Archivi categoria: colpa

Buona domenica! – Mercoledì delle Ceneri

«Laceratevi il cuore e non le vesti»

Dal libro del profeta Gioèle (Gl 2, 12-18)
MERCOLEDI DELLE CENERI

Se in questo Mercoledì delle Ceneri qualcuno si presentasse in mezzo a noi girando per le strade, nei luoghi di lavoro e di studio con gli abiti strappati, seminudo e lacero, è molto probabile che qualche pietosa e anonima telefonata lo farebbe velocemente prelevare e ricoverare in qualche casa di cura. Se ci capitasse di vedere qualcuno impegnato a far rimanere visibile sulla fronte per tutta la durata della Quaresima la cenere ricevuta durante la Messa del mercoledì, scuoteremmo la testa disgustati dall’inutilità e dall’ostentazione del suo gesto.
È ovvio che non ci occorrono spiegazioni complicate per chiarire che cosa intende il profeta Gioèle quando esorta: “Laceratevi il cuore e non le vesti”. Il simbolo delle vesti strappate e del cuore lacerato è così chiaro ed eloquente che per capirlo non c’è bisogno di aver studiato né l’ebraico né le figure stilistiche del linguaggio biblico. L’immagine del cuore lacerato fa subito intuire che siamo di fronte ad una decisione seria in merito ad un cambiamento di vita radicale e che non si tratta solo di un gesto esterno limitato ad un determinato periodo di tempo.  Quanti propositi quaresimali, però, sono davvero un ritorno radicale al Signore misericordioso e pietoso e quanti invece solo un esteriore strapparsi le vesti che – passati i quaranta noiosi e tetri giorni – vengono di nuovo ricucite come se niente fosse?

(ANNA MATIKOVA, fsp)

Per riflettere con la Chiesa…

Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012
(clikka e scarica)

«Buona domenica!» è anche una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 
Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…

CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2012: AMANTI DELLA VITA

GESÙ CI AMA E CI PERDONA

di Anna Maria D’Angelo

Gesù è venuto a guarirci dal male più grande che è il peccato.
Nessuno può dire: «Sono senza peccato. Non ho bisogno di perdono». Se abbiamo fiducia in Gesù e riconosciamo di essere peccatori, scopriamo che Dio non è lontano da noi e ci dona la sua pace.

«Che male c’è?». La televisione, i giornali, la vita del quartiere presentano comportamenti contrari al rispetto della vita, della verità, delle persone, della proprietà altrui: gesti violenti come del tutto «normali». Nelle relazioni interpersonali vige sempre più la legge del taglione «occhio per occhio, dente per dente». «Che male c’è? Fanno tutti così!».

Con questo percorso intendiamo aiutare i ragazzi a scegliere il bene e a evitare il male, e iniziare, così, la preparazione alla prima confessione.
Nella sala dell’incontro i ragazzi trovano una piccola mongolfiera il cui pallone tocca il soffitto, mentre la navicella è sollevata da terra all’altezza dei ragazzi. Accanto, un mucchio di sassi. Il catechista guida l’osservazione della mongolfiera, fatta per «volare alto»! Ma se è molto pesante, si abbassa fino a terra, e per far provere, si distribuisce a ciascuno dei ragazzi un sasso per deporlo nella mongolfiera.
Si può spiegare il senso della metafora ai ragazzi in questo modo: «Anche noi con le nostre azioni quotidiane siamo un po’ come la mongolfiera: quando facciamo il bene, seguiamo Gesù e ci sentiamo come se andassimo verso il cielo; quando facciamo il male, ci allontaniamo da Gesù e caliamo sempre più giù. Questo è capitato a una donna ai tempi di Gesù. Ce ne parla l’evangelista Giovanni (8, 1-11)».
Il catechista, con lo stile della narrazione, accompagnata da gesti, racconta l’episodio della donna adultera, evidenziando alcuni punti:
• La donna peccatrice è trascinata davanti a Gesù, come davanti al giudice.
• Gesù non risponde alla provocazione degli avversari, ma si mette a scrivere con il dito per terra.
• Gli accusatori, uno a uno, lasciano cadere le pietre e vanno via perché si riconoscono peccatori.
• La peccatrice, riceve lo sguardo misericordioso di Gesù che la chiama «donna» e la perdona, ridonandole la sua dignità di persona capace di amare e di non peccare più.

Si continua l’incontro di catchesi con uesta dinamica: tutti seduti intorno alla mongolfiera (rimasta «a terra», appesantita dai sassi). Accanto, il cartellone dei Comandamenti preparato precedentemente. Sottofondo musicale.
Il catechista dice ai ragazzi: «Aiutiamo la mongolfiera a riprendere il volo».
A questo punto, ogni ragazzo, leggendo il cartellone dei Comandamenti, pensa a un comportamento non buono che vuole eliminare. Spontaneamente, poi, un ragazzo per volta, preleva un sasso dalla mongolfiera, lo presenta al gruppo e dice il cambiamento che vuole realizzare nella sua vita quotidiana. Depone, quindi, il sasso a terra. Tutti cantano l’alleluia oppure un breve ritornello gioioso, mentre il compagno torna al suo posto.
A conclusione si recita questa prehiera:

Caro Gesù, anch’io,
come gli accusatori della donna adultera,
sono sempre pronto a scagliare la pietra
delle mie accuse contro i miei compagni,
appena ricevo uno sgarbo, un torto,
un gesto un po’ violento.
Gesù, aiutaci a guardare il nostro cuore
prima di giudicare gli altri, e di scagliarci contro
con le pietre delle parolacce e dei gesti violenti.
Aiutaci a cambiare le pietre
in gesti sinceri di amicizia e di perdono.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Febbraio 2012 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Buona domenica!


«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello»

Dal vangelo di Matteo (Mt 18, 15-20)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  Anno A

Non è facile vivere da discepoli in questi nostri tempi oscuri. In una società formalmente cristiana a prevalere e ad orientare le scelte non sono i valori che derivano dal vangelo ma una mentalità egoistica e piccina. Per accorgersene è sufficiente paragonare il sentire comune con le parole di Gesù. E vedrete quanto siamo distanti dal Vangelo!
Alcuni penseranno che, almeno riguardo al peccato, noi cattolici siamo molto preparati. Abbiamo passato secoli a vedere il peccato ovunque, lo abbiamo analizzato, studiato, sezionato, come si può dire che non conosciamo a fondo il peccato? Anzi, molti, ancora oggi, identificato il cristianesimo come una religione morale, che ci dice cosa è il bene e cosa è il male e la Chiesa come un’autorevole istituzione che ha il principale il compito, in questi tempi confusi, di ribadire cosa è peccato.
Questa è una visione semplicistica che rischia, come di fatto è successo, di produrre un effetto elastico: tanto più ci si è concentrati sul peccato nel passato, quanto più oggi nessuno considera peccaminose le proprie azioni.
Una società non educata alla libertà diventa una società anarchica, che rivendica la libertà di provare ogni emozione, che fa diventare la coscienza del singolo l’unico metro di giudizio. Oggi, ad essere onesti, per sentirsi veramente colpevoli bisogna essere almeno serial-killer! Tutto il resto: l’egoismo, la corruzione, il pettegolezzo, la violenza verbale, la calunnia, la pornografia, sono manifestazioni della libertà personale. Molti ancora pensano che un atto sia peccaminoso perché così Dio ha stabilito. Sbagliato: nella Bibbia si dice che un peccato è male perché fa del male. Dio non punisce il peccatore: il peccato ci punisce, facendoci precipitare in un abisso di falsa felicità. Ma, certo, per vedere le ombre occorre che ci si esponga alla luce della Parola. Nel cuore dell’uomo alberga la falsa idea di un Dio che punisce, che giudica, che controlla. Gesù è venuto a liberarci da questa immagine demoniaca di Dio raccontandoci il volto di un Padre che desidera fortemente il perdono. Perdono che è dono gratuito, possibilità offerta, occasione di rinascita. E il discepolo condivide questo perdono. Perdono che, nella miope prospettiva odierna, è visto come una debolezza.
Quanto è difficile perdonare! Ci vuole del tempo, una forte fede, una profonda conversione per perdonare chi mi ha fatto del male! Quanto, in televisione, vedo un giornalista (idiota) che si avvicina al famigliare di una vittima chiedendo se perdona l’assassino del figlio mi sento salire la rabbia: è una cosa seria il perdono! Ci vuole tempo e pazienza per costruirlo, non è un’emozione buonista, ma una adulta scelta sanguinante! È possibile perdonare, dice il Vangelo.
Se noi, discepoli del Misericordioso, non sappiamo avere misericordia, chi mai ne sarà capace? Il criterio del Vangelo è pieno di amorevole buon senso: ti voglio bene al punto che, dopo aver pregato, ti chiedo di interrogarti sui tuoi atteggiamenti. La franchezza evangelica è un modo concreto di amare, di essere solidali, anche con durezza, come ha fatto Gesù con la Cananea e con Pietro.
Nelle nostre comunità abbiamo bisogno di scoprire questo modo concreto di intervenire, di prendere a cuore il destino dei fratelli, senza nasconderci dietro un ipotetico rispetto che non ci interpella e lascia il fratello nella propria inquietudine. Non è ciò che Dio chiede ai suoi discepoli: essere profeti di un modo diverso di amare e di perdonare? Se davvero il Rabbì ci ha cambiato la vita, ha cambiato anche il modo di vedere gli altri e di occuparmi degli altri. Proviamo?

(PAOLO CURTAZ)


…e per continuare la riflessione guarda il power-point:

Cercare una risposta
= = = CLIKKA SULL’IMMAGINE = = =

«Buona domenica!» è una newsletter che puoi ricevere, ogni settimana, direttamente nella tua casella di posta elettronica: Vangelo, riflessioni, novità in libreria, notizie dalle missioni, iniziative… 
Scrivi a buonadomenica_fsp@yahoo.it e la riceverai…