Archivi categoria: giovani

Buona domenica!

Il Signore Dio plasmò l’uomo
con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e l’uomo divenne un essere vivente.

Dal libro della Genesi (Gn 2,7-9; 3,1-7)
I DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Chi ha potuto, mercoledì, ha assistito all’antico gesto dell’imposizione delle ceneri. Una celebrazione sobria, in cui il celebrante, tracciandoci sulla fronte un segno di croce con della cenere, ci ha invitato alla conversione, ci ha ricordato che, in fondo, siamo solo polvere.
Polvere senza vita, se Dio non insuffla la sua Parola.
Polvere inutile, se non è riempita di speranza e di sogni.
Polvere che Dio riempie di immortalità.
Ce ne ricordassimo, quando passiamo il tempo a litigare per un avanzamento di carriera, quando le riunioni condominiali si trasformano in una rissa verbale, quando vediamo le starlette della televisione sgomitare e incarognirsi le une contro le altre per avere un po’ di attenzione.
Ce ne ricordassimo, quando perdiamo il sonno per un progetto non riuscito, per un rimprovero del capo, per un paio di chili di troppo. Siamo solo polvere. Asciutto, come monito, ma reale.


Forse Dio è troppo ottimista nel confronto di noi uomini, forse ci crede migliori di ciò che, invece, siamo.
Quali uomini vogliamo essere? Quale Dio vogliamo celebrare?

Non seguiamo l’onda delle sirene dei media, o le nostre ispirazioni.
Lasciamoci illuminare nel deserto, per purificare il nostro cuore.
E non cerchiamo un Dio che si sazia la pancia, o che ci stupisce con i miracoli, o che è ridotto a garante dell’ordine sociale.

Quel Dio, non è il Dio di Gesù.

Buona Quaresima, cercatori di Dio, seguaci del folle.

 

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Tra note e realtà – Destra-Sinistra

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
…L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa.
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
…Ma cos’è la destra cos’è la sinistra
(G. Gaber, Destra-Sinistra)

Di anni ne sono passati un po’, almeno dalla pubblicazione del suo Cd, ma l’attualità del testo che Gaber scrive e canta, non può non scomodare il nostro tranquillo savoir faire quotidiano.
Perché una riflessione politica quando di politici ce ne sono già troppi in giro?
Perché parlare di destre e di sinistre se è molta di più la gente che con la politica non vuole più aver niente a che fare?
Perché preoccuparci di qualcosa che non sembra interessare neanche coloro che dovrebbero esserne le guide e i protagonisti?
C’è un’idea che ritorna troppe volte nei discorsi della gente comune… nei nostri discorsi: «Di politica? Non ne voglio sentir parlare!». Le occasioni si moltiplicano: dai corridoi universitari, tra una lezione e un’altra ai mercatini di rione. Dalle file agli uffici postali alle pause-caffè in ufficio. Tutti scoraggiati e scandalizzati da atteggiamenti sempre più individualisti di politici che amano occupare più le poltrone televisive che i posti in parlamento. Tutti si astengono da qualcosa, tutti manifestano la propria contrarietà astenendosi. Le leggi vanno avanti spinte da ideologismi di parte più che dalla ricerca autentica del bene comune.
Biasimare?! Perché? In fondo è più semplice il silenzio.
Perché lottare? Perché schierarsi?
Che fine hanno fatto le proposte?
Chi ha ancora il coraggio di credere in qualcosa che non sia la vita libera e comoda?
«Io non voglio aver niente a che fare con la politica», «io non ho ideologie». Un giovane universitario era convinto, pronunciando queste frasi, di manifestare la sua neutralità e imparzialità. Stava dettando, invece, la condanna a morte del suo futuro, perché nulla di più temibile può esistere di persone che non abbiano il coraggio di credere, di pensare, di scegliere.

Cos’è la politica, nel senso più puro, se non prendersi a cuore il bene dell’altro, la sua alterità, la sua dignità?

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

Buona domenica! – speciale “Le ceneri”

Vi supplichiamo in nome di Cristo:
lasciatevi riconciliare con Dio.

