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Tra note e realtà – Che fantastica storia è la vita

Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore,
e mio padre e mia madre mi volevano dottore,
ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l’amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Mi chiamo Laura e sono laureata…
Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore…
Mi chiamo Aicha, come una canzone,
sono la quarta di tremila persone…
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

(Antonello Venditti, Che fantastica storia è la vita)

La vita… che fantastica storia!
Lo è per tutti, per i tantissimi Antonio, Laura, Aicha, Carol, Michael a qualsiasi latitudine si trovino. Meravigliosa avventura senza limiti: nessuno sa come inizi e nessuno sa dove e perché finirà… ma è vita, pur sempre vita.

E’ vita quella di un piccolo grumo di cellule e quella dell’impegnato uomo d’affari.
E’ vita quella difesa con forza dai piccoli pugnetti stretti del bambino e dai muscoli tesi di un malato.
E’ sempre vita: il pianto che accoglie la nascita e quello che accompagna la morte; il canto dei riti e delle liturgie di un popolo e quello di un singolo uomo che canta alla luna; le righe scritte nel diario segreto di una ragazza e quelle che popolano i romanzi; la voce rotta da un singhiozzo e gli occhi luccicanti di stupore.
Che forza la vita… e non lo dice chi ha tutto. Ma lo crede chi non ha niente!
Cos’ è per te vivere?
Da qualche parte, in questo mondo, ci sarà un senso?

Perché ogni giorno il sole fa brillare i tuoi occhi?
Perché la sera stende un velo sulle tue fatiche e poi ti riconsegna al giorno?
C’è un tesoro dentro te! Scrigno segreto che solo tu puoi vedere e scoprire. Solo tu, un giorno potrai apr
ire.
Tra i tanti, c’è stato anche Gesù.
Uomo come noi eppure così diverso da noi. Così amante della vita, da donarci totalmente la sua.
Lui ha scelto di vivere questa meravigliosa avventura, di scoprirla fino in fondo, di assaporarla fino all’estremo.
Lui… il Dio che dell’amore ha fatto un dono e alla vita ha dato un senso.

Cosa vuol dire vivere, perché esistere?
Qualcuno un giorno ha detto all’umanità: «Ti chiedo solo un sì e ti prometto la felicità».
Un sì a cosa?
«Un unico grande e coraggioso alla vita».

di suor Mariangela fsp

Guarda il video


Buona domenica!


E fu trasfigurato davanti a loro:
il suo volto brillò come il sole
e le sue vesti divennero
candide come la luce.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 17,1-9)
II DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

È la bellezza di Dio ciò che da sempre attira gli uomini, il fascino misterioso che emana la divinità, che a volte spaventa ma che Gesù ci consegna come la bellezza affettuosa e compassionevole di un padre, di una madre che ama i propri figli.
È bellissimo Dio.
Una bellezza che assomma la sapienza, la verità, la bontà, lo splendore.
Se capissimo che la bellezza non è solo una questione di canoni estetici! Che possiamo anche farci tagliuzzare in mille pezzi e siliconare e riempirci di botulino e diventare delle bambole viventi senza essere delle belle persone!
Curiamo il nostro aspetto esteriore e, di più e meglio, quello interiore!
Fossi più giovane lancerei un business di bellezza globale: studio estetico e ritiro spirituale, parrucchiere e associazione di volontariato, massaggio rilassante e meditazione sul Vangelo.
O la bellezza è totale o è apparenza destinata a sgretolarsi col passare degli anni.

Sul Tabor Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù con sguardo nuovo.
La bellezza di Dio li travolge, per un attimo.
Tutti siamo chiamati a sperimentare la bellezza di Dio, anche solo per una volta nella vita. Raptim, direbbe sant’Agostino, fugacemente. Per farlo dobbiamo ritagliarci degli spazi di silenzio, dedicarci del tempo, metterci in sintonia con la natura. Per farlo, come suggerisce il Padre, dobbiamo ascoltare.
Ascoltare il Figlio, ascoltare la Parola, ascoltare noi stessi, ascoltare ciò che di bello ha da dire l’uomo, ogni uomo.
La bellezza è esperienza che scaturisce dall’ascolto.
E la Quaresima è, appunto, il tempo dell’ascolto.
Ho passato la metà della mia vita, e molte vicende avventurose.
Se sono cristiano, se ancora cerco, dopo avere trovato, è solo perché Dio è bellissimo.

