E… oggi siamo in 5!

giovani

Dicono che i grandi risultati si raggiungono con la forza dei piccoli passi. Se il GEP vivendolo, pensandolo, credendoci ha sapore di futuro, allora la sua forza inizia dalla risposta e dall’impegno che i primi 5 giovani hanno promesso proprio lo scorso 25 gennaio 2009 – giorno in cui la Chiesa Universale celebra la conversione-chiamata di san Paolo, durante uno dei weekend di formazione e spiritualità per giovani, che si vivono ogni mese nella comunità delle Figlie di san Paolo di Salerno.

Nulla è un caso quando di mezzo ci sono le vie di Dio, quando si sceglie di vivere la propria fede come dono da accogliere e condividere, quando si promette di spendere le proprie forze ed energie perchè la fede possa essere illuminata dalla preghiera, dallo studio, dal confronto. Tutto smette di essere occasione e inizia a essere impegno quando il modello è san Paolo, la santità cui si aspira è la conformazione a Gesù e lo stile di carità è quello di ascoltare la fame e sete di verità che popola il cuore dei nostri contemporanei, dei giovani di oggi verso cui ogni GEP è spinto ad andare, attraverso ogni forma che la comunicazione offre.

La comunità delle suore Figlie di san Paolo di Salerno, infatti, accogliendo la richiesta avanzata da un piccolo gruppetto di giovani circa un anno fa, ha proposto la nascita di un gruppo, i GEP appunto (Giovani Evangelizzatori Paolini), che, sulla scia di san Paolo, vivessero la loro età come camin cappella... chiamati a impegnarci in prima persona!mino di scoperta di Dio nella propria vita, di maturazione umano-spirituale e quindi di condivisione con altri giovani della propria esperienza di Dio. Tutto questo ha permesso oggi, ai primi cinque giovani di impegnarsi in prima persona per Dio e per gli altri, dando un senso e un valore specifico alla loro vita di giovani alla scoperta della volontà di Dio qualunque essa sia…

L’augurio con cui accompagnamo ognuno di loro è affidato proprio al numero 5… sapranno essere nella loro vita cristiana 5 pani? Accolti, benedetti, spezzati e donati?
Se sì, avranno modo di scoprire una pienezza che supera ogni fragilità, ogni timore, ogni rallentamento.
Se sì, si scopriranno mandati a portare il Bene dove non avrebbero immaginato.
Se sì, scopriranno la luce del cuore in coloro di cui tutti non vedono che ombre.

Essere 5… con la stessa forza dei 5 pani nelle mani del Signore.
Questo il nostro augurio e la nostra preghiera per loro e per tutti coloro che sceglieranno di essere, GEP… e questo a partire già dal prossimo 29 giugno.

i GEP

Buona domenica!

Ragazza

“Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?
Sei venuto a rovinarci?”.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Come vorrei, io per primo, che la Chiesa fosse fatta solo di persone disponibili, coerenti, misericordiose che pensano sempre con il Vangelo nel cuore. E, invece, non è sempre così.
In me abita tutta la forza della Parola e l’esperienza di Dio. E la contraddizione dei limiti e delle mie stanchezze.
Forse Dio lascia che restiamo in questa situazione di tensione interiore, di anelito, di desiderio di santità.
Tutti rivolti a Lui, nella nostalgia infinita della sua presenza, potremmo montarci la testa per l’esperienza della luce divina e, allora, meglio inciampare nella nostra piccola e dolorosa incoerenza.

