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Perdersi nell’amore – BUONA DOMENICA! XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Vi è gioia davanti agli angeli di Dio
per un solo peccatore che si converte».
Lc 15,10

Oggi, dovremmo provare a fare un esercizio particolarmente importante. E dovremmo farlo proprio leggendo e rileggendo più volte la parola di Dio. Quale? Perderci nell’amore che queste pagine della Sacra Scrittura diffondono a piene mani, perderci nella passione che Dio nutre per ognuno dei suoi figli e figlie, perderci nell’intensità della misericordia che fa di ogni occasione di perdono un parto a vita nuova.
Ho ripetuto quel verbo – “perderci” – perché davanti a queste pagine dovremmo provare a mollare le nostre logiche e i nostri calcoli. L’amore spesso non è propriamente logico. La misericordia non è il risultato matematico di una serie di scelte. Dio stesso non ha mai nulla a che fare con la relazione causa-effetto. O meglio, in lui alcuni nostri comportamenti non provocano i risultati che noi immagineremmo. Anzi. In Dio il suo donarci tenerezza, misericordia è quasi sempre privo di logica. Noi gli preferiamo idoli e lui continua a credere in noi. Noi non comprendiamo i suoi progetti, li ostacoliamo e lui trova modi per convincerci. Noi andiamo altrove e lui ci cerca. Noi ci nascondiamo e lui fa di tutto pur di non perderci. Noi prendiamo a schiaffi ogni suo dono, scegliamo consapevolmente di chiudergli la porta della vita e lui attende, instancabilmente, il nostro ritorno.
Quanta bellezza c’è in tutto questo! Ed è bellezza che vuole raggiungerci, toccarci, ridonarci vita.
Lasciamoci riempire da Dio, dalla sua Parola, dalla sua passione per noi, dal suo amore. È ciò di cui queste pagine traboccano. Oggi contempliamo lui e ascoltiamo noi stessi: qual è la nostra posizione? se dovessimo descriverci come uno dei personaggi delle pagine bibliche che ascoltiamo, chi saremmo? Proviamo a dircelo, e qualsiasi sia la nostra risposta, qualsiasi sia la nostra situazione, permettiamo a Dio di raggiungerci e di stupirci, ancora una volta, con la delicata forza del suo amore.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Tu, Signore, pronto ad amarmi

Signore Gesù,
come una piccola monetina
persa in qualche angolo,
come una recalcitrante o distratta
pecora fuori da ogni ovile,
come figlio un po’ ribelle,
forse ingrato, ma desideroso solo
di misurarsi con il mondo,
così sono io:
a volte in un modo a volte in un altro,
ma sempre troppo lontano
da te e dal tuo amore.
E tu?
Tu sei lì, sempre pronto a cercarmi,
a riportarmi a te,
ad attendermi per farmi rialzare
con la bellezza infinita
di un abbraccio libero e liberante.
Ti lodo, Signore della vita!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 15,1-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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