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Questione di fede – BUONA DOMENICA! XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.».
Lc 17,6

Ci sono volte in cui il nostro rapporto con Dio è strano… In ciò che facciamo è come se fosse sempre rintracciabile un certo retrogusto di do ut des, ti do perché tu mi dia. Diamo a Dio pensando poi di poter riscattare un interesse di ritorno, e crediamo che siamo obbligati a dargli qualcosa proprio perché da lui abbiamo ricevuto tutto. Sono rare le volte, e forse rarissime le persone che tessono con Lui una relazione all’insegna della normalità, di un «Sto con te, dalla tua parte, perché con te sto bene, perché in te ci credo, mi fido. Stop. Anche se le cose non vanno come speravo. Anche se il mondo crolla ogni giorno di più. Anche se la mia vita non è quello che avrei sognato, io, Signore, scelgo di venirti dietro, di vivere una vita orientata dalla tua parola».
Ecco, questa è la normalità che respiro quando ascolto – dal Vangelo di questa XXVII domenica – Gesù che parla di quei servi che nulla si aspettano di ricevere dal loro padrone. Servi senza un utile da riscattare. Servi senza pretese, capaci di dare senso alla loro relazione e alla loro vita. Non che quando io pensi al mio rapporto con Dio lo pensi nei termini di una relazione servo-padrone, tutt’altro! Ma di quella relazione descritta nel Vangelo mi piace la naturalezza delle cose di ogni giorno, quella naturalezza che rende vera la relazione, rende veri i dubbi, i silenzi, le attese, le lacrime. Rende vera la notte dell’incredulità, così come l’aurora della fede. Quella naturalezza che permette alla fede di essere forte e tenace come il granello di senape, che permette al più piccolo tra i semi di diventare una casa dove gli uccelli trovano riparo.
Chi mi conosce, sa che la mia fede potrebbe dirsi molto asciutta, essenziale. Non invoco troppi miracoli, non seguo rivelazioni private. Eppure credo con tutto il cuore che noi, discepoli del Risorto, possiamo spostare le montagne nel suo nome. Noi possiamo davvero, per fede, aiutare un albero a germogliare in mare.
Chiediamolo, le une, gli uni per le altre, per gli altri: “Accresci in noi la fede, Signore. Insegnaci a perderci nella bellezza di una relazione normale con te”.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Accresci in noi la fede

Eccoci, Signore Gesù:
con mani e cuore aperto,
veniamo a te,
perché da te
vorremmo imparare
la bellezza della fede,
la vertigine del credere.

Quello che le tue parole
e i tuoi gesti insegnano
ha poco a che fare
con la nostra normalità.
Ma noi vogliamo credere,
Maestro Buono;
vogliamo imparare
a fidarci di Dio.
Accresci in noi la fede.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 17,5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

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