Buona domenica!

La notte è avanzata, il giorno è vicino.
Perciò gettiamo via le opere delle tenebre
e indossiamo le armi della luce.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 13,11-14)
I DOMENICA DI AVVENTO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È che Dio arriva quando meno te lo aspetti.
Magari lo cerchi tutta la vita, o credi di cercarlo, o sei convinto di averlo trovato e quindi dormi sugli allori e, intanto, la vita ti passa addosso.
Oppure proprio non ci pensi, travolto come sei dalle cose da fare, dal mutuo da pagare, disperatamente galleggiando in questo sfilacciato tramonto di civiltà che stiamo vivendo.
È che Dio è evidente e misterioso, accessibile e nascosto, già e non ancora.
E la nostra vita passa, con i suoi desideri e le sue delusioni, le sue scoperte e le sue pause, le sue paure e le sue ironie, i suoi entusiasmi e i suoi fallimenti. Passa e fatichiamo a tenerla ferma in un punto, un punto qualsiasi, attorno a cui far girare tutto il resto.
È che intorno tutti gufano, ma tanto. E anche ad essere ottimisti e a voler sempre vedere il mezzo bicchiere pieno c’è da vivere in ansia perenne: l’instabilità politica è alle stelle, forse l’Europa fallisce dopo tutti i bei sogni di unità, alcuni di voi (anch’io!) si ritrovano senza un lavoro, tutti, intorno, sembrano cani rabbiosi che scattano appena li sfiori.
Insomma: per tutte queste ragioni abbiamo assoluto bisogno di fermarci, almeno qualche minuto, di guardare dove stiamo andando, di trovare un filo a cui appendere, come dei panni, tutte le nostre vicende.

Oggi inizia l’avvento, finalmente.

Sono quattro settimane che ci preparano al Natale, un’arca si salvezza che ci viene data per ritagliarci uno spazio di consapevolezza. Un mese per preparare una culla per Dio, fosse anche in una stalla. Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce: è già nato nella storia, tornerà nella gloria. Ma ora chiede di nascere in me.
Io voglio prepararmi, ho bisogno di capire come posso trovare il Dio diventato accessibile, fatto volto, divenuto incontrabile. Voglio poterlo vedere questo Dio consegnato, arreso, palese, nascosto in mezzo agli sguardi e ai volti di tanti neonati.
Sono poche quattro settimane, lo so. Ma voglio provarci ancora.
Perché possiamo celebrare cento natali senza che mai una volta Dio nasca nei nostri cuori.
Come dice splendidamente Bonhoeffer: «Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere. Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui».

Tra quattro settimane celebreremo il Natale.
Non giochiamo a far finta che poi Gesù nasce, Gesù è già nato, morto e risorto, vive accanto a me.

Il problema è, semmai, se io sono nato.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vieni ancora

 

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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2010 – Dossier Intelletto

