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Buona domenica!

Tenerezza

“Non abbiamo un sommo sacerdote
che non sappia prendere parte alle nostre debolezze:
egli stesso è stato messo alla prova
in ogni cosa come noi, escluso il peccato”.

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4,14-16)
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Possiamo interrogarci evangelicamente, con franchezza, sul nostro modo di concepire la Chiesa.
Penso, in particolare, a quanti hanno compiti e responsabilità all’interno della comunità: vescovi, sacerdoti, ma anche catechisti e animatori.
Ho visto persone straordinarie, consapevoli dei propri limiti, consumare la propria vita nell’annuncio del Vangelo.
Ho visto sacerdoti in età di pensione e pieni di acciacchi portare portare ancora l’immenso dono del Pane di Vita in piccole comunità sperdute e giovani passare il loro sabato libero a giocare con i ragazzi in un polveroso e improbabile campo da calcio in periferia.
 
Ma ho anche visto (e sento dentro di me), la tentazione dell’applauso e della gloria, del riconoscimento sociale del mio sforzo, del risultato che, in qualche modo, deve essere visibile e quantificabile.
Ho visto (e sento dentro me) rispolverare vecchi titoli e privilegi, giovani preti convinti che basti la loro semplice presenza e simpatia per cambiare le cose.
Ho visto (e sento dentro di me) catechisti offendersi per un richiamo, lettori incupirsi per una minore attenzione, educatori stancarsi al primo soffio di vento.
E penso che dobbiamo ancora fare tanta strada, stare attenti a non cadere nell’inganno della mondanità, guardare sempre e solo al Maestro che ha amato, senza attendersi dei risultati e ottenendoli proprio dando il meglio di sè, in assoluta umiltà e mitezza.

Possano le nostre comunità, marchiate dalla croce, mettersi al servizio dell’umanità, diventare missionarie di misericordia, di tenerezza, di servizio.
Gratutità, sorriso, piena umanità che, ricevute da Cristo, contagiano i nostri quartieri, le nostre famiglie, le nostre scuole.
Dalla logica del sospetto a quella della fiducia, dalla logica dell’accaparramento a quella della condivisione.
Fra noi sia così, fra noi è così se ci accosteremo al distributore di grazia, come suggerisce la lettera agli Ebrei, il Signore Gesù.
Lui, l’amico degli uomini, l’Amante senza misura, la sorgente della tenerezza che ci chiama a diventare sui testimoni.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Valore della sofferenza

 

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Buona domenica!

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In quel tempo, Giovanni disse a Gesù:
“Maestro, abbiamo visto uno
che scacciava demoni nel tuo nome
e volevamo impedirglielo,
perchè non ci seguiva”
Ma Gesù disse: “Non glielo impedite,
perchè non c’è nessuno che faccia un miracolo
nel mio nome e subito possa parlare male di me:
chi non è contro di noi è per noi”.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43)
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

“Fra voi non sia così”: domenica scorsa il Maestro ci ricordava come tra i fratelli cristiani le relazioni, i rapporti sono diversi dalla logica del mondo.
Se è normale al lavoro, nello sport, in politica ambire a successi, primeggiare, anche a scapito degli altri, questa violenza che nasce dentro – come direbbe san Giacomo – è bandita tra i fratelli cristiani.
È normale ambire a successi e gratificazioni, anche a scapito degli altri. È evangelico decidere di mettere la relazione fra le persone prima di ogni cosa.
È normale che anche nella Chiesa si difendano piccoli privilegi. È evangelico scegliere di servire i fratelli con verità a umiltà.
È normale fuggire la sofferenza e la croce. È evangelico vedere come, a volte, la sofferenza diventa strumento inevitabile per testimoniare la misura dell’amore.

 Iniziamo l’anno pastorale in questa certezza: siamo lo spazio pubblicitario di Dio per il mondo, chiamati a vivere rapporti al nostro interno da “salvati”e a far diventare le nostre piccole e acciaccate comunità città sul monte, segno di speranza per i cercatori di verità.
Un invito che rivolgo a me e a voi, a qualunque esperienza ecclesiale apparteniate, a vivere con leggerezza evangelica: è Dio che converte e salva il mondo.
Noi, al più, cerchiamo di non ostacolarlo…

 

…e per riflettere puoi scaricare: Medicina preventiva

 

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lo scoraggiamento… :-(

 E ieri mi sono imbattuta in questo:

“Il più grande tra gli scogli è lo scoraggiamento.
Vi sono motivi umani e soprannaturali di fiducia.
Il passato, anche il più infelice,
può diventare elemento di costruzione per un futuro lucente…
Considerate Pietro! Pensate a Paolo! Guardate ad Agostino…”

…e sinceramente penso a me, alla mia storia, alle fatiche, alle ferite, alle delusioni, a ciò che la vita mi ha negato e non mi ha dato… Arriva un giorno in cui ti dici: e allora? Questa non sono IO, è solo il mio passato, è una parte di me. Ignorarlo? Inutile. Nasconderlo? E’ da stupidi! Affrontarlo? E’ da paura!

ascoltoFarà indubbiamente paura ma, in fin dei conti, è la sola cosa giusta da fare: affrontarlo, riconciliarsi, mettere un punto e imparare a guardare con occhi nuovi e cuore aperto e grato, per scoprire tutto quel bene nascosto che pur esiste oltre la sofferenza. Mi potrete dire: “E se non ci fosse? Se la vita avesse solo preso, senza mai dare?”. Possibile! Chi potrebbe negarlo… E allora si può scegliere comunque chi essere per il futuro: se continuare a essere per gli altri persone che tolgono perchè a loro è stato tolto o che donano ciò che essi stessi non hanno ricevuto… Scegliere: questa è nostra vera possibilità di vivere!

