nuovi. Sono loro la luce della nostra casa, la vita che scorrendoci dentro ci rinnova, la pace che come acqua sul fuoco può spegnere l’ira e aprire al perdono.
Queste non sono “belle parole”, non è poesia. E se lo fossero noi tutti saremmo dei perduti, degli sconfitti, dei creduloni. Vana sarebbe la nostra fede, ma vana sarebbe anche la nostra vita. Non possiamo renderci nuovi da soli, non possiamo arrivare a Dio da soli, non possiamo generare pace da soli. Ma solo noi possiamo consentire a Dio di venire in noi, di abitare in noi, di restare con noi, di renderci un miracolo.
Questo è l’invito, non altro!
Credere in lui è far spazio a lui.
Credere in lui è scegliere di lasciarci abitare dal suo Spirito che, giorno dopo giorno, passo dopo passo, ci svelerà il suo volto.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Spazio alla Parola

Vieni, Spirito di Dio,
e fa’ che la Parola
trovi spazio in noi,
viva in noi e ci ricrei!

Vieni, Spirito del Risorto!
Tu che leghi la nostra esistenza
alla vita del Padre,
penetra lì dove il nostro cuore
custodisce i segreti più intimi
e fai esplodere la luce;
penetra lì dove si annidano
le nostre paure più segrete
e fai esplodere la fiducia.

Tu, Spirito del Signore,
insegnaci a lasciarci andare
allo sguardo di Dio,
alle sue mani tese,
alla sua voce che,
instancabilmente, chiama.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

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Come io, così voi – BUONA DOMENICA! V DOMENICA DI PASQUA – Anno C

«Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.»

Gv 13,34

«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Eccolo il cuore del Vangelo che la V domenica di Pasqua fa riecheggiare. E ben a ragione potremmo considerarlo non solo il cuore di quel brano evangelico, ma il cuore pulsante di tutto il Vangelo.
E Gesù non scherza! Quel messaggio non viene consegnato ai discepoli come invito o appello… Gesù lo dà come comandamento, lo carica di quella stessa forza imperativa che gli Ebrei erano abituati a riconoscere alle parole della Legge. E lo consegna, sottolinea Giovanni, subito dopo che Giuda è uscito dal Cenacolo.
Quel «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» ci porta direttamente sul Golgota e ci chiede di alzare gli occhi per imparare dal Crocifisso la forza disarmante e radicale dell’amore, l’universalità del suo dono.
Giuda era uscito dal Cenacolo, ed era notte nel cuore dei discepoli: di chi aveva tradito e di chi non comprendeva, di chi sarebbe scappato e di chi avrebbe atteso. Ma proprio quando la notte è più buia con maggiore forza risplende la luce. Ed è in quella notte lunga e pesante che l’amore di Colui che si dona diventa luce che, illuminando l’oscurità, dirada le tenebre.
Quel comandamento preannunciato nel gesto del pane spezzato per gli amici e nel boccone intinto e condiviso con il nemico, diventa eloquente e inequivocabile sulla croce. È lì che siamo travolti dalla dura bellezza dell’amore. Perché non esiste amore che non sia dono. E non esiste dono che non si lasci spezzare.
Le sento le obiezioni. È vero, è tutt’altro che facile! Eppure quello è il solo amore capace di far vivere il mondo, di seminare vita, di permettere allo Spirito di far fiorire i deserti.
Caro Signore risorto, quel comandamento che ci hai lasciato non ci rende la vita facile. Mette in difficoltà tutti: chi vorrebbe prenderlo sul serio, ma anche chi vorrebbe fosse solo un modo di dire, sì, insomma, una meta ideale, adattabile… Però… se ce lo hai donato è perché tu sai che ognuno di noi può amare come te, portare luce come te, regalare vita come te.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Insegnaci ad amare

Signore Gesù,
Dio della vita e dell’amore,
insegnaci a scrutare te,
guardare te, respirare te.
Perché ciò che tu sei viva in noi;
perché il tuo amore germogli in noi;
perché la tua vita ci renda nuovi;
perché il tuo Spirito ci attraversi;
perché la tua presenza
– oceano di bene –
irrighi il mondo.

Come tu hai amato,
così insegnaci ad amare:
stessa forza,
stessa totalità,
stessa passione.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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Seguire è? – Buona domenica! – V di Pasqua – anno C

«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» Gv 13,34

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Amate! – Buona domenica! – V Domenica Di Pasqua – anno C

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Gv 13,34

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Campo online_Triduo Pasquale 2011/ Veglia del giovedì Santo

Giovedì Santo/Veglia: Chi ci separerà

Chi ci separerà dall’amore di Dio? E’ la grande domanda posta da san Paolo ai Romani, che permette all’apostolo di costruire il grande inno all’amore di Dio, resosi visibile, concreto e tangibile in Gesù Cristo, nella croce, nel dono totale della sua vita. È la grande domanda che in questa particolare notte risuona forte nel nostro cuore, come nel cuore di ogni credente. È la domanda che mette noi in discussione e permette a Dio di sconvolgere i nostri equilibri instabili e fare breccia nei nostri muri. Ci sono forze in noi, spazi a volte sconosciuti, abitati da desideri, da timori, da ricordi e da sensazioni, che spesso ci danno l’impressione della lontananza, della distanza interiore tra la nostra vita e il suo amore. Eppure sulla nostra realtà concreta, con tutte le sue energie e tutte le rigidità, viene proclamata la grande certezza: nulla, né morte, né vita, né presente, né futuro potrà mai separarci dal suo amore. Questa è la certezza di Dio che oggi interpella la nostra vita. Questo è il dono che gratuitamente ci viene donato.


