Archivi categoria: Paolo Curtaz

Buona domenica! – IV T.O. (Anno B)

«Erano stupiti del suo insegnamento:
egli infatti insegnava loro come uno che
ha autorità,
e non come gli scribi»

Dal Vangelo di Marco (Mc 1, 21-28)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Sono tempi difficili, dicevamo. Bene. Allora possiamo andare all’essenziale, rimboccarci le maniche, girare pagina, smetterla di fare i servi di una mentalità e di una cultura che ci sono vendute come inevitabili, come il migliore dei mondi possibili. Emerite baggianate.  Abbiamo costruito un mondo in cui è il profitto a comandare, non l’uomo e il suo bene. Un mondo arrogante e volgare in cui vince chi urla e chi si sbraccia. Torniamo all’essenziale, tutti. Torniamo all’unica buona notizia che vale la pena di ascoltare e che il Maestro è venuto a raccontare: Dio è ed è splendido. E ci chiama a far parte del suo progetto d’amore. Cambiamo il mondo, finalmente. A partire dalla Chiesa.

A CAFARNAO
Marco, ricordate? E’ il primo ad avere scritto un vangelo. E che Vangelo! Dal Battesimo alla Risurrezione, qualche rotolo per raccontare, in un greco stentato, l’inaudito di Dio, il segreto tenuto nascosto nei secoli. Abbiamo incontrato Gesù penitente che scopre di essere prediletto, che mette a fuoco la propria missione. Lo abbiamo incontrato in Galilea, dopo l’arresto del Battista, a dire che il Regno si è avvicinato e che vale la pena convertirsi.
Ora lo troviamo a Cafarnao, in casa di Pietro il pescatore.  È un piccola città sul lago, alla frontiera, diventata importante dopo la divisione del regno di Erode. Ci sono gli esattori per il pedaggio e anche una centuria romana a vigilare la via maris che da Damasco porta a Cesarea Marittima. Di fronte alla casa di Pietro sorge la sinagoga, dove ci si raduna per ascoltare la Parola. Chi legge può anche fare un commento che, di solito, consiste nel ripetere qualche sentenza di un rabbino famoso. Gesù, invece, osa. Parla e racconta, spiega in maniera talmente nuova ed originale che tutti sono entusiasti. Averne di gente così durante le nostre omelie! Non fa voli pindarici, né citazioni teologiche. Non sappiamo cosa abbia detto. E forse le persone nemmeno se ne ricordano. Ma si ricordano del fatto che Gesù parla con autorevolezza, non come gli scribi. Colpisce perché parla di cose che sta vivendo. Parla non perché conosce, ma perché fa diventare vita ciò che legge. Averne.

INDEMONIATI
Nell’assemblea c’è un indemoniato. Capiamoci: con le scarse conoscenze mediche dell’epoca si attribuiva a forze oscure ciò che non si era in grado di spiegare. Malattie come epilessia o comportamenti bipolari erano semplicemente attribuiti ai demoni e si cercava di guarirli con complessi rituali di esorcismo. Non sappiamo cosa avesse questo poveraccio. Sappiamo bene, però, cosa vuole dirci Marco. Il male è presente nella sinagoga, il male è presente nella Chiesa. La prima purificazione da fare, la prima conversione da praticare è all’interno della comunità, non fuori. Iniziare da dentro, dal nostro ambiente, da noi. Perché ci sono dei modi di intendere la fede che sono “demoniaci”, anche dentro la Chiesa.

PROVOCAZIONI
L’affermazione del credente indemoniato è terribile: “Che c’entri con noi, sei venuto per rovinarci!”  È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro, che sorride benevola alle pie esortazioni, senza calarle nella dura quotidianità. È demoniaca una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena riuscita della vita e la fede: se Dio esiste io sono castrato, non posso realizzare i miei desideri. È demoniaca una fede che resta alle parole: il demone riconosce in Gesù il santo di Dio ma non aderisce al suo vangelo.
Ecco tre rischi concreti e misurabili per noi discepoli che frequentiamo la sinagoga: professare la fede in un Dio che non c’entra con la nostra vita, un Dio avversario, un Dio da riconoscere solo a voce.  “Che c’entri con noi?”.
Il rischio, diffuso e presente nella Chiesa del terzo millennio, nel nostro occidente che crede di credere, pasciuto e annoiato, è quello di possedere una fede che resta chiusa nel prezioso recinto del sacro, di una fede fatta di sacri formalismi e di tradizioni, che però non riesce ad incidere, a cambiare la mentalità e il destino del mondo. Una fede che non cambia la vita, i rapporti in economia, in politica, nella giustizia, è una fede fintamente cristiana.
Non basta credere: anche il demonio crede, anch’egli sa bene chi è Gesù e, proprio per questo, sa che egli è venuto per distruggere le tenebre che abitano prepotenti il nostro mondo. Ecco la sfida che il Signore lancia alla sua Chiesa, all’inizio di questo 2012: tornare ad essere davvero credenti, finalmente discepoli.

(PAOLO CURTAZ)

Un’intervista per riflettere…

«Buona domenica!» è anche una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 
Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…

Buona domenica! – III T.O. (Anno B)

«Dopo che Giovanni fu arrestato,
Gesù andò nella Galilea,
proclamando il vangelo di Dio»

Dal Vangelo di Marco (Mc 1, 14-20)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Marco è una ragazzo quando conosce Gesù. In casa sua, probabilmente, la comunità si raduna con una certa frequenza, soprattutto durante i giorni degli eventi pasquali. Ancora più probabile è il fatto che il famoso giardino del Getsemani fosse di proprietà della sua famiglia.
Dopo una prima esperienza al seguito di Barnaba e Paolo, il giovane Marco ha seguito Pietro il pescatore. Ed è proprio Marco, su suggerimento di Pietro, ad avere, per primo, steso un resoconto sulla vita e la predicazione di Gesù, un vangelo. Rivolto a dei pagani avvicinatisi all’annuncio (romani?), scritto in un greco grammaticalmente povero ed essenziale, cogliamo dietro il suo vangelo la freschezza dell’annuncio e possiamo individuare l’esperienza e il pensiero di Pietro dietro le sue parole. Marco sintetizza il Battesimo di Gesù e il periodo passato nel deserto per andare subito all’essenziale. Alla predicazione del Maestro. Alla buona notizia.

VANGELO
Vangelo significa semplicemente buona notizia. Abbiamo bisogno urgente di buone notizie in questo momento di scoramento e fatica!
Gesù inizia la sua predicazione dopo l’arresto di Giovanni: è un evento negativo a spingere Gesù alla predicazione. Il Battista è “consegnato”, riferisce letteralmente il giovane Marco, come ad indicare una Provvidenzialità anche negli eventi umani più balordi, un intervento di Dio anche quando Dio sembra dimentico dei suoi figli, e Gesù ne prende il testimone, ne prolunga l’opera, da’ senso al sacrificio del profeta vissuto per preparargli la strada. Gesù inizia il suo ministero quando sarebbe stato prudente smetterlo, inizia la sua missione in pieno clima di persecuzione verso i profeti, così simile al nostro. Gesù annuncia una buona notizia da parte di Dio: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi e credete nel vangelo”. Il tempo è compiuto, questo è il momento giusto, non aspettare oltre: ora, oggi, adesso Dio è qui. Quante volte ci manca il tempo per fare le cose che vorremmo, per incontrare le persone che amiamo, per sederci a godere delle gioie (pochine) che la vita ci dona! Quante volte rimandiamo le cose da fare a momenti più opportuni, a giorni migliori! Quanta fatica facciamo a vivere il presente, anche nella fede, rimandando la conversione, arrendendoci alla tirannia del caos quotidiano!
Dio è qui adesso, anche se non lo senti, anche se non te ne accorgi, anche se la stanchezza o il dolore hanno annebbiato la tua vista interiore. Dio è qui, perché egli si è fatto vicino, perché Natale ci ha spalancato all’evidenza di un Dio accessibile.

IL REGNO E’ QUI
Non solo Dio è accessibile, ma è possibile costruire il suo Regno, vivere nella logica del Vangelo, creare degli spazi, dei luoghi, che diventino succursali del Regno. Non ti devi sforzare, né lo devi meritare (è gratis!), devi solo accorgertene e collaborare. Se è davvero così, se basta voltare la testa per incrociare lo sguardo di Dio, che aspetti? Cambia il tuo approccio al Signore! Forse non te ne accorgerai subito, dice Marco, forse le vicende della vita hanno ispessito la tua anima, ma, fidati, se volgi il tuo sguardo finirai inesorabilmente per incrociare quello del Rabbì. Credici, è la più bella notizia che tu possa ricevere. Oggi: Dio ti si è avvicinato (perché ti ama).
Tutta la nostra fede è racchiusa in questo annuncio: il progetto di bene di un Dio che si fa vicino e il nostro impegno ad accoglierlo, la nostra fatica a non lasciarci travolgere dalle cattive notizie e a lasciar germogliare il bene e il bello che c’è in noi. Ed è una notizia così nuova, così vera, così profonda, che tutto diviene relativo, e gli eventi della vita, anche quelli belli come gli affetti, sono il proscenio che vede Dio come attore protagonista, dice Paolo.