Da questa Chiesa, a volte severa e incomprensibile, ho ricevuto Cristo.
Marco inizia il suo racconto con un evento sconcertante: la liberazione di un indemoniato.
Dentro la sua sinagoga. Non fuori, nè accanto: dentro.
E’ come se Marco dicesse: il primo annuncio che dobbiamo/possiamo fare, la prima liberazione da attuare è dentro la comunità. Prima di guardare fuori il  mondo ostile e oscuro, occorre avere il coraggio di liberare da ogni tenebra le nostre comunità.
Che vuoi da noi?
Il rischio, diffuso e presente nella Chiesa del terzo millennio, nel nostro occidente che crede di credere, pasciuto ed annoiato, è quello di possedere una fede che resta chiusa nel prezioso recinto del sacro, di una fede fatta di sacri formalismi e di tradizioni, che però non riesce ad incidere, a cambiare la mentalità e il destino del mondo.
Una fede che non cambia la vita, i rapporti in economia, in politica, nella giustizia, è una fede fintamente cristiana.
Non basta credere: anche il demonio crede, anch’egli sa bene chi è Gesù e, proprio per questo, sa che egli è venuto per distruggere le tenebre che abitano prepotenti il nostro mondo.
Ecco la sfida che il Signore lancia alla sua Chiesa: tornare ad essere davvero credenti, finalmente discepoli.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Prendere Cristo sul serio

 

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Il cibo… questione di cuore?

Sto per completare un articolo sulla golosità… pensate ai vizi, ma pensate anche alle virtù… Se da una parte c’è la gola, dall’altra c’è la temperanza. Ci sono persone che mangiano per vivere e altre che vivono per mangiare… Ci sono persone che passano la vita tentando di controllare il controllabile e ce ne sono altre che mangiano di tutto e sempre.

Mi chiedo… ma la fame è sempre questione di calorie sane e benefiche per mantenere il corpo sano o spesso la fame è spinta dal cuore? Possiamo dire che esista un fame psicologica mossa dalle delusioni, emozioni forti e a volte frustrazioni?

A voi la parola…

 

Buona domenica!

Conversione di san Paolo

Non ci vedevo più
a causa del fulgore di quella luce.

Dagli Atti degli Apostoli (At 22,3-16)
CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Paolo, il gigante della fede, per alcuni l'”inventore” del cristianesimo, sicuramente colui che ha fatto uscire i discepoli del Rabbì di Nazareth dalla piccola cerchia di Gerusalemme per spingerli fino ai confini del mondo. A lui dobbiamo l’elaborazione “a caldo” della riflessione su Gesù, da lui, attraverso le sue lettere, riceviamo la fotografia dell’assetto della prima comunità cristiana; ed è l’unico santo di cui celebriamo liturgicamente la conversione, elemento talmente fondamentale nella primitiva comunità cristiana da essere ricordato con una festa specifica. Ma, amici, attenti a non banalizzare quella conversione, perché Paolo non passa dall’incredulità alla fede, non è un pagano convertito, no, è molto peggio: è un credente assoluto; il problema di Paolo è proprio l’eccessivo zelo, una fede così granitica da farlo accecare e percepire la violenza come modo di riportare a verità questa piccola insignificante setta giudaica; Paolo è colto, preparato, ha un forte spessore interiore, una salda vita di fede, questo è davvero sconcertante.
Insomma Saulo ci assomiglia, e tanto: come noi è credente, come noi non ha mai conosciuto Gesù, come noi dovrà ricuperare la vista attraverso l’intervento di un inadeguatissimo Anania che emerge dal racconto della conversione come l’immagine fragile e pavida della prima comunità; eppure Gesù ha bisogno di Saulo, identificandosi con la sua comunità (“perché mi perseguiti?” ma quando mai! Paolo perseguita i cristiani) lo fa cadere dalle sue presunte certezze sulla via di Damasco, strada che lo stava conducendo alla violenza.
Nessuno è perduto, agli occhi di Dio.
Festeggiare la conversione di Saulo, allora, significa anelare alla nostra conversione, lasciare che la Parola perfori i nostri cuori induriti. Anche noi, come Saulo, siamo alle volte irrigiditi sulle nostre posizioni, incapaci di riconoscerti; la conversione di Paolo, Signore, ci sia oggi di modello e di auspicio per annunciare la parola là dove viviamo, e sarà gioia piena nei secoli dei secoli!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Verità e sofferenza

 

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Buona domenica!

Ragazza

Samuele fino allora
non aveva conosciuto il Signore,
nè gli era stata ancora rivelata
la parola del Signore.

Dal libro di Samuele (1 Sam 3,3-10.19)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

La fede non è fare, sapere, ma conoscere.
Noi per primi siamo chiamati ad andare a vedere, noi per primi siamo chiamati a fare l’esperienza della sequela.
Ed essi andarono, videro e retarono con lui. Dopo essersi fidati restano, accettano, si lasciano coinvolgere.
L’annotazione finale di Giovanni è simpaticissima: erano circa le quattro del pomeriggio.
Quel giorno, quell’istante, è così importante per lui che segna l’inizio di una nuova vita. Sono passati forse sessant’anni da quell’evento e il discepolo ricorda l’ora precisa, tutto è cambiato, ormai, per Giovanni e Andrea: quel giorno è stato come l’inizio di una nuova Creazione.
Per chi incontra il Signore i giorni non sono più uguali, ma diventano gravidi di una luce nuova.
Ciò che ci attande nell’ordinarietà del nostro tempo è l’incontro con il Signore, l’esperienza della sequela.
Se sapremo ogni giorno spalancare gli occhi e riconoscere l’Agnello che passa, potremo cambiare la nostra esperienza di vita, senza lasciar cadere neppure una delle parole che il Signore ci vorrà ancora donare.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Trovare l’uomo

 

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Buona domenica!

battesimo

Questa è la vittoria che ha vinto il mondo:
la nostra fede.

Dal Vnagelo di Giovanni (Gv 5,1-9)
BATTESIMO DEL SIGNORE -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Gesù si mette in fila per il Battesimo. Non ne ha bisogno, il suo cuore non è oscurato dalle tenebre, in Lui la presenza di Dio è assoluta. Eppure vuole condividere il bisogno intimo dell’uomo di liberazione e di pace.
Dio non approfitta del suo essere Dio: vuole fare esperienza di umanità, senza trucco.
Dopo il Battesimo Gesù prega e, nella preghiera, fa esperienza di essere abitato dallo Spirito Santo e tutti sentono la voce del Padre: Tu sei il mio figlio bene-amato, in te mi sono compiaciuto, come preferisco tradurre.
Nella preghiera, esperienza interiore di Dio, scopriamo di essere amati bene.
Nella preghiera, sussurro di Dio, scopriamo che Dio è proprio contento di noi.
Sin da piccoli siamo invitati a essere buoni alunni, buoni figli, buoni fidanzati, buoni sposi, buone mogli, buoni genitori, buoni parroci, il mondo premia le persone capaci, che riescono, e in noi si è insinuata l’idea che anche Dio ci ami, certo, ma a certe condizioni.
Gesù inizia la sua vita pubblica smentendo clamorosamente quest’idea: Dio non mi ama se me lo merito, mi ama e basta. Dio mi ama gratis poichè egli è la sorgente stessa dell’amore e Dio non può che amare.
Dio non mi ama perchè sono buono, ma amandomi mi rende buono.
Dio si compiace di me perchè vede il capolavoro che sono, l’opera d’arte che posso diventare, la dignità di cui egli mi ha rivestito. Allora, ma solo allora, potrò guardare al percorso da fare per diventare opera d’arte, alle fatiche che mi frenano, alle fragilità che devo superare, ai legami malsani da allentare e sciogliere.
Dio mi ama per ciò che sono, Dio mi svela in profondità ciò che sono: bene-amato.
L’amore è grandioso e ambiguo, può costruire e distruggere, può far vivere o tarpare le ali.
Dio mi ama bene: senza ricatti, senza suscitare sensi di colpa, desiderando davvero il mio bene e lavorando per ottenerlo.
Magnifico!!!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Far memoria

 

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Buona domenica!