Oggi penso al giorno in cui con il cuore in lacrime ho detto: “Basta! Da questo momento le cose devono cambiare, costi quel che costi!”. E allo scoraggiamento, come vero e proprio ostacolo al vivere pieno, ho scelto di rispondere con la voglia di sperare, di credere, di investire energie nella fiducia verso me stessa, gli altri, il mondo e Dio.

Si può sbagliare ancora? Sì! Ma si può anche ricominciare…

Si può cadere e farsi tremendamente male? Sì! Ma ci si può anche rialzare e farsi curare…

Si può notare che tutto il mondo mi sta contro e che alla fine di mezzo ci vado sempre io? Sì! Ma si può anche pensare che la mia è solo una prospettiva possibile…

Ma a questo punto ci si può anche chiedere:
“Si può credere che ognuno di noi può fare la differenza, nella propria vita e sul mondo?”

 

Buona domenica!

infinito

“Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro”.

Dal libro del profeta Isaia (Is 50, 5-9a)
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda: Voi chi dite che io sia?.
Già. E per me?
A me, nudo dentro, Gesù che dice? Quante risposte!
Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza del sogno dell’’uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, che condivide, che partecipa. Oppure, attenti al rischio catechismo, abbiamo la risposta confezionata: “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”.
Affermazione “corretta”, ma così lontana dal cuore!

Simone osa, si lancia: tu sei il Messia.
Risposta forte, esagerata, ardita: in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla.
Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia, dentro di sé.
Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo.
E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra.
Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

Iniziamo così il nostro anno pastorale, il rientro all’attività autunnale: chiediamoci, ancora, chi è per noi, oggi, il Signore Gesù.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Segui-mi!

 

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Obbedienza e libertà…

In questi giorni mi è capitato più volte di parlare di obbedienza… di libertà, di possibilità e di impedimenti, e così ho pensato che una riflessione ad alta voce sarebbe stata una buona occasione per riflettere, per provocarmi in prima persona, per provocare in generale e magari per ricevere da voi ulteriori spunti di riflessione.

Quando comunemente si pensa all’obbedienza non si fa altro che riportarla a gradi di oppressione, di annullamento delle proprie idee o, qualcuno dice, della personalità; la si correlaziona a situazioni gerarchiche: accademie militari o affini, rapporti genitori-figli o docenti-studenti e come si può non pensare ai conventi dove, sacro e santo, vige il voto di obbedienza.

Mi sta bene tutto, ma come suora, pensare all’obbedienza mi interroga… e mi interroga su più fronti! Oggi poi che all’obbedienza si accosta di tutto: corresponsabile, intelligente, condivisa e chi più ne ha più ne metta, il sussulto interiore è ancora più forte!

A scatenare tutto questo è stato un semplice e innocente dubbio che mi è stato posto da una persona durante una conversazione: “Mi chiedo, mi ha detto, se potrò mai sottostare a qualcuno, obbedirgli?”. Sottostare e obbedire… queste parole continuano a rimbalzare nella mente e nel cuore… e mi chiedo: Sono sinonimi? Lo sono sempre? Ci sono occasioni, situazioni, personalità per cui obbedire non è sottostare? E poi mi dico: “In fondo a obbedire è la prima cosa che impariamo a fare, ma poi è anche la prima che dimentichiamo, crescendo”… Eppure obbedire rende forti, tempra il cuore, abitua a scegliere, a dare priorità. La prima cosa che, nascendo, la vita ci insegna è a rinunciare, a non poter avere tutto ciò che desideriamo… e per quanto possiamo sbattere i piedi a terra, ci viene subito insegnato a metterci in sintonia con una storia che è stata prima di noi e sarà anche dopo di noi… una storia che non è noi, anche se noi possiamo costruirla, cambiarla, renderla più bella o più brutta.

Se obbedire corrisponde a sottostare, allora in linea teorica, dovrei dare ragione a chi, con estremo pessimismo, teorizza l’impossibilità per l’uomo di essere libero. Rispetto a questo binomio crolla tutto il resto e vige, come eterno vincitore il freddo meccanicismo della storia che corre con una sua velocità propria e a cui noi non possiamo fare altro che adeguarci, sottostando… Dicevano gli stoici, tanto tempo fa, che in fondo ci resta comunque una libertà: possiamo fare come un piccolo cagnolino che, legato a un carro in movimento, può scegliere se seguire docilmente l’andatura del carro, con meno sforzo, o recalcitrare tentando di modificare inutilmente, ma con tutte le forze il percorso. Certo come quel cagnolino possiamo scegliere anche noi se chinare il capo rispetto a una cieca obbedienza alle situazioni della storia o tentare di cambiarne il corso, inutilmente. Possiamo scegliere… ma vi basta questa libertà?