Buon cammino, seguaci del Dio bellissimo!

…e per riflettere puoi scaricare: Pienamente uomini

 

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Quaresima: tempo fatto dono!

Ufficialmente è iniziata!
Il tocco del Mercoledì delle Ceneri è risuonato, forte, nelle nostre chiese e la quaresima ha avuto nuovamente inizio.

Colore viola ovunque, sobrietà massima, austerità anche nella liturgia. La parola d’ordine sembra essere per tutti: cammino, penitenza, conversione, digiuno, astinenza, preghiera più intensa, carità esercitata in modo più deciso.

Ma basta questo per affermare che sia veramente iniziata?

Quaresima… e sono 40 giorni a nostra disposizione
Sono 40 come gli anni nel deserto, che Israele ha avuto a propria disposizione per riavvicinarsi a Dio, per riscoprire viva la sua presenza, per riascoltare la sua Parola.
Sono 40 come i giorni trascorsi da Gesù nel deserto: un deserto che diventa luogo di preghiera, di incontro con Dio, di preparazione interiore, verso la propria personale risposta al Padre e al suo progetto d’amore per l’umanità.
Sono 40 anche per noi, oggi! Ed è il tempo giusto, favorevole, opportuno per riavvicinarci a Dio e a noi stessi.

Quanta verità c’è nel percorso quaresimale: dalle ceneri al silenzio del sabato santo, il Vangelo ci accompagna a scoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo agire nelle nostre situazioni di buio, di dubbio, di morte; la sua luce capace di sciogliere le nostre oscurità più profonde; la sua vita forte a tal punto da penetrare e far rivivere ogni spazio del nostro cuore.

Lui e noi, Dio e l’uomo di ogni tempo, di ogni cultura, di ogni lingua e di ogni fede.
Lui e noi, profondamente uniti dalla forza estrema del suo amore che, visibilmente, si dà a noi, fino alla pienezza ineguagliabile: la croce, la sua morte, la sua resurrezione.

Quaresima allora come tempo di incontro reale e concreto dell’uomo amato, con il Dio che lo ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo di vita che si genera in ogni situazione di morte.
Quaresima come spazio riconsegnato, in piena libertà, a Dio.
Quaresima come desiderio di lasciarsi penetrare dalla proposta d’amore che Dio ci rivolge personalmente.
Quaresima come occasione speciale per scoprire l’estrema concretezza del suo amore.
Quaresima come possibilità unica per dire Sì al suo amore.

Ci richiediamo allora: “Basta il tocco del mercoledì santo per far iniziare la quaresima in noi?”

Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi.
Solo una risposta vera e totale può permettergli di “occupare” il nostro cuore.
Solo una vita accordata con il suo amore, può lasciar accadere in noi il miracolo di una vita nuova, piena e riconciliata.

Buon cammino di quaresima a tutti noi!

sr. Ma’, fsp


Buona domenica!

Il Signore Dio plasmò l’uomo
con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e l’uomo divenne un essere vivente.

Dal libro della Genesi (Gn 2,7-9; 3,1-7)
I DOMENICA DI QUARESIMA -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Chi ha potuto, mercoledì, ha assistito all’antico gesto dell’imposizione delle ceneri. Una celebrazione sobria, in cui il celebrante, tracciandoci sulla fronte un segno di croce con della cenere, ci ha invitato alla conversione, ci ha ricordato che, in fondo, siamo solo polvere.
Polvere senza vita, se Dio non insuffla la sua Parola.
Polvere inutile, se non è riempita di speranza e di sogni.
Polvere che Dio riempie di immortalità.
Ce ne ricordassimo, quando passiamo il tempo a litigare per un avanzamento di carriera, quando le riunioni condominiali si trasformano in una rissa verbale, quando vediamo le starlette della televisione sgomitare e incarognirsi le une contro le altre per avere un po’ di attenzione.
Ce ne ricordassimo, quando perdiamo il sonno per un progetto non riuscito, per un rimprovero del capo, per un paio di chili di troppo. Siamo solo polvere. Asciutto, come monito, ma reale.