Epifania

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

Tutti i re si prostino a Lui,
lo servano tutte le genti.

Perchè Egli libererà il misero che invoca,
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Salmo responsoriale (Sal 71)
EPIFANIA DEL SIGNORE -Anno B-

 

La parola a…
don Roberto Seregni

Non ci sono cioccolatini per i buoni e carbone per i cattivi.
Alla faccia della vecchietta punitrice, oggi è festa per tutti: per i buoni e per i cattivi, per chi se lo merita e per chi non se lo merita, per i vicini e per i lontani.
Se fosse solo per i prescelti che Vangelo sarebbe? Che novità porteremmo se cavalcassimo anche noi la logica del merito? Che bellezza ci sarebbe in un annuncio di salvezza che guarda al codice fiscale per stabilire se sei dentro o fuori?
Oggi la Chiesa ci invita a celebrare l’Epifania, cioè la MANIFESTAZIONE.
Una festa straordinaria che annuncia che il Messia nato nella grotta di Betlemme non è un tesoro privato di Israele -popolo della promessa- ma è per tutti.
I Magi, che non sono nè tre nè re (dove sta scritto?), giungono da Oriente proprio per indicare questa direzione universale della salvezza donata da Cristo.
Lui è per tutti e non basta essere vicini per incontrarlo.
Non basta essere nati in una nazione culturalmente cristiana o fare delle pratiche religiose per essere cristiani. Non basta appiccicare rosari e crocifissi in tutti gli angoli delle nostre case e nemmeno andare a Messa tutte le domeniche per dirci uomini e donne di fede. Una cosa è fare i cristiani, un’altra è essere cristiani!
L’accoglienza di Gesù nella nostra vita esige un si, una partenza, un desiderio, una ricerca.
Coraggio, cari amici! Alziamo lo sguardo a Cristo nostra stella e lasciamoci riempire il cuore di quella gioia che solo Lui sa donare e che nessuno può rapirci!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Amami come sei

 

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Tempo… anno nuovo e santità!

campo-natale-08-50Il 2009 è iniziato e il ponte di congiunzione tra il vecchio e il nuovo anno è stato un unico grande interrogativo: Cos’è la santità? Quattro giorni di riflessione, preghiera, confronto e condivisione vissuti a Roma dal 27 al 31 dicembre. Quattro giorni che chiaramente non possono bastare ad esaurire uno dei temi più spinosi e portanti della cristianità, ma indubbiamente possono essere una piccola fiamma accesa che può diventare capace di accendere grandi falò!

Siamo stati in pochi a lasciarci provocare… perchè si sa le proposte sono tante, le cose da fare non sono di meno e poi ciascuno sceglie ciò può essere il meglio per la propria vita…. ma l’intensità di alcuni momenti, la volontà di crescere e lasciarsi spostare in avanti (pro-vocare, chiamati ad andare oltre), il desiderio di dare corpo a una santità possibile oggi, a partire da subito, il sentirsi attesi da un Dio che per ciascuno aveva preparato un dono speciale… beh tutto questo ha fatto il resto!

Penso, a questo punto, che se solo alcuni hanno potuto raccogliere un dono specifico, tutti però possono raccogliere una sfida: la  SANTITA‘ è possibile, è lasciar vivere Cristo in noi, è permettere che Dio trovi spazio nella nostra carne umana, così come in Maria; è lasciare che la natura e la grazia si incontrino: è permettere cioè che tutto ciò che siamo, i nostri doni e i nostri limiti diventino casa accogliente di Dio!
Santità è dire sì a un progetto universale di salvezza che diventa possibile grazie ai nostri sì piccoli, semplici, personali e coraggiosi.
Santità è lasciarsi penetrare da Dio per vivere di Lui, diventare segno e visibilità del suo amore qui e ora.
Santità è scoprire chi siamo chiamati a essere e decidere di divenatarlo.
Santità è quotidianità, sfumature della carità, amore silenzioso e accogliente, stile di vita luminoso, coerente e trasparente.

