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Buona domenica!

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento
di ciò che il Signore le ha detto”.

Dal Vangelo di Luca (Lc 1,39-45)
IV DOMENICA DI AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La piccola Maria sente il grembo crescere, in quella poesia e magia che solo le donne, somiglianti a Dio, possono vivere. Il Verbo cresce dentro di lei e con la Parola fatta carne crescono anche i tentennamenti. Maria sale da Elisabetta: forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei saprà dirle che sì, è tutto vero.
E accade. Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola Maria (ormai si è fatta donna) e capisce. La pagina di Luca è un capolavoro: l’incontro fra le due donne nel Vangelo è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente realizzato il suo agognato sogno di maternità fa i complimenti alla piccola Maria.
Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare i complimenti a Dio che salva lei e noi. Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.
È vero, allora: Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio, il Dio d’Israele è qui.
È vero, è tutto vero, Dio viene, infine.
E le due donne urlano e cantano e danzano e piangono nell’assolato cortile di casa della vecchia Elisabetta. Lo splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che indica il Messia. E tutto accade, accade, come il più inatteso e improbabile dei sogni che si realizza, come se la storia e la vita e l’universo danzassero nel vedere queste donne cantare l’assoluta follia di Dio.
E questo scatena la gioia, contagia, stupisce…

La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso.
Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano.
Diverso.

E Maria e Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono, raccontano.
Raccontano dell’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli uomini, la rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di salvati – Israele – cui noi e l’umanità dobbiamo moltissimo. La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, mozzafiato il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle, coinvolgerle.
La gioia è la dimensione essenziale del Natale. La gioia di sentirsi ed essere veramente salvati da Dio.
Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio!
Un suggerimento, amici: regalatevi, in questo Natale, dieci minuti di orologio per fermarvi e aprire lo sguardo finalmente! su ciò che Dio sta compiendo nella storia, nella vostra storia.
Animo, amici, arrivano buone notizie.

 

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Buona domenica!

In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioierà per te, ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia
“.

Dal libro del profeta Sofonia (Sof 3,14-18)
III DOMENICA D’AVVENTO (Gaudete) -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La gente è turbata: Giovanni è un uomo buono, mostra loro una strada semplice, dà loro retta… che sia lui il Messia? Ed ecco la notizia: arriva uno più forte che battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Arriva il Cristo, è lui la risposta a cosa dovete fare, è lui colui che brucia dentro, che dà forza.
Giovanni ancora non lo conosce eppure il suo cuore pulsa di gioia.
Gesù è fuoco, non pia devozione, non bella abitudine, non saggezza da seguire.
Fuoco, fuoco, fuoco che brucia, che inquieta, che scalda, che illumina, che turba nel profondo, che scardina, che riempie. Giovanni già ne assapora la presenza, già ne coglie la statura immensa, inattesa, sconcertante.
Giovanni ha già il cuore colmo di gioia anche se ancora aspetta, anche se ancora non vede.
Ma già gioisce.
L’annuncio che vi faccio, la “buona novella” in mezzo a tante orribili notizie che ci raggiunge è proprio questa: Dio ti ama e te lo dimostra in Gesù Cristo.
Accogliere Gesù è avere il cuore pieno di gioia. La fede cristiana è anzitutto gioia.
Non gioia semplice, sciocca, ingenua.

Paolo dice ai Filippesi e a noi: “Rallegratevi nel Signore sempre!”; aggiunge che la nostra gioia deve essere nota a tutti, cioè che la gente deve pensare ai cristiani come gente serena e piena di luce!
Per Paolo, che pure di cose tristi ne subisce e ne vede, la pace che viene da Dio custodisce i nostri cuori.
E se la mia vita è un calvario? Se proprio la sofferenza è la nota dominante della mia vita? Se la depressione o la solitudine hanno minato alla radice il mio buonumore? Perché mai devo essere felice?
La risposta di Sofonia, profeta vissuto nel 640 a.C., è bruciante: “Il Signore tuo Dio … esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore”.
Sii felice: tu sei la gioia di Dio!
Sii felice: Dio ti ama teneramente con il suo amore ed è il suo amore che ti rinnova, ti cambia.
Tutta la Bibbia, tutta l’esperienza di Israele prima e della Chiesa poi dice questo: sei amato, il vero volto di Dio è uno sguardo di bene e di amore che ti ricostruisce.
Non è una splendida notizia?

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cristiano lieto

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Da dove vieni, e dove vai?-alias “Dio ma che lingua parli?”/ 2

Il 14 e 15 novembre 2009, il secondo incontro di spiritualità e formazione per giovani fino a 30 anni, ha avuto come sede la nostra comunità di Napoli (zona Capodimonte).

 

“Non pensare alle cose di ieri, nuove cose fioriscono già”…
Queste parole del “Canto dell’amore” sembrano dare voce a tutti i pensieri che fanno capolino nella mia mente e nel mio cuore al termine del secondo incontro dell’itinerario di spiritualità e formazione con le Figlie di San Paolo che, quest’anno, ha per tema “Dio ma che lingua parli?”.
Sabato sera, partendo dal noto episodio della Genesi in cui si racconta dell’alleanza di Dio con Abram e della realizzazione della Sua promessa (Gen 15-17), ci siamo inseriti nella provocazione-tema del weekend: “Da dove vieni e dove vai?”.
La storia di Abram è l’esperienza di un Dio che sta promettendo, sta chiedendo di fidarsi, sta chiedendo di credere e sperare in un futuro che umanamente sembra impossibile e, proprio in questo scenario, dove i tempi umani sono davvero poca cosa di fronte ai tempi divini, Dio dice di “non temere”, perché “nulla è impossibile”…

Questa tematica mi ha provocata non poco, perché sento molto vicina a me questa esperienza che, forse, è quella di tanti altri giovani: ci confrontiamo, infatti, con un futuro che non dà certezze, che sembra non arrivare mai, verso cui, spesso, ci si sente fallimentari in partenzaLa logica di Dio, però, non stravolge solo l’esistenza di Abramo, ma anche la mia, la nostra: anche a noi dice ogni giorno, nonostante tutto, di “non temere”, perché figli amati, amati così come siamo, con le nostre debolezze, con i nostri errori, con le nostre paure, con i nostri doni e i nostri limiti.
La riflessione si è arricchita poi ulteriormente la domenica mattina quando abbiamo commentato e fatto nostro un brano del Vangelo di Luca (Lc 12, 22-32).
Durante il pomeriggio, invece, quest’anno c’è una piccola novità: viviamo un breve tempo di formazione al canto liturgico e alla liturgia che, per l’incontro appena trascorso, ci ha portati a riflettere sull’Atto penitenziale; il tempo che dedichiamo a questo ulteriore momento di formazione è volutamente breve, ma per me è ugualmente una parte importante e interessante del nostro weekend, attraverso cui abbiamo l’opportunità di conoscere meglio la celebrazione Eucaristica. Ogni momento di essa ha un significato specifico e, riconoscerlo, ci permette di viverlo in maniera più diretta e speciale.

Il nostro incontro si è concluso poi con l’adorazione EucaristicaTempo per dire “Grazie” a Dio per tutto quanto abbiamo vissuto insieme, per quanto ci è stato donato, per quanto abbiamo condiviso:
grazie per tutte le volte in cui non si stanca di dichiararci il Suo amore, anche quando non ce ne accorgiamo o dove non lo vediamo,
grazie per i nuovi compagni di viaggio, Gennaro, Chiara e Margherita, che si sono uniti a noi per la prima volta,
grazie per la presenza spirituale di chi non c’era,
grazie per il suo ripetere instancabilmente di fidarci, di “non temere”,
grazie perché, solo restando pienamente in Lui, possiamo comprendere e gridare chi siamo, cosa facciamo, da dove veniamo e dove andiamo….

A tutti….buon cammino!

Grazia – Trecase (NA)

 

Buona domenica!

“Ogni burrone sarà riempito;
ogni monte ed ogni colle sarà abbassato,
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio“.

Dal Vangelo di Luca (Lc 3,1-6)
II DOMENICA DI AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Entrare nella storia altra significa, anzitutto, aprirsi allo stupore di Dio, attenderlo ed accoglierlo per ciò che egli è, non per ciò che vorremmo fosse.
L’avvento non aggiunge degli impegni alla nostra scarsa fede e alla nostra poca disponibilità alla preghiera, ma un tempo in cui ci è chiesto di accorgerci, di preparare la strada, di spalancare il cuore.
Citando Isaia, Giovanni è molto preciso sulle cose da fare: raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.
Raddrizzare i sentieri, cioè avere un pensiero semplice, lineare, senza troppi giri di testa.
La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono.
La fede va interrogata, nutrita, è intellegibile, ragionevole. Ma ad un certo punto diventa salto, ragionevole salto tra le braccia di questo Dio.
Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita, di pensieri positivi e buoni per poter accogliere la luce.
Riempire i burroni delle nostre fragilità. Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri più o meno grandi, più o meno insidiosi, delle fatiche più o meno superate. Ebbene: occorre stare attenti a non lasciarci travolgere dalle nostre fragilità o, peggio, mascherarle. Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore: l’importante è che non ci parlino, l’importante è non dar loro retta.
Spianare le montagne. In un mondo basato sull’immagine conta più l’apparenza della sostanza. Bene il fitness, ottimo il body-building per stare in forma. È bene curare il proprio modo di vestire. Ma occorre aprire qualche palestra di spirit-building, qualche estetista del cuore e dell’anima!
Essenzialità, verità, desiderio: questi gli strumenti per trovare un sentiero verso Dio.
E questo già ci procura gioia, l’attesa già ci scuote dentro, ci apre lo stupore… gioia come quella che san Paolo prova per la sua comunità greca di Filippi, come quella che il salmista descrive per il ritorno dei prigionieri da Babilonia a Gerusalemme.
Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbì, su di voi piccoli e fragili e dispersi Dio fa scendere la sua Parola.
Alzate lo sguardo, ve ne prego.
Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori: c’è da fare in settimana…

 

…e per riflettere puoi scaricare: Non ho tempo

 

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Buona domenica!

“Risollevatevi e alzate il capo,
perchè la vostra liberazione è vicina”.

Dal Vangelo di Luca (Lc 21,25-38.34-36)
I DOMENICA D’AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curatz

Non viviamo tempi facili, lo scoraggiamento è alle stelle, la violenza pure.
Tra finanziarie, lavori saltuari e una dilagante povertà, tra affetti frantumati e paure di amare, rischiamo di crollare e di arrenderci. La paura e l’apatia a volte inquinano le nostre vite e le nostre comunità: sembra prevalere il forte e l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua.
E Gesù (tenero!) ci dice: quando accade tutto questo, alzate lo sguardo.
Le fatiche e le prove della vita, sembra dirci il Signore, sono lì apposta per farci crescere, possono diventare un trampolino di lancio, devono aiutarci a conoscere il senso segreto delle cose, il mistero nascosto nei secoli.
Come il grano caduto in terra feconda la terra, così l’Avvento feconda la nostra vita per sbocciare a Natale in una festa di luce.
Ma occorre vigilare, ammonisce Gesù nel Vangelo di oggi.
Le dissipazioni, le ubriachezze e gli affanni della vita possono impedirci di vedere, impedirci di vivere.
Le dissipazioni: in un mondo in cui siamo costretti alla frenesia, ritrovare un ritmo di interiorità richiede una forza di carattere notevole.
Perché non approfittare di questi giorni per riprendere un quotidiano ritmo di preghiera?
Le ubriachezze: il nostro mondo ci invita a fare esperienza di tutto, a osare, a sperimentare.
E alla fine ci ritroviamo a pezzi. Attenti, amici, a non cadere nell’inganno che le sirene del nichilismo ci propongono: abbiamo bisogno di unità, non di frantumazione.
E questa scelta compiamola non in rispetto ad una ipotetica scelta morale, ma nella consapevolezza che Dio solo conosce la verità dell’essere.
Gli affanni della vita esistono e non li possiamo eliminare ma solo controllare mettendo al centro la ricerca di Dio e del mio vero io.
Possiamo farcela, Dio ci sostiene, buon percorso di conversione al Natale.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Punti di vista

 

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e dopo Natale?

Per Giovani fino a 30 anni

 Gesù Parola
incarnata e comunicata

  spiritualità
formazione
comunicazione digitale

A Roma dal 27 al 31 dicembre 2009 a tutti i giovani fino a 30 anni proponiamo di vivere insieme alcuni giorni di riflessione, preghiera, condivisione e formazione su alcuni ambiti e risorse della comunicazione digitale. Non aggiungiamo altro perchè il di più vorremmo fosse una scoperta da vivere insieme… noi Figlie di san Paolo, animatrici di questa esperienza, e voi, giovani audaci, che sceglierete di viverla all’insegna della fiducia e del dono.
Crediamo che il Natale sia per noi cristiani un dono troppo prezioso per lasciare che passi in modo anonimo. Da eredi della passione apostolica di san Paolo vi proponiamo di renderlo realmente un tempo di ri-nascita di Dio in noi, tempo di ascolto di Dio tra la gente, tempo di annuncio di uno tra i più straordinari eventi della storia umana e, chiaramente, personale.

Animatrici: Sr. Mariangela e sr. Silvia, Figlie di San Paolo

 Sede: Roma, presso comunità Regina degli Apostoli, Via Antonino Pio, 75 – nei pressi della Basilica di san Paolo fuori le mura. Arrivi previsti entro le 16.00 del 27 dicembre e partenze nella mattinata del 31.

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Strumento che sai suonar
  • Lenzuola o sacco a pelo e asciugamani
  • tanto desiderio di Dio

Contibuto per il soggiorno: 60.00 euro

Info e contatti per adesioni:

Buona domenica!

 

Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”.
Rispose Gesù: “Tu lo dici, io sono re”.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv18,33-37)
SOLENNITA’ DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

“Sei re?” – “Tu lo dici” risponde Gesù a Pilato.
“Sei il Figlio di Dio Altissimo?” – “Tu lo dici” risponde altrove Gesù al Sommo Sacerdote.
“Tu lo dici”: siamo liberi di credere o no, Dio non si impone, mai.
Anzi, l’apparenza inganna: questo uomo sconfitto non assomiglia in alcun modo ad un re, men che meno ad un Dio. Sarà sempre così: il nostro Dio si nasconde, ci lascia liberi, smuove le nostre coscienze, chiede a noi di schierarci, ci costringe alla scelta.
Il potere che Gesù viene ad esercitare è il potere a servizio della verità. Che non nutre se stesso, che non si autocelebra, che fugge la gloria e l’apparenza.
Che razza di re ci è capitato, amici, un re da burla che entra a Gerusalemme cavalcando un asinello e non un cavallo bianco, un re oltraggiato e preso in giro da annoiati soldati romani, un re che suscita la compassione e il disprezzo dell’irrequieto governatore Pilato. Che razza di re, senza armate, senza potere, senza rabbia, senza delirio di onnipotenza. E subito il nostro entusiasmo si smorza, subito i nostri segreti sogni di una eclatante vittoria del bene sul male si ridimensionano. No, non andrà così, non va così né ora né mai. Dio ha scelto di stare dalla parte degli sconfitti, dei dimenticati, re – certo – ma dei perdenti e re senza riscatto, re senza trionfi, re senza improbabili finali da commedia americana.
Un re nudo, appeso ad una croce, crudele trono, cinto da una corona di spine, un re talmente sconvolto da avere necessità di un cartello che lo identifichi, che lo renda riconoscibile almeno alle persone che l’hanno amato.
Lo volete davvero un Dio così? Un Dio che rischia, un Dio che – per amore – accetta di farsi spazzare via dall’odio e dalla violenza? Lo volete davvero un Dio che rischia tutto, anche di essere per sempre dimenticato, pur di mostrare il suo volto? Un Dio che accetta di restare nudo, cioè leggibile, incontrabile, osteso, palese, evidente perché ogni uomo la smetta di costruirsi improbabili devozioni, scure visioni di Dio?
Questo è il nostro Dio, un Dio amante, un Dio ferito, un Dio che fa dell’amore l’unica misura, l’ultima ragione, la sola speranza.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Sei grande, Signore!

 

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Buona domenica!

Vedova al tempio

“Seduto di fronte al tesoro,
osservava come la folla vi gettava monete.
Tanti ricchi ne gettavano molte.
Ma, venuta una vedova povera,
vi gettò due monetine”.

Dal Vangelo di Marco (Mc 12,38-44)
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Anche quando siamo incapaci di provare emozioni, o di desiderio di vita, possiamo diventare luce, totalità, dono, speranza. Non ce ne accorgiamo, ovvio, e forse neppure ce ne importa.
Come non importa a chi ha davvero dato tutto
, a chi davvero è stato masticato dalla vita e dal dolore.
Ci sono santi che stupiscono la Chiesa per il loro dinamismo e la loro forza interiore. Altri santi che la edificano per la loro trasparente oblazione, per il modo in cui affrontano le fatiche della vita (ricordate Osea e la sua vicenda affettiva?).
Come Mosè, il grande liberatore, il più grande della storia di Israele, colui che ha visto Dio faccia a faccia, colui che ha ricevuto nelle sue mani le parole che Dio dona all’umanità per vivere, colui che, principe d’Egitto, ha rinunciato al suo rango e si è fatto simile agli schiavi, muore sulle alture del Golan, senza mai entrare in Israele. Ora è libero, finalmente.
Fratello masticato, sorella sanguinante, vedovi e vedove senza amore e rispetto, delusi da voi stessi e dalla vita, dalle persone e dalle vicende, date in elemosina ciò che avete dentro, anche se poco, fatelo per Dio, fatelo perché credete nella vita, disperatamente.
E noi discepoli, fragile popolo di Dio, impariamo dalle vedove, dai poveri a contare sull’Assoluto, ad abbandonarci – sul serio – nelle mani di Colui che tutto può.
Non la gloria, non la devozione, non l’apparenza (anche clericale e cattolica!) ci salvano, ma l’essere mendicanti di luce.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Apparire

 

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Ascolto! – alias “Dio ma che lingua parli?”/1

Ascoltare noi stessi, il mondo e Dio!ascolto
Ascoltare il dono dei doni che Dio ci ha preparato!
Ascoltare in profondità, ascoltare con costanza, ascoltare senza mollare, ascoltare fino in fondo…

Ascolto: è questa la prima parola dell’alfabeto di Dio. A come ascolto, accoglienza, attenzione, attesa…
Ascolto: è il presupposto che ci permetterà di accogliere e vivere Dio nella nostra vita.

Con il nuovo anno sociale, sono ricominciati a Salerno, presso la comunità delle Figlie di San Paolo, gli incontri di spiritualità e formazione per giovani fino a 30 anni che quest’anno si svolgeranno sia a Salerno che a Napoli. Di seguito la testimonianza di una delle partecipanti:

“Tutto è cominciato alle 6:00 di sabato 24 ottobre a Lecce, sul pullman con destinazione Salerno. La voglia di conoscere una nuova realtà, il desiderio di provare in prima persona le emozioni e le soddisfazioni che chi ha provato prima aveva cercato di descrivermi con gli occhi che brillavano mi hanno spinta a lasciare la routine quotidiana e a trascorrere un week-end alternativo.

giovaniQuest’estate per la prima volta ho sentito parlare dei GEP (Giovani Evangelizzatori Paolini), un gruppo di ragazzi che ha sperimentato una grande gioia e ha una voglia matta di comunicarla agli altri. Esemplare è stata l’accoglienza da parte delle suore Paoline e dei ragazzi, bellissimo il loro sorriso, grandissime le loro premure e le manifestazioni d’ affetto, inarrestabile il loro entusiasmo e la loro grinta! Tema da sviluppare in questi incontri di spiritualità e formazione per giovani: Dio ma che lingua parli? Questa è la domanda che ognuno di noi si pone quando si trova davanti alle scelte, semplici o complesse, che la vita gli riserva. L’ argomento trattato in questo primo incontro è stato l’ASCOLTO, elemento essenziale nel rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri perché ci permette di raggiungere le dimensioni più profonde di ciò che viviamo. Qualcuno si chiederà: “Come si ascolta Dio?'”. Il nostro legame con Lui è sempre vivo e operante grazie all’ascolto della sua Parola, e non intendiamo solo le Sacre Scritture ma anche le situazioni davanti a cui Dio ci pone e le persone che ci affida nel cammino della nostra vita.incontri

 La Parola è il “Dono dei Doni” che Dio ci porge e che non sempre accogliamo. A questo proposito abbiamo utilizzato come filo conduttore dell’incontro il brano del seminatore tratto dal Vangelo di Luca (Lc 8,4-15). In questa parabola Dio è il seminatore che affida ad ognuno di noi un seme, che è la Parola, da custodire e da far fruttificare. Noi, però, non sempre siamo terreno buono che accoglie il seme e porta frutto, spesso presi dal ritmo frenetico della quotidianità, da disattenzioni, da impegni che consideriamo più urgenti, da piaceri e da autorealizzazioni lasciamo cadere il semino lungo la strada o fra i sassi o ancora tra le spine sprecando il Dono che la generosità infinita di Dio ci ha affidato. La parabola ci insegna che dobbiamo dissodare il nostro terreno, dobbiamo renderlo scevro delle nostre occupazioni e preoccupazioni quotidiane, dobbiamo prepararlo ad accogliere il seme e dobbiamo avere la pazienza di aspettare che questo semino metta le sue radici ben in profondità e porti frutto.

Ascolto è fare spazio all’altro, condividere le sue soddisfazioni, sorridere per le sue conquiste ma è anche sorreggerlo per impedire che cada, asciugare le sue lacrime… Ascolto è affidarsi completamente all’altro dimenticandosi per un attimo del resto… Ascolgruppo Salernoto è donare gratuitamente un po’ del proprio tempo, un po’ della propria vita… Ascolto è ricchezza, scambio di emozioni, è fiducia, è la base di un rapporto profondo. Questi due giorni mi hanno fatto capire tutto questo.

Ora sono io col sorriso sulle labbra e con gli occhi che mi brillano a raccontare ai miei amici questa meravigliosa esperienza, a trasmettere le mie emozioni, a comunicare questa mia soddisfazione perché una grande gioia non si può tenere per sé! Provare per Credere!”

Mariastella – Veglie (LE)

 

Buona domenica!

The Saints Fran Angelico

“Rallegriamoci tutti nel Signore
in questa solennità di tutti i Santi:
con noi gioiscono gli angeli
e lodano il Figlio di Dio”

Antifona d’ingresso
SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La santità che celebriamo,in verità, è quella di Dio e avvicinandoci a lui ne siamo prima sedotti, poi contagiati.
La Bibbia parla spesso di Dio e della sua santità, la sua perfezione d’amore, di equilibrio, di luce di pace. Lui è il Santo, il totalmente altro ma, ci rivela la Scrittura, Dio desidera fortemente condividere la sua santità con il suo popolo.
Dio ci vede già santi, vede in noi la pienezza che noi neppure osiamo immaginare, accontentandoci delle nostre mediocrità.
Scriveva un grande letterato francese: non c’è che una tristezza, quella di non essere santi. Quant’è vero!
Il santo è tutto ciò che di più bello e nobile esiste nella natura umana, in ciascuno di noi esiste la nostalgia alla santità, a ciò che siamo chiamati a diventare: ascoltiamola.
Tiriamo giù dalle nicchie i fratelli santi, riportiamoli nella quotidianità della nostra vita, ascoltiamoli mentre ci suggeriscono i percorsi che ci portano verso la pienezza della felicità.
I santi non sono persone strane, uomini e donne macerati dalla penitenza, ma discepoli che hanno creduto nel sogno di Dio.
Il santo non è uno nato predestinato, uomini e donne come noi, si sono fidati e lasciati fare da Dio.
I santi non sono dei maghetti operatori di prodigi: il più grande miracolo è la loro continua conversione.
I santi non sono perfetti e impeccabili, ma hanno avuto il coraggio, che spesso noi non abbiamo, di ricominciare, dopo avere sbagliato.
I santi non sono dei solitari: dopo avere conosciuto la gloria e la bellezza di Dio, non hanno che un desiderio: quella di condividerla con noi.
Chiediamo ai santi un aiuto per il nostro cammino: Pietro ci doni la sua fede rocciosa, Francesco la sua perfetta letizia, Paolo l’ardore della fede, Teresina la semplicità dell’abbandonarsi a Dio. Così, insieme, noi quaggiù e loro che ora sono colmi, cantiamo la bellezza di Dio in questo giorno che è nostalgia di ciò che potremmo diventare, se solo ci fidassimo!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Lasciar trasparire Dio

 

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