Forse Dio è troppo ottimista nel confronto di noi uomini, forse ci crede migliori di ciò che, invece, siamo.
Quali uomini vogliamo essere? Quale Dio vogliamo celebrare?

Non seguiamo l’onda delle sirene dei media, o le nostre ispirazioni.
Lasciamoci illuminare nel deserto, per purificare il nostro cuore.
E non cerchiamo un Dio che si sazia la pancia, o che ci stupisce con i miracoli, o che è ridotto a garante dell’ordine sociale.

Quel Dio, non è il Dio di Gesù.

Buona Quaresima, cercatori di Dio, seguaci del folle.

 

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Buona domenica! – speciale “Le ceneri”

Vi supplichiamo in nome di Cristo:
lasciatevi riconciliare con Dio.

Dalla seconda lettere di san Paolo ai Corinzi (2Cor 5,20-6,2)
MERCOLEDI DELLE CENERI

 

La parola a…
mons. Vincenzo Paglia

“Questo è il tempo del ritorno” canta la liturgia all’inizio della Quaresima.
Le ceneri, imposte oggi sul nostro capo, ricordano la nostra fragilità.
Tuttavia, non per rattristarci.
Il Signore, infatti, non si vergogna della nostra fragilità.
Al contrario la ama e la vuole salvare.
Per questo ci chiede oggi di tornare a Lui con tutto il cuore: chi torna troverà un Padre che con amore infinito lo abbraccerà. Le parole del Vangelo sono un invito a vivere la propria fede nel Signore non misurandola a partire da gesti o da atteggiamenti esteriori, né valutandola con il metro del giudizio della gente, ma convertendo il nostro cuore a Lui. Il Vangelo di Gesù non abolisce la legge, “la porta a compimento”. E la legge si compie quando si torna al cuore, al senso profondo dell’elemosina, della preghiera, del digiuno. Tornare al Signore è spogliarsi delle proprie sicurezze, delle tante regole che ci dettiamo e delle tante leggi che troviamo, per cercare il Signore e ascoltare la sua Parola. Solo così, apprenderemo la via della sequela del Signore fino ai giorni della Passione e della Resurrezione.

…e per riflettere puoi scaricare: Convertitevi e credete

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Buona domenica!

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso…
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.

Salmo responsoriale
IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù è severo: non basta fare l’elenco delle nostre sante frequentazioni, non basta ricordare a Dio tutte le noiosissime celebrazioni che abbiamo dovuto sopportare con cristiana rassegnazione: nessun taccuino annotato ci permetterà di incontrare il Figlio di Dio, al termine dei nostri giorni…
Paolo è tranciante: è la fede che salva, non le opere.
Qualche anno dopo, Giacomo equilibrerà l’affermazione troppo forte: la fede senza le opere è inutile.
Ecco ciò che il Signore chiede al discepolo: ascoltare la Parola e metterla in pratica. Non sono sufficienti le opere (anche buone!) per incontrare Dio: senza la fede non ci fanno incontrare Dio.
Non è autentica una fede che non diventa quotidianità.

Non basta conoscere la Parola di Dio.
E neppure praticare una preghiera intensa e quotidiana.
Non basta avere fatto esperienza di Dio in un ritiro o un pellegrinaggio.
Non basta neppure essere stati chiamati da Dio ad annunciare la Parola, investiti direttamente da lui.
Non basta tutto questo perché la casa della nostra fede
non crolli alla prima   tempesta.
Non basta l’ascolto, dice il Signore, ci vuole
la credibilità, la coerenza, la vita concreta, i fatti.

Siamo pieni di cristiani che si mettono in mostra davanti a Dio e lo smentiscono nel segreto della loro vita. Il Signore chiede autenticità, verità, anche a costo di sanguinare, di sperimentare la propria oscena nudità interiore. Se, travolti dagli eventi della vita, abbiamo visto le nostre certezze crollare, e i dubbi radere al suolo la nostra presunta fede, forse è accaduto perché la nostra fede era costruita sulla sabbia delle nostre piccole convinzioni umane. Se il Signore ci ha chiamato ad essere suoi discepoli, e da anni camminiamo, con semplicità, sulla strada del Vangelo, non presumiamo delle nostre forze, ma ancoriamoci saldamente alla Parola che può ancorare la nostra vita alla roccia, senza temere le tempeste.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Le due case

 

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Buona domenica!

Non preoccupatevi per la vostra vita,
di quello che mangerete o berrete,
nè per il vostro corpo,
di quello che indosserete;
la vita non vale forse più del cibo
e il corpo più del vestito?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24-34)
VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Viviamo tempi difficili, siamo onesti.
Non soltanto per le questioni economiche, che comunque mettono a dura prova le nostre famiglie. Ma soprattutto per la mancanza di speranza che sta travolgendo i giovani, esasperati dalla mancanza di futuro, storditi da un mondo che non li vuole se non per consumare e fare gli idioti.
Ma proprio in questi momenti siamo chiamati a tirare fuori il meglio, ad andare all’essenziale. Con i piedi ben piantati in terra e con il cuore che vola alto, sopra i problemi, per guardarli da un’altra angolazione.
Quella di Dio.
È ciò che afferma l’inaudito messaggio del cristianesimo.
Dio è ed è presente.
Non è un severo contabile che dall’alto della sua indifferenza ci lascia sguazzare nelle nostre tragicomiche vicissitudini.
Dio si occupa di noi, sempre.
Il mondo non è un inganno e un covo di violenza che precipita nel caos, e la vita non è inutile.
Attorno a noi si sta costruendo un gigantesco mosaico d’amore in cui ognuno di noi è una tessera.
Dio ci chiede di collaborare al suo grande progetto.
Certo, ci vuole fede, e molta, per credere in questo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vedere la bellezza

 

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Tra note e realtà – Paura di amare

Abbiamo tutti paura di dare:
l’amore non regge la verità,
nell’era della comunicazione
vestiamo parole di mediocrità.
Abbiamo tutti paura di amare
abbiamo tutti paura di lasciarci andare,
di farci vedere per quel che siamo con le nostre fragilità
Abbiamo tutti paura di amare,
abbiamo tutti paura di lasciarci andare
di far vedere quello che siamo,
con i sogni che nascondiamo nell’anima…

(E. Finardi, Paura di amare)

 

La canzone non è nuova indubbiamente. Eppure l’attualità di quanto, musicalmente dichiara, diviene ogni giorno più sfidante.
Penso che, davanti a notizie cariche “di assurdo” e al limite della razionalità, capiti anche a voi di essere travolti da interrogativi, dubbi, questioni sulla fragilità della natura umana. Stessi interrogativi che si ripresentano con altrettanta forza quando a sconvolgerci è la straordinaria potenzialità di bene che abita nel cuore di uomini e donne a noi contemporanei.
Potrebbe sembrare strano: eppure in un caso o nell’altro ritroviamo una delle dimensione fondamentali del nostro esistere: l’amore.
Chiaramente uguale è la parola, ma estremamente differenti sono aggettivi ed effetti che le si possono attribuire. Se in un caso a farla da padrone è un amore geloso, rigido, possessivo e spesso, originariamente, ferito, dall’altra risplende la luminosità di un amore puro, generoso, gratuito, riconciliato.
Non si tratta di creare divisioni, ma di guardare in faccia, senza paura le dimensioni di un amore che sempre e comunque ci vivono dentro, aprendoci o chiudendoci a nuove possibilità di costruire, attorno a noi, un Bene più grande.
L’amore fa la differenza. L’amore rende la nostra vita e i nostri sì differenti… dà valore e senso a ogni scelta… non teme la sconfitta, ma desidera la vita.
Non è un amore anonimo quello di cui parliamo, né tantomeno un amore antropologico o sociale. È un amore-risposta, che nasce da una chiamata e si rafforza nel suo essere “dono”.
È un amore che si genera nell’Amore.
Ma quali sono le vette che ciascuno di noi è chiamato a scalare?
Quale Amore ogni giorno ci dà un motivo in più per vivere?
Esistono confini per l’Amore?

Vieni… e vedi!

di suor Mariangela fsp

Guarda il video

Buona domenica!

Siate santi,
perchè io, il Signore,
vostro Dio, sono santo.

Dal libro del Levitico (Lv 19,1-2.17-18)
VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Era normale, al tempo di Gesù amare e perdonare, era previsto e predicato dai rabbini. Ma l’amore e il perdono erano ristretti al popolo di Israele. Il nemico andava odiato. Allora capiamo la follia della predicazione di Gesù, che sovverte l’ordine: amare chi ti ama non è opera meritoria, pregare per chi ti è nemico, augurargli la conversione, non la morte, significa imitare il Padre. E il Figlio, che sulla croce perdona i suoi assassini.
È normale trovare antipatico chi ci contrasta.
È evangelico scegliere di passare sopra alle antipatie per trovare ciò che unisce.
È normale difendere le proprie cose, il proprio territorio, la propria famiglia.
È evangelico scegliere il dialogo, il confronto, la conoscenza reciproca per farlo.
È normale che ogni tanto la parte oscura che c’è in noi emerga.
È evangelico lasciare che la parte luminosa sconfigga la parte peggiore di noi.
Se essere cristiani non cambia le nostre scelte, se non cambia la nostra vita, le nostre reazioni, significa che il Vangelo non ha davvero arato il nostro cuore.
Gesù è asciutto e diretto, chiede tanto perché dona tanto.
Non vuole che i suoi discepoli siano all’acqua di rose, bravi ragazzi insipidi e anonimi, ma uomini e donne capaci di dire chi è veramente Dio, di chi può essere davvero l’uomo.

 

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Buona domenica!

Voi siete il sale della terra;
ma se il sale perde il sapore,
con che cosa lo si renderà salato?
A null’altro serve che ad essere gettato via
e calpestato dalla gente.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
don Giovanni Berti

Questo “voi siete…” che è scritto nel vangelo è per noi oggi!
Gesù lo dice a me e nello stesso tempo lo dice a tutta la comunità dei credenti.
La comunità dei cristiani ha questo grande dono, che non è però mai da dare per scontato. A volte ci si dimentica di esser sale e luce della terra e si pensa che la fede sia una cosa “privata” e solamente “di culto” (sono cristiano perché credo intimamente in Dio e vado in chiesa…). Essere cristiani è qualcosa che ci rimanda al mondo nel quale siamo quotidianamente inseriti. E’ lì che si vede se abbiamo vero sapore e siamo veramente portatori di luce. Dove c’è un cristiano dovrebbe esserci più luce che tenebre, più pace che guerra, più amore che odio, più solidarietà che egoismo. Dove c’è una vera comunità cristiana dovrebbe esserci un luogo fatto di persone che danno sapore vero di fraternità nei rapporti spesso insipidi e smorti della società moderna, sempre di corsa e altamente conflittuale.

Riprendiamo dunque in mano con insistenza questo vangelo. Rileggiamo e ripensiamo continuamente questo “voi siete sale della terra… voi siete la luce del mondo…”da soli, in famiglia, in coppia, tra amici… Facciamo penetrare le parole di Gesù fin dentro l’animo, in modo che la nostra fede non perda sapore e la nostra luce interiore non si spenga. Il mondo ha bisogno della luce di Cristo e del sapore forte del suo vangelo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Trasformazione

 

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