C’è davvero qualcosa di cui gioire? – BUONA DOMENICA! III di Avvento – ANNO A

Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio
(Is 61,1 (cit. in Lc 4,18)

È la terza domenica di Avvento, domenica della gioia… e di una gioia fondata! Prima lettura e Vangelo sono un tripudio di festa: tutto è pienezza, luce. Ogni cosa, persone o natura, sembra vibrare di una vitalità nuova. Quello che era attraversato dal dolore ora sembra diffondere vita a piene mani. L’attesa si carica di una speranza rinnovata, di una bellezza desiderata.
Oggi possiamo andare a Dio, rivolgerci a lui – in qualunque ambiente siamo e in qualsiasi condizione ci troviamo – e fare quello che Giovanni ha chiesto di fare ai suoi discepoli. Chiedere al Signore: «Sei tu colui che stiamo aspettando? Sei tu il portatore della nostra gioia? Sei tu che darai vita ai nostri deserti e riporterai i colori nelle nostre ombre? Gesù, sei tu colui che guarirà le nostre ferite e spezzerà i legami della morte?».
E certamente anche a noi lui risponderà nello stesso modo: «Guardatevi attorno, la risposta sta in ciò che vedete e ascoltate!».
In ciò che vediamo? In ciò che ascoltiamo? Forse Gesù voleva dire: in ciò che speriamo! In ciò in cui crediamo!
E invece no. I due verbi che l’evangelista Matteo mette in bocca a Gesù sono proprio: udire e vedere. Ed è qui il problema. È in questo che le sue parole potrebbero scandalizzarci. Anzi, diciamocela tutta: le sue parole suonano più come una bestemmia che come una promessa. Quello che vediamo e udiamo fa male, stritola il cuore.
La terra che frana e inghiotte futuro, e stritola vite, e spezza legami, e vìola la vita… È solo una terra matrigna, non è un deserto che fiorisce.
Uomini che uccidono altri uomini, donne che vengono violate e lacerate, figli che non possono aggrapparsi a coloro da cui sono stati generati, fratelli e sorelle in umanità che lasciano che altri muoiano tra stenti o onde… Sono solo ciechi che non vedono, muti che non si aprono all’incontro, sordi che non ascoltano, morti chiusi alla vita. Quando vedranno, Signore? Quando si apriranno all’altro? Quando ritorneranno a vivere e far vivere?
Quello che vediamo e udiamo ha il gusto amaro della sofferenza, del dolore, dell’innocente colpito, dell’altro non riconosciuto. È come se tutto ci dicesse che dobbiamo attendere ancora… dobbiamo aspettarne un altro…
Ma, ritorniamo un attimo al Vangelo e poi alla lettura di Isaia. Gesù aggiunge: «Beati coloro che non troveranno in me motivo di scandalo». Forse è qui il nucleo di tutto. Isaia invita la terra arida e il deserto a rallegrarsi, a riscoprire cioè motivi di gioia per una fecondità ancora solo promessa. È alle mani fiacche che dice di irrobustirsi, non alle robuste. È alle ginocchia vacillanti che chiede di diventare salde. È come se ad attraversare la Prima lettura e il Vangelo ci sia un invito a guardare e a udire oltre noi, oltre i nostri smarrimenti, oltre le nostre ferite.
Beati coloro che non si scandalizzano di Gesù di Nazaret, delle sue parole e dei suoi gesti, e sanno ascoltare la vita che dalla morte si genera come tralci nuovi da un innesto; e sanno vedere la luce splendere tra le feritoie di un’umanità colpita a morte.
Il segreto di questa beatitudine ce lo svela il contadino: vedrà e udrà colei, colui che pazientemente seminerà vita e attenderà che germogli.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Occhi che vedono la salvezza

Signore Gesù,
Astro che splende nelle tenebre,
donaci occhi che sappiano
scrutare nella notte
le scintille della vita;
donaci orecchie che sappiano
ascoltare nel dolore
il sussurro della speranza;
donaci un cuore che
nelle solitudini che ci attraversano
sappia essere grembo di nuova umanità.

Vieni! Tu sei Colui che stiamo aspettando.
Sei tu il Dio-con-noi che
ci fa attraversare la morte
per incontrare la Vita.
Vieni, Signore Gesù.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

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