OVUNQUE
La chiamata degli apostoli ci rivela che quest’annuncio ci coglie proprio là dove viviamo, che non abbiamo scuse di sorta, che non possiamo nasconderci dietro i troppi impegni e le troppe cose da fare, né rimandare ad una settimana di esercizi la nostra conversione: al lavoro Gesù chiama Simone e Andrea, mentre riposano chiama Giacomo e Giovanni. Gesù passa e ci chiama, tutti, ovunque. Non ci sono condizioni per diventare suoi discepoli: l’unica cosa che ci è chiesta è la conversione, l’atteggiamento di chi si rende conto che la risposta vera è nel cuore di Dio, di chi decide di mettersi davvero e sul serio in ascolto, come gli abitanti di Ninive nella prima lettura, come chi segue il suggerimento di Paolo: passa la scena di questo mondo. L’ammonimento di Paolo a vivere nel presente con distacco è quanto mai necessario per la conversione. Intendiamoci: “distacco” non significa disinteressarsi del mondo (errore storicamente commesso da parecchi cristiani) ma significa vivere nel mondo con il giusto equilibrio. Significa che il mio lavoro, la mia famiglia, mio marito e i miei figli, il mutuo da pagare sono importanti, certo, ma non sufficienti a colmare il mio cuore, né sufficienti a spegnere il desiderio di assoluto che mi mozza il fiato. E Paolo lo sa bene, lui, che ha visto la sua vita di super credente, di zelante e intollerante fedele diventare strumento di evangelizzazione nelle mani di Dio, l’imprevedibile.

LASCIARE LE RETI
Lasciamo le reti, tutte le reti che ci legano, i pensieri, i giri di testa, i troppi impegni che ci impediscono di lasciarci amare da Cristo. Il suo messaggio continua attraverso la nostra piccola vita, dentro il nostro percorso quotidiano. Siamo chiamati a diventare pescatori di umanità, a tirar fuori tutta l’umanità nascosta nelle pieghe della vita, in questo mondo disumanizzato e disumanizzante. Siamo chiamati, in questo tempo disperato e disperante, a dare la buona notizia di un Dio che abita le nostre solitudini. Il Regno avanza, è presente, ci ammonisce Gesù, accorgitene, lasciati raggiungere, Dio ti ama. E questo ci cambia la vita. Queste sono davvero buone notizie.

(PAOLO CURTAZ)

Per riflettere sorridendo…

«Buona domenica!» è anche una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 
Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…

Buona domenica! – II T.O. (Anno B)

«Che cosa cercate?»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1, 35-42)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Non chiamatelo tempo ordinario.
Lo so, così lo chiama la liturgia. Ma cos’ha di “ordinario” un tempo che Dio abita per sempre? Un tempo che, per noi, diventa il luogo dove incontrare la pienezza di Dio e scoprire la nostra vera identità e la nostra missione? Cos’ha di “ordinario” un tempo che inizia con l’esperienza della chiamata dei primi due discepoli e che ci invita a riflettere sulla nostra vocazione? Vocazione che è di tutti, non dei preti e delle suore. Siamo tutti chiamati a fare esperienza di Dio, a conoscerlo, ad andare a vedere. Come il piccolo Samuele.

NEL TEMPIO
Samuele è figlio di una donna sterile, Anna, come spesso accade nella Bibbia. Nella gioia di avere un figlio inatteso, la madre decide di affidarlo alle cure di Eli, il sacerdote. Samuele diventerà un profeta straordinario, colui che consacrerà i primi re di Israele. Sta nel tempio, Samuele, assiste alle liturgie, ha un’ottima guida spirituale. Ma ancora non conosce Dio. Possiamo frequentare il tempio senza “conoscere” Dio là dove la conoscenza, nella Scrittura, indica un approccio intimo e totalizzante. Incontro che avviene nel cuore della notte. Solo se sappiamo ritagliare degli spazi di quiete e di silenzio possiamo “conoscere” Dio. E quanto mancano questi spazi alle nostre vite, alle nostre città! Ma abbiamo anche bisogno di qualcuno che ci aiuti a capire: Eli, come il Battista, come Paolo, è una buona guida che indirizza a Dio, non a se stesso. Così Samuele incontra Dio.

GIOVANNI E ANDREA
Non nel Tempio ma nel deserto Giovanni e Andrea incontrano Dio
. Hanno seguito il carisma del Battista, hanno lasciato tutto per seguirlo, anche la loro pelle è stata riarsa dal sole e dal vento del deserto di Giuda. Ora il loro maestro sa che è finito il suo tempo. È fermo, statico, mentre Gesù passa. È finito il suo tempo, e lo sa. E indica Gesù, mischiato fra i penitenti. È lui, ora, che devono seguire. Lo chiama agnello di Dio, come l’agnello immolato la notte di Pasqua, come l’agnello immolato al posto del popolo il giorno di Yom kippur, come l’agnello sacrificato al posto di Isacco, come l’agnello mansueto del profeta Isaia. Forse il Battista vede nel Nazareno l’ombra della sofferenza e la determinazione del dono di sé. Certamente la vede l’evangelista che riporta l’incontro.
Che bello avere un maestro che indica il Maestro, che si fa da parte, che conduce al vero Pastore.

CHE CERCATE?
È la prima parola che Gesù pronuncia nel vangelo di Giovanni: che volete? Non cerca discepoli, non li blandisce o si congratula con loro per la scelta fatta. Chiede ragione della loro scelta. Dio non vuole discepoli a rimorchio, cristiani sbadati, cattolici per abitudine. Chiede consapevolezza. Il nostro è un Dio che chiede di seguirlo, ma da adulti. La fede non è mai un comodo rifugio che ci protegge dal mondo cattivo, il tappeto sotto cui nascondere le nostre miserie. Dio vuole uomini veri e liberi. Sono spiazzati, Giovanni e Giacomo. Troppo forte e diretta la domanda per non inquietare. Cosa cercano? Non lo sanno ancora. Chiedono aiuto, chiedono lumi, un qualche appiglio, un punto di riferimento. Dove abiti?
Quanto bisogno di certezze abbiamo prima di poterci fidare! Quanti “se” e “ma” mettiamo prima di dire il nostro “sì” definitivo al Signore.! E lui che, allora come oggi, ci risponde: venite a vedere. Non chiedere, fidati, muoviti, fa’ diventare questa ricerca un’esperienza, investi.

ANDARE A VEDERE
La fede non è “fare”, “sapere” ma “conoscere”. Noi per primi siamo chiamati ad andare a vedere, noi per primi siamo chiamati a fare l’esperienza della sequela. Ed essi andarono, videro e restarono con lui. Dopo essersi fidati restano, accettano, si lasciano coinvolgere. L’annotazione finale di Giovanni è simpaticissima: erano circa le quattro del pomeriggio. Quel giorno, quell’istante, è così importante per lui che segna l’inizio di una vita nuova.
Sono passati forse sessant’anni da quell’evento e il discepolo ricorda l’ora precisa, tutto è cambiato, ormai, per Giovanni e Andrea: quel giorno è stato come l’inizio di una nuova Creazione.
A questo siamo chiamati: a fare esperienza di Dio.
Un tempo poco ordinario, per la verità.

(PAOLO CURTAZ)

18 – 25 gennaio 2012
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (1Cor 15,51-58)

«Buona domenica!» è anche una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 
Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…

Buona domenica! – Battesimo del Signore

«O voi tutti assetati, venite all’acqua…
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?»

Dal libro del profeta Isaia (Is 55, 1-11)
BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno B

È breve il tempo natalizio.
Breve ma pieno di emozioni e di forza, di provocazione e di inviti alla conversione, per chi li vuole accogliere. E con oggi chiudiamo queste due settimane passate ad accogliere l’inaudito di Dio, a stupirci, come i pastori, che scoprono che Dio viene apposta per gli sconfitti, a interrogarci come i magi, che sono curiosi davanti alla vita, a meditare come fa Maria, che tesse la sua vita intorno alla Parola. Archiviamo il Natale con un’ultima riflessione, densa, immensa, destabilizzante.
Quel Gesù che abbiamo lasciato nella culla, riconosciuto dai magoi, lo ritroviamo oggi adulto, penitente fra i penitenti, a farsi battezzare nel Giordano da Giovanni il predicatore.

