Signore, è bello per noi essere qui!
(Mt 17,4)
Una possibilità in più – BUONA DOMENICA! I DI QUARESIMA – ANNO A
C’è ancora qualcuno che stia scegliendo di perdere? – BUONA DOMENICA! VII TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Chi sono davanti a Dio? – BUONA DOMENICA! VI TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Se la vostra giustizia
non supererà quella degli scribi e dei farisei,
non entrerete nel regno dei cieli.
(Mt 5,20)
Chi siamo noi davanti a Dio?
Chi crediamo di essere? Ma non in senso ironico. Ve lo chiedo seriamente. Lo chiedo a me stessa e spero che oggi anche voi possiate trovare un momento per chiedervi: «Chi credo di essere io davanti a Dio?». Non è banale dare una risposta a questa domanda, e darla con sincerità. Perché da questa risposta potrebbero dipendere molte cose. Potrebbe dipendere il valore stesso dell’esistenza, il senso del mondo. Potrebbe dipendere la nostra fede. Ma in questa risposta potrebbe annidarsi anche la causa della nostra insoddisfazione profonda, nel nostro sentirci sempre un po’ inappropriati, della nostra tristezza.
Se possibile, date del tempo a questa domanda, prima ancora di leggere le letture di questa VI domenica del Tempo Ordinario; e possibilmente prima ancora di andare avanti nella lettura di questi pensieri a voce alta.
Dopo esserci messi a nudo davanti a noi stessi e alle nostre convinzioni, è il momento di porre la domanda direttamente alle Scritture: «Chi sono io davanti a Dio?». Saremo sulla buona strada se ciò che il Libro del Siracide descrive trova risonanza in noi, se quello che san Paolo dice ai Corinzi continua ad avere senso anche per noi.
Spesso e volentieri ci pensiamo come pulviscolo davanti a Dio. Mettiamo davanti tutta la nostra miseria, fragilità, inconsistenza. Come se la fiera di tutti i nostri limiti e deficienze ci rendesse poi più degni di stare alla sua presenza. Ma le Scritture ci chiedono di cambiare completamente prospettiva. Quando ci chiediamo chi siamo davanti a Dio orientiamo tutto su noi stessi, su quello che siamo o che non siamo. E invece le Scritture partono sempre da Dio, dalle sue scelte nei nostri confronti, da ciò che lui ha operato a nostro vantaggio.
Dio, fin dall’antifona d’ingresso alla celebrazione eucaristica, viene descritto come la nostra roccia, il nostro più sicuro rifugio, colui che nell’amore e per amore ci guida. Questa è la prospettiva della prima lettura: Dio ha illuminato, e illumina, la nostra strada con la sua Parola che è presenza luminosa. Consentirgli di entrare in noi, fargli spazio nella mente, nel cuore, nelle scelte significa fare spazio a una vita autentica. Davanti a noi c’è sempre il bene e il male, la vita e la morte, sempre. Perché di questo è impastato il tempo e lo spazio. Ma se lui, la sua parola, la sua voce, la sua vita vive in noi, noi stessi saremo capaci di vita anche attraversando la morte, capaci di luce anche attraversando la notte. Per questo siamo beati, in questo è il segreto della felicità. Davanti a noi, ogni giorno, Dio dischiude il mistero del suo amore e della sua vita e rende i nostri occhi capaci di vederlo, di vedere ciò che mai occhio ha visto. Per questo il Vangelo osa rivolgerci una proposta da vertigine, per questo il Maestro di Nazaret ci spinge oltre ogni normalità.
Ce lo stiamo chiedendo più volte: «Perché accontentarci delle nostre prospettive, dei nostri traguardi?».
Dio ci rende capaci di una coscienza luminosa e trasparente, capaci di puntare in alto, di non farci bastare le logiche comuni solo perché “è quello che fanno tutti”. Noi possiamo amare, possiamo dare la vita, possiamo perdonare, possiamo ricominciare a essere figli amati. Come? Lasciamoci riempire di Vangelo, è il sì di Dio per noi.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
“Sì, sì”, “no, no”, come Gesù
Signore Gesù,
parola che fa vivere
e spalanca alla vita di Dio,
insegnaci a pronunciare
parole di vita,
a fare scelte che riescano
a portare in terra sprazzi di cielo.
Le nostre giornate siano
un “sì” deciso al dono, alla gratuità;
e un “no” deciso al possesso,
alle sicurezze, al solo e sempre me.
Tu che sei la pienezza
insegnaci a desiderare pienezza.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,17-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.
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Diventiamo seminatori di vita? – Buon anno 2023!
Che cosa conta più della vita?
Che cosa possiamo augurarci reciprocamente se non vita? Sì, vita, perché nulla c’è di più prezioso. Nulla di più scontato.
Auguriamoci reciprocamente vita, quella autentica, quella che fa vivere il mondo attorno a noi e fa vivere anche noi.
Vita è un sorriso benevolo, che sa appianare una fastidiosa tensione.
Vita è il perdono dato a chi proprio non ha fatto nulla per meritarlo.
Vita è accorgersi di una sofferenza camuffata.
Vita è capacità di ricominciare con una ferita ancora sanguinante.
Vita è sperare quando tutto sembra capitolare.
Vita è rinascere, ogni giorno un tantino in più.
Vita è… tutto ciò che uscendo dal nostro cuore, dalle nostre labbra, dalle nostre scelte ci rende migliori e rende migliore il mondo attorno a noi.
Ma qual è la sorgente della vita? E come possiamo seminarne a piene mani?
Come possiamo attraversare la morte senza morire?
Come possiamo essere feriti dall’odio e decidere di non odiare?
Come possiamo ricominciare a vivere quando nel cuore si è spenta la speranza?
Il 1° gennaio fa risuonare tra noi una solenne benedizione, consegnata da Dio a Mosè, perché fosse proclamata sul popolo. Una benedizione che ha attraversato i secoli fino a oggi, e che si diffonde tra noi alimentando davvero vita.
«Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace»
Questa benedizione non è solo augurio. È, insieme, promessa e compimento. È ciò che Dio per noi promette ed è ciò che su di noi Lui opera.
Dio stesso si è fatto in Gesù benedizione. Facendosi carne, ci ha presi in carico. Sposando la nostra stessa fragile natura l’ha resa capace di far germogliare vita. Nascendo, ha rivolto verso di noi il suo volto e ci ha resi per sempre benedetti e amati.
Questa è la sorgente della vita.
Questo è ciò che ci permette ogni giorno di diventare VITA!
Il nuovo anno si apra con questa certezza nel cuore.
E la Madre di Dio, prima seminatrice di vita renda stabile e certo il nostro camminare.
Tanti auguri a tutte e tutti noi e buon 2023!
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