DONACI LA TUA LUCE

di Alessandra Beltrami

All’interno di questo articolo vi suggeriamo un momento di preghiera da svolgere con i ragazzi per invocare il dono dell’intelletto.
Il primo passo da fare è preparare il luogo dove svolgere l’incontro: in un posto centrale, su un leggio o un tavolino, si colloca una Bibbia aperta con un cero acceso. Su un tavolo si predispone un foglio bianco molto grande con  dei pennarelli per consentire ai ragazzi di scrivere.
Il momento di preghiera può iniziare con l’intonazione del canto “Vieni, vieni, Spirito d’amore”.
A questo punto il catechista legge l’introduzione: la presenza di Gesù risorto ci renda forti, l’amore di Dio Padre scaldi i nostri cuori e la presenza dello Spirito Santo ci orienti verso i fratelli e le sorelle.
E’ necessario, ora, presentare ai ragazzi il senso dell’incontro: il dono dell’intelletto ci aiuta a vedere oltre ciò che appare, a cogliere il significato profondo della parola di Dio e della sua volontà. Esso consiste in una luce particolare che è data dallo Spirito Santo, grazie alla quale si intuiscono in maniera penetrante le verità rivelate e si rafforza la virtù teologale della fede. In questa celebrazione, guidati dalla parola di Gesù, siamo invitati a ritrovare dentro di noi la luce dello Spirito, a leggere la nostra vita e ciò che ci circonda con il dono dell’intelletto, per poter seguire il Signore in maniera più consapevole.
Il momento centrale dell’incontro è l’ascolto della Parola: Vangelo secondo Matteo (11,25-27)
Dopo qualche istante di silenzio, si passa alla presentazione di un gesto significativo da far compiere ai ragazzi, il catechista ne spiega il significato: per ricevere il dono dell’intelletto occorre desiderarlo e chiederlo. Esso forma un cuore puro, un cuore sincero, limpido, leale, trasparente. Ci dà una conoscenza profonda della nostra vita, facendoci scoprire il disegno di Dio su di essa.
Dopo un tempo di silenzio, mettendo una musica di sottofondo, si invitano i ragazzi a scrivere, in breve, sul foglio bianco predisposto, le proprie riflessioni, le proprie domande, una parola del Vangelo significativa per loro. Poi, girando intorno al tavolo, in silenzio, si leggono le riflessioni scritte e i catechisti possono dare risposte adatte, soprattutto se ci sono richieste o interrogativi, in modo da essere luce per la loro esistenza.
Prima del canto finale si propone ai ragazzi la preghiera di Jean Galot per l’invocazione del dono dell’intelletto:

Spirito di sconfinata apertura
Spirito di Dio,
vieni ad aprire sull’infinito
le porte del nostro spirito
e del nostro cuore.
Aprile definitivamente
e non permettere che noi
tentiamo di richiuderle.
Aprile al mistero di Dio
e all’immensità dell’universo.
Apri il nostro intelletto
agli stupendi orizzonti della divina sapienza.
Apri il nostro modo di pensare
perché sia pronto ad accogliere i molteplici
punti di vista diversi dai nostri.
Apri la nostra simpatia alla diversità
dei temperamenti e delle personalità
che ci circondano.
Apri il nostro affetto
a tutti quelli che sono privi di amore,
a quanti chiedono conforto.
Apri la nostra carità ai problemi del mondo,
a tutti i bisogni dell’umanità.
Apri la nostra mente
alla collaborazione con tutti coloro
che si adoperano per un medesimo fine.

Il momento di preghiera si può concludere con il canto finale: Il Signore è qui tra noi.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni clicca qui

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Buona domenica!

“Se tu sei il re dei Giudei salva te stesso”

Dal Vangelo di Luca (Lc 23,35-43)
SOLENNITA’ DEL NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz


Un re bislacco

Peggio: la regalità di Gesù è una regalità che contraddice la nostra visione di Dio.
Perché questo Dio è più sconfitto di tutti gli sconfitti, fragile più di ogni fragilità. Un Re senza trono e senza scettro, appeso nudo ad una croce, un Re che necessita di un cartello per essere identificato.

Ecco: questo è il nostro Dio, un Dio sconfitto.
Non un Dio trionfante, non un Dio onnipotente, ma un Dio osteso, mostrato, sfigurato, piagato, arreso, sconfitto.
Una sconfitta che, per Lui, è un evidente gesto d’amore, un impressionante dono di sé.
Un Dio sconfitto per amore, un Dio che – inaspettatamente – manifesta la sua grandezza nell’amore e nel perdono.
Dio – lui sì – si mette in gioco, si scopre, si svela, si consegna.

Dio non è nascosto, misterioso: è evidente, provocatoriamente evidente; appeso ad una croce, apparentemente sconfitto, gioca il tutto per tutto per piegare la durezza dell’uomo.
Gesù è venuto a dire Dio, a raccontarlo. Lui, figlio del Padre ci dona e ci dice veramente chi è Dio.
E l’uomo replica.
“No, grazie”.
Forse preferiamo un Dio un po’ severo e scostante, sommo egoista bastante a se stesso, potente da convincere e da tenere buono.
Forse l’idea pagana di Dio che ci facciamo ci soddisfa maggiormente perché ci assomiglia di più, non ci costringe a conversione, ci chiede superstizione; non piega i nostri affetti, solo li solletica.