In giro troppe volte si sentono frasi, di matrice cattolica purtroppo, che rispetto a situazioni di sofferenza, di litigiosità, di gelosia, di incomprensione e a volte di contro testimonianza, mettono in mezzo la volontà di Dio, la Provvidenza o altro di simile. E non poche volte si aggiunge, “Beh se è successo, lo voleva Dio?” E così facendo non solo affranchiamo l’uomo dalle sue precise responsabilità, anche morali, ma togliamo a Dio la sua più intima caratteristica: la bontà (però mica male per essere solo creature!!!).

Allora ripeto: vi basta veramente questa libertà? A me personalmente no!

Le sento già le voci di chi da anni mi chiama sognatrice, utopica, idealista! Ma non so quanto la storia abbia realmente bisogno di queste voci… Perché infondo il nostro presente, fatto di tante piccole o grandi conquiste, lo hanno generato altrettanti sognatori, utopici, idealisti.

Credo che la domanda più giusta, da porsi quotidianamente sia: Chi Sono? E chi voglio essere? Chi sono chiamato a essere? E quanto sono disposto/a a pagare?

L’obbedienza alla storia, alle situazioni, alla vita è la vera grande obbedienza, forse la più faticosa, perché a volte arriva inesorabile e sembra non darci il tempo neppure per respirare… Ma in fin dei conti è anche la vera maestra di vita: è grazie a lei che possiamo imparare la vera libertà, quella del cuore, della mente, di una volontà che giorno dopo giorno impara a lasciarsi plasmare… plasmare ho detto, non alterare. L’oro plasmato, lavorato, diventa prezioso, molto più prezioso di un semplice lingotto. L’oro lavorato, forse sarà un po’ più imperfetto, ma proprio l’appartenere a qualcuno lo renderà ancora più prezioso, quasi unico.
Allo stesso modo l’obbedienza, la capacità cioè di ascoltare e di aderire con il cuore a una situazione, ci libera, ci rende leggeri, ci impreziosisce. Non si tratta di dire dei sì senza sapore e senza responsabilità, anzi!

Obbedire è scegliere liberamente di dare valore ad altro oltre me stesso/a.
O
bbedire è non lasciarsi sbattere dai venti, ma usare sempre e comunque la coscienza.
Obbedire è restare trasparenti nel cuore, sapendo di aver fatto tutto il possibile, accettando che altri possano avere ragione.
Obbedire è attendere pazientemente, facendo in modo che il futuro, arrivando, possa ancora trovarci svegli, pronti e capaci di rispondere.

Obbedire non è scomparire, ma diventare trasparenti. Non è andare via, ma restare anche se in silenzio. Obbedire è ascoltare, aprire il cuore, crescere nella fiducia.
E anche nel momento in cui qualcuno o qualcosa dovesse costringerci in vie buie, obbedire è restare vigili nella coscienza, sapendo che un cuore libero e riconciliato, può far luce anche nelle tenebre più oscure.

Obbedire, in fondo è essere come lui! Obbediente fino alla croce, libero anche nella morte… perché amato!

Abbraccio_croce

E… oggi siamo in 5!

giovani

Dicono che i grandi risultati si raggiungono con la forza dei piccoli passi. Se il GEP vivendolo, pensandolo, credendoci ha sapore di futuro, allora la sua forza inizia dalla risposta e dall’impegno che i primi 5 giovani hanno promesso proprio lo scorso 25 gennaio 2009 – giorno in cui la Chiesa Universale celebra la conversione-chiamata di san Paolo, durante uno dei weekend di formazione e spiritualità per giovani, che si vivono ogni mese nella comunità delle Figlie di san Paolo di Salerno.

Nulla è un caso quando di mezzo ci sono le vie di Dio, quando si sceglie di vivere la propria fede come dono da accogliere e condividere, quando si promette di spendere le proprie forze ed energie perchè la fede possa essere illuminata dalla preghiera, dallo studio, dal confronto. Tutto smette di essere occasione e inizia a essere impegno quando il modello è san Paolo, la santità cui si aspira è la conformazione a Gesù e lo stile di carità è quello di ascoltare la fame e sete di verità che popola il cuore dei nostri contemporanei, dei giovani di oggi verso cui ogni GEP è spinto ad andare, attraverso ogni forma che la comunicazione offre.

