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Vivi!

 

 

Vivi!

Nessun sapore avrà la vita
se non quello che tu stesso saprai dargli.

Vivi!

Raccogliendo, ogni giorno, raccolti abbondanti
dalle gioie e dalle amarezze,
dalla fiducia e dalle delusioni,
dalle amicizie e dai tradimenti.

Vivi!

Seminando nella vita del mondo
la pace, la libertà, la speranza, la gioia, il perdono,
la fiducia, la passione e la fedeltà.

Vivi!

 Perché tu, che abiti il mondo,
sei nel cuore di Chi per primo ti ha amato.

Vivi!

Perché chi ti ama, ti chiama!

Vivi da chiamato!

Ascolta il sussuro dell’intero universo
che aspetta il tuo Sì…

Vivi da chiamato!

Per cantare la vita…
e la vita si farà, per te, felicità!

 

                                        sr. Ma’ – fsp

Buona domenica!

Gesù disse a Simone:
“Non temere;
d’ora in poi sarai pescatori di uomini”.

Dal Vangelo di Luca (Lc 5,1-11)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Pietro. È un uomo rude, concreto, abituato ad annusare il lago per capire come cambierà il tempo, con le mani callose e ruvide, rovinate dalle corde e dal legno della piccola barca di famiglia.
Ascolta e sorride, dentro di sé.
Poi accade l’imprevisto: Gesù si gira e gli suggerisce di riprendere il largo.
«Questo è davvero troppo!», pensa Pietro. Ha ragione in fondo: che ne sa un falegname di pesca? Che faccia il suo mestiere senza rompere agli altri! Ma accetta e prende il largo. Quasi lo sfida, quell’arrogante falegname: vedrà che oggi i pesci sono andati in vacanza!

Dio
Dio ci raggiunge sempre alla fine di una notte infruttuosa, nel momento meno mistico che possiamo immaginare. Ci raggiunge alla fine delle nostre notti e dei nostri incubi, ci raggiunge quando siamo stanchi e depressi. Ci chiede un gesto di fiducia, all’apparenza inutile, ci chiede di gettare le reti dalla parte debole della nostra vita, di non contare sulle nostre forze, sulle nostre capacità, ma di avere fiducia in lui.
Pietro lo fa e accade l’inaudito.
Le reti si riempiono, il pesce abbonda, la barca quasi affonda.
Non è possibile, non è possibile, non è possibile.

Miracoli
Il miracolo consiste nel fatto che Pietro vede in quella pesca un segno straordinario. Il miracolo è sempre nel nostro sguardo, Dio continua a riempire di miracoli la nostra vita. E noi non li vediamo.
È turbato, ora, il pescatore. Che sta succedendo?
Si butta in ginocchio, prima di arrendersi: «Non sono capace, non sono degno».

Peccatori?
È la scusa principale tirata fuori da tutti quelli che, per un istante, sfiorano Dio: non sono allaltezza, sono un peccatore. Siamo sempre lì, inchiodati al nostro becero e rancido moralismo: lascia fare a Dio!
Gesù sorride: è un problema tuo, Pietro, a me stai bene così.

Pescatori di umanità
Non avere paura, Simone, il Signore ti fa diventare pescatore di umanità. Sei chiamato a tirar fuori da te stesso e da chi incontrerai tutta l’umanità che li abita. Lascia le reti, quello che ti lega, le paure, i limiti, i giri di testa, lasciali, non rassettarli tutti i giorni, non aggiustarli, diventa libero per seguirmi.
Sogno una Chiesa che non ponga limiti, che dia fiducia ai peccatori, che tiri fuori, maestra in umanità, tutta l’umanità che abita nel cuore di ognuno con franchezza e misericordia.
Pietro sarà un grande pescatore proprio perché autentico, proprio perché lascerà fare a Dio, dopo avere sperimentato il suo fallimento.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Accesi

 

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Buona domenica!

“Ogni burrone sarà riempito;
ogni monte ed ogni colle sarà abbassato,
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio“.

Dal Vangelo di Luca (Lc 3,1-6)
II DOMENICA DI AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Entrare nella storia altra significa, anzitutto, aprirsi allo stupore di Dio, attenderlo ed accoglierlo per ciò che egli è, non per ciò che vorremmo fosse.
L’avvento non aggiunge degli impegni alla nostra scarsa fede e alla nostra poca disponibilità alla preghiera, ma un tempo in cui ci è chiesto di accorgerci, di preparare la strada, di spalancare il cuore.
Citando Isaia, Giovanni è molto preciso sulle cose da fare: raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.
Raddrizzare i sentieri, cioè avere un pensiero semplice, lineare, senza troppi giri di testa.
La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono.
La fede va interrogata, nutrita, è intellegibile, ragionevole. Ma ad un certo punto diventa salto, ragionevole salto tra le braccia di questo Dio.
Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita, di pensieri positivi e buoni per poter accogliere la luce.
Riempire i burroni delle nostre fragilità. Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri più o meno grandi, più o meno insidiosi, delle fatiche più o meno superate. Ebbene: occorre stare attenti a non lasciarci travolgere dalle nostre fragilità o, peggio, mascherarle. Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore: l’importante è che non ci parlino, l’importante è non dar loro retta.
Spianare le montagne. In un mondo basato sull’immagine conta più l’apparenza della sostanza. Bene il fitness, ottimo il body-building per stare in forma. È bene curare il proprio modo di vestire. Ma occorre aprire qualche palestra di spirit-building, qualche estetista del cuore e dell’anima!
Essenzialità, verità, desiderio: questi gli strumenti per trovare un sentiero verso Dio.
E questo già ci procura gioia, l’attesa già ci scuote dentro, ci apre lo stupore… gioia come quella che san Paolo prova per la sua comunità greca di Filippi, come quella che il salmista descrive per il ritorno dei prigionieri da Babilonia a Gerusalemme.
Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbì, su di voi piccoli e fragili e dispersi Dio fa scendere la sua Parola.
Alzate lo sguardo, ve ne prego.
Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori: c’è da fare in settimana…

 

…e per riflettere puoi scaricare: Non ho tempo

 

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Buona domenica!

“Risollevatevi e alzate il capo,
perchè la vostra liberazione è vicina”.

Dal Vangelo di Luca (Lc 21,25-38.34-36)
I DOMENICA D’AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curatz

Non viviamo tempi facili, lo scoraggiamento è alle stelle, la violenza pure.
Tra finanziarie, lavori saltuari e una dilagante povertà, tra affetti frantumati e paure di amare, rischiamo di crollare e di arrenderci. La paura e l’apatia a volte inquinano le nostre vite e le nostre comunità: sembra prevalere il forte e l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua.
E Gesù (tenero!) ci dice: quando accade tutto questo, alzate lo sguardo.
Le fatiche e le prove della vita, sembra dirci il Signore, sono lì apposta per farci crescere, possono diventare un trampolino di lancio, devono aiutarci a conoscere il senso segreto delle cose, il mistero nascosto nei secoli.
Come il grano caduto in terra feconda la terra, così l’Avvento feconda la nostra vita per sbocciare a Natale in una festa di luce.
Ma occorre vigilare, ammonisce Gesù nel Vangelo di oggi.
Le dissipazioni, le ubriachezze e gli affanni della vita possono impedirci di vedere, impedirci di vivere.
Le dissipazioni: in un mondo in cui siamo costretti alla frenesia, ritrovare un ritmo di interiorità richiede una forza di carattere notevole.
Perché non approfittare di questi giorni per riprendere un quotidiano ritmo di preghiera?
Le ubriachezze: il nostro mondo ci invita a fare esperienza di tutto, a osare, a sperimentare.
E alla fine ci ritroviamo a pezzi. Attenti, amici, a non cadere nell’inganno che le sirene del nichilismo ci propongono: abbiamo bisogno di unità, non di frantumazione.
E questa scelta compiamola non in rispetto ad una ipotetica scelta morale, ma nella consapevolezza che Dio solo conosce la verità dell’essere.
Gli affanni della vita esistono e non li possiamo eliminare ma solo controllare mettendo al centro la ricerca di Dio e del mio vero io.
Possiamo farcela, Dio ci sostiene, buon percorso di conversione al Natale.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Punti di vista

 

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Buona domenica!

Tenerezza

“Non abbiamo un sommo sacerdote
che non sappia prendere parte alle nostre debolezze:
egli stesso è stato messo alla prova
in ogni cosa come noi, escluso il peccato”.

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4,14-16)
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Possiamo interrogarci evangelicamente, con franchezza, sul nostro modo di concepire la Chiesa.
Penso, in particolare, a quanti hanno compiti e responsabilità all’interno della comunità: vescovi, sacerdoti, ma anche catechisti e animatori.
Ho visto persone straordinarie, consapevoli dei propri limiti, consumare la propria vita nell’annuncio del Vangelo.
Ho visto sacerdoti in età di pensione e pieni di acciacchi portare portare ancora l’immenso dono del Pane di Vita in piccole comunità sperdute e giovani passare il loro sabato libero a giocare con i ragazzi in un polveroso e improbabile campo da calcio in periferia.
 
Ma ho anche visto (e sento dentro di me), la tentazione dell’applauso e della gloria, del riconoscimento sociale del mio sforzo, del risultato che, in qualche modo, deve essere visibile e quantificabile.
Ho visto (e sento dentro me) rispolverare vecchi titoli e privilegi, giovani preti convinti che basti la loro semplice presenza e simpatia per cambiare le cose.
Ho visto (e sento dentro di me) catechisti offendersi per un richiamo, lettori incupirsi per una minore attenzione, educatori stancarsi al primo soffio di vento.
E penso che dobbiamo ancora fare tanta strada, stare attenti a non cadere nell’inganno della mondanità, guardare sempre e solo al Maestro che ha amato, senza attendersi dei risultati e ottenendoli proprio dando il meglio di sè, in assoluta umiltà e mitezza.

Possano le nostre comunità, marchiate dalla croce, mettersi al servizio dell’umanità, diventare missionarie di misericordia, di tenerezza, di servizio.
Gratutità, sorriso, piena umanità che, ricevute da Cristo, contagiano i nostri quartieri, le nostre famiglie, le nostre scuole.
Dalla logica del sospetto a quella della fiducia, dalla logica dell’accaparramento a quella della condivisione.
Fra noi sia così, fra noi è così se ci accosteremo al distributore di grazia, come suggerisce la lettera agli Ebrei, il Signore Gesù.
Lui, l’amico degli uomini, l’Amante senza misura, la sorgente della tenerezza che ci chiama a diventare sui testimoni.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Valore della sofferenza

 

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lo scoraggiamento… :-(

 E ieri mi sono imbattuta in questo:

“Il più grande tra gli scogli è lo scoraggiamento.
Vi sono motivi umani e soprannaturali di fiducia.
Il passato, anche il più infelice,
può diventare elemento di costruzione per un futuro lucente…
Considerate Pietro! Pensate a Paolo! Guardate ad Agostino…”

…e sinceramente penso a me, alla mia storia, alle fatiche, alle ferite, alle delusioni, a ciò che la vita mi ha negato e non mi ha dato… Arriva un giorno in cui ti dici: e allora? Questa non sono IO, è solo il mio passato, è una parte di me. Ignorarlo? Inutile. Nasconderlo? E’ da stupidi! Affrontarlo? E’ da paura!

ascoltoFarà indubbiamente paura ma, in fin dei conti, è la sola cosa giusta da fare: affrontarlo, riconciliarsi, mettere un punto e imparare a guardare con occhi nuovi e cuore aperto e grato, per scoprire tutto quel bene nascosto che pur esiste oltre la sofferenza. Mi potrete dire: “E se non ci fosse? Se la vita avesse solo preso, senza mai dare?”. Possibile! Chi potrebbe negarlo… E allora si può scegliere comunque chi essere per il futuro: se continuare a essere per gli altri persone che tolgono perchè a loro è stato tolto o che donano ciò che essi stessi non hanno ricevuto… Scegliere: questa è nostra vera possibilità di vivere!

Oggi penso al giorno in cui con il cuore in lacrime ho detto: “Basta! Da questo momento le cose devono cambiare, costi quel che costi!”. E allo scoraggiamento, come vero e proprio ostacolo al vivere pieno, ho scelto di rispondere con la voglia di sperare, di credere, di investire energie nella fiducia verso me stessa, gli altri, il mondo e Dio.

Si può sbagliare ancora? Sì! Ma si può anche ricominciare…

Si può cadere e farsi tremendamente male? Sì! Ma ci si può anche rialzare e farsi curare…

Si può notare che tutto il mondo mi sta contro e che alla fine di mezzo ci vado sempre io? Sì! Ma si può anche pensare che la mia è solo una prospettiva possibile…

Ma a questo punto ci si può anche chiedere:
“Si può credere che ognuno di noi può fare la differenza, nella propria vita e sul mondo?”

 

Buona Domenica

 

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«Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele…
Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”.
Ascoltino o non ascoltino,
sapranno almeno che un profeta
si trova in mezzo a loro». 

Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 2, 2-5)

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

 La parola a…

Don Paolo Curtaz

Vorrei parlarvi della fragilità, della fragilità degli uomini di fede, una fragilità reale, un’infedeltà fin troppo evidente nel corso della storia, e tutti sappiamo degli errori commessi da Papi, Vescovi e semplici cristiani.
I cristiani non sono perfetti e  ma questo non basta a fermare la Parola, non basta a fermare il Cristo, non sgambetta il contagioso annuncio della Parola.
Gli apostoli vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità.
Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie
.
La Chiesa non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati, di figli.
Sogno il sogno di Dio: una comunità di persone che si accolgono per ciò che sono, che hanno il coraggio del proprio limite, che non hanno bisogno di umiliare l’altro per sentirsi migliori.
Gesù è rifiutato, e con lui viene rifiutato il Vangelo e la presenza di Dio: troppo umano questo Messia, troppo pesante il suo passo, troppo povero, troppo fragile.
Talora anche noi siamo talmente attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da non accogliere il Vangelo, talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da non voler entrare a un altro livello di autenticità e vedere che
l’essenziale non è la coerenza costi quel che costi, ma la misericordia.
Così Israele, ci parla di questi uomini di Dio – i profeti – capaci di leggere il presente, non di indovinare il futuro, e di richiamare a Dio la realtà.
Ma il destino dei profeti, lo stesso Gesù lo sperimenta, è di essere ignorati in vita e celebrati da morti.
Ascoltiamoli da vivi i profeti, non da morti!
Riconosciamo i profeti, diventiamo profeti, lasciamo che la Parola ci aiuti a leggere questi tempi e raccontiamolo questo Vangelo.
Malgrado la nostra fragilità.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Equilibrio strano

 

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Buona Domenica

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«Tua figlia è morta.
Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano,
disse al capo della sinagoga:

«Non temere,
soltanto abbi fede!». 
     (Mc 5, 21-43) 

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

La parola a…

Don Paolo Curtaz

La figlia di Giairo ha dodici anni.
Da dodici anni l’emorroissa soffre di perdite di sangue.
La donna emorroissa non solo è ammalata, la sua condizione la rende impura, sola.
Giairo è disperato: esiste un dolore più devastante della morte di un figlio?
La donna si avvicina timidamente, lo tocca.
Ha toccato il cuore di questo Cristo di Dio.
La malattia non è forse lo squilibrio della nostra armonia interiore?
Gesù ci guarisce nel profondo, ci salva da ogni disarmonia.

La gente esce fuori dalla casa di Giairo urlando: la ragazza è morta.
Gesù insiste, entra, dice che dorme.
Viene deriso? Che dolore finto è il loro se si prendono la briga di denigrare l’affermazione del Nazareno?
Dolore di facciata, bieca esteriorità.
Il nostro Dio non è indifferente, non finge di soffrire.
All’emorroissa Gesù dice: “Va, la tua fede ti ha salvato” e a Giairo: “Non temere, soltanto abbi fede”.
La fede ci guarisce dalle ferite interiori, la fede ci risuscita.
L’atteggiamento del cristiano di fronte alla morte è la fede.
Il nostro è un Dio amante della vita.
Il dolore del distacco, della morte, ci viene presentato da San Paolo come le necessarie doglie di un parto che danno alla luce una nuova creatura.
Questo Dio tenerissimo che solleva la figlia di Giairo è colui che ha per noi un destino di vita e di Risurrezione.
Basta? Ai tanti Giairo cui muore la figlia non so se basta.
Elemosiniamo certezza e salvezza, la fede è solo una flebile fiamma per attraversare il mare in tempesta.
Infine consideriamo le tante morti interiori da cui dobbiamo risorgere: troppe le delusioni, le stanchezze, per essere ancora ottimisti. Da quale morte interiore dobbiamo risorgere?
Solo, abbiamo fede, questo il Signore Gesù ci chiede per una nuova vita in Lui.
Il Rabbì oggi ci dice: “Talità kum!”

 

…e per riflettere puoi scaricare: Riscalda… illumina… possiedi

 

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La mia vita e Dio… – DOMANDE e RISPOSTE!

Questo post mi piace pensarlo come una sorta di post-gancio rispetto a “La mia vita e Dio” e nasce come risposta ad alcune domande postate da una nostra web-friends, MR.  Come lei stessa scrive, per tante, forse per tutte queste domande l’unica risposta è la FEDE, ma proprio perchè credo che la fede non sia acqua fresca, ma carne e ossa, con tutto ciò che comporta, ho pensato di condividere una serie di risposte che nascono dalla mia esperienza, da questi anni di relazione con Dio, di ascolto, discernimento, scoperta, adesione, lotta, lacrime, sogni e anche un po’ di delusioni… come in ogni buona relazione che si rispetti…

Come si fa a entrare nel deserto? Come hai fatto a capire che Dio volesse parlarti?

Credo che nel deserto non si decida di entrare, ma ci si trovi… Così come non si può capire che Dio sta per parlare… Lui parla, semplicemente, e tu ti ritrovi in qualche modo ad ascoltare… a sentire che sta accadendo Mariangelaqualcosa di strano, di non così facilmente individuabile, spiegabile. Sicuramente ci sono delle situazioni, dei luoghi, dei tempi privilegiati, una sorta di possibilità in più per ascoltare… ma non è poi così determinate. Creare spazi di silenzio attorno a noi è sicuramente dare a Dio la possibilità di parlare e di essere ascoltato meglio, ma è decidere di fare silenzio dentro di noi e di valorizzare ogni situazione possibile… questo fa la differenza.
Se penso ai miei deserti personali, non credo di esserci mai entrata volontariamente. Mi ci sono trovata, è la vita ad avermi spinto dentro e ad avermi lasciata spesso sola. Ma solo io ho potuto decidere se e come viverli, cosa scoprire e cosa imparare. Credo che stare nel deserto, in quei luoghi interiori di non risposta, di non certezza, di aridità assoluta, sia uno dei momenti più difficili, o almeno per me lo è stato. Certezze crollate, rabbia, paura, solitudine, cecità assoluta, lacrime… di questo spesso sono popolati i mei deserti… e forse quelli di tutti. Ma c’è una cosa che non ho mai dimenticato e ho sempre ripetuto a me stessa: “Coraggio, resisti! Perchè questo è il momento in cui l’albero sta spingendo in profondità le radici… questo è il momento in cui le spalle stanno diventando forti… non mollare; questa situazione, se la vivi fino in fondo, ti riconsegnerà alla storia, in modo nuovo”.donna deserto orme Posso dire una cosa oggi… i deserti non li scegli, ma certamente puoi scegliere come viverli…
Quanto a Dio… che dire?  Tutte le volte che parla mi sorprende… non posso prevederlo… c’è però una spia molto forte: è il cuore… all’inizio è come se percepissi che c’è una sensazione strana, nuova, diversa… si serve di tante cose, persone, situazioni… ma poi quando l’esercizio dell’ascolto aumenta, diventa sempre più possibile comprendere… e la sua voce diventa una realtà interiore, impossibile da ignorare… Ma è un ESERCIZIO costante; è un esercizio per tutti; è una realtà possibile!

Continua a leggere La mia vita e Dio… – DOMANDE e RISPOSTE!

Laudato sii per frate limite!

Laudato sii, o mi Signore, per sorella acqua e per madre terra.
Laudato sii per fratello sole e per la luna.
Laudato sii per la vita che  attendiamo e per sorella morte che ci sorprende.

Laudato sii, o mi Signore, per tutto ciò che sono e che non sono.
Per ciò che sogno e per ciò che non oso pensare; per ciò che spero e per ciò che temo.

Sii lodato, o mio Altissimo e sommo Bene, per il tempo che supera la mia agenda e costruisce spazi di incontro, di possibilità sempre nuove, di futuro e di riconciliazione con il passato.

Sii per sempre lodato per le coincidenze che mi fanno scoprire la tua voce silenziosa e tenace; per ciò che la vita non mi ha permesso e per ciò che mi ha tolto; per ciò che ho scoperto nel buio e per il ritorno, atteso, della luce.

Sii lodato, Vita della mia vita, per il mio presente e per ciò che è gia stato e per l’imprevedibile futuro che mi donerà la possibilità di essere.

Sii lodato, Verità del mio cuore, per ciò che mi manca; per quanto vorrei e non avrò; per i limiti e le fragilità che tante volte rendono arido il mio andare e fanno tremare ogni certezza, ogni desiderio, ogni voglia di crescere e andare verso orizzonti immensi.

Frate limite, così forte e assetato, così tenace e pauroso che sempre ti nascondi dietro mille maschere di non-verità, sii tu benedetto e lodato, perchè in te tocco la mia fragilità e le mie paure; ma in te sperimento la voglia di esistere e di lasciarmi amare; in te scopro le possibilità sempre nuove di lasciarmi sfiorare, cambiare e perdonare. Sii tu lodato e benedetto perchè ciò che mai la sapienza umana potè ottenere a te è donato come bacio della Grazia. In te, dice il mio Signore, darò compimento alla mia potenza, manifesterò la pienezza del mio amore.

“Ti basti la mia Grazia. Nella tua debolezza io manifesterò la mia potenza”

Sii lodato, allora mio Signore, per fratello limite: accogliendolo, medicando le sue ferite, amandolo e perdonandolo lascerò che, nella sua fragilità, possa diventare la Tua dimora nella mia vita.