Che Re, sbilenco, amici.
Un Re che indica un altro modo di vivere, che contraddice il nostro “salvare noi stessi” per salvare gli altri o – meglio – per lasciarci salvare da Lui.

Siamo onesti, amici: lo vogliamo davvero un Dio così?
Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli?
È questo, davvero, il Dio che vorremmo?
Di quale Dio vogliamo essere discepoli?
Di quale Re vogliamo essere sudditi?

Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Parola e silenzio

 

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News su Iniziative 2010 – 2011

28 Novembre 2010

a Napoli

Incontro di formazione e spiritualità

per giovani fino a 30 anni

info e contatti su: iniziative

 

Campo invernale per giovani fino a 30 anni!

Campo invernale

Per Giovani fino a 30 anni

La perla preziosa

E dopo Natale?

La fede, Dio, i suoi progetti d’amore,
la sua voce, la sua Parola
possiamo sentirla viva per noi?

Tra l’ascolto e la preghiera
la riflessione e la condivisione.

Vieni per vivere con noi
un laboratorio della fede
per riscoprire e dare valore
al grande dono di Dio con noi!


Roma – 26/30 dicembre 2010

Ti aspettiamo!!!


Animatrici: Sr. Mariangela sr. Silvia, Figlie di San Paolo

Sede: Roma, presso comunità Regina degli Apostoli, Via Antonino Pio, 75 – nei pressi della Basilica di san Paolo fuori le mura.

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Strumento che sai suonare
  • Lenzuola o sacco a pelo e asciugamani
  • tanto desiderio di Dio

Contributo per il soggiorno: 60.00 euro

Info e contatti per adesioni:

Scarica la locandina: camposcuola Natale con le paoline

Scarica il depliant: depliant campo scuola con le Paoline

Tra note e realtà – Il quinto mondo

Tra note e realtà…

Dietro ogni canzone batte il cuore di chi la scrive, la canta e l’ascolta.
Migliaia di emozioni ci sfiorano, ci segnano, diventano parte di noi!



Nel primo mondo c’è la tecnologia
pret a porter democrazia
nel secondo mondo c’è un po’ di delusione
che non accelera i processi di ricostruzione
nel terzo mondo c’è caldo e umidità
incertezza sui confini e molta povertà
nel quarto mondo ondate migratorie
lavoro nero e alcune sparatorie
il quinto mondo è il prossimo livello
soltanto informazioni che nutrono il cervello…

… il quinto mondo è quello senza storia
che niente è più variabile della memoria
i cittadini sono sparsi per il pianeta
e vagano vagano vagano vagano senza una meta.
(Jovanotti – Il quinto mondo)


Benvenuti abitanti della rete, nel più veloce dei mondi!
Niente leggi e nessuna meta; confini aperti e identità variabili.

Il pianeta è la nostra città e ogni luogo può diventare la nostra casa.

Un click ci apre spazi sconfinati; pagine interminabili di sapere ci scorrono davanti.

Tutto ciò che non potremo mai raggiungere ci raggiunge, ci tocca e ci cambia. Un’enorme quantità di informazioni in tempo reale ci fa sentire onnipresenti e… perché no!? Onnipotenti! Esserci o non esserci dipende solo da noi!

  • Ma a quale prezzo? E chi è costretto a pagarlo per noi?
  • Chi paga per le nostre illusioni di libertà?!
  • Quali informazioni ci nutrono il cervello?

Quelle che poche agenzie di stampa, in tutto il mondo… nel primo mondo… decidono di farci conoscere!?

Cervello nutrito, ingolfato o manipolato?

In tempo reale ci fanno credere di essere ovunque, di vedere in diretta, dal vivo.

Ma quale realtà è tanto vera se sono sempre pronti a oscurare le telecamere scomode puntate  su    realtà, forse troppo vere?

Ti basta un Nick name per dirmi chi non sei.

Chi sei navigatore, se corri con il tuo mouse, dove vuoi arrivare?
Hai mille brousers a disposizione, ma la conosci la meta? Da dove vieni e dove vai?

