Buona domenica! – V di Pasqua – Anno B

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore… ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)
  V DOMENICA DI PASQUA – Anno B

È vivo, il risorto, smettiamola di cercarlo in mezzo ai cadaveri! È vivo, accessibile, nostro contemporaneo. In questi tempi difficili ci rassicura: anche se ci sembra che sia troppo bello per essere vero, anche se, come Tommaso, siamo scandalizzati dalla povertà e dall’incoerenza di chi porta il messaggio, anche se abbiamo l’impressione di essere trattati come pecore da sfruttare in mano a mercenari senza scrupoli, il Signore ci rassicura e ci insegna ad amare.
Gesù è il pastore bello che ci conduce ai pascoli erbosi, gli stiamo davvero a cuore, non come i pastori a pagamento che appena vedono il pericolo scappano a gambe levate. E proprio perché ci ama, oggi, nella splendida parabola della vigna, ci suggerisce tre atteggiamenti.

POTATURE
Affinché la vite porti frutto occorre potarla: il tralcio, accorciato nel punto giusto, concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva. Ma il tralcio non capisce cosa sta succedendo, mentre la lama lo taglia, facendolo soffrire. La vita ci pota in abbondanza: delusioni, fatiche, malattie, periodi “giù”; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se ci ribelliamo, ci intristiamo, fuggiamo il dolore e la correzione. L’uomo non accetta la fatica e il fallimento inevitabili nel nostro essere finiti, limitati, segno questo della sua dignità, della sua natura immortale che lo spinge ad andare oltre.
Come viviamo le potature della vita? Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità. Certo, lo scrivo e ne sono perplesso: quanto amor proprio devo mettere da parte, quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio!
Eppure, è un tragitto obbligato: l’accettazione serena (mai rassegnata!) delle contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e situazioni inattesi e con risultati – credetemi – davvero sorprendenti.
Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la grande e dolorosa potatura degli apostoli, ribaltati come guanti, masticati dalla croce, li ha resi davvero apostoli maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio e non solo entusiasti e immaturi seguaci di una folgorante esperienza mistica.

NIENTE
La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore. Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire. Senza di lui, niente.
Orientiamo con forza e gioia, continuamente, la nostra strada verso la pienezza del vangelo. Gesù ci chiede di dimorate, di rimanere, di stare. Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola. Gesù ci chiede di dimorare in lui. Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro. Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il silenzio ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.
Senza di me non potete fare nulla, dice Gesù. Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite. La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore. I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, né la loro vita è esente da fragilità e peccato, né vengono risparmiati dalle prove che la vita (non Dio!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore. E dimorano.

FRUTTI
Dio è contento se portiamo frutti, come un papà orgoglioso per il proprio bambino, così Dio con me. Gesù ribalta la nostra (brutta) visione di Dio: Dio non è un paranoico invidioso della nostra libertà, che vuole onore e rispetto, solitario e nevrotico dittatore divino. Dio vuole che cresciamo, che fioriamo, che portiamo frutti. Frutti d’amore che maturiamo diventando discepoli.
La linfa dell’amore sgorga potente nel cuore di Barnaba, il figlio della consolazione. Figura di spicco della primitiva comunità, manifesta l’amore andando a soccorrere il neoconvertito Saulo. Tutti lo temono (la sofferenza è dura. Ma la sofferenza subita per causa della Chiesa!…), non si fidano dell’ex-persecutore convertito. Paolo è a metà del guado, ha conosciuto il Signore, ma la comunità dei discepoli (fragili, fragili, fragili, quando lo capiremo?) lo evita. Barnaba lo prende sotto le sue ali, sarà lui a diventare il volto dell’amore di Dio, per Saulo.
Noi, discepoli del risorto, potati dalla vita, se dimoriamo nel Signore porteremo, in questa settimana, frutti di consolazione e di benedizione per i fratelli che vedremo. Siamo noi il volto del Dio compassionevole per chi incontreremo.

(PAOLO CURTAZ)


«Buona domenica!» è anche una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 

Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…

RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2012 – La fonte è lo Spirito

SEI VAMPIRO
O DONATORE DI SANGUE?

di Fausto Negri

Nel romanzo Quo vadis? un pagano chiede a Pietro appena giunto a Roma: «Atene ci ha donato la sapienza, Roma la potenza; la vostra religione cosa ci offre?». E Pietro risponde: «L’amore!». Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene al mondo con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due persone si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul fuoco. L’incontro rende luminose le persone. Quando, invece, un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, pian piano si affievolisce, fino a spegnersi.
Il significato della leggenda è chiaro: se un uomo non è amato e non sa amare, sta male: semplicemente, non è persona (termine che deriva da «per-sum», cioè «sono per»).

