Archivi categoria: cuore

Buona domenica!

Uno di loro, vedendosi guarito,
tornò indietro lodando Dio a gran voce,
e si prostò davanti a Gesù,
ai suoi piedi per ringraziarlo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19)
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Uno solo torna a ringraziare, pieno di fede.
Gesù, sconfortato, constata che dieci sono stati sanati, ma uno solo salvato.
Una volta guariti, le differenze tornano (mistero dell’umana fragilità!): nove vanno al tempio e il samaritano, di nuovo solo, senza un tempio in cui essere accolto, corre dal Tempio della gloria di Dio che è Gesù.
Il samaritano torna indietro lodando Dio a gran voce, non può tacere, urla la sua gioia, la sua solitudine e la sua emarginazione sono finalmente finiti. E gli altri? Chiede Gesù.
Nulla, spariti, scomparsi.
Guarire gli uomini dalla loro ingratitudine è ben più difficile che guarirli dalle loro malattie.
La gratitudine, la festa, lo stupore, sono atteggiamenti connaturali all’uomo, eppure troppo poco spesso manifestati nella nostra vita. Siamo tutti molto lamentosi, sempre pronti a sottolineare il negativo che pesa come un macigno nelle nostre bilance.

Diamo tutto per scontato: è normale esistere, vivere, respirare, amare; normale è dovuto nutrirsi, lavarsi, abitare, lavorare…
Il nostro sguardo, un po’ assuefatto dalle cose scontate e dovute, non sa più aprirsi alla gratitudine. Come vorrei vedere uscire dalle chiese – almeno ogni tanto! – qualcuno che torna a casa lodando Dio a gran voce…
Come vorrei vedere più sorrisi sulle labbra dei cristiani, più lode nelle loro preghiere, più gratitudine nei gesti di coloro che, guariti dalle loro solitudini interiori e dalla lebbra che è il peccato, sono anche salvati e fatti Figli di Dio.
Attenti all’ingratitudine, incontentabili discepoli del Signore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Memoria e gratitudine

 

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Buona domenica!

E’ una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perchè certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede.

Dal libro del profeta Abacuc (Ab 1,2-3; 2,2-4)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Abacuc è invitato a fidarsi, Timoteo riceve una commovente lettera da Paolo incarcerato ed è invitato a fare memoria della propria vocazione episcopale, gli apostoli, dopo un primo galvanizzante momento di euforia per i successi conseguiti dal Nazareno, cominciano a scontrarsi con il proprio limite e con l’ostilità di alcuni farisei e sentono la fiammella (timida) del credere lentamente vacillare.
Fidatevi, dice la Parola, fidati, affidati, diffida delle tue presunte certezze.
La fede è il ragionevole abbandonarsi nelle braccia dell’’amato, nel gesto incosciente e ovvio del bambino che si getta fra le braccia del padre.
Non siamo chiamati a fidarci di un mistero imperscrutabile, a seguire ciecamente gli ordini della divinità, ad abbassare la testa alla volontà ostica e incomprensibile di un moloch a cui dobbiamo credere.
Il Dio di Israele chiede fiducia, il Dio che ha camminato nel deserto e sofferto, il Dio che ha accompagnato e illuminato una tribù di beduini facendola divenire popolo della speranza, il Dio che ha illuminato i re di Israele, il Dio che ha strappato degli uomini dal pascolo e dalla terra consacrandoli profeti, il Dio che – esausto – è diventato uomo (fragilità, stanchezza, sudore, decisione, rischio) per raccontarsi chiede fiducia, non uno qualsiasi.
Il Dio che ha dimostrato milioni di volte quanto dolorosamente ama.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Primo atto della fede

 

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Vivi!

 

 

Vivi!

Nessun sapore avrà la vita
se non quello che tu stesso saprai dargli.

Vivi!

Raccogliendo, ogni giorno, raccolti abbondanti
dalle gioie e dalle amarezze,
dalla fiducia e dalle delusioni,
dalle amicizie e dai tradimenti.

Vivi!

Seminando nella vita del mondo
la pace, la libertà, la speranza, la gioia, il perdono,
la fiducia, la passione e la fedeltà.

Vivi!

 Perché tu, che abiti il mondo,
sei nel cuore di Chi per primo ti ha amato.

Vivi!

Perché chi ti ama, ti chiama!

Vivi da chiamato!

Ascolta il sussuro dell’intero universo
che aspetta il tuo Sì…

Vivi da chiamato!

Per cantare la vita…
e la vita si farà, per te, felicità!

 

                                        sr. Ma’ – fsp

Buona domenica!

Sono questi i santi apostoli
che nella vita terrena
hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa:
hanno bevuto il calice del Signore,
e sono diventati gli amici di Dio.

Antifona d’ingresso
SOLENNITA’ DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLO

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Pietro e Paolo sono così diversi, così straordinariamente diversi!
Pietro è il pescatore di Cafarnao, uomo semplice e rozzo, entusiasta e irruente, generoso e fragile.
Paolo è l’intellettuale raffinato, lo zelante persecutore, il convertito divorato dalla passione.
Nulla avrebbe potuto mettere insieme due persone così diverse.
Nulla.
Solo Cristo.
Nella loro vita poche volte i due si incontrarono, a volte litigarono, si confrontarono, si richiamarono alla fedeltà. Eppure il loro comune Signore li adoperò per farli diventare le due colonne principali cui poggia l’edificio della Chiesa.
Pietro e la conservazione della fede. Paolo e l’ardore dell’annuncio, l’anarchia dello Spirito.
Difficilmente si sarebbe riusciti a mettere insieme due figure più diverse, eppure la Chiesa è così, fatta di gioiosa diversità, di dilagante ricchezza. Ed è bello e consolante, oggi, celebrare insieme due che mai, nella vita, avrebbero voluto essere ricordati insieme…
Così è la Chiesa, che oggi gioisce per questi innamorati di Dio, lieta di poter proporre ad ogni uomo lo stesso percorso di scoperta del volto del Signore Gesù.
Pietro il pescatore, Paolo l’intellettuale, le due colonne su cui poggia la nostra fede, Pietro e Paolo, le colonne della fede, ci insegnino a vivere nella tenerezza dell’appartenere alla Chiesa.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Essere & amore

 

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Buona domenica!

“Chi di loro dunque lo amerà di più?”.
Simone rispose: “suppongo sia colui
al quale ha condonato di più”.
Gli disse Gesù: “hai giudicato bene”.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,36-8,3)
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù insegna alla prostituta che il metro di giudizio di Dio è l’amore e il perdono. La donna ha amato, tanto, male, facendosi del male, ma ha amato. A Dio basta, lui, che è l’Amore, riconosce l’amore anche quando è fatto a pezzi e fragile e disperato. Per Dio basta questo, salta ogni logica – religiosa, morale, perbenista – e va dritto all’essenziale: guarda al dentro, al desiderio, al dolore, alla verità. Quell’amore è l’origine del perdono, il perdono che Dio dà, sempre gratis, sempre senza condizioni, smuove l’amore.
A Simone, con delicatezza, senza rabbia, Gesù pone un caso da risolvere, quello dei due debitori, uno debitore di qualche euro, l’altro di qualche centinaia di migliaia di euro, che si vedono inaspettatamente condonati ogni pendenza. Chi sarà più contento? Simone ragiona, riflette, giudica bene: sta imparando il punto di vista di Dio. È chiamato, il fariseo, a mettersi nei panni del debitore.
Un altro evangelista ci dice che Simone è stato lebbroso: ragione in più, lui che ha sperimentato la solitudine e l’emarginazione, per annullare la distanza che crea la lebbra del giudizio.
A Dio non importa la devozione se non è sorretta dalla passione, non cerca giusti ma figli, a lui non importa (a noi sì: molto!) la nostra immagine spirituale. Vuole dai suoi discepoli verità, passione, forza, anche a costo di sbagliare.
Tutti siamo prostitute.
Ci vendiamo per un complimento, per coltivare il nostro ego (anche spirituale), per avere un ruolo sociale ed ecclesiale riconosciuto ed apprezzato, per essere, se non migliori, almeno non inferiori agli altri, disposti a tradire un’amicizia sincera pur di non ammettere i nostri errori.
Tutti siamo perdonati e amati.

La donna, Simone e tu, amico lettore.
Amati e perdonati da Dio, redenti e salvati, figli e uomini, discepoli e cercatori di Dio.
Tutti, se vogliamo, possiamo costruire la Chiesa, il sogno di Dio, comunità di persone che hanno sperimentato nella propria vita la tenerezza del Padre e, perciò, diventano capaci di perdono e di misericordia.

 

…e per riflettere puoi scaricare: La vita…

 

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Buona domenica!

“Io sono il pane vivo,
disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane
vivrà in eterno”.

Canto al Vangelo (Gv 6,51)
SOLENNITA’ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Gesù, nel momento più difficile della sua vita, nel momento dell’abbandono e dell’incomprensione, compie un gesto definitivo: si dona, si consegna, non offre pane e vino, come Melchisedek, ma la sua stessa vita sull’altare della croce.
Non è il pane che diventa Cristo, ma Cristo che si fa pane, per potere essere assimilato, per nutrire, per indicare un nuovo percorso, una nuova logica, quella del totale dono di sé.
La Cena pasquale che egli celebra nell’indifferenza e nella distonia totale con gli apostoli ci dona la misura della solitudine e dell’amore di Dio.
Quel gesto, gesto d’amore assoluto, è celebrato e ripetuto ogni volta che una comunità di credenti si raduna insieme ad un prete.
Ma non può essere un gesto auto-celebrativo, un gesto isolato, un gesto neutro.
O l’Eucaristia contagia la nostra vita, la riempie, la modella, la plasma, la informa o resta sterile, morta, inutile.
La Messa inizia proprio nel momento in cui usciamo dalla porta della chiesa.
E dura un’intera settimana.
Quel pane ricevuto ci aiuta a sfamare la folla, ad accorgerci della fame insaziata di chi incontreremo durante la settimana e a mettere a disposizione quel poco che siamo per sfamare ogni uomo, nel corpo e nell’anima.
L’Eucaristia, il pane di Dio, il pane del cammino, è il dono prezioso che ci fa diventare credenti, che ci sostiene e costruisce comunità. Questo è l’essenziale.
Il resto: chi celebra, come, quando, chi anima, chi legge, chi canta e cosa, è tutto dopo, per cortesia.
I preti sono chiamati a diventare trasparenza, a lasciare che sia la Parola a fluire nelle (brevi) omelie (Quanta poca Parola nelle nostre parole!), che siano eucarestie, cioè ringraziamenti, non luoghi da cui bacchettare le persone o occasioni per far sfoggio della pirotecnica cultura teologica.
Ai discepoli, a coloro che amano il Signore, auguro che l’Eucaristia torni ad essere ciò che è: incontro col Risorto, pane del cammino, farmaco e consolazione, luogo di accoglienza e di conversione, di fraternità e di perdono.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio ha risposto

 

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Buona domenica!

Sia benedetto Dio Padre,
e l’unigenito Figlio di Dio e lo Spirito Santo:
perchè grande è il suo amore per noi.

Antifona d’ingresso
SOLENNITA’ DELLA SS. TRINITA’ -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Facciamo fatica a capire chi siamo noi, cos’è la vita, come funziona il mondo: perché mai dovremmo sforzarci di capire anche chi è Dio (se c’è?).
Peggio: per quale sadica ragione dovremmo sforzarci di capire la stravagante idea della Chiesa di credere in un Dio che, pur essendo uno, è anche Trino?
Penso che nella vita dobbiamo affrontare temi ben più seri che non seguire complicati ragionamenti teologici che usano parole usurate e incomprensibili come persona, generato e non creato,  siamo onesti: il rischio è davvero di farci travolgere da un’inutile e ridondante esercizio di retorica clericale.
Eppure.
Mi sono convinto che portiamo nel cuore un’immagine di Dio.
Non sempre bella, sinceramente: un’idea spontanea, inconscia, culturale, legata alla nostra educazione e nutrita da qualche distratto ascolto di predica o di catechismo.
Dio c’è, certo, ma è incomprensibile, lunatico, inaccessibile.
Ti ama, si dice, ma poi incontro Marta che tre giorni prima di sposarsi ha scoperto di avere un tumore in fase avanzata a trentasei anni.
È onnipotente, ma non difende il bambino venduto per prostituirsi.
C’è, opera, ovvio.
Ma non fa quasi mai il mio bene.
Meglio blandirlo Dio, non si sa mai.
Meglio trattarlo bene, sperando che non ti capiti una disgrazia.
E, a dirla tutta, forse io sarei capace di operare meglio di lui e di risolvere qualche bel problemino mondiale.
L’idea di Dio che portiamo nel cuore, siamo onesti, è mediamente orribile.
Finché.
Finché è arrivato un profeta potente in parole e opere, uno che non aveva studiato da prete, neanche tanto devoto, uno che – ormai adulto – si è messo a fare il Rabbì, un certo Gesù, falegname in Nazareth, figlio di Giuseppe.
Tre anni di vita intensi e folli, di segni e di passione, di fatica e di dono.
Tre anni di stupore crescente per le sue parole, per la sua autenticità, per il suo amore divorante come un fuoco. Tre anni di dono di sé e di predicazione.
Poi rabbì Jeoshua è morto, ovvio. Finiscono tutti così gli illusi, no?
Da Gandhi a Pino Puglisi, chi contraddice il sistema, anche quello religioso, è spazzato via.
Ma alcuni dei suoi professano che egli è risorto, che non è morto, che è accessibile.
Che non soltanto ci ha parlato di Dio in maniera nuova e potente.
Egli era Dio stesso.
E ci ha raccontato qualcosa di folle.
Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, ma è comunione, festa, famiglia, amore, tensione dell’uno verso l’altro.
Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio: la comunione.
Dio è Trinità, relazione, danza, festa, armonia, passione, dono, cuore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Padre, Figlio e Spirito Santo!

 

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Buona domenica!

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi”.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 14,23-29)
VI DOMENICA DI PASQUA -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

“Vi do la mia pace, non come la dà il mondo”: il confine del male e del bene è nel nostro cuore, il nemico è dentro di noi, non fuori, e la prima autentica pacificazione deve avvenire nel nostro intimo con noi stessi e la nostra violenza e la nostra rabbia, la parte oscura che i discepoli chiamano “peccato”.
La pace, secondo la Parola di Gesù, è il primo dono che egli fa, risorto, apparendo agli impauriti discepoli.
Un cuore pacificato è un cuore saldo, irremovibile, che ha colto il suo posto nel mondo, che non si spaventa nelle avversità, non si dispera nel dolore, non si scoraggia nella fatica.
La scoperta di Dio, nella propria vita, l’incontro gioioso con lui, la percezione della sua bellezza, la conversione al Signore Gesù riconosciuto come Dio, suscita nel cuore delle persone una gioia profonda, sconosciuta, diversa da ogni altra gioia. È la gioia del sapersi conosciuti, amati, preziosi. E la scoperta dell’amore di Dio mi apre a scenari nuovi, inattesi: il mondo ha un destino di bene, un amorevole disegno che, malgrado la fatica della storia e dell’umanità, confluisce verso Dio. E in questo progetto io, se voglio, ho un ruolo determinante.
Scoprire il proprio destino, la propria chiamata intima, la propria vocazione, mi mette le ali, mi cambia l’umore.
Malgrado i miei limiti, le mie fragilità, le mie paure, posso amare e, amando, cambia il mondo intorno a me.
Io sono amato, tu, amico lettore, sei amato.
Insieme a Dio, se vuoi, possiamo cambiare il mondo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Mamme & mamme

 

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Buona domenica!

“Da questo tutti sapranno
che siete miei discepoli:
se avete amore gli uni per gli altri”

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31,35)
V DOMENICA DI PASQUA -Anno C-

 

La parola a…
don Carlo Occelli

“E’ l’amore che ci ha cambiato la vita, vive dentro un miliardo di cuori e non si può più fermare” canta Gianni Morandi.

Di qui non si scappa! Fermiamoci alcuni istanti per porci l’interrogativo: da che cosa ci riconoscono?
Fermiamoci per poi ripartire!
Paolo e Barnaba, visitando le loro comunità, rianimavano i discepoli. Che bello: la sua Parola ci raggiunge ogni settimana per rianimarci!
Ne abbiamo bisogno Signore! E’ vero, spesso non sono riconoscibile dall’amore, ma tu vieni a rianimarmi, ad infondere in me il soffio del tuo amore! Soffia forte, Signore!
“E’ l’amore che ci ha cambiato la vita”.
Si, è l’amore che ci ha cambiato la vita, è questo il perno di ogni nostro movimento!
E’ l’amore di un padre e di una madre che ci hanno cambiato la vita, è l’amore di un figlio che ci ha cambiato la vita, è l’amore di un amicizia, è l’amore di un perdono, di un abbraccio, di una carezza che ci hanno cambiato la vita!
E’ l’amore di una croce, follia per i pagani, che ci ha cambiato la vita!
Allora possiamo riprendere il coraggio di amare! Non perché siamo bravi, non perché ne siamo all’altezza, ma perché siamo stati generati dall’amore. Siamo amati!! C’è cosa più bella al mondo?
“Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri”
Rianimati, ci buttiamo nella nostra vita con il desiderio di amare come lui!
Questa settimana, da questo ci riconosceranno!
Nei nostri consigli pastorali, nei nostri gruppi, nei nostri incontri ci riconosceranno dall’amore.
Nella nostre aule, nelle nostre scuole, nelle nostre aziende ci riconosceranno dall’amore!
Sentite, questa settimana, facciamoci riconoscere!!!
Ogni mattina quando metti giù il piede dal letto… pensaci: “… è l’Amore che mi ha cambiato la vita, voglio vivere amando come lui, farmi riconoscere solo da quello.”
Ogni mattina quando entri in ufficio… pensaci…
Ogni volta che esci… pensaci…
Quando ti alzerai, quando mangerai, quando parlerai, quando rientrerai a casa… pensaci…
Buona settimana a tutti!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Perché sono al mondo

 

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Buona domenica!

“Io ti ho posto per essere luce delle genti,
perchè tu porti la salvezza
sino all’estremità della terra”

Dagli Atti degli Apostoli (At 13,34.43-52)
IV DOMENICA DI PASQUA -Anno C-

La parola a…
Paolo Curtaz

Diventare adulti nella fede significa scoprire ciò che Gesù dice: nulla mai ci potrà allontanare dalla mano di Dio. Gesù ci tiene per mano, con forza. Ci ama, come un pastore capace, come qualcuno che sa dove portaci a pascolare. Non come un pastore pagato a ore, ma come il proprietario che conosce le pecore ad una a una. Siamo stati comprati a caro prezzo dall’amore di Cristo.
Perché dubitare della sua presenza? Nulla mi può separare dalla sua mano.
La fonte della fede, l’origine della fede è l’ascolto.
Ascolto della nostra sete profonda di bene e di luce. Ascolto della Parola che Gesù ci rivolge svelando il Padre. Questo ascolto ci permette di ascoltare la nostra vita in maniera diversa, di mettere il Vangelo a fondamento delle nostre scelte.
Ci conosce, il Maestro.
Conosce il nostro limite, la nostra fatica, ma anche la nostra costanza e la gioia che abbiamo nell’amarlo. E Gesù, oggi, ci esorta: niente ti strapperà dal mio abbraccio.
Non il dolore, non la malattia, non la morte, non l’odio, non la fragilità, non il peccato, non l’indifferenza, non la contraddizione di esistere. Nulla.
Nulla ci può rapire, strappare, togliere da Lui.
Siamo di Cristo, ci ha pagati a caro prezzo.
Siamo di Cristo
.

Al discepolo non è risparmiata la sofferenza, la vita non è semplificata.
La vita è semplicemente illuminata, trasfigurata, diversa.
Altro è sbattersi tutta la vita chiedendosi qual è la misteriosa ragione del nostro passaggio in questa valle di lacrime. Altro scoprire che siamo inseriti nell’immenso progetto d’amore che Dio ha sull’umanità. E di cui possiamo far parte.
Qual è il tuo destino, amico lettore? Hai scoperto qual è il tesoro nascosto nel tuo campo? Hai capito per quale ragione sei stato tratto all’esistenza? Spero di sì, e che questo sogno sia lo stesso che Dio ha su di te.
Allora potrai essere davvero in cammino, in strada. Non importa se diventerai un premio Nobel o il sommo manager o chissà che. Scoprendoti nel cuore di Dio, nel suo pensiero, nella sua mano, smetterai di restare ripiegato sulle tue piccole paure, finirai con il dimenticare le tue fragili frustrazioni per amare, infine.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Discepoli e testimoni

 

 

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