Gesù, Vangelo di Dio, fatto carne – BUONA DOMENICA! IV di Avvento – ANNO A


La vergine concepirà e darà alla luce un figlio
(Mt 1,23)

La quarta domenica di Avvento ci accompagna alle soglie del Natale. Siamo ormai prossimi, stiamo per celebrare il grande mistero della nostra fede: l’incarnazione di Dio, il farsi carne di colui che è oltre la carne.
C’è qualcosa di più in-credibile di un Dio che nasce? di una donna vergine che genera? di un Onnipotente bambino? Ecco, la quarta domenica ci corazza per farci affrontare ciò che la nostra mente con molta difficoltà tratterà con opportuna serietà. Perché diciamocelo, il Natale è una bella poesia, il suo spirito è una ricarica per l’anima, ma poi, chiuso il sipario sulla grotta, la verità delle cose sarà tutt’altro. E noi lo sappiamo bene. E in fondo ci piace così!
Invece Matteo è un evangelista con i piedi per terra, ama fare i conti con la storia, con le promesse, con la concretezza del vivere. La stessa concretezza che si respira nelle parole del profeta Isaia.


Quello che accade a Betlemme ha a che fare con una storia fatta di storie. Quello che accade a Betlemme è la risposta di Dio alle mani tese di donne e uomini che chiedono; è il farsi presenza di Dio per donne e uomini che cercano. Isaia tuona oggi esattamente come ieri: «Non vi basta stancare Dio?». Colui che vi è stato dato è la presenza tangibile di Dio, che non si stanca di nascere tra le pieghe sgualcite o strappate di ogni vita.
Leggendo il Vangelo, noi oggi partiamo con: «Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria…», eccetera… Ma quei versetti che precedono questo brano, per quanto possa essere noioso ascoltarli, sono di una grande consolazione. Dicono tutta la genealogia di Gesù, dicono cioè quanto sia stato concreto e scandaloso Dio, scegliendo di avere nel proprio albero genealogico, traditori, prostitute, peccatori incalliti, omicidi. Le madri di Dio, nella storia, non sono state grembi puri e per questo benedetti. I padri di Dio non sono stati semi puri e per questo benedetti. È Dio ad aver benedetto con la sua presenza una storia di peccato. Ed è forse questo il cuore delle letture che la domenica-soglia, la quarta domenica appunto, ci invita a dischiudere. È questo quel passo che Dio chiede a Giuseppe di compiere.
In Maria Dio sta urlando al mondo il suo farsi salvatore, il suo farsi prossimo, il suo farsi salvezza, il suo farsi vicino a noi e al nostro dolore, alle nostre sconfitte, al nostro peccato. Giuseppe è giusto, ma Dio non ha bisogno del giusto per entrare nella storia: si fa vita dove vita non c’è, dove il grembo non può generare; e chiede al giusto di restare a guardare, di difendere ciò che non comprende, accompagnando con stupore il compiersi della salvezza che solo la mano di Dio e il sì della creatura realizzano in pienezza.
Il Natale, permettendoci di contemplare il nascere di Gesù, sarà per ognuno di noi l’occasione per riscoprire ciò che lui veramente è: vangelo di Dio, bella notizia di Dio per noi. Non ci sono storielle a cui credere. Dio sceglie sempre la carne, quella vera, attraversata dal sangue e segnata dalla vita. Nel silenzio operoso di chi ogni giorno sceglie di vivere, lui si fa salvezza, si fa presenza, si fa Vangelo.
E a noi, come ad Acab è chiesto di ascoltare; come a Giuseppe, di credere; come a Maria, di fare spazio.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Vieni, Emmanuele!

Come pioggia buona
che irrora il deserto, così,
Signore Gesù, nasci in noi,
nasci tra noi, nasci per noi.
I cieli si aprano perché,
abbondante, piova la vita,
e la nostra terra si apra perché,
abbondante, cresca la gioia.

Alle soglie del Natale,
vogliamo contemplarti, Vita di Dio,
vogliamo aprirci allo stupore dell’assurdo,
vogliamo permettere all’incredibile
di trovare spazio nelle nostre logiche.

Vieni, o Emmanuele, vieni!

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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