Amore è una parola di cui oggi si abusa, e forse andrebbe tolta dal vocabolario: essa è, infatti, quasi sempre abbinata a «cuore», a innamoramento, a sdolcinerie. Gesù ne ha dato il significato autentico e ne ha fatto l’unico comando da osservare. Egli ha detto che il sunto di tutte le leggi è «amare Dio con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutto il cuore e amare il prossimo come se stessi». Per tre volte Gesù usa il termine «tutto», appellandosi alla totalità. Un amore flebile, saltuario o mediocre non è amore. Il nostro è un Dio geloso, che vuole tutto il nostro essere. Dio, però, non ruba il cuore, ma lo amplifica. L’amore per lui lo riversa su di noi allargando il nostro essere all’infinito. Cristo indica tre direzioni cui va diretto il nostro amore: Ama il Signore, ama il tuo prossimo, ama te stesso.
Ama il Signore. Nel NT la definizione più bella di Dio è di san Giovanni: «Dio è Amore». Quando si mette Dio al primo posto, tutto il resto va a posto. Altrimenti la nostra esistenza è disordinata.
Ama il prossimo tuo. Qui Gesù è esagerato e rivoluzionario: «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici». Amore è dono gratuito di sé, il volere con tutte le forze, in modo sincero e disinteressato, il bene dell’altro.
Ama te stesso. Accettare te stesso, così come sei, con i tuoi limiti e le tue innegabili capacità, rientra tra i compiti più difficili della tua esistenza. Ma sappi che non puoi amare gli altri e Dio se non hai una sana stima di te. Come puoi amare il Creatore se non ami la sua creatura (cioè te stesso)? Non avere paura delle difficoltà e dei tuoi limiti. Se tutti fossimo perfetti in un mondo perfetto, che noia! Tu sei un’opera d’arte unica, non uno zerbino! Sei come una vigna in cui tutto, dentro, ha potenzialità infinite. Far arrivare la vigna a maturazione è il tuo compito.

Puoi vivere la tua esistenza in due modi: essere «vampiro» o «donatore di sangue». Anche se romanzo e film «Twilight» ha creato il vampiro buono, l’immagine tradizionale è di un essere «necrofilo» che ama tenebre e morte. Il donatore di sangue è «biofilo», ama la vita, fa tutto con passione.
• Il vampiro vive «a rovescio», continua a esistere solo succhiando il sangue altrui: non pensa ad altro che a se stesso, portando pessimismo e tristezza ovunque si trovi.
• Il donatore di sangue, invece, si accorge dei bisogni altrui e provvede. «Accorgersi» è una bellissima parola: deriva da «ad cor» e significa «far salire al cuore», cioè prendere coscienza, scoprire ciò che è sotto gli occhi. Il donatore di sangue scopre di avere attorno a sé altre persone fatte a immagine di Dio, vede la loro unicità ed è pronto a donare qualcosa di sé per la loro felicità.

Amare è anzitutto esserci: l’indifferenza e il menefreghismo sono le più grandi malattie del nostro mondo. Il peggior insulto che si può rivolgere a un essere umano è quello di far finta che neppure esista!
Amare è, poi, esserci con: si tratta di avere una presenza attenta all’altro, discreta, disponibile. Un insieme di tanti gesti e di mille attenzioni.

Lo Spirito Santo è «l’ovvio necessario», spesso dimenticato. Spirito d’Amore che ci dona energia e capacità di donarci. Tra uno che parla e uno che ascolta, chi è più importante? Il terzo, cioè la parola. Tra chi suona e chi balla, chi è più importante? La musica. Tra chi ama e chi è amato, chi è più importante? Ciò che non si vede, cioè l’amore. Lo Spirito – dice S. Agostino – è l’eterno Amore che unisce l’Amante all’Amato. L’Amore che unisce Dio Padre al Figlio è così vero, così «denso», da essere una Persona: lo Spirito.

Un fabbro apprendista, stanco di stare alle dipendenze di altri, un giorno si mise in proprio e aprì bottega. Comprò un mantice, un’incudine, un martello e cominciò a lavorare. Ma invano. La fucina restava inerte, non dava segni di luce. Un vecchio fabbro, a cui il giovane chiese consiglio, gli disse: «Hai tutto quello che ti occorre, fuorché la scintilla!». Lo Spirito è la scintilla che incendia la vita, fa ardere il cuore e fa sentire eternamente amati e capaci di amare.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Maggio 2012 clicca qui

Per info e abbonamenti: