Buona domenica!

Famiglia

Il bambino cresceva e si fortificava,
pieno di sapienza,
e la grazia di Dio era su di lui.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2,22-40)
SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Festa della famiglia, recita la liturgia.
Festa della mia famiglia, aggiungo io.
La famiglia concreta, oggettiva, reale da cui provengo o che ho formato o che desidero formare.
Fa sorridere che Dio abbia voluto sperimentare l’esperienza familiare.
Fa riflettere che, per farlo, abbia scelto una famiglia così sfortunata e complicata.
La prima riflessione deriva proprio dal tran-tran quotidiano che Maria e Giuseppe vivono.
Siamo abituati a considerare il tempo diviso in feriale e festivo. Altro è lo scorrere ripetitivo e noioso dei giorni, altro è l’evento cui ci prepariamo con gioia intensa; altra la fatica del lavoro altra l’ebbrezza delle ferie estive.
Così nella fede: la domenica, se riusciamo, ritagliamo cinquanta minuti di Messa e poi, in settimana, siamo travolti dagli impegni.
Nazareth ci insegna che Dio viene ad abitare in casa, che nella quotidianità e nella ripetitività dei gesti possiamo realizzare il Regno, fare un’esperienza mistica, crescere nella conoscenza di Dio.
Possiamo (sul serio!) elaborare una teologia del pannolino, un trattato mistico dei compiti dei figli, una spiritualità della rata del mutuo da pagare.
La straordinaria novità del cristianesimo è proprio la sua assoluta ordinarietà.
Coppie che avete un figlio primogenito: la vostra fatica e le notti insonni, il rapporto faticoso tra voi a causa della stanchezza e le preoccupazioni, sono le stesse di Maria e Giuseppe.
Amici che vivete problemi al lavoro: anche Giuseppe ha passato notti agitate prima di chiedere un mutuo, per poter ingrandire la bottega da falegname.
Donne che avete consacrato la vostra vita ai figli: anche Maria ha avuto un velo di tristezza negli occhi quando ha visto allo specchio il suo primo capello bianco.
Dio ha deciso di abitare la banalità, di colmare lo scorrere dei giorni.
Maria e Giuseppe vedono il Mistero di Dio che gattona e bordeggia, che passa le notti piangiucchiando per la nascita di un dentino… Mi sono chiesto cento volte quanta fede hanno dovuto avere questi genitori per dirsi che quel bambino, identico a tutti i bambini, era davvero il Figlio di Dio.
Giuseppe spesso guardava, alla fine della giornata, la sua verginale sposa, imbarazzato per l’immensità della sua fede, sentendosi un poco inadatto a tanta meravigliosa tenacia. Maria, quando portava il caffè a metà mattinata a Giuseppe con i capelli ricci pieni di trucioli, benediceva in cuor suo il Signore per avergli dato un compagno così semplice e vero.
La Santa Famiglia ci invita a guardare gli altri membri della famiglia con uno sguardo di fede e di luce, scovando il Mistero nascosto nelle persone che pensiamo statiche e immutabili.

 

Affidiamo a Dio le nostre famiglie concrete, quelle che abbiamo o che avremmo voluto avere, con tutta la fatica e la gioia, le contraddizioni e le povertà, le emozioni e il bene che ci sappiamo dare.

Dio ci abita.

 

e per riflettere puoi scaricare: Non ci si pensa più

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Buona domenica!

Maria e Gesù

Un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.

Dal libro del profeta Isaia (Is 9,1-3.5-6)
NATALE DEL SIGNORE -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Ecco Dio, amici: è un neonato con i pugni chiusi e la pelle arrossata, gli occhi che mal sopportano la luce e la piccola bocca che cerca lacerbo seno della madre.
Ecco Dio, amici: è un bambino impotente, fragile, che va lavato e scaldato, cambiato e baciato, ed è tenuto a contatto della pelle ruvida del padre, Giuseppe, che lascia lemozione inumidirgli gli occhi per poi tornare alla concretezza di una situazione problematica.
Ecco Dio, amici: non dona, chiede, non ha deliri di onnipotenza, ha svestito i panni della regalità, li ha deposti ai piedi della nostra inquieta umanità.
Non gli angeli, ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di lui.
Ecco Dio, amici: è un neonato tra decine di migliaia di neonati del terzo mondo destinati alla dissenteria e alla morte, un neonato figlio di poveri, che non finisce sulle pagine dei rotocalchi, figlio del vip di turno.
Ecco Dio, amici, Dio è così, semplicemente.
Buffo: vorrei un Dio che mi risolvesse i problemi, non un Dio che me li crea.
Vorrei un Dio potente e forte, non un neonato bisognoso di tutto.
Vorrei un Dio più efficiente, non perdente. Schierato con i forti, non difensore dei deboli.
E invece…