Marco
Non si dilunga nei particolari, Marco, come al suo solito. Non parla della nascita di Gesù e nemmeno della sua infanzia. Lo troviamo adulto, Gesù, pronto a farsi battezzare. Anche Giovanni è descritto con pochi tratti, senza lasciare spazio alle illazioni, all’emozione. Gesù si mette in fila per il battesimo. Non ne ha bisogno, il suo cuore non è oscurato dalla tenebra, in lui la presenza di Dio è assoluta. Eppure vuole condividere il bisogno intimo dell’uomo di liberazione e di pace. Non fa finta, Gesù, non accetta vantaggi, in tutto è simile all’uomo. In tutto eccetto nel peccato che, appunto, è l’anti-umanità.
Questa sua vicinanza all’uomo si manifesterà ancora durante la sua vita pubblica. Dio non approfitta del suo essere Dio: vuole fare esperienza di umanità, senza trucco. Dopo avere ricevuto il battesimo Gesù sente il Padre che gli rivela la sua missione, la sua profonda identità. Egli è il figlio amato, di cui Dio si compiace. Si compiace, Dio, nel vederlo solidale con i peccatori. Si compiace, nel vederlo farsi discepolo.
Matteo e Luca dicono che tutti sentono la manifestazione di Dio, la teofania. Marco, invece, ci dice che Gesù solo la sperimenta. Anche nella nostra vita, a volte, abbiamo bisogno di svolte, di manifestazioni, di chiavi di lettura, e Dio si rivela se il nostro agire è trasparente, se la nostra vita è retta.

Nascere in Cristo
Cristo è nato nella storia, tornerà nella gloria. Ma come farlo nascere, ora, nei nostri cuori? Il Battesimo rappresenta l’ingresso nella vita nuova in Cristo. Da sempre, da subito, i cristiani hanno capito che quello era il gesto nuovo da compiere per siglare la conversione, per suggellare la volontà di cambiamento. Esisteva già un battesimo, quello del Battista, un gesto di purificazione, di vita, così come l’acqua lava e purifica, dà vita agli uomini e ai vegetali. Ma Gesù si battezza nello Spirito Santo e propone ai suoi discepoli di diventare tali nel battesimo.
Storicamente, lo sappiamo bene, il Battesimo è stato amministrato ai bambini. Non è un abuso della volontà di Cristo: le primitive comunità battezzavano intere famiglie. Resta il fatto che siamo stati battezzati quando eravamo inconsapevoli, incapaci di cogliere la profondità del gesto che i nostri genitori compivano al nostro posto.
Gli anni del catechismo, “recupero” della preparazione battesimale, non sono serviti a raggiungere la presa di coscienza della grandezza dell’appartenere a Cristo. Ma adesso che siamo adulti possiamo farlo, possiamo riappropriarci del battesimo.

Teologia battesimale
Col Battesimo è stato messo nel nostro cuore il seme della presenza di Dio
. Non una magia, non una rito scaramantico, ma un seme. Va coltivato, il seme, per poter crescere e per portare frutto. Il padrino era colui che, nella Chiesa primitiva, aiutava il seme a crescere.
Dio è in noi, inutile cercarlo all’esterno. Dio è in noi e tutto ciò che ci porta “dentro” ci avvicina a Dio. Il silenzio, la musica, la natura, l’arte, la letteratura, ci portano “dentro” noi stessi, ci accompagnano alle soglie del mistero.
Col Battesimo siamo diventati cristiani. Spesso portiamo il nome di un santo. I santi sono coloro il cui seme del battesimo è diventato un albero frondoso alla cui ombra ci riposiamo. Siamo diventati concittadini dei santi e familiari di Dio. I santi sono sugli spalti a fare il tifo per noi, che giochiamo nel campo la partita della vita. Non siamo soli.
Col battesimo ci è tolto il peccato originale, la fragilità che tutti portiamo nel cuore, la macchia che ci impedisce di essere liberi. Cristo ci libera da questa fragilità: diventiamo capaci di amare. Ecco cosa è successo il giorno del nostro Battesimo, anche se non ce ne siamo accorti, anche se eravamo troppo piccoli. Ora siamo cresciuti, ora siamo consapevoli. Come diceva sant’Ireneo: cristiano, diventa ciò che sei.

(PAOLO CURTAZ)

Per riflettere sorridendo…

«Buona domenica!» è anche una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 
Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…