Rm 8, 31 – 39

Se Dio è per noi, fratelli carissimi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

«Pensa, prega, agisci in me. Io in te, tu in me. Lo sai, è questo il mio desiderio di intimità con te. Io sto di continuo alla porta della tua anima e busso. Se ascolti la mia voce e mi spalanchi la porta, allora entro in casa tua e ceniamo insieme. Non preoccuparti del menù. Ogni volta provvedo io al banchetto e la mia gioia sta nel vederlo assaporare in modo da essere sempre più idoneo a donarmi ai tuoi fratelli. Pensa a loro pensando a me. Assumili lasciandoti assorbire in me. Vivi con me come l’Amico che mai si abbandona. Non mi lasciare con la volontà, non mi lasciare con il cuore, cerca di lasciarmi il meno possibile anche con la tua mente. Sii attento alla mia Presenza, al mio Sguardo, al mio Amore, alla mia Parola.
Alla mia presenza
.
Sai bene che sono presente, vicino a te, in te e negli altri. Ma altro è saperlo, altro è provarlo. Chiedimi spesso questa grazia. Essa non sarà rifiutata alla tua preghiera umile e perseverante. Essa è l’espressione più concreta di una fede viva e di una carità ardente.
Al mio Sguardo. Sai bene che i miei occhi non si distolgono da te.
Al mio Amore. Sai bene che sono l’Amore, ma lo sono ancor di più di quanto tu lo sappia. Adora e abbi fiducia. Le sorprese che ti riservo sono molto più belle di quanto tu possa immaginare. Il tempo del dopo-morte sarà quello della vittoria del mio Amore su tutti i limiti umani, purché non siano stati deliberatamente voluti come ostacolo contro di esso. Sin da oggi, chiedimi la grazia di una percezione più acuta, più intuitiva di tutte le delicatezze del mio immenso Amore verso di te».

G. Courtois, Quando il Maestro parla al cuore

Campo online_Triduo Pasquale 2011/2° giorno

Giovedì santo 21 Aprile 2011: L’amore immenso di Dio!

Preghiera di lode

[…] …versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo»
 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». (Gv 13,1-17)

Lavare i piedi è solo un esempio, è un gesto compiuto con le mani, che esemplifica un atteggiamento da assumere con il cuore. È il cuore di Gesù all’ opera nelle sue mani che lavano i piedi ai discepoli. L’amore vero è così: è un cuore che si riversa nelle mani, è un’interiorità straripante che trova la sua espressione in gesti concreti.


Riflessione

Il giovedì santo, il grande giorno in cui la Chiesa e ogni credente riscopre il senso vero dell’essere cristiano, dell’essere amato e scelto, dell’essere chiamato a superare se stesso in nome dell’amore.
Pane spezzato, lavanda dei piedi, sacerdozio, Chiesa, Eucaristia, carità, servizio umile, dono gratuito… tutto in quella notte e in quella cena è accaduto.
Gesù oggi come ieri continua a spezzare il pane, a dire anche noi: «Fate questo, spezzate il pane anche voi, fate come ho fatto io»

Oggi cosa significa spezzare il pane? E solo un bel gesto carico di poesia?

Il pane, quello che compriamo ogni giorno, è fatto di farina, acqua, sale e lievito. Pochi, ma miracolosi ingredienti. Se provassimo a scoprire il pane come un prezioso simbolo della nostra vita e della nostra fede potremmo dare o ogni ingrediente una sfumatura particolare: 

La farina è tutto ciò che siamo: i nostri doni, i limiti, la nostra vita […]

L’acqua è la nostra determinazione, la volontà di arrivare fino in fondo, gli sforzi che ci mettiamo per raggiungere un traguardo, la fatica e il lavoro che da una parte ci consuma e dall’altra ci rafforza nell’obiettivo  […]

Il sale è la fiducia che noi abbiamo in Dio, è il nostro fidarci di lui, è il trattarlo da persona e non da cosa, da “tu” e non da distributore di grazie  […]

Il lievito è la presenza costante di Dio nella nostra vita  […]

Nessun elemento deve mancare! Scegliere il pane come simbolo, significa scegliere con realismo la via del donoNon serve a nulla un pane se non a sfamare. Non si può mangiare un pane se non spezzandolo.«Fate come ho fatto io – ci dici – donate! Donate voi stessi, la vostra vita, donate quanto di più prezioso avete. Donate senza misurare, donate senza rammarico, donate nella verità dei vostri doni e dei vostri limiti, donate con semplicità ciò che avete e ciò che siete».[…]