La comunità delle suore Figlie di san Paolo di Salerno, infatti, accogliendo la richiesta avanzata da un piccolo gruppetto di giovani circa un anno fa, ha proposto la nascita di un gruppo, i GEP appunto (Giovani Evangelizzatori Paolini), che, sulla scia di san Paolo, vivessero la loro età come camin cappella... chiamati a impegnarci in prima persona!mino di scoperta di Dio nella propria vita, di maturazione umano-spirituale e quindi di condivisione con altri giovani della propria esperienza di Dio. Tutto questo ha permesso oggi, ai primi cinque giovani di impegnarsi in prima persona per Dio e per gli altri, dando un senso e un valore specifico alla loro vita di giovani alla scoperta della volontà di Dio qualunque essa sia…

L’augurio con cui accompagnamo ognuno di loro è affidato proprio al numero 5… sapranno essere nella loro vita cristiana 5 pani? Accolti, benedetti, spezzati e donati?
Se sì, avranno modo di scoprire una pienezza che supera ogni fragilità, ogni timore, ogni rallentamento.
Se sì, si scopriranno mandati a portare il Bene dove non avrebbero immaginato.
Se sì, scopriranno la luce del cuore in coloro di cui tutti non vedono che ombre.

Essere 5… con la stessa forza dei 5 pani nelle mani del Signore.
Questo il nostro augurio e la nostra preghiera per loro e per tutti coloro che sceglieranno di essere, GEP… e questo a partire già dal prossimo 29 giugno.

i GEP

La mia vita e Dio… – DOMANDE e RISPOSTE!

Questo post mi piace pensarlo come una sorta di post-gancio rispetto a “La mia vita e Dio” e nasce come risposta ad alcune domande postate da una nostra web-friends, MR.  Come lei stessa scrive, per tante, forse per tutte queste domande l’unica risposta è la FEDE, ma proprio perchè credo che la fede non sia acqua fresca, ma carne e ossa, con tutto ciò che comporta, ho pensato di condividere una serie di risposte che nascono dalla mia esperienza, da questi anni di relazione con Dio, di ascolto, discernimento, scoperta, adesione, lotta, lacrime, sogni e anche un po’ di delusioni… come in ogni buona relazione che si rispetti…

Come si fa a entrare nel deserto? Come hai fatto a capire che Dio volesse parlarti?

Credo che nel deserto non si decida di entrare, ma ci si trovi… Così come non si può capire che Dio sta per parlare… Lui parla, semplicemente, e tu ti ritrovi in qualche modo ad ascoltare… a sentire che sta accadendo Mariangelaqualcosa di strano, di non così facilmente individuabile, spiegabile. Sicuramente ci sono delle situazioni, dei luoghi, dei tempi privilegiati, una sorta di possibilità in più per ascoltare… ma non è poi così determinate. Creare spazi di silenzio attorno a noi è sicuramente dare a Dio la possibilità di parlare e di essere ascoltato meglio, ma è decidere di fare silenzio dentro di noi e di valorizzare ogni situazione possibile… questo fa la differenza.
Se penso ai miei deserti personali, non credo di esserci mai entrata volontariamente. Mi ci sono trovata, è la vita ad avermi spinto dentro e ad avermi lasciata spesso sola. Ma solo io ho potuto decidere se e come viverli, cosa scoprire e cosa imparare. Credo che stare nel deserto, in quei luoghi interiori di non risposta, di non certezza, di aridità assoluta, sia uno dei momenti più difficili, o almeno per me lo è stato. Certezze crollate, rabbia, paura, solitudine, cecità assoluta, lacrime… di questo spesso sono popolati i mei deserti… e forse quelli di tutti. Ma c’è una cosa che non ho mai dimenticato e ho sempre ripetuto a me stessa: “Coraggio, resisti! Perchè questo è il momento in cui l’albero sta spingendo in profondità le radici… questo è il momento in cui le spalle stanno diventando forti… non mollare; questa situazione, se la vivi fino in fondo, ti riconsegnerà alla storia, in modo nuovo”.donna deserto orme Posso dire una cosa oggi… i deserti non li scegli, ma certamente puoi scegliere come viverli…
Quanto a Dio… che dire?  Tutte le volte che parla mi sorprende… non posso prevederlo… c’è però una spia molto forte: è il cuore… all’inizio è come se percepissi che c’è una sensazione strana, nuova, diversa… si serve di tante cose, persone, situazioni… ma poi quando l’esercizio dell’ascolto aumenta, diventa sempre più possibile comprendere… e la sua voce diventa una realtà interiore, impossibile da ignorare… Ma è un ESERCIZIO costante; è un esercizio per tutti; è una realtà possibile!

Continua a leggere La mia vita e Dio… – DOMANDE e RISPOSTE!

La mia vita e Dio…

Post-gancio: La mia vita e Dio – DOMANDE E RISPOSTE!

Sono una giovane suora paolina. Ci sono poche cose, nella mia vita, che so ma una è certa: il giorno in cui ho incontrato Dio  la mia vita è cambiata… anzi è diventata finalmente VITA!
Di quel giorno e di questa vita mi piacerebbe raccontarvi...

Ci sono giorni, nella nostra vita, impossibili da definire. Raccontarne la loro straordinarietà, la forza d’impatto, i loro sconvolgenti effetti non potrà mai svelarne tutta la loro preziosità.

Era il 23 luglio 1991, avevo 15 anni: era una mattina piena di sole; ero a circa 1300 km da casa mia, per vivere un camposcuola per giovani, in un luogo carico di una vitalità che ancora mi era totalmente sconosciuta. Quello era il giorno, cosiddetto di deserto, uno di quei giorni cioè, in cui a ciascuno di noi era chiesto di vivere in silenzio per lasciar parlare di Dio.
Ma ve lo immaginate?! Lasciar parlare Dio… la sfida mi sembrava importante, audace, ma concretamente come sarebbe mai potuto accadere? Non ero così ingenua o stupida da credere che mi sarebbe apparso un qualche Gabriele… né avrei creduto a una suora, neppure alla più simpatica, che mi si fosse avvicinata per dirmi qualcosa spacciandomela come voce di Dio. Vi assicuro: personalmente mi facevo abbastanza schifo, credevo molto poco in me stessa, non mi piacevo fisicamente, e la sfilza delle cose non belle di me potrebbe continuare, ma l’arguzia non mi è mai mancata e un due più due, anche con Dio, avrei saputo farlo.

Lasciar parlare Dio! Mi piaceva, era una sfida unica, nessuno me ne aveva mai neppure posto la possibilità. Dio nella mia parrocchia era sempre stato in croce o chiuso dietro la porticina del Tabernacolo. L’unico modo che conoscevo per parlargli erano le canzoni che cantavo al coro… ma parlavo io… sempre e solo io…

E allora sì! La sfida mi piaceva e avevo deciso di viverla. Partire allora, ma non senza giuste spinte…

Il giorno prima avevo chiesto una raccomandazione: ho pregato Maria (sempre sotto suggerimento) e le ho chiesto di aiutarmi nell’ascoltare la volontà di Dio, la sua voce, i suoi sogni per me. Ho chiesto di ascoltare fino in fondo, senza mezzi termini.

In quel momento, credevo che la mia vita valesse poco. A casa, per tutti ero la saggia di turno, la studentessa modello, la persona responsabile, timida, precisina, dolce e delicata… miti, solo ed esclusivamente miti costruiti, inconsciamente, per vivere, per sentirmi qualcuno! La mia quotidianità, i miei sogni, la mia rabbia contro una vita che anno dopo anno continuava a togliermi tutto era sempre più forte.

E Dio in tutto questo cosa avrebbe voluto? Cosa avrebbe detto? Lui che di me sapeva tutto e anche di più… Lui come mi avrebbe incontrato?

Quella sera che precedeva il grande giorno, durante quella brevissima preghiera a Maria, tutti questi pensieri, domande, speranze e paure si rincorrevano. Quale sarebbe stata la sua voce? Mi avrebbe mai potuta perdonare per quei desideri, azioni, voglie che solo io e lui conoscevamo? 

23 luglio ore 8.30 si parte!

Dalla casa in cui alloggiavamo per quei 10 formidabili giorni di campo, si partì a piccoli gruppi per raggiungere un piccolo paesino in provincia di Cuneo, Castagnito, quello che poi io avrei ribattezzato come il mio Tabor.

Ore 9.30  la preghiera, la riflessione e poi la possibilità di confessarsi, di parlare con le suore presenti, di pregare, scrivere, riflettere da soli.

Dopo un bel po’ di incertezza mi decisi: andai a confessarmi da qualche parte bisognava pur cominciare. Mi sentivo troppo opaca, troppo lontana e pesante. Avevo bisogno di sentirmi perdonata. Non ricordo le parole del sacerdote, ma in me, come parole incise su una roccia, sono vive ancora oggi tutte le sensazioni provate, le parole ascoltate dal cuore e non pronunciate da un uomo.
Dopo la confessione, mentre aspettavo una mia amica in un piccolo giardino, provai un sussulto al cuore, una sensazione di leggerezza e di pienezza allo stesso tempo. Mi sentivo avvolta, abbracciata, amata, libera di volare, vivere, libera di essere me stessa. Sono parole che non possono descriverne l’intensità. Ma in quel momento altro non provavo se non una straordinaria felicità e gioia che mai, mai in vita mia avevo provato, né mai, fino ad oggi ho rivissuto nella sua forma, così particolare, e certamente propria solo di quel 23 luglio. Era Dio. Quella voce, quella luce nel cuore, quell’amore irrefrenabile e imprevisto era la sua voce: una voce che da quel giorno non mi avrebbe mai più lasciata, se non una sola volta, ma di questo vi racconterò dopo.

Si sa, dopo il Tabor, si deve ritornare a valle, tra la gente, in quella normalità che si aspetta sempre da noi qualcosa e che, spesso, ci prosciuga fino al midollo, tanto da renderci estranei a noi stessi. E con il ritornare a valle iniziò la paura, anzi il terrore vero e proprio.

Come fare perché quella perla che avevo ricevuto non fosse scalfita, scoperta, rubata da nessuno? Come custodire quella voce?

