Una voce grida nel deserto e non si stanca di farlo – BUONA DOMENICA! II di Avvento – ANNO A

Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!
Mt 3,2

Nella seconda domenica di Avvento le parole di Giovanni il Battista penetrano in profondità e fanno eco a quanto Isaia aveva annunciato. «Convertitevi, perché il regno dei cieli vicino!», o più precisamente, scrive l’evangelista Matteo: «si è avvicinato». Giovanni è voce che rompe il silenzio, è voce che scuote dal comodo torpore in cui ci si rifugia, è voce che non tace di fronte a nessuno. Giovanni sa di essere voce della Parola che sta germogliando, per questo non può tacere, perché il suo silenzio sarebbe una porta chiusa, una lampada non accesa, un sentiero interrotto… e per noi una possibilità in meno per incontrare Dio e conoscerlo.
Possiamo essere profondamente grati a Giovanni, ai tanti Giovanni della storia che non si stancano di aprire strade nei deserti di umanità.
Se in questa II domenica riuscirete a perdervi nella bellezza della pagina di Isaia, allora vi starete facendo un regalo. Quello che il profeta descrive non deve sembrarci un’utopia. Un mondo impastato di pace, di vita, di incontri non può essere relegato a una visione per bambini o per ingenui. Non ce lo possiamo permettere, o meglio non ce lo possiamo concedere. Sì, concedere! Perché sarebbe solo più comodo per la nostra coscienza (che potrebbe continuare ad agire alla bene e meglio) e per le nostre scelte quotidiane (sempre alle prese con qualcosa da difendere e conquistare).
Invece i primi e gli ultimi versetti che la prima lettura ci regala, ci dicono altro… aprono altri squarci. Lupo e agnello, leopardo e capretto, vitello e leoncello guidati da un fanciullo e un mondo segnato dalla giustizia e dalla bellezza saranno possibili solo quando «la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare» (Is 11,9). Conoscere il Signore, questo cambierà davvero la nostra vita e cambierà la vita del mondo. Conoscerlo, ma così come lo scrittore biblico intende: farne esperienza, incontrarlo. Per la Bibbia la conoscenza vera non si fa con la testa, con l’intelligenza; si fa con il cuore. Conoscere è incontrare, è scoprire, è ascoltare con il cuore, è lasciarsi trasformare. Per questo Dio si fa germoglio che spunta, virgulto che nasce. Per innestarsi in noi, nella nostra fragile natura umana. Per portare la sua ricchezza nella nostra povertà, il suo infinito nelle nostre prospettive, la sua giustizia nei nostri pregiudizi, il suo amore nelle nostre paure. Germoglia come virgulto nuovo da radici antiche… e non importa quanto siano antiche, perché lui innesta la novità.
Sì, lo so, molti diranno: è poesia. E lo sapeva anche Giovanni. Lo sanno tutti coloro che sfiorano Dio e poi sbattono la testa contro la dura verità della terra. Ma proprio per questo Giovanni urla, e non si stanca di farlo. In gioco c’è il futuro del mondo. In gioco c’è la nostra felicità comune. In gioco c’è la nostra possibilità di incontrare e conoscere Dio faccia a faccia, da amici.
Convertiamoci! Cambiamo la nostra mentalità! Deponiamo le nostre logiche e spalanchiamo la porta a Dio. Lui può renderci figli di Abramo, figli della promessa, donne e uomini ricchi di vita e felici.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Vieni, germoglia in noi

Convertici, o Emmanuele,
cambia le nostre logiche,
sovverti i nostri parametri.
Germoglia in noi, o Virgulto di Iesse,
nasci dalle nostre radici,
anche da quelle più malate e ferite;
fiorisci nei nostri deserti,
perché dove la morte ci ha colpito
e la sfiducia ci ha inaridito,
proprio da lì possa venire fuori nuova vita.

Vieni, Signore Gesù,
noi ti invochiamo, vieni!

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 3,1-12)

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

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