Dalla seconda lettere di san Paolo ai Corinzi (2Cor 5,20-6,2)
MERCOLEDI DELLE CENERI

 

La parola a…
mons. Vincenzo Paglia

“Questo è il tempo del ritorno” canta la liturgia all’inizio della Quaresima.
Le ceneri, imposte oggi sul nostro capo, ricordano la nostra fragilità.
Tuttavia, non per rattristarci.
Il Signore, infatti, non si vergogna della nostra fragilità.
Al contrario la ama e la vuole salvare.
Per questo ci chiede oggi di tornare a Lui con tutto il cuore: chi torna troverà un Padre che con amore infinito lo abbraccerà. Le parole del Vangelo sono un invito a vivere la propria fede nel Signore non misurandola a partire da gesti o da atteggiamenti esteriori, né valutandola con il metro del giudizio della gente, ma convertendo il nostro cuore a Lui. Il Vangelo di Gesù non abolisce la legge, “la porta a compimento”. E la legge si compie quando si torna al cuore, al senso profondo dell’elemosina, della preghiera, del digiuno. Tornare al Signore è spogliarsi delle proprie sicurezze, delle tante regole che ci dettiamo e delle tante leggi che troviamo, per cercare il Signore e ascoltare la sua Parola. Solo così, apprenderemo la via della sequela del Signore fino ai giorni della Passione e della Resurrezione.

…e per riflettere puoi scaricare: Convertitevi e credete

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Buona domenica!

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso…
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.

Salmo responsoriale
IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù è severo: non basta fare l’elenco delle nostre sante frequentazioni, non basta ricordare a Dio tutte le noiosissime celebrazioni che abbiamo dovuto sopportare con cristiana rassegnazione: nessun taccuino annotato ci permetterà di incontrare il Figlio di Dio, al termine dei nostri giorni…
Paolo è tranciante: è la fede che salva, non le opere.
Qualche anno dopo, Giacomo equilibrerà l’affermazione troppo forte: la fede senza le opere è inutile.
Ecco ciò che il Signore chiede al discepolo: ascoltare la Parola e metterla in pratica. Non sono sufficienti le opere (anche buone!) per incontrare Dio: senza la fede non ci fanno incontrare Dio.
Non è autentica una fede che non diventa quotidianità.

Non basta conoscere la Parola di Dio.
E neppure praticare una preghiera intensa e quotidiana.
Non basta avere fatto esperienza di Dio in un ritiro o un pellegrinaggio.
Non basta neppure essere stati chiamati da Dio ad annunciare la Parola, investiti direttamente da lui.
Non basta tutto questo perché la casa della nostra fede
non crolli alla prima   tempesta.
Non basta l’ascolto, dice il Signore, ci vuole
la credibilità, la coerenza, la vita concreta, i fatti.

Siamo pieni di cristiani che si mettono in mostra davanti a Dio e lo smentiscono nel segreto della loro vita. Il Signore chiede autenticità, verità, anche a costo di sanguinare, di sperimentare la propria oscena nudità interiore. Se, travolti dagli eventi della vita, abbiamo visto le nostre certezze crollare, e i dubbi radere al suolo la nostra presunta fede, forse è accaduto perché la nostra fede era costruita sulla sabbia delle nostre piccole convinzioni umane. Se il Signore ci ha chiamato ad essere suoi discepoli, e da anni camminiamo, con semplicità, sulla strada del Vangelo, non presumiamo delle nostre forze, ma ancoriamoci saldamente alla Parola che può ancorare la nostra vita alla roccia, senza temere le tempeste.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Le due case

 

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Buona domenica!

Non preoccupatevi per la vostra vita,
di quello che mangerete o berrete,
nè per il vostro corpo,
di quello che indosserete;
la vita non vale forse più del cibo
e il corpo più del vestito?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24-34)
VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Viviamo tempi difficili, siamo onesti.
Non soltanto per le questioni economiche, che comunque mettono a dura prova le nostre famiglie. Ma soprattutto per la mancanza di speranza che sta travolgendo i giovani, esasperati dalla mancanza di futuro, storditi da un mondo che non li vuole se non per consumare e fare gli idioti.
Ma proprio in questi momenti siamo chiamati a tirare fuori il meglio, ad andare all’essenziale. Con i piedi ben piantati in terra e con il cuore che vola alto, sopra i problemi, per guardarli da un’altra angolazione.
Quella di Dio.
È ciò che afferma l’inaudito messaggio del cristianesimo.
Dio è ed è presente.
Non è un severo contabile che dall’alto della sua indifferenza ci lascia sguazzare nelle nostre tragicomiche vicissitudini.
Dio si occupa di noi, sempre.
Il mondo non è un inganno e un covo di violenza che precipita nel caos, e la vita non è inutile.
Attorno a noi si sta costruendo un gigantesco mosaico d’amore in cui ognuno di noi è una tessera.
Dio ci chiede di collaborare al suo grande progetto.
Certo, ci vuole fede, e molta, per credere in questo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vedere la bellezza

 

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Tra note e realtà – Paura di amare

Abbiamo tutti paura di dare:
l’amore non regge la verità,
nell’era della comunicazione
vestiamo parole di mediocrità.
Abbiamo tutti paura di amare
abbiamo tutti paura di lasciarci andare,
di farci vedere per quel che siamo con le nostre fragilità
Abbiamo tutti paura di amare,
abbiamo tutti paura di lasciarci andare
di far vedere quello che siamo,
con i sogni che nascondiamo nell’anima…

(E. Finardi, Paura di amare)

 

La canzone non è nuova indubbiamente. Eppure l’attualità di quanto, musicalmente dichiara, diviene ogni giorno più sfidante.
Penso che, davanti a notizie cariche “di assurdo” e al limite della razionalità, capiti anche a voi di essere travolti da interrogativi, dubbi, questioni sulla fragilità della natura umana. Stessi interrogativi che si ripresentano con altrettanta forza quando a sconvolgerci è la straordinaria potenzialità di bene che abita nel cuore di uomini e donne a noi contemporanei.
Potrebbe sembrare strano: eppure in un caso o nell’altro ritroviamo una delle dimensione fondamentali del nostro esistere: l’amore.
Chiaramente uguale è la parola, ma estremamente differenti sono aggettivi ed effetti che le si possono attribuire. Se in un caso a farla da padrone è un amore geloso, rigido, possessivo e spesso, originariamente, ferito, dall’altra risplende la luminosità di un amore puro, generoso, gratuito, riconciliato.
Non si tratta di creare divisioni, ma di guardare in faccia, senza paura le dimensioni di un amore che sempre e comunque ci vivono dentro, aprendoci o chiudendoci a nuove possibilità di costruire, attorno a noi, un Bene più grande.
L’amore fa la differenza. L’amore rende la nostra vita e i nostri sì differenti… dà valore e senso a ogni scelta… non teme la sconfitta, ma desidera la vita.
Non è un amore anonimo quello di cui parliamo, né tantomeno un amore antropologico o sociale. È un amore-risposta, che nasce da una chiamata e si rafforza nel suo essere “dono”.
È un amore che si genera nell’Amore.
Ma quali sono le vette che ciascuno di noi è chiamato a scalare?
Quale Amore ogni giorno ci dà un motivo in più per vivere?
Esistono confini per l’Amore?

Vieni… e vedi!

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

Buona domenica!

Siate santi,
perchè io, il Signore,
vostro Dio, sono santo.

Dal libro del Levitico (Lv 19,1-2.17-18)
VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Era normale, al tempo di Gesù amare e perdonare, era previsto e predicato dai rabbini. Ma l’amore e il perdono erano ristretti al popolo di Israele. Il nemico andava odiato. Allora capiamo la follia della predicazione di Gesù, che sovverte l’ordine: amare chi ti ama non è opera meritoria, pregare per chi ti è nemico, augurargli la conversione, non la morte, significa imitare il Padre. E il Figlio, che sulla croce perdona i suoi assassini.
È normale trovare antipatico chi ci contrasta.
È evangelico scegliere di passare sopra alle antipatie per trovare ciò che unisce.
È normale difendere le proprie cose, il proprio territorio, la propria famiglia.
È evangelico scegliere il dialogo, il confronto, la conoscenza reciproca per farlo.
È normale che ogni tanto la parte oscura che c’è in noi emerga.
È evangelico lasciare che la parte luminosa sconfigga la parte peggiore di noi.
Se essere cristiani non cambia le nostre scelte, se non cambia la nostra vita, le nostre reazioni, significa che il Vangelo non ha davvero arato il nostro cuore.
Gesù è asciutto e diretto, chiede tanto perché dona tanto.
Non vuole che i suoi discepoli siano all’acqua di rose, bravi ragazzi insipidi e anonimi, ma uomini e donne capaci di dire chi è veramente Dio, di chi può essere davvero l’uomo.

 

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Adorazione eucaristica – A voi che ascoltate dico: amate!

A voi che ascoltate io dico: «Amate!». Ascoltare Gesù significa lasciarsi mettere in questione da appelli forti e umanamente scarnificanti. La sua via è via di una felicità nuova e paradossale, ma è anche via di una giustizia che ha poco di equa distribuzione delle parti. La nostra educazione, la mentalità, le nostre leggi ci chiedono di impostare la vita a partire dalla giustizia naturale che riconosce a ciascuno secondo i propri meriti e le proprie colpe. Il Vangelo invece scardina e, quasi come premessa prima, ci chiede di tendere verso un “caratteristico di più”. Giustizia, per Dio, è fedeltà alla sua promessa e la sua promessa è amare amando! Per coloro che scelgono di seguire la sua via non esiste altro: la sua via è l’amore, la vita che lui propone scaturisce dall’amore, l’unica verità che annuncia è la gratuità e totalità dell’amare. Da questo lasciamoci raggiungere e interpellare.

Lc 6, 27 – 35

Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Amare, amare tutti, amare sempre, amare qualsiasi cosa succeda! Non riesco a trovare altre parole che racchiudono il senso delle parole e della vita di Gesù di Nazareth. La sua non era una stravagante proposta dal sapore utopico[…] la sua proposta non è stata né utopica, né idealista! Sicuramente credo di poterla definire estrema, radicale, totale. Ma solo per il fatto che lui, da uomo prima che da Dio, l’abbia vissuta sulla sua pelle, fino alla fine, la rende una proposta possibile da vivere. Oggi le nostre parole sono confermate dalla sua morte, dalla sua sofferenza consapevole e dal suo perdono… era stremato dalla sofferenza, raccontano le donne che stavano ai piedi della croce, il suo corpo era lacerato dalla tortura eppure, flebile come non mai, la sua voce ha fatto risuonare solo parole di perdono: «Perdonali, diceva. Padre perdonali perché non sanno, non vedono, non comprendono…». «Perdonali…». Questa richiesta rende inascoltabile quel monito e assordante il suo appello: «Amate, fate del bene, benedite e pregate per coloro che vi trattano male, che vi odiano, che vi fanno del male. Amate e non solo con affetto semplice e fraterno, come se voleste bene a degli amici. Amate con amore totale, con la stessa intensità, coinvolgimento e passione con cui amereste chi vi ama e per voi darebbe tutto! Amate come io vi amo, amate fino all’estremo, come io vi ho amato.
Amate senza nulla pretendere e nulla chiedere. Amate senza calcolare il dono, senza chiedere risarcimenti a coloro che vi hanno derubato, portato via con forza cose importanti o violentato nella dignità.
Amare come risposta all’amore è poco, non è mio, non mi appartiene! Amate: questo vi chiedo! Questo potrà, nel tempo, regalarvi il gusto di una gioia nuova, di una felicità senza pari. Poveri di ogni cosa e di voi stessi, liberi da tutto e da voi stessi: così sarete veramente beati, pronti per essere riempiti di grazie, di doni interiori, di una pienezza che mai, nulla, neppure la morte potrà scalfire».

Venite e me tutti! Insieme per pregare la Parola e adorare la presenza Eucaristica del Signore. Questo è il valore delle tracce di preghiera che settimana dopo settimana ci accompagneranno in questo anno liturgico. Offriamo le tracce da scaricare augurandoci di poter costruire tra noi, seppur virtualmente, una comunione di preghiera che ci unisca e ci rafforzi nel credere.
Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

Chi volesse un sussidio che accompagni la preghiera per ogni tappa dell’anno liturgico, può acquistare nelle librerie paoline Attirerò tutti a me, adorazioni eucaristiche per tutto l’anno liturgico, di sr. Mariangela Tassielli, autrice anche delle tracce di preghiera che ci saranno proposte, ogni settimana.

 


Buona domenica!

Se la vostra giustizia
non supererà quella degli scribi
e dei farisei, non entrerete
nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-37)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Speriamo che la Quaresima arrivi presto.
Perché, siamo sinceri, ancora qualche domenica con vangeli del genere e mi converto allo Zoroastrismo. Non so voi, ma già le beatitudini a me provocano una certa acidità di stomaco, ma i due capitoli che seguono, in cui Gesù smonta pezzo per pezzo tutto quello che i devoti del tempo (e di sempre) pensavano essere l’essenziale della fede, proprio fatico ad ascoltarli. Figuriamoci a viverli.
Eppure quelle indicazioni, preziose, in cui Gesù si permette di correggere, meglio: di riportare all’origine la Legge che Dio ha donato agli uomini, ci svelano tantissimo di Dio, di Gesù, e di noi.

Di Dio

Ci dicono che Dio sa come funzioniamo, che ci ha creato e la sua Parola, la sua Legge, i “comandamenti”, altro non sono che indicazioni per il nostro buon funzionamento. Dio non si diverte a farci impazzire mettendoci paletti e facendoci penare, proponendoci comportamenti irreprensibili (e noiosi). Dio non è geloso della nostra libertà e allora la limita. Semplicemente sa come funzioniamo, e desidera profondamente portarci alla sorgente della beatitudine, del bene. Dio è il collaboratore della nostra gioia: il peccato è male perché ci fa del male.
Quanto è bello pensare che Dio si occupa realmente di noi! E che, lui sì, ha a cuore il nostro bene!

Di Gesù

Gesù, nel discorso della montagna, segue un piano ben preciso: ha iniziato parlando del Regno e di chi vi appartiene, nelle beatitudini; domenica scorsa ci ha ammonito ad uscire da une fede insipida e oscura. Oggi e nelle prossime domeniche ci indicherà degli atteggiamenti concreti da seguire che sono la conseguenza dell’illuminazione interiore.
Già alcuni giudei, i più devoti, erano stati abilissimi a manipolare gli insegnamenti di Mosé, a imprigionare il volo della libertà, ad adattare, minimalizzare, aggiustare il tiro.
Gesù scardina tutto.
Riprende a uno a uno i precetti e ne svela il senso profondo, se ne riappropria, toglie la vernice delle tradizioni umane che ne avevano smorzato lo splendore. Straordinario Gesù! Così facendo disinnesca la bomba, fa crescere i presenti, libera la legge orientandola verso Dio.
Gli astanti, come noi, si erano costruiti una gabbia dorata, sicura, una millimetrica serie di leggi così da poter dire a Dio, come ad un irreprensibile funzionario: Ho fatto tutto, non ho sgarrato.
Gesù abbatte nuovamente gli steccati, libera Dio e il suo progetto dalle nostre manipolazioni.

Di noi

Se accogliamo le beatitudini, se vogliamo insaporire la vita, non dobbiamo nasconderci dietro ad un dito.
La violenza sgorga dal cuore, non basta barricarsi dietro ad una presunto buonismo: si può uccidere anche con la lingua, fare stragi con il giudizio impietoso, genocidi con la nostra impietosa analisi. In questo mondo che ha sdoganato il pettegolezzo facendolo diventare un’attività benemerita e lucrosa (è bastato chiamarlo gossip!), il discepolo è chiamato a vedere e dire solo il bene che abita il cuore degli uomini.
La lussuria e il dominio sono nel nostro cuore, non siamo un corpo, possediamo un corpo e l’altro non può diventare un oggetto. In questo tempo orribile in cui i padri plaudono le figlie che si fanno strada nella squallida notorietà delle starlette ad ogni costo e le persone si misurano dalla loro avvenenza, il discepolo ancora propone una lettura di sé e degli altri basata sulla persona, non sulla sua apparenza.
La menzogna ci sta accanto, ed è inutile scaricare sempre le responsabilità sugli altri.
In un mondo fasullo e menzognero il discepolo non ha bisogno di giurare perché, semplicemente dice il vero perché è vero. E non ha paura di pagare per i propri sbagli.

Per fare questo, ci ammonisce Ben Sirach, occorre scegliere fra l’acqua e il fuoco.

L’acqua che spegne ogni passione, il fuoco che divora i santi.
Siamo liberi, liberi di scegliere, drammaticamente liberi di scegliere.

…e per riflettere puoi scaricare: Cambiamento

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Preghiamo la Parola – L’eccomi d’amore

Il 5 febbraio 1964 moriva sr. Tecla Merlo, madre e prima superiora generale della nostra Congregazione: le suore Figlie di San Paolo. Ciò che ci lega a questa straordinaria donna del nostro tempo non è solo il suo esserci madre nella fede, ma l’essere stata, per noi, la nostra stessa possibilità di esistere, per averci generato nel suo stesso sì. E Dio proprio nel suo sì ha reso carne un carisma che stava per essere consegnato alla storia, per le mani del beato Giacomo Alberione, e che in un modo o in un altro sarebbe arrivato oggi a noi, interpellando la nostra coscienza, muovendo i nostri desideri, diventando, ancora una volta, vita nella nostra vita. Pregare e lasciare che Dio, attraverso di lei, possa provocare le nostre coscienze cristiane, significa ridare voce ai tanti testimoni del Vangelo che, come lei, hanno creduto nell’impossibile, nell’invisibile, in ciò che solo occhi di fede e cuore unificato in Lui possono sentire e credere. E’ in questo che ci lasciamo scomodare, muovere e spingere in avanti. Sr. Tecla Merlo, nella sua docilità disarmante al Signore, è testimone di una creatività dello Spirito le cui porte possono aprirsi solo per chi crede.

 

Fil 3, 7 – 14

Fratelli, queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

 

« Facciamoci strumenti di pace. Innanzitutto con la preghiera, ma preghiamo soprattutto con la preghiera vitale, cioè con il lavoro fatto per amore e con la santità della vita. La pace è sempre frutto di carità, di comprensione, di concordia. Preghiamo pure per la pace, ma prima di tutto dobbiamo averla in noi, avere la pace del cuore. Coltiviamola, cercando di avere pensieri, sentimenti e parole di carità per tutti. Che gli angeli come cantarono, sulla grotta di Betlemme “Gloria a Dio e pace agli uomini”, così oggi possano cantare che anche nelle nostre case si cerca la gloria di Dio e vi è pace e serenità. Pratichiamo la carità e l’umiltà. Nelle famiglie cosa c’è di più bello? Chi riesce a essere caritatevole e generoso è sempre in pace: in pace con gli altri e con se stesso. San Paolo scrive nella lettera agli Efesini: “Vivete con umiltà, con dolcezza, con pazienza, sopportandovi a vicenda per amore, e cercando di conservare la pace che vi unisce nello spirito”. Si trova la pace quando si sa compatire, tacere il male degli altri, vedere le cose con occhi limpidi. L’apostolo Paolo dice di imitarlo: “Imitate me”. Io direi di imitarlo nella carità, anzi nelle sfumature della carità. Però per imitarlo nella sfumature bisogna imitarlo soprattutto nelle cose importanti. Sapete quali sono le sfumature della carità? Essere delicati fra noi, trattarsi bene. Le sfumature suppongono che ci sia la carità. Allora imitiamo san Paolo che si faceva tutto a tutti, aveva un cuore delicatissimo verso tutti».

Tecla Merlo, Semi di sapienza


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Buon cammino nel Signore Gesù, crocifisso e Risorto!

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