Ora vado anchio a prepararmi.
Cercherò qualche ora per pregare il mio Dio. Per offrirgli ancora la mia vita, accogliendo la sua e ogni vita.
Nel cuore ho migliaia di volti, storie, dolori, speranze, mamme in attesa, famiglie che vivranno un Natale in lutto, solitudini e pene. Vicende di vita da scriverci mille romanzi, da farci diecimila film. Un abbraccio a tutti voi, numerosi amici internauti… è per me stupore continuo sapere di come quel burlone di Dio usi le mie povere parole di cercatore di Dio per scuotere altri cuori e aprire le porte.
Vi voglio bene di quel bene che Dio mi vuole.
Che Dio nasca ancora in ciascuno di noi e in chi amiamo.

e per riflettere puoi scaricare: Figlio di Maria

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Buon Natale 2008!


Dio nessuno l’ha mai visto…
Lui, il Figlio, oggi lo ha rivelato!


Qual è il più grande dei misteri nascosto per secoli e oggi ri-velato alla storia?
Quale volto ha un Dio capace di annientare per amore la sua divinità?

Oggi, ancora una volta, l’umanità a tutte le latitudini della terra può contemplare, guardare e lasciarsi interrogare dal volto umano di Dio, dalla sua fragile carne, dal suo lasciarsi generare da una donna, dall’essersi fatto creatura tra le creature.

Non ha bisogno di fede, questo grande mistero per accadere!
Accade al di là di noi e della nostra volontà…
Accade per noi e per la nostra salvezza…
Accade in nome dell’amore…
Accade, semplicemente!

Che tu creda o no. Che tu sia deluso da un Dio apparenetemente lontano o affascinato da un Dio silenzioso e presente. Che tu lo possa cercare o che tu lo abbia appena lasciato… tutto questo non cambia la storia:
Nella pienezza dei tempi, Dio ha mandato suo Figlio, Gesù Cristo, Signore nostro e di tutta la storia; nato da donna, uomo tra gli uomini perchè tutti lo vedano, lo sentano, lo scoprano presente. E’ l’Emmanuele di ogni tempo e situazione, è il Dio sempre con noi!”

E’ il grande mistero dell’amore e l’amore quando è vero e totale annienta, rende fragili, vulnerabili. Toglie ogni nostra corazza, abbatte ogni sicurezza. Essere amati senza averlo meritato; sperimentare un amore senza perchè, accogliere la pienezza di un amore che libera, che non mette condizioni e non lega: questo costringe la nostra umanità a guardarsi allo specchio, a sentire la propria piccolezza, il proprio limite. 

L’amore vero non ha prezzo e non può essere ripagato!  
L’amore non chiede altro se non di essere accolto!
L’amore ci rende veri e ci riporta a casa!
L’amore vero si dona senza riserve!
L’amore sa di avere, nella libertà dell’amato, il suo limite e la sua stessa possibilità! 

 

Questo è Dio, fattosi carne per amore.
Questo è il suo amore, resosi visibile in Gesù Cristo.
Questo è Cristo, Dio amante fino alla morte!
  

 L’augurio di un santo Natale, vi raggiunga e porti nella vita di ciascuno, nelle vostre famiglie, nelle vostre case, nel vostro cuore la coscienza di un amore donato che supera ogni nostra preghiera, attesa, speranza, fede. Gesù Cristo, pace di Dio per noi, entri, abiti e renda viva la vostra vita.

 

Buon Natale 2008!

Buona domenica!

Angelo

Colui che nascerà sarà santo
e sarà chiamato figlio di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)
IV DOMENICA DI AVVENTO -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, sceglie Dio, ma la piccola adolescente Mariam (la bella).
A lei chiede di diventare la porta d’ingresso per Dio nel mondo.
Cosa direste se domani mattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto.
Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo basiti davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all’ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.
Dio ha bisogno della fresca incoscienza di una adolescente, come già aveva scelto fra i pastorelli il più grande re di Isrlaele, come sarà un ragazzo a fornire la merenda che sfamerà le folle nel miracolo dei pani.
Perchè noi adulti, spesso, siamo troppo savi per capire la bizzaria creativa e il senso dell’umorismo di Dio.
Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria.
E a Nazareth per trent’anni, Dio si nasconde nella quotidianità più semplice: bambino, adolescente, giovane, falegname come suo padre.
Animo! Quando pensiamo di aver sbagliato tutto nella vita, di non aver avuto sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati o siamo travolti dall’assordante incitamento di chi grida: “Devi riuscire”, pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.
Andiamo a Betlemme amici, così come siamo: come Davide nella prima lettura che vuole costruire un bel tempio a Dio, anche noi ci sentiremo rispondere: “Lasciati fare, non preoccuparti di come hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro“.
Che volete, così è il nostro Dio, lasciamoci incontrare.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Il tuo si

 

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La mia vita e Dio… – DOMANDE e RISPOSTE!

Questo post mi piace pensarlo come una sorta di post-gancio rispetto a “La mia vita e Dio” e nasce come risposta ad alcune domande postate da una nostra web-friends, MR.  Come lei stessa scrive, per tante, forse per tutte queste domande l’unica risposta è la FEDE, ma proprio perchè credo che la fede non sia acqua fresca, ma carne e ossa, con tutto ciò che comporta, ho pensato di condividere una serie di risposte che nascono dalla mia esperienza, da questi anni di relazione con Dio, di ascolto, discernimento, scoperta, adesione, lotta, lacrime, sogni e anche un po’ di delusioni… come in ogni buona relazione che si rispetti…

Come si fa a entrare nel deserto? Come hai fatto a capire che Dio volesse parlarti?

Credo che nel deserto non si decida di entrare, ma ci si trovi… Così come non si può capire che Dio sta per parlare… Lui parla, semplicemente, e tu ti ritrovi in qualche modo ad ascoltare… a sentire che sta accadendo Mariangelaqualcosa di strano, di non così facilmente individuabile, spiegabile. Sicuramente ci sono delle situazioni, dei luoghi, dei tempi privilegiati, una sorta di possibilità in più per ascoltare… ma non è poi così determinate. Creare spazi di silenzio attorno a noi è sicuramente dare a Dio la possibilità di parlare e di essere ascoltato meglio, ma è decidere di fare silenzio dentro di noi e di valorizzare ogni situazione possibile… questo fa la differenza.
Se penso ai miei deserti personali, non credo di esserci mai entrata volontariamente. Mi ci sono trovata, è la vita ad avermi spinto dentro e ad avermi lasciata spesso sola. Ma solo io ho potuto decidere se e come viverli, cosa scoprire e cosa imparare. Credo che stare nel deserto, in quei luoghi interiori di non risposta, di non certezza, di aridità assoluta, sia uno dei momenti più difficili, o almeno per me lo è stato. Certezze crollate, rabbia, paura, solitudine, cecità assoluta, lacrime… di questo spesso sono popolati i mei deserti… e forse quelli di tutti. Ma c’è una cosa che non ho mai dimenticato e ho sempre ripetuto a me stessa: “Coraggio, resisti! Perchè questo è il momento in cui l’albero sta spingendo in profondità le radici… questo è il momento in cui le spalle stanno diventando forti… non mollare; questa situazione, se la vivi fino in fondo, ti riconsegnerà alla storia, in modo nuovo”.donna deserto orme Posso dire una cosa oggi… i deserti non li scegli, ma certamente puoi scegliere come viverli…
Quanto a Dio… che dire?  Tutte le volte che parla mi sorprende… non posso prevederlo… c’è però una spia molto forte: è il cuore… all’inizio è come se percepissi che c’è una sensazione strana, nuova, diversa… si serve di tante cose, persone, situazioni… ma poi quando l’esercizio dell’ascolto aumenta, diventa sempre più possibile comprendere… e la sua voce diventa una realtà interiore, impossibile da ignorare… Ma è un ESERCIZIO costante; è un esercizio per tutti; è una realtà possibile!

Continua a leggere La mia vita e Dio… – DOMANDE e RISPOSTE!

Buona domenica!

Battista

I Giudei gli inviarono da Gerusalemme
sacerdoti e leviti ad interrogarlo:
“TU CHI SEI?”
Egli confessò:
“IO NON SONO IL CRISTO”.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.19-28)
III DOMENICA DI AVVENTO – Anno- B

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Facciamo fatica ad essere noi stessi, ci mettiamo una vita a scoprire chi siamo e a liberarci delle nostre  maschere.
Educazione, condizionamenti, carattere, tutto concorre ad intorbidire il cammino di liberazione che Dio è venuto a proporci. Non siamo più abituati a pensare, a comunicare, viviamo in un mondo osceno, esteriore, superficiale.
Nel difficile cammino educativo necessitiamo di stimoli, di armoniose sollecitazioni, non di idee urlate e di modelli di vita insignificanti. Abbiamo bisogno di profeti come il Battista, autorevoli come lui, autentici come lui.
Non ho capito molte cose della mia vita, ma una sì:  LA VERITA’ CI RENDE LIBERI.
Solo il mio vero “IO” incontra il vero Dio.
Solo riconoscendo il proprio limite, che è opportunità e non mortificazione, possiamo diventare liberi per accogliere il Dio fragile che nasce. Solo riconoscendo che non abbiamo in noi tutte le risposte, possiamo metterci alla ricerca. Solo entrando nel profondo di noi stessi possiamo trovare la nostra vera identità in Dio.
“Chi sei, allora?” . Chi siamo allora?
Un mistico? Un provocatore? Un guru?
No, Giovanni è VOCE. Voce, voce prestata ad una Parola, voce che amplifica un’idea non sua, voce che fa riecheggiare un’intuizione di cui anch’egli è debitore.
Tu, amico lettore, cosa sei? Cosa dici di te stesso?
Forse sei pazienza, o attesa, o sorriso, o perdono, o sogno, o inquietudine.
Il Vangelo ci svela un Dio che ci aiuta a cogliere la verità di noi stessi.
Non so come stiate arrivando a questo Natale: l’importante è che ci arriviate in maniera autentica. Forse non è un gran periodo, forse non siete affatto soddisfatti di voi e delle vostre scelte.
Pazienza, Dio viene lo stesso, se avete il coraggio di invocarlo. Perciò dimorate (dimoriamo) nella gioia, rallegriamoci sempre nel Signore, teniamo buone le cose che egli ci ha donato, gioiamo pienamente in questo Dio che non meritiamo e che si dona.
Questo mite Dio che attendiamo e che già amiamo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Il mio vero io

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Buona domenica!

Angelus

“Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola”.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)
IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA – Anno – B

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Ci sono dei personaggi chiave all’interno del nostro cammino di fede e, tra questi, Maria è il modello di ogni cristiano. Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come una ragazza di grande equilibrio, con un’esperienza di vita che assomiglia alla nostra. Dicevamo, una settimana fa, della necessità di svegliarci, del grosso rischio che corriamo di vivere un po’ “addormentati”, fuori dalla vera vita; tutti indaffarati a trovare degli spazi per riposarci, dimenticando l’essenziale. Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran-tran familiare: lavoro (che per l’epoca era casalingo), amicizie, tempo libero… Ed è in questo contesto che avviene l’inaudito: a Maria viene chiesto di diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo. Facile, no? E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno di una mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?. Maria tentenna, fatica: come è possibile tutto questo? Ma l’angelo le ricorda che non bisogna mettere ostacoli a Dio: lui sa quello che fa! E Maria crede. Si resta attoniti, increduli, stupiti dalla semplicità di questa risposta: “Eccomi”. Quante conseguenze avrà questa disponibilità! Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì ” a Maria! Problemi con la sua situazione familiare, con un fidanzato che si vede Dio come concorrente in amore… Problemi con questo bambino che dovrà essere continuamente guardato come un Mistero… Problemi con questo Rabbì tutto preso nell’annuncio che si dimenticherà della propria famiglia per aprirsi ad una famiglia più ampia… Sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte… Maria si fida, crede nel Dio dell’impossibile.
Maria ci viene donata, o Dio, come sorella, per imparare da lei a credere nelle parole del Dio dell’impossibile. Maranatha, vieni Signore Gesù!

…e per riflettere puoi scaricare: Gusto di vivere

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Buona domenica!

deserto

“Una voce grida:
nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa
la strada per il nostro Dio”.