E poi il dubbio… era veramente la sua voce? E se sì, perché proprio a me e con quell’intensità? Dove mi avrebbe portato? Avevo paura, paura, solo paura. Nella mia vita non ho permesso a nessuno, neppure alla paura di bloccarmi… E da allora iniziai il mio piccolo e semplice cammino con due soli obiettivi: impedire che sul Vangelo si poggiasse anche solo un piccolo granello di polvere e fare di tutto per non spegnere quella piccola luce che il Signore aveva appena acceso nella mia vita.

Da quel giorno ho fatto in modo di conoscerlo di più e sempre meglio per parlare agli altri di Lui, per raccontare e gridare al mondo che Dio è gioia, è libertà, è amore infinito, gratuito e incondizionato. La chitarra, la musica, il gioco, la catechesi per i bambini, gli incontri mensili di spiritualità per me: erano tutte modalità per vivere e comunicare la sua presenza nella mia vita.

Ma si sa, ogni strada arriva a un bivio e anche per questa non c’è stata eccezione.

Dio sì, ma fino a che punto?

Avevo ormai più di 17 anni e, come per ogni età, all’amore non si comanda. Ero innamorata, stavo bene, ero felice e desideravo amare ed essere amata come Mariangela. Il cuore batteva, perché non seguirlo?

Così una sera, in uno di quei miei consueti 5 minuti serali dissi a Dio: “Se è vero che tu rispetti la nostra libertà, allora esci dalla mia vita, lasciami vivere libera e serena la mia età, lascia che io ami chi voglio. Va’ via tu e tutte le tue strane idee”.

Era vero! Dio rispetta la libertà. Quella sera uscì dalla mia vita, mi lasciò realmente libera di scegliere qualunque cosa.

Passava il tempo, i mesi e nonostante aumentassero le possibili gratificazioni personali, diminuiva una cosa fondamentale: la pace del cuore. Trovando un amore che mi faceva sentire importante, stavo rischiando di perdere me stessa.

In tutto questo tempo tentai in tutti i modi di mantenere scambi con la suora che mi accompagnava ormai da anni, con il sacerdote con cui mi confrontavo, ma ormai non c’ero più. Non ero più capace di verità neppure con me stessa. Sempre più distrutta dentro, sempre più incapace di alzare gli occhi da terra, sempre più arrabbiata con me stessa, con i miei genitori, con il mondo. Chi ero? Non lo sapevo più.

Poi finalmente una notte… lo ricordo come fosse ieri, decisi di riaprire la porta. Andai in camera mia e con la stessa forza con cui Gli avevo chiesto di uscire, Gli chiesi di rientrare. Lo fece! Non attese oltre… finalmente l’aria era rientrata nei miei polmoni, finalmente Dio, finalmente il coraggio di riconoscere che Lui nella mia vita era importante… al di là di tutto e di tutti!

Ma non tutto era concluso e come per ogni buon cammino di discernimento le difficoltà non sono mancate.
Lui c’era, è vero, ma c’erano anche tutti gli altri con le proprie personali attese.

Il giorno in cui decisi di iniziare quel cammino che mi avrebbe permesso di valutare se Dio da me voleva una speciale consacrazione, mia madre, quasi come se avesse intuito il pericolo, iniziò a ricamare per me un copriletto matrimoniale. Ogni giorno, ogni sera, per un anno lei ricamava, nonostante la stanchezza del giorno; e per me ogni punto di quel ricamo era come una spina nel cuore. Mi sentivo traditrice, sapevo che stavo preparando quello che per i miei genitori sarebbe stato un colpo basso, unico nel suo genere e, per loro, soprattutto inimmaginabile. Era l’anno della maturità e a ogni loro domanda sul mio prossimo futuro io rispondevo senza ombra di dubbio: “Andrò all’università, farò lettere e filosofia. Diventerò giornalista”. In fondo era vero. Altro desiderio in me non c’era se non quello di spendere tutta la vita per far conoscere Dio attraverso la scrittura, la musica, le immagini… Ma la modalità con cui lo avrei fatto non era così scontata. E in fondo non lo era neppure per me. In quel momento sentivo solo di essere chiamata a custodire una perla importante per me e per tutti coloro che, prima o poi, il Signore mi avrebbe chiesto di incontrare.

Il giorno in cui lo avrei detto, anche solo come dubbio, sapevo che si sarebbe scatenato l’inferno… ma per quel giorno, certamente il Signore non mi avrebbe lasciata sola.
E finalmente quel giorno arrivò.

L’ultimo anno di liceo fu decisivo e tante furono le occasioni, situazioni, incontri con il sacerdote e la suora con cui mi confrontavo. Ma la preparazione, l’immaginazione, la presenza stessa di Dio non potè nulla, quel giorno, contro le lacrime di chi, piangendo, mi diceva di essere una persona senza cuore.

Il giorno in cui mia madre finì quel copriletto, mi chiese se stessi pensando di diventare una Figlia di san Paolo (una suora paolina). Senza battere ciglio, ma con il cuore in gola, per quelle che sarebbero state le conseguenze, le risposi di Sì, non avrei potuto mentire. Non in quel momento.

La sua reazione? Da immaginare: lacrime, rabbia, chiusura, sensi di colpa e un’accusa sferrata a Dio: Non ti è bastata Chiara (la mia sorellina morta 6 anni prima a 9 anni) perché tu ora prenda anche Mariangela? Chi sei Dio? Dove sta la tua bontà? Ci hai tolto tutto e adesso ti prendi anche lei!

Mia madre da quel momento per un bel po’ smise di parlarmi. E le uniche cose che riusciva a dirmi erano: “Se ci volessi veramente bene, non andresti”. E a lei facevano eco tutti gli altri: “Sei senza cuore. Senza di te, questa casa, la loro vita sarà morta, pensaci!”

Ci pensavo! Notte e giorno, senza sosta e con le lacrime nel cuore. Non sapevo, non capivo e Dio taceva… Già… taceva!
Proprio in quel momento avrei voluto risentire quelle sensazioni di quel giorno in cui lo incontrai per la prima volta.
Ma ora, a distanza di anni, tutto mi è chiaro. Nelle scelte si deve essere soli, perché nessuno, neppure Dio può scegliere per noi: è il prezzo della libertà vera. Sapevo che la mia risposta non avrebbe avuto altro senso se non nella fiducia, nel credere senza vedere, nel sognare un futuro di cui nulla, neppure uno schizzo sarebbe stato visibile.

Così ancora una volta, proprio quando avevo scelto di dar retta al mio cuore, ai miei genitori, alla mia fragilità, prima di mandare a quarantotto tutto e far finta di aver preso una delle più grosse cantonate, ritornai a Lui per un attimo. Gli dissi: “Parla ora, Signore. Quello che dirai ora sarà la mia vita”. E aprì quel piccolo Vangelo che mi fu consegnato alla fine di quel campo fatto a 15 anni. Incredibile: “Va’ vendi tutto, poi vieni e seguimi”. Queste furono le sue parole. “No, Signore, sarà stata una coincidenza, non puoi chiedermelo, non ora!”: questa la mia reazione. Chiusi quel Vangelo e lo riaprì per seconda volta: “Chi non odia suo padre e sua madre non può essere mio discepolo”. Ma era ancora troppo difficile… Meglio chiudere e riaprire per la terza volta: “Chi mette mano all’aratro e si volge indietro non può essere mio discepolo“. E allora basta… tre volte di seguito non avevano più l’aspetto della coincidenza… mi arresi. La via dell’andare con Lui, dello stare con Lui: questa era la mia via, questa la mia vita.

Due mesi dopo, alla fine dell’estate del 1995 chiesi di poter entrare tra le Figlie di san Paolo e da lì l’inizio di un’altra storia… la mia, quella vera, quella che mi avrebbe fatto sentire la pienezza della vita e di una vita  donata! Storia che costantemente procede tra magnificat e miserere, grazia e peccato, fedeltà e scoraggiamento. Ma so che il mio Signore sta costruendo nella mia vita stupefacenti percorsi di luce.

Se volete sapere qualcosa dei miei genitori, vi basti questo: dopo poco tempo dalla mia entrata in congregazione, il mio direttore spirituale diventò il loro padre spirituale. Iniziarono un cammino di fede straordinario. Prima di morire, circa due anni fa, mia madre ha scritto: “Sicuramente come tutti, anch’io ho un angelo custode, ma io mi sento speciale perché il buon Dio me ne ha assegnati due: uno è in cielo ed è la mia Chiara, l’altro è sulla terra ed è Mariangela“.

Oggi sono una suora paolina, felice, piena, segnata dalla storia di tutti coloro che Dio mi chiede di amare ogni giorno. Non posso dirvi quanti e quali siano stati i miracoli di Dio nella mia vita, ma posso dirvi che la sua promessa di pace e di amore si è pienamente adempiuta per me e per le persone che a causa mia hanno sofferto: “Dimmi solo sì, e ti darò la felicità”.

Sulle vie del Vangelo…

Sulle vie del Vangelo sono miridiadi le persone e le situazioni che si possono incontrare, così come sono infinite le strade che si possono percorrere. Ma si sa, ognuno di noi è chiamato a scegliere e la qualità vera della vita sta proprio nell’intensità delle scelte che si fanno giorno dopo giorno (credo che qualcuno di mia conoscenza a questo punto stia sorridendo… questa è una delle mie frasi-motto!) e noi abbiamo realmente scelto; anzi permettetemelo… abbiamo risposto a una vera e propria chiamata.

Dal 12 al 18 agosto a Marina di Camerota – una delle più belle località turistiche in provincia di Salerno – abbiamo vissuto un’esperienza molto intensa di preghiera, riflessione, confronto e annuncio gioioso della Parola di Dio e della nostra esperienza di Lui. Qualche giorno fa, un ragazzo di 26 anni, mentre descriveva a una sua amica “un camposcuola” ha letteralmente detto: “è una di quelle esperienze da lavaggio del cervello!”… pur lasciando aperto tutto lo spazio del confronto a me piace pensare come a una di quelle esperienze che ti fanno il lavaggio del cuore e dei desideri… dei pensieri e della vita. Lavaggio come esperienza del lasciarsi invadere dall’imprevisto e inatteso, dal fiume in piena di un incontro che ti può cambiare la vita. E sebbene i partecipanti a questo campo, cosidetto biblico, abbiano incontrato centinaia di persone, credo di non esagerare affermando che il vero sconvolgente incontro lo abbiano fatto con un a tu per tu con il Dio che li ha chiamati e mandati… incontro con quello stesso Dio che oggi continua a farli sentire amati.

Caro Daniele, è così che si chiama il 26enne citato prima… quanto mi piacerebbe che anche tu potessi trovare il coraggio di lasciarti sconvolgere da un Incontro speciale. Che ritrovassi in te quella fiducia appassionata in quel Dio di cui un po’ di anni fa ti fidavi ciecamente…

Va beh… dopo questo piccolo desiderio condiviso con il mondo… preferisco ritornare a Marina di Camerota, ma lo faccio attraverso l’esperienza di Maddi e Dalia, anche se mi piacerebbe che tra queste righe prendesse carne anche la carica di Caludia e Pioppi, di Adele e Veri, di Marianna, Maka, di Ale e Susi e perchè no… il passaggio veloce di Tina, Maria Rosaria e Mimmo… le foto vi aiuteranno ad avere almeno un piccolo assaggio della gioia e della forza che, questi giorni, con Dio e con la sua gente, ci hanno regalato.

 Maddi: Sono tornata dal campo biblico di Marina di Camerota due settimane fa e la mia vita è davvero cambiata… Dopo 12 ore di viaggio, con mia sorella, siamo arrivate in canonica e abbiamo conosciuto gli altri 8 compagni di avventura… Ci sono stati molti momenti di preghiera e riflessione e non sempre sono stati facili… come comprendere qual è il messaggio di Dio? Come riuscire a fare la Sua volontà? Ma poi piano piano tutto si faceva chiaro, bastava ascoltare o cogliere un sorriso o una frase di chi stava intorno a noi… E poi una sfida… andare a Evangelizzare in spiaggia…i dubbi erano molti ma è stato stupendo… ci siamo mossi tra gli ombrelloni come una macchia gialla (questo il colore delle magliette del gep: giovani evangelizzatori paolini) e siamo stati accolti, cercati, ascoltati…per tutti c’era un invito a passare in chiesa la notte del 15 Agosto per la notte bianca eucaristica… ci siamo fatti conoscere per quelli che siamo: ragazzi giovani che credono in Dio e vogliono far conoscere a tutti il Suo amore, che hanno una gran voglia di ridere, giocare e divertirsi…La notte della Veglia è stata fantastica, tutto in quella notte è stato incontro con Dio… ora abbiamo una missione da portare avanti e non sarà facile, ma so di non essere sola…

Dalia: Ciao a tutti sono tornata da circa un’ora dalla magnifica esperienza del campo biblico!!! Sapevo, o meglio immaginavo che sarebbe stata una settimana unica e speciale ma lo è stata molto di più di quello che mi aspettavo! L’incontro con Dio sconvolge sempre e, pur sapendolo, a volte dimentichiamo quanto è grande il Suo Amore per noi… così abbiamo bisogno di staccare la spina per poterlo ritrovare e soprattutto per permettergli di ritrovarci. 
…Abbiamo vissuto momenti davvero forti, belli, divertenti e le parole chiave che per me hanno rappresentato questo campo sono state Preghiera ed Evangelizzazione. Il tutto si è concluso con un momento di preghiera durante il quale abbiamo ricevuto il mandato per essere apostoli tra le genti, per annunciare il Vangelo lì dove viviamo, nelle nostre città, nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie…è stato un momento forte in cui ci siamo sentiti davvero chiamati per nome e mandati tra la gente come apostoli di Gesù!!!
Adesso eccomi qui con un po’ di nostalgia nel cuore per essere tornati ognuno nelle proprie città ma anche con la consapevolezza che Gesù non chiama tutti insieme in uno stesso posto…ma ci chiama personalmente, uno alla volta inviandoci li’ dove c’è bisogno di noi…ed è con questa convinzione che mi auguro di portare agli altri, attraverso le vie reali e virtuali, la sua parola!
Ringrazio però i miei compagni di viaggio, grazie per la magnifica esperienza che mi avete fatto vivere! E un grazie speciale a Colui che ha voluto che fossimo proprio noi ad essere presenti: grazie Gesù!

 

Un grazie da parte di tutti noi a don Antonio Marotta e a tutta la comunità parrocchiale per aver permesso che “due Provvidenze si incontrassero”. Grazie di cuore e alla prossima!!!

 

 

Sta per iniziare…

 

Sta per iniziare il campo biblico 
“SULLE VIE DEL VANGELO”
per giovani dai 18 ai 30 anni
dal 12 al 18 agosto a Marina di Camerota – Sa  

La proposta è ancora aperta
e rivolta a giovani che con coraggio
vogliono condividere la propria fede…
crescere e confrontarsi con Dio, con la sua Parola,
con altri compagni di cammino.  

Chi lo desidera venga e viva!!!

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