Qualcosa di illogico – BUONA DOMENICA! IV DOMENICA QUARESIMA – ANNO C

Quanto è folle e scriteriato questo Gesù! Sì, esatto! Folle, scriteriato e illogico. È così che l’evangelista Luca lo fa venir fuori. Perché non c’è nulla di logico ed equilibrato nei protagonisti delle tre parabole della misericordia. Ma se il pastore e la donna della monetina possiamo ancora ridurli a simboli da comprendere e contestualizzare, riducendo la loro radicalità, quell’uomo, padre di due figli, appartiene invece alla concretezza della nostra esperienza umana. Quei due fratelli così diversi fanno parte della nostra quotidianità e sono noi, pur in fasi e momenti diversi. E forse per questo la parabola del padre prodigo di amore brucia di più. E’ forse tra le più scomode perché tocca nel vivo alcuni punti fermi, smantellandoli. Ed è la sola risposta alla domanda che tante volte ci assilla: “Ma Dio perdona tutti?”.
In Dio non sembra esserci la categoria del buono o cattivo. Dio non ci guarda come se fossimo parti di un discorso (corrette o sbagliate). In lui esiste la categoria di figlio, e un figlio si sa riesce a muovere solo un pensiero in chi lo ha generato: riportarlo a casa, tenerlo al sicuro, donargli ciò di cui ha bisogno, sollevarlo, custodirlo, non dimenticarlo mai. La storia della salvezza è lunga, ma la Bibbia non si stanca mai di ricordarci quanto sia forte l’amore di Dio per ogni uomo e donna. E questa parola ci spinge oltre il limite dell’accettabile.
Logicamente ha ragione il figlio maggiore: il padre in quell’ennesimo perdono stava sperperando anche la sua parte, i suoi sacrifici, le sue notti passate con le greggi. Logicamente abbiamo ragione anche noi… e Dio no, non può perdonare tutti, non chi sceglie di piegare la storia sempre a suo vantaggio.
Eppure… Eppure lui si siede a tavola con i peccatori, e lo fa perché solo il pane spezzato riaccende nelle tenebre scintille di luce. E lui, purché la luce splenda e la vita vinca non ha solo spezzato il pane, ma si è lasciato spezzare come il pane. Per noi. Per tutti.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Vita

Signore Gesù,
davanti al male
insegnaci a inventare
gesti di bene,
nelle tenebre
ad accendere
scintille di vita,
nel peccato
ad aprire sentieri
di perdono.
Di fronte a ogni fratello
il nostro cuore
sia quello del padre
che fa festa per ogni
ritorno.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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