Dal libro del profeta Isaia (Is 40, 1-5.9-11)
II Domenica di Avvento – Anno – B

La parola a…
don Paolo Curtaz

Come Giovanni il battezzatore possiamo diventare profeti di Dio, aiutarci ed aiutare i fratelli a preparare la strada a Dio. I profeti non sono coloro che indovinano il futuro, ma coloro che interpretano il presente, che ci aiutano a leggere la nostra vita in una luce di fede, a indovinarne la novità, a capirne il senso. Non è difficile vivere. È impossibile, se non capiamo per quale strana ragione siamo stati messi al mondo. Superata la tentazione dei sempre presenti idoli della nostra vita (immagine di sé, carriera, denaro) che falsamente pretendono di riempire il senso di infinito che ci abita, ci resta un vuoto immenso di senso da colmare, il bisogno assoluto di capire. Molti, ahimè, vi hanno rinunciato, hanno abdicato a pensare, a vivere, travolti dalla quotidianità. Dio non si scoraggia e li/ci raggiunge proprio nella quotidianità, diventando uno di noi. Abbiamo urgenza di profetismo, abbiamo bisogno di persone che ci scuotano come un pugno nello stomaco. Buon Dio, di persone che ci blandiscono non sappiamo che farcene. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una Parola che spezzi la crosta che si è formato intorno al nostro cuore. Accogliamo la profezia del battezzatore e dei tanti che camminano – mascherati da uomini comuni – in mezzo alle nostre fetide città. Non lasciamo che la profezia abbandoni la Chiesa, comunità dei cercatori di Dio, ma che sia sempre presente, anche quando è scomoda e ci giudica, anche quando mette in crisi le nostre (devotissime e cattoliche) certezze.

…e per riflettere puoi scaricare: Deserto
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Oltre 20.000!

Qualche giorno fa Cantalavita ha superato i 20.000 visitatori!

E’ un traguardo piccolo, noi lo sappiamo, ma siamo anche decisamente coscienti che dietro piccoli gesti, spesso possono nascondersi grandi risultati! E’ questa convinzione che ci spinge a cercare, oltre i numeri e le statiche, le persone, i volti, le storie che in questi mesi hanno popolato queste pagine rendendole vive.

Nessuna altra motivazione ha il nostro studio, la nostra voglia di nuovo, le nostre riflessioni, i progetti futuri per questo spazio virtuale, se non la voglia di essere dei ponti che continuamente possono unire il cielo e la terra, Dio e ogni suo figlio. Non vi sembri superbia… noi sappiamo che in questa nostra certezza si nasconde un dono… un dono che, in modo totalmente gratuito, Dio ci ha fatto in forza della nostra vocazione.

E’ per questo… perchè ogni vostro passaggio possa avere una speciale benedizione di Dio che accompagniamo ogni visitatore con la preghiera, perchè l’annuncio di pace, il Vangelo, possa raggiungervi e farsi carne anche nella vostra vita e nelle scelte di ogni giorno.

 

DOMENICA 7 DICEMBRE 2008 – ore 16.30
a Salerno, nella nostra comunità paolina
celebreremo per tutti i 20.000 e oltre visitatori…
celebreremo una Messa per voi!


Il Signore della pace vi raggiunga ovunque voi siate e vi doni la grazia di un’attesa paziente e coraggiosa: Lui, il Signore della vita è pronto a venire…
lasciatelo entrare, preparate la vostra casa.

Questo chiediamo per voi e per le vostre famiglie!

La mia vita e Dio…

Post-gancio: La mia vita e Dio – DOMANDE E RISPOSTE!

Sono una giovane suora paolina. Ci sono poche cose, nella mia vita, che so ma una è certa: il giorno in cui ho incontrato Dio  la mia vita è cambiata… anzi è diventata finalmente VITA!
Di quel giorno e di questa vita mi piacerebbe raccontarvi...

Ci sono giorni, nella nostra vita, impossibili da definire. Raccontarne la loro straordinarietà, la forza d’impatto, i loro sconvolgenti effetti non potrà mai svelarne tutta la loro preziosità.

Era il 23 luglio 1991, avevo 15 anni: era una mattina piena di sole; ero a circa 1300 km da casa mia, per vivere un camposcuola per giovani, in un luogo carico di una vitalità che ancora mi era totalmente sconosciuta. Quello era il giorno, cosiddetto di deserto, uno di quei giorni cioè, in cui a ciascuno di noi era chiesto di vivere in silenzio per lasciar parlare di Dio.
Ma ve lo immaginate?! Lasciar parlare Dio… la sfida mi sembrava importante, audace, ma concretamente come sarebbe mai potuto accadere? Non ero così ingenua o stupida da credere che mi sarebbe apparso un qualche Gabriele… né avrei creduto a una suora, neppure alla più simpatica, che mi si fosse avvicinata per dirmi qualcosa spacciandomela come voce di Dio. Vi assicuro: personalmente mi facevo abbastanza schifo, credevo molto poco in me stessa, non mi piacevo fisicamente, e la sfilza delle cose non belle di me potrebbe continuare, ma l’arguzia non mi è mai mancata e un due più due, anche con Dio, avrei saputo farlo.

Lasciar parlare Dio! Mi piaceva, era una sfida unica, nessuno me ne aveva mai neppure posto la possibilità. Dio nella mia parrocchia era sempre stato in croce o chiuso dietro la porticina del Tabernacolo. L’unico modo che conoscevo per parlargli erano le canzoni che cantavo al coro… ma parlavo io… sempre e solo io…

E allora sì! La sfida mi piaceva e avevo deciso di viverla. Partire allora, ma non senza giuste spinte…

Il giorno prima avevo chiesto una raccomandazione: ho pregato Maria (sempre sotto suggerimento) e le ho chiesto di aiutarmi nell’ascoltare la volontà di Dio, la sua voce, i suoi sogni per me. Ho chiesto di ascoltare fino in fondo, senza mezzi termini.

In quel momento, credevo che la mia vita valesse poco. A casa, per tutti ero la saggia di turno, la studentessa modello, la persona responsabile, timida, precisina, dolce e delicata… miti, solo ed esclusivamente miti costruiti, inconsciamente, per vivere, per sentirmi qualcuno! La mia quotidianità, i miei sogni, la mia rabbia contro una vita che anno dopo anno continuava a togliermi tutto era sempre più forte.

E Dio in tutto questo cosa avrebbe voluto? Cosa avrebbe detto? Lui che di me sapeva tutto e anche di più… Lui come mi avrebbe incontrato?

Quella sera che precedeva il grande giorno, durante quella brevissima preghiera a Maria, tutti questi pensieri, domande, speranze e paure si rincorrevano. Quale sarebbe stata la sua voce? Mi avrebbe mai potuta perdonare per quei desideri, azioni, voglie che solo io e lui conoscevamo? 

23 luglio ore 8.30 si parte!

Dalla casa in cui alloggiavamo per quei 10 formidabili giorni di campo, si partì a piccoli gruppi per raggiungere un piccolo paesino in provincia di Cuneo, Castagnito, quello che poi io avrei ribattezzato come il mio Tabor.

Ore 9.30  la preghiera, la riflessione e poi la possibilità di confessarsi, di parlare con le suore presenti, di pregare, scrivere, riflettere da soli.

Dopo un bel po’ di incertezza mi decisi: andai a confessarmi da qualche parte bisognava pur cominciare. Mi sentivo troppo opaca, troppo lontana e pesante. Avevo bisogno di sentirmi perdonata. Non ricordo le parole del sacerdote, ma in me, come parole incise su una roccia, sono vive ancora oggi tutte le sensazioni provate, le parole ascoltate dal cuore e non pronunciate da un uomo.
Dopo la confessione, mentre aspettavo una mia amica in un piccolo giardino, provai un sussulto al cuore, una sensazione di leggerezza e di pienezza allo stesso tempo. Mi sentivo avvolta, abbracciata, amata, libera di volare, vivere, libera di essere me stessa. Sono parole che non possono descriverne l’intensità. Ma in quel momento altro non provavo se non una straordinaria felicità e gioia che mai, mai in vita mia avevo provato, né mai, fino ad oggi ho rivissuto nella sua forma, così particolare, e certamente propria solo di quel 23 luglio. Era Dio. Quella voce, quella luce nel cuore, quell’amore irrefrenabile e imprevisto era la sua voce: una voce che da quel giorno non mi avrebbe mai più lasciata, se non una sola volta, ma di questo vi racconterò dopo.

Si sa, dopo il Tabor, si deve ritornare a valle, tra la gente, in quella normalità che si aspetta sempre da noi qualcosa e che, spesso, ci prosciuga fino al midollo, tanto da renderci estranei a noi stessi. E con il ritornare a valle iniziò la paura, anzi il terrore vero e proprio.

Come fare perché quella perla che avevo ricevuto non fosse scalfita, scoperta, rubata da nessuno? Come custodire quella voce?

E poi il dubbio… era veramente la sua voce? E se sì, perché proprio a me e con quell’intensità? Dove mi avrebbe portato? Avevo paura, paura, solo paura. Nella mia vita non ho permesso a nessuno, neppure alla paura di bloccarmi… E da allora iniziai il mio piccolo e semplice cammino con due soli obiettivi: impedire che sul Vangelo si poggiasse anche solo un piccolo granello di polvere e fare di tutto per non spegnere quella piccola luce che il Signore aveva appena acceso nella mia vita.

Da quel giorno ho fatto in modo di conoscerlo di più e sempre meglio per parlare agli altri di Lui, per raccontare e gridare al mondo che Dio è gioia, è libertà, è amore infinito, gratuito e incondizionato. La chitarra, la musica, il gioco, la catechesi per i bambini, gli incontri mensili di spiritualità per me: erano tutte modalità per vivere e comunicare la sua presenza nella mia vita.

Ma si sa, ogni strada arriva a un bivio e anche per questa non c’è stata eccezione.

Dio sì, ma fino a che punto?

Avevo ormai più di 17 anni e, come per ogni età, all’amore non si comanda. Ero innamorata, stavo bene, ero felice e desideravo amare ed essere amata come Mariangela. Il cuore batteva, perché non seguirlo?

Così una sera, in uno di quei miei consueti 5 minuti serali dissi a Dio: “Se è vero che tu rispetti la nostra libertà, allora esci dalla mia vita, lasciami vivere libera e serena la mia età, lascia che io ami chi voglio. Va’ via tu e tutte le tue strane idee”.

Era vero! Dio rispetta la libertà. Quella sera uscì dalla mia vita, mi lasciò realmente libera di scegliere qualunque cosa.

Passava il tempo, i mesi e nonostante aumentassero le possibili gratificazioni personali, diminuiva una cosa fondamentale: la pace del cuore. Trovando un amore che mi faceva sentire importante, stavo rischiando di perdere me stessa.

In tutto questo tempo tentai in tutti i modi di mantenere scambi con la suora che mi accompagnava ormai da anni, con il sacerdote con cui mi confrontavo, ma ormai non c’ero più. Non ero più capace di verità neppure con me stessa. Sempre più distrutta dentro, sempre più incapace di alzare gli occhi da terra, sempre più arrabbiata con me stessa, con i miei genitori, con il mondo. Chi ero? Non lo sapevo più.

Poi finalmente una notte… lo ricordo come fosse ieri, decisi di riaprire la porta. Andai in camera mia e con la stessa forza con cui Gli avevo chiesto di uscire, Gli chiesi di rientrare. Lo fece! Non attese oltre… finalmente l’aria era rientrata nei miei polmoni, finalmente Dio, finalmente il coraggio di riconoscere che Lui nella mia vita era importante… al di là di tutto e di tutti!

Ma non tutto era concluso e come per ogni buon cammino di discernimento le difficoltà non sono mancate.
Lui c’era, è vero, ma c’erano anche tutti gli altri con le proprie personali attese.

Il giorno in cui decisi di iniziare quel cammino che mi avrebbe permesso di valutare se Dio da me voleva una speciale consacrazione, mia madre, quasi come se avesse intuito il pericolo, iniziò a ricamare per me un copriletto matrimoniale. Ogni giorno, ogni sera, per un anno lei ricamava, nonostante la stanchezza del giorno; e per me ogni punto di quel ricamo era come una spina nel cuore. Mi sentivo traditrice, sapevo che stavo preparando quello che per i miei genitori sarebbe stato un colpo basso, unico nel suo genere e, per loro, soprattutto inimmaginabile. Era l’anno della maturità e a ogni loro domanda sul mio prossimo futuro io rispondevo senza ombra di dubbio: “Andrò all’università, farò lettere e filosofia. Diventerò giornalista”. In fondo era vero. Altro desiderio in me non c’era se non quello di spendere tutta la vita per far conoscere Dio attraverso la scrittura, la musica, le immagini… Ma la modalità con cui lo avrei fatto non era così scontata. E in fondo non lo era neppure per me. In quel momento sentivo solo di essere chiamata a custodire una perla importante per me e per tutti coloro che, prima o poi, il Signore mi avrebbe chiesto di incontrare.

Il giorno in cui lo avrei detto, anche solo come dubbio, sapevo che si sarebbe scatenato l’inferno… ma per quel giorno, certamente il Signore non mi avrebbe lasciata sola.
E finalmente quel giorno arrivò.

L’ultimo anno di liceo fu decisivo e tante furono le occasioni, situazioni, incontri con il sacerdote e la suora con cui mi confrontavo. Ma la preparazione, l’immaginazione, la presenza stessa di Dio non potè nulla, quel giorno, contro le lacrime di chi, piangendo, mi diceva di essere una persona senza cuore.

Il giorno in cui mia madre finì quel copriletto, mi chiese se stessi pensando di diventare una Figlia di san Paolo (una suora paolina). Senza battere ciglio, ma con il cuore in gola, per quelle che sarebbero state le conseguenze, le risposi di Sì, non avrei potuto mentire. Non in quel momento.

La sua reazione? Da immaginare: lacrime, rabbia, chiusura, sensi di colpa e un’accusa sferrata a Dio: Non ti è bastata Chiara (la mia sorellina morta 6 anni prima a 9 anni) perché tu ora prenda anche Mariangela? Chi sei Dio? Dove sta la tua bontà? Ci hai tolto tutto e adesso ti prendi anche lei!

Mia madre da quel momento per un bel po’ smise di parlarmi. E le uniche cose che riusciva a dirmi erano: “Se ci volessi veramente bene, non andresti”. E a lei facevano eco tutti gli altri: “Sei senza cuore. Senza di te, questa casa, la loro vita sarà morta, pensaci!”

Ci pensavo! Notte e giorno, senza sosta e con le lacrime nel cuore. Non sapevo, non capivo e Dio taceva… Già… taceva!
Proprio in quel momento avrei voluto risentire quelle sensazioni di quel giorno in cui lo incontrai per la prima volta.
Ma ora, a distanza di anni, tutto mi è chiaro. Nelle scelte si deve essere soli, perché nessuno, neppure Dio può scegliere per noi: è il prezzo della libertà vera. Sapevo che la mia risposta non avrebbe avuto altro senso se non nella fiducia, nel credere senza vedere, nel sognare un futuro di cui nulla, neppure uno schizzo sarebbe stato visibile.

Così ancora una volta, proprio quando avevo scelto di dar retta al mio cuore, ai miei genitori, alla mia fragilità, prima di mandare a quarantotto tutto e far finta di aver preso una delle più grosse cantonate, ritornai a Lui per un attimo. Gli dissi: “Parla ora, Signore. Quello che dirai ora sarà la mia vita”. E aprì quel piccolo Vangelo che mi fu consegnato alla fine di quel campo fatto a 15 anni. Incredibile: “Va’ vendi tutto, poi vieni e seguimi”. Queste furono le sue parole. “No, Signore, sarà stata una coincidenza, non puoi chiedermelo, non ora!”: questa la mia reazione. Chiusi quel Vangelo e lo riaprì per seconda volta: “Chi non odia suo padre e sua madre non può essere mio discepolo”. Ma era ancora troppo difficile… Meglio chiudere e riaprire per la terza volta: “Chi mette mano all’aratro e si volge indietro non può essere mio discepolo“. E allora basta… tre volte di seguito non avevano più l’aspetto della coincidenza… mi arresi. La via dell’andare con Lui, dello stare con Lui: questa era la mia via, questa la mia vita.

Due mesi dopo, alla fine dell’estate del 1995 chiesi di poter entrare tra le Figlie di san Paolo e da lì l’inizio di un’altra storia… la mia, quella vera, quella che mi avrebbe fatto sentire la pienezza della vita e di una vita  donata! Storia che costantemente procede tra magnificat e miserere, grazia e peccato, fedeltà e scoraggiamento. Ma so che il mio Signore sta costruendo nella mia vita stupefacenti percorsi di luce.

Se volete sapere qualcosa dei miei genitori, vi basti questo: dopo poco tempo dalla mia entrata in congregazione, il mio direttore spirituale diventò il loro padre spirituale. Iniziarono un cammino di fede straordinario. Prima di morire, circa due anni fa, mia madre ha scritto: “Sicuramente come tutti, anch’io ho un angelo custode, ma io mi sento speciale perché il buon Dio me ne ha assegnati due: uno è in cielo ed è la mia Chiara, l’altro è sulla terra ed è Mariangela“.

Oggi sono una suora paolina, felice, piena, segnata dalla storia di tutti coloro che Dio mi chiede di amare ogni giorno. Non posso dirvi quanti e quali siano stati i miracoli di Dio nella mia vita, ma posso dirvi che la sua promessa di pace e di amore si è pienamente adempiuta per me e per le persone che a causa mia hanno sofferto: “Dimmi solo sì, e ti darò la felicità”.