Benvenuto nel quinto mondo, quello senza passato e senza futuro. Il cittadino eterno del presente, dell’ultim’ora, del tempo reale. Teniamoci strettissimi, fratello, sorella, perché quando i monitor si spengono la nostra vita continua a essere nelle nostre mani e nelle nostre scelte. Il quinto mondo, il villaggio pulsante nel pianeta, la comunicazione avrà un senso se abitata da tutti a qualsiasi latitudine e di qualsiasi condizione, se tutti avranno una voce, quando vorranno averla, se carichi di una storia personale e proiettati verso mete da raggiungere ci apriremo a una grande sfida: popolare il virtuale di relazioni autentiche, di identità forti, di convinzioni audaci, di obiettivi coraggiosi.

Aprirci all’altro sempre, chiunque e dovunque esso sia,
nella verità e nella giustizia…

di suor Mariangela fsp

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2010: Cammino di santità nell’amore

Il Signore Gesù viene

di Anna Maria D’Angelo

Avvento, attesa di Dio. L’attesa la si sperimenta anche nel rapporto con Dio. Attendere Dio è un atteggiamento religioso fondamentale. È una disposizione del cuore e dello spirito che rende pronti all’incontro. La Chiesa ci invita a destare tale attesa ogni anno durante l’Avvento.
Per noi cristiani il Messia è colui che è venuto duemila anni fa, viene ancora oggi e continua a risvegliare nei discepoli di tutti i tempi il desiderio ardente di rinnovarsi e di cambiare il mondo per preparare la sua venuta alla fine dei tempi.
Che cosa dobbiamo fare? Sta per succedere una cosa nuova, come prepararci?
Oggi gustiamo sempre meno il sapore dell’attesa, adoperandoci perché un nostro desiderio si realizzi! Abbiamo fretta. Non abbiamo
tempo da perdere! Noi adulti non siamo di aiuto ai più giovani. Viviamo un’attesa impaziente che vorrebbe bruciare le tappe, per arrivare subito alla conclusione; diventiamo ansiosi e incapaci di vivere e valorizzare il presente.
Chi sa attendere accetta la scansione delle tappe.
Molti dei nostri fanciulli non sanno che cosa significa desiderare o attendere qualcosa o qualcuno.
In genere ricevono subito quello che chiedono!
Raramente sono invitati a rinviare una richiesta, un bisogno, tanto meno a rinunciare a qualcosa che non è proprio indispensabile.
Eppure il tempo è carico di promesse e di doni.
La testimonianza di Giovanni Battista, conduce il cristiano ad accogliere il Signore che viene. Giovanni è l’uomo che Dio si è preparato perché preceda Gesù e apra agli altri la via dell’incontro con lui.
Dio può compiere la sua promessa perché c’è qualcuno che lo «attende».
Chi attende «tende a» ciò che ancora non c’è.
Giovanni è proteso verso il futuro di Dio e dice a ognuno che cosa fare per accogliere il Messia: il consacrato, l’inviato di Dio, atteso da tutti.
In attesa di Gesù Sappiamo attendere?
L’attesa è il sapore della vita, ma non sempre noi sappiamo gustarlo.
Ogni giorno ci obbliga a momenti di attesa: davanti a un semaforo rosso, nell’ambulatorio di un medico, in fila presso lo sportello di un ufficio, o alla cassa di un supermercato.
Di solito consideriamo quello «un tempo sciupato» o «tempo perso».
Proponiamo alcune attività per aiutare i fanciulli a verificare personalmente se sono capaci di attendere e per favorire in loro lo sviluppo di questo atteggiamento.
Di seguito sono illustrate tre possibili attività da proporre durante gli incontri con i ragazzi per imparare il significato e il valore dell'”attendere”:

  • Il gioco della candela truccata: si dà una candela a ogni fanciullo che dovrà portarla accesa lungo un percorso stabilito e attendere i compagni alla linea di arrivo. Se lungo il cammino la candela si spegne, il fanciullo impegnato ricomincia il percorso tante volte finché raggiunge il traguardo con la candela accesa.
    I primi quattro fanciulli, precedentemente istruiti dai catechisti, fanno spegnere continuamente la candela durante il percorso, in modo da prolungare l’attesa dei compagni e la loro reazione.
    A questo punto i catechisti dichiarano l’obiettivo nascosto del gioco (verificare se sappiamo attendere) e guidano un fecondo dialogo tra i fanciulli per aiutarli a esprimere la fatica dell’attesa. Che cosa avete provato? Chi ha ripetuto il percorso, cosa ha provato? E quelli che sono rimasti ad attendere a lungo?
  • Si possono coinvolgere i ragazzi nella ricerca di persone «in attesa» (una mamma o una coppia in attesa di un bambino, un ammalato in lista di attesa per un trattamento speciale, una coppia di fidanzati prossimi sposi, un giovane laureando, un seminarista prossimo all’ordinazione sacerdotale) da invitare nel gruppo.
    Si può suggerire ai ragazzi alcune domande da fare agli intervistati, quali: Che cosa aspettate di più in questo periodo? Ci sono momenti nella vostra giornata in cui sentite di più la gioia o il peso di quest’attesa? Chi o che cosa ti aiuta ad attendere? L’attesa, a sua volta, ti aiuta a vivere o, invece, ti pesa? Il giorno stabilito, al termine dell’intervista, sollecitare una breve condivisione dell’esperienza sia da parte degli intervistatori sia degli intervistati: Che cosa mi è piaciuto di più? Che cosa di meno? Che cosa ho scoperto?
  • Attendere vuol dire anche sperare o temere qualcosa dall’avvenire. Ci sono attese insopportabili quali quelle vissute dal malato, dal detenuto, da chi si trova lontano dai suoi da troppo tempo. E ci sono attese piene di gioia, come quelle che precedono un avvenimento felice: una nascita, un matrimonio, una festa familiare. Si tratta di attese che non sono vuote, ma piene di senso.
    I ragazzi si dividono in due gruppi: il primo gruppo individua situazioni di vita serena e gioiosa, di servizio e dono in famiglia, in parrocchia e nella vita; il secondo gruppo individua situazioni di bisogno, difficoltà (discordia, fame, disoccupazione…) che attendono una risposta.
    Entrambi i gruppi portano all’incontro successivo alcuni segni (fotografie, ritagli di giornali, oggetti-simboli…) che presentano ai compagni, mentre raccontano le situazioni individuate.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Novembre 2010 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Buona domenica!

Molti infatti verranno nel mio nome dicendo:
Sono io“, e : “Il tempo è vicino.
Non andate dietro a loro!
Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni,
non vi terrorizzate.
Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-19)
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Oggi, se sei proprio sadico ti inviano le notizie anche sul cellulare: l’Afghanistan è in fiamme, la situazione in Iraq è una catastrofe, l’economia ristagna, la politica fa fuggire a gambe levate le persone normali, il tasso di litigiosità delle persone è astronomico. Il piccolo villaggio globale ormai incide anche sulla pelle del singolo cittadino: gli amici del Veneto sono stati invasi dall’acqua, quelli di Napoli dalla monnezza, la stragrande maggioranza dei miei coetanei non ha un lavoro degno di questo nome e vorrebbero imbracciare un fucile se solo sapessero a chi sparare…

È proprio che non va, diciamocelo.

Ma, a livello più profondo, emerge birichina la domanda: e se ci fossimo davvero sbagliati? E se Dio si fosse sbagliato? E se la vita fosse davvero un coacervo inestricabile di luce e di tenebre che mastica e tritura ogni emozione e ogni sogno? E se Dio – tenero! – avesse esagerato con l’idea della libertà degli uomini e del fatto che l’uomo può farcela da solo?

No, dice Gesù, state sereni.
E, sorridendo, ci dice: cambia il tuo sguardo.

Guarda alle cose positive, al tanto amore che l’ì’umanità, nonostante tutto, riesce a produrre, allo stupore che suscita il Creato e che tutto ridimensiona, al Regno che avanza nei cuori, timido, discreto, pacifico, disarmato. Guarda a te stesso, fratello mio, a quanto il Signore è riuscito a compiere in tutti gli anni della tua vita, nonostante tutto. A tutto l’amore che hai donato e ricevuto, nonostante tutto. Guarda a te e all’opera splendida di Dio, alla sua manifestazione solare, al bene e al bello che ha creato in te. Guarda e non ti scoraggiare.

Di più: la fatica può essere l’occasione di crescere, di credere. La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo davvero (non quelli zuccherosi della nostra malata devozione!) e non te ne accorgi, ti scopri credente.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Speranza e paura

 

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Venite a me tutti!

GESÙ MAESTRO

Preghiamo la Parola.

Su Stop&Go
scarica la traccia di preghiera!!!

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2010 – Dossier Intelletto

Sondare le profondità del Mistero

di Fausto Negri

Una favola dei fratelli Grimm racconta di una bella ragazza tenuta prigioniera in una torre da una vecchia strega, la quale le ripete continuamente: «Tu mi somigli». Poiché nella torre non vi sono specchi, la ragazza, convinta di essere brutta, non cerca mai di fuggire. Finché, un giorno, passa il principe azzurro. Lei gli getta i lunghi capelli, lo fa salire e, nello specchio degli occhi del principe, vede la propria bellezza. In quel momento è libera!
L’effetto della fede è qualcosa di simile. Il dono della sapienza non ci dà una conoscenza intellettuale di Dio, ma «affettiva». Così il dono dell’intelletto coinvolge non soltanto la mente ma anche il cuore, la volontà, la passione, e persino l’azione. Da questa esperienza, come per l’innamoramento, scaturisce anche un modo nuovo di valutare e di vedere le cose, le relazioni, la vita.
Per gli antichi Ebrei, la sede dell’intelletto non era il cervello ma il cuore, perché uno conosce veramente quando ama: la conoscenza che si raggiunge con il cuore è più profonda di quella fredda e razionale. Soltanto chi ama vede davvero, perché vede le cose dall’interno.
L’«intelletto» indica la capacità di «leggere dentro», cioè di andare oltre le apparenze. È un dono dello Spirito che illumina l’occhio dell’anima, donandole una più estesa e profonda visione delle cose di Dio.
Il dono dell’intelletto aiuta a trovare un accordo tra alti e bassi della vita, senza lasciarsi andare all’euforia nei momenti di bel tempo, ma nemmeno alla depressione quando si sta per toccare il fondo.

L’intelletto è il dono della profondità contro la superficialità, aiuta ad andare al fondo delle cose, a «vedere penetrando», a saper leggere dentro le situazioni e le persone.
L’intelletto non è, quindi, l’intelligenza come la intendiamo noi, non è l’essere bravi nelle materie scolastiche. È, invece, il vedere le cose e valutarle come le vede e le valuta Dio stesso.
Il dono dell’intelletto può essere riferito a:
• la capacità di conoscere se stessi, senza mascherarsi, valorizzando le proprie doti e superando i propri difetti e limiti;
saper riconoscere e capire a fondo il prossimo: ciò che gli altri dicono e ciò che non dicono;
comprendere in profondità la Parola per gustarla e ricavarne nutrimento per la vita.
E’ importante far capire ai ragazzi attraverso la catechesi che l’esistenza non è una facile nuotata di pochi metri, ma una straordinaria navigazione in mare aperto e, per approdare a nuove terre, occorre saggezza, non furbizia.
È saggio chi, nel mare della vita, tiene come punto di riferimento la luce del faro e la stella polare, non chi insegue i bagliori luccicanti di ogni piroscafo che passa.
Si può proporre ai ragazzi di cercare, sia nel loro ambito quotidiano sia nel mondo di personaggi famosi, esperienze di persone semplici e umili, che sono felici di vivere, e di persone ricche e di prestigio che, invece, sono scontente e infelici.
Metterle a confronto, richiedendo o immaginando risposte a domande simili.
Si constaterà come vi siano, forse, individui fisicamente belli, di successo, con soldi, che sono veri disastri. Sciogliendosi il trucco del divo, al di sotto può apparire un vuoto desolante…
Riflettere, poi, con i ragazzi che non vale la pena inseguire facili scorciatoie, ma occorre osare itinerari difficili, evitando ciò che è comodo e diffidando di chi lo propone. È importante tenere dritta la schiena.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza