
“Se vuoi, puoi purificarmi!”.
Ne ebbe compassione, stese la mano,
lo toccò e gli disse:
“Lo voglio, sii purificato!”.
E subito la lebbra scomparve da lui
ed egli fu purificato.
Dal Vangelo di Marco (Mc 1,40-45)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-
La parola a…
don Paolo Curtaz
E’ difficile, oggi, parlare del Vangelo.
Difficile, perchè il Vangelo di oggi parla del dolore.
Difficile perchè il dolore, sempre evitato, nascosto, perso nell’oblio delle vite private, apre tutti i telegiornali, diventa dibattito pubblico, opinione politica, guerra di parole. Difficile perchè il dolore, sempre osceno, sempre impudico, sempre guardato da lontano, con timore e ansia, viene sbattuto in faccia per obbligarci a schierarci.
Nella vita di ognuno di noi il dolore è presente. Ogni uomo ne è travolto, quotidianamente.
La morte improvvisa di una sposa, la malattia di un bambino, un lutto che decima una famiglia, sono esperienze che, quando bussano alla porta, sminuzzano la fede con una lametta, facendola sanguinare e, spesso, spegnendola.
La Parola di oggi ci illumina: Gesù chiede al lebbroso guarito il SILENZIO.
Non vuole passare come guaritore, come un santone, certo, ma vuole anche indicarci il sielnzio come unica strada per riflettere sul dolore.
Dio tace, di fronte al dolore, e lo porta con sè, lo salva, lo riempie di condivisione.
Gesù non dona nessuna risposta al dolore, lo condivide con passione.
Gesù propone nella solidarietà condivisa l’alternativa. Un dolore condiviso e redento ci rende autentici, dona forza e speranza, mantenendo intatto l’aspetto misterioso (misterico) del dolore del mondo.
Davanti al mistero del dolore, Gesù non dona risposte, ma soffre, amando.
…e per riflettere puoi scaricare: Punto di partenza
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Nulla è un caso quando di mezzo ci sono le vie di Dio, quando si sceglie di vivere la propria fede come dono da accogliere e condividere, quando si promette di spendere le proprie forze ed energie perchè la fede possa essere illuminata dalla preghiera, dallo studio, dal confronto. Tutto smette di essere occasione e inizia a essere impegno quando il modello è san Paolo, la santità cui si aspira è la conformazione a Gesù e lo stile di carità è quello di ascoltare la fame e sete di verità che popola il cuore dei nostri contemporanei, dei giovani di oggi verso cui ogni GEP è spinto ad andare, attraverso ogni forma che la comunicazione offre.
mino di scoperta di Dio nella propria vita, di maturazione umano-spirituale e quindi di condivisione con altri giovani della propria esperienza di Dio. Tutto questo ha permesso oggi, ai primi cinque giovani di impegnarsi in prima persona per Dio e per gli altri, dando un senso e un valore specifico alla loro vita di giovani alla scoperta della volontà di Dio qualunque essa sia…