Santità è arrivare un giorno a dire “Cristo vive in me… questa vita fatta di tempo, di spazio, di scelte, di sogni e di delusioni, di cammini e di ripartenze io non la vivo più contando su me stesso, sulle mie forze. Io la vivo nella fiducia in Gesù Cristo che mi ha amato e ha dato se stesso per me”… parola di uno che ha creduto fino in fondo (paolo – l’apostolo!)

Santità allora è srotolare nel tempo scelte di vita, è trasformare il tempo in vita nuova, creazione nuova… che il 2009 sia per tutti questo tempo speciale quanto a santità possibile, desiderabile e condivisa con tanti fratelli, sorelle e compagni nel cammino.

Buona domenica!

Luce-mano

La luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18)
II DOMENICA DOPO NATALE -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Bella storia.
In questa nuova traduzione si sottolinea non il rifiuto delle tenebre, ma l’ostinazione e la forza della luce.
Dio insiste, Dio non si da per vinto, Dio esagera, alza il tiro, offre una soluzione, si dona ancora e sempre.
Bello, bellissimo.
Se fossi Dio mi sarei già stufato da un pezzo dell’umanità, credetemi.
 
E invece no, Dio insiste, Dio non cede, Dio vince.
Amica che sei nelle tenebre della depressione: le tenebre non vincono.
Amico prete travolto dalla fatica dell’apostolato e dalla solitudine: le tenebre non vincono.
Fratelli che cercate di portare un minimo di logica evangelica nella vostra azienda passando per fessi: le tenebre non vincono.
Discepoli che portate la logica della pace e della dignità umana nelle discariche del mondo dimenticate da tutti: le tenebre non vincono.
A chi accoglie la luce Dio dona il potere di diventare figlio di Dio, scrive Giovanni il mistico.
Io sono figlio di Dio. Non m’importa essere altro.
Né premio Nobel, né grande star.
Sono già tutto ciò che potrei desiderare.

 

e per riflettere puoi scaricare: Cosa prova Dio
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Buona domenica!

Sorriso invernale

Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace.

Dal libro dei Numeri (Nm 6,22-27)
MARIA SS. MADRE DI DIO -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Luca dice che Maria serbava nel cuore tutti questi eventi, mettendo insieme i pezzi.
Iniziando questo anno nuovo  la liturgia ci dice di imitare Maria, di dedicare del tempo al dentro, di accorgerci di Dio.
Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta. Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere tutte le cose ad asciugare.
Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso, indispensabile.
Perché non assumerci l’impegno in questo anno che inizia, di ripartire da Dio, di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata?
Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.
Far splendere il volto, è uno splendido semitismo che indica il sorriso di una persona: quando sorridiamo il nostro volto si illumina. Questo vi auguro, cordialmente, amici, qualunque cosa accada in questi mesi: che possiate cogliere negli eventi della vostra caotica vita il volto sorridente di Dio.
Dio sorride, ovvio.
Chi ama, anche nelle avversità, sorride.
Il volto di Dio sorridente ci viene svelato dal neonato Gesù.
Dio sorride, non è imbronciato, né impenetrabile, né scostante, né innervosito, macchè. Dio sorride, sempre.
Il problema, semmai, siamo noi. Nei momenti di fatica e di dolore non guardiamo verso Dio, siamo travolti dall’emozione, non riconosciamo in Dio nessun sorriso. Non aspettatevi che Dio vi risolva i problemi, né che vi appiani la vita o ve la semplifichi.
La vita è mistero e come tale va accolta e rispettata.
Ma se Dio vi sorride, sempre, significa che esiste un trucco che non vedo, una ragione che ignoro, e allora mi fido.

Qualunque cosa succeda nella tua vita, quest’anno, che Dio ti sorrida, amico che leggi.

e per riflettere puoi scaricare: L’eternità e il tempo

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza