Archivi categoria: Dio

Buona domenica!

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“L’uomo lascerà suo padre e sua madre
e si unirà a sua moglie
e i due diverranno una carne sola.
Così non sono più due,
ma una sola carne.
Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,2-16)
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

 

Che forza! Gesù dice che è possibile amarsi per tutta la vita, che Dio l’ha pensata così l’avventura del matrimonio, che davvero la fedeltà ad un sogno non è utopia adolescenziale ma benedizione di Dio! Quando due giovani decidono di sposarsi e parliamo della fedeltà non stiamo disquisendo di una norma anacronistica di una struttura reazionaria che propone un modello superato: stiamo parlando del sogno di Dio.
A partire da qui, con fatica, con tenacia, i discepoli hanno scoperto la ricchezza del matrimonio cristiano. Da prima di Cristo ci si incontra e ci si innamora, si vive insieme e si hanno dei figli.
Farlo nel Signore, mettere Gesù nel mezzo, fa comprendere delle cose straordinarie, nuove, sconcertanti su di sé e sulla coppia.

Dio crede nell’amore come unico, crede nella possibilità di vivere insieme ad una persona per tutta la vita. Senza sopportarsi, senza sentirsi in gabbia, senza massacrarsi: l’obiettivo della vita di coppia non è vivere insieme per sempre, ma amarsi per sempre!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Fedele e totale

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Buona domenica!

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In quel tempo, Giovanni disse a Gesù:
“Maestro, abbiamo visto uno
che scacciava demoni nel tuo nome
e volevamo impedirglielo,
perchè non ci seguiva”
Ma Gesù disse: “Non glielo impedite,
perchè non c’è nessuno che faccia un miracolo
nel mio nome e subito possa parlare male di me:
chi non è contro di noi è per noi”.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43)
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

“Fra voi non sia così”: domenica scorsa il Maestro ci ricordava come tra i fratelli cristiani le relazioni, i rapporti sono diversi dalla logica del mondo.
Se è normale al lavoro, nello sport, in politica ambire a successi, primeggiare, anche a scapito degli altri, questa violenza che nasce dentro – come direbbe san Giacomo – è bandita tra i fratelli cristiani.
È normale ambire a successi e gratificazioni, anche a scapito degli altri. È evangelico decidere di mettere la relazione fra le persone prima di ogni cosa.
È normale che anche nella Chiesa si difendano piccoli privilegi. È evangelico scegliere di servire i fratelli con verità a umiltà.
È normale fuggire la sofferenza e la croce. È evangelico vedere come, a volte, la sofferenza diventa strumento inevitabile per testimoniare la misura dell’amore.

 Iniziamo l’anno pastorale in questa certezza: siamo lo spazio pubblicitario di Dio per il mondo, chiamati a vivere rapporti al nostro interno da “salvati”e a far diventare le nostre piccole e acciaccate comunità città sul monte, segno di speranza per i cercatori di verità.
Un invito che rivolgo a me e a voi, a qualunque esperienza ecclesiale apparteniate, a vivere con leggerezza evangelica: è Dio che converte e salva il mondo.
Noi, al più, cerchiamo di non ostacolarlo…

 

…e per riflettere puoi scaricare: Medicina preventiva

 

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Buona domenica!

 Per me vivere è Cristo

“Ha fatto bene ogni cosa:
fa udire i sordi e fa parlare i muti”

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B –

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Qual è la tua malattia, amico lettore?
Quale sofferenza hai nascosto in questi anni, per non ferire il tuo sposo, la tua fidanzata, il tuo amico o il tuo figlio? Quale cruccio dell’ infanzia, quale tragedia nella tua famiglia hanno spento il tuo sorriso?
Quale paura tieni nascosta nella cantina del tuo castello interiore?
Quale debolezza psicologica frena lo slancio del passo?
Gesù ti guarisce. Gesù ti salva. Gesù ti ama.
La malattia è dimensione inevitabile tragica della nostra vita, che misura la nostra fragilità, che rivela la dimensione del nostro infinito desiderio di gioia e di luce.
Cristo è la nostra gioia, Cristo è la nostra luce. Siamo guariti nel profondo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Lotta e contemplazione

 

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Buona Domenica

 

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«Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele…
Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”.
Ascoltino o non ascoltino,
sapranno almeno che un profeta
si trova in mezzo a loro». 

Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 2, 2-5)

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

 La parola a…

Don Paolo Curtaz

Vorrei parlarvi della fragilità, della fragilità degli uomini di fede, una fragilità reale, un’infedeltà fin troppo evidente nel corso della storia, e tutti sappiamo degli errori commessi da Papi, Vescovi e semplici cristiani.
I cristiani non sono perfetti e  ma questo non basta a fermare la Parola, non basta a fermare il Cristo, non sgambetta il contagioso annuncio della Parola.
Gli apostoli vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità.
Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie
.
La Chiesa non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati, di figli.
Sogno il sogno di Dio: una comunità di persone che si accolgono per ciò che sono, che hanno il coraggio del proprio limite, che non hanno bisogno di umiliare l’altro per sentirsi migliori.
Gesù è rifiutato, e con lui viene rifiutato il Vangelo e la presenza di Dio: troppo umano questo Messia, troppo pesante il suo passo, troppo povero, troppo fragile.
Talora anche noi siamo talmente attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da non accogliere il Vangelo, talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da non voler entrare a un altro livello di autenticità e vedere che
l’essenziale non è la coerenza costi quel che costi, ma la misericordia.
Così Israele, ci parla di questi uomini di Dio – i profeti – capaci di leggere il presente, non di indovinare il futuro, e di richiamare a Dio la realtà.
Ma il destino dei profeti, lo stesso Gesù lo sperimenta, è di essere ignorati in vita e celebrati da morti.
Ascoltiamoli da vivi i profeti, non da morti!
Riconosciamo i profeti, diventiamo profeti, lasciamo che la Parola ci aiuti a leggere questi tempi e raccontiamolo questo Vangelo.
Malgrado la nostra fragilità.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Equilibrio strano

 

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Buona Domenica

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«Tua figlia è morta.
Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano,
disse al capo della sinagoga:

«Non temere,
soltanto abbi fede!». 
     (Mc 5, 21-43) 

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

La parola a…

Don Paolo Curtaz

La figlia di Giairo ha dodici anni.
Da dodici anni l’emorroissa soffre di perdite di sangue.
La donna emorroissa non solo è ammalata, la sua condizione la rende impura, sola.
Giairo è disperato: esiste un dolore più devastante della morte di un figlio?
La donna si avvicina timidamente, lo tocca.
Ha toccato il cuore di questo Cristo di Dio.
La malattia non è forse lo squilibrio della nostra armonia interiore?
Gesù ci guarisce nel profondo, ci salva da ogni disarmonia.

La gente esce fuori dalla casa di Giairo urlando: la ragazza è morta.
Gesù insiste, entra, dice che dorme.
Viene deriso? Che dolore finto è il loro se si prendono la briga di denigrare l’affermazione del Nazareno?
Dolore di facciata, bieca esteriorità.
Il nostro Dio non è indifferente, non finge di soffrire.
All’emorroissa Gesù dice: “Va, la tua fede ti ha salvato” e a Giairo: “Non temere, soltanto abbi fede”.
La fede ci guarisce dalle ferite interiori, la fede ci risuscita.
L’atteggiamento del cristiano di fronte alla morte è la fede.
Il nostro è un Dio amante della vita.
Il dolore del distacco, della morte, ci viene presentato da San Paolo come le necessarie doglie di un parto che danno alla luce una nuova creatura.
Questo Dio tenerissimo che solleva la figlia di Giairo è colui che ha per noi un destino di vita e di Risurrezione.
Basta? Ai tanti Giairo cui muore la figlia non so se basta.
Elemosiniamo certezza e salvezza, la fede è solo una flebile fiamma per attraversare il mare in tempesta.
Infine consideriamo le tante morti interiori da cui dobbiamo risorgere: troppe le delusioni, le stanchezze, per essere ancora ottimisti. Da quale morte interiore dobbiamo risorgere?
Solo, abbiamo fede, questo il Signore Gesù ci chiede per una nuova vita in Lui.
Il Rabbì oggi ci dice: “Talità kum!”

 

…e per riflettere puoi scaricare: Riscalda… illumina… possiedi

 

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Buona domenica!

Eucarestia

Mentre mangiavamo,
prese il pane e recitò la benedizione,
lo spezzò e lo diede loro dicendo:
Prendete, questo è il mio corpo“.
Poi prese il calice e rese grazie,
lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse loro:
Questo è il mio sangue dell’Alleanza,
che è versato per molti
“.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)
SOLENNITA’ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il problema è semplice: la nostra fede è poca, ridotta al lumicino.
E allora la Messa è peso, fatica, incomprensione.
Ma se crediamo che il Maestro è presente, al di là della povertà del luogo e delle persone, tutto cambia.
L’Eucarestia diventa il centro della settimana, la Parola celebrata ritornerà in mente durante il lavoro e lo studio.
E l’incontro con Cristo Eucarestia, con questo corpo dato, cambia inesorabilmente il modo di vivere, di pensare, di amare.
È vero: c’è gente che fa il bene senza bisogno di andare a Messa.
Ma per me, cristiano, il Bene deriva dall’incontro con Cristo.
È vero: la preghiera può essere personale.
Ma l’incontro della comunità ci fa sentire ed essere Chiesa.
È vero: non tutte le omelie brillano per attualità e concretezza.
Ma è la Parola al centro, non la sua spiegazione.
È vero: la domenica è il giorno del riposo
Ma il riposo è affare di cuore, non di sonno.
Concludo con una citazione straordinaria dei martiri di Abitene.
Scoperti a celebrare l’Eucarestia, il governatore romano, indulgente, promise loro di avere salva la vita, a patto di non ritrovarsi più. Risposero: “Non possiamo fare a meno di celebrare il giorno del Signore, e si fecero uccidere”.
Animo, resistenti nella fede, il Signore ci chiede di metterci in gioco.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Eucaristia

 

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Obbedienza e libertà…

In questi giorni mi è capitato più volte di parlare di obbedienza… di libertà, di possibilità e di impedimenti, e così ho pensato che una riflessione ad alta voce sarebbe stata una buona occasione per riflettere, per provocarmi in prima persona, per provocare in generale e magari per ricevere da voi ulteriori spunti di riflessione.

Quando comunemente si pensa all’obbedienza non si fa altro che riportarla a gradi di oppressione, di annullamento delle proprie idee o, qualcuno dice, della personalità; la si correlaziona a situazioni gerarchiche: accademie militari o affini, rapporti genitori-figli o docenti-studenti e come si può non pensare ai conventi dove, sacro e santo, vige il voto di obbedienza.

Mi sta bene tutto, ma come suora, pensare all’obbedienza mi interroga… e mi interroga su più fronti! Oggi poi che all’obbedienza si accosta di tutto: corresponsabile, intelligente, condivisa e chi più ne ha più ne metta, il sussulto interiore è ancora più forte!

A scatenare tutto questo è stato un semplice e innocente dubbio che mi è stato posto da una persona durante una conversazione: “Mi chiedo, mi ha detto, se potrò mai sottostare a qualcuno, obbedirgli?”. Sottostare e obbedire… queste parole continuano a rimbalzare nella mente e nel cuore… e mi chiedo: Sono sinonimi? Lo sono sempre? Ci sono occasioni, situazioni, personalità per cui obbedire non è sottostare? E poi mi dico: “In fondo a obbedire è la prima cosa che impariamo a fare, ma poi è anche la prima che dimentichiamo, crescendo”… Eppure obbedire rende forti, tempra il cuore, abitua a scegliere, a dare priorità. La prima cosa che, nascendo, la vita ci insegna è a rinunciare, a non poter avere tutto ciò che desideriamo… e per quanto possiamo sbattere i piedi a terra, ci viene subito insegnato a metterci in sintonia con una storia che è stata prima di noi e sarà anche dopo di noi… una storia che non è noi, anche se noi possiamo costruirla, cambiarla, renderla più bella o più brutta.

Se obbedire corrisponde a sottostare, allora in linea teorica, dovrei dare ragione a chi, con estremo pessimismo, teorizza l’impossibilità per l’uomo di essere libero. Rispetto a questo binomio crolla tutto il resto e vige, come eterno vincitore il freddo meccanicismo della storia che corre con una sua velocità propria e a cui noi non possiamo fare altro che adeguarci, sottostando… Dicevano gli stoici, tanto tempo fa, che in fondo ci resta comunque una libertà: possiamo fare come un piccolo cagnolino che, legato a un carro in movimento, può scegliere se seguire docilmente l’andatura del carro, con meno sforzo, o recalcitrare tentando di modificare inutilmente, ma con tutte le forze il percorso. Certo come quel cagnolino possiamo scegliere anche noi se chinare il capo rispetto a una cieca obbedienza alle situazioni della storia o tentare di cambiarne il corso, inutilmente. Possiamo scegliere… ma vi basta questa libertà?

In giro troppe volte si sentono frasi, di matrice cattolica purtroppo, che rispetto a situazioni di sofferenza, di litigiosità, di gelosia, di incomprensione e a volte di contro testimonianza, mettono in mezzo la volontà di Dio, la Provvidenza o altro di simile. E non poche volte si aggiunge, “Beh se è successo, lo voleva Dio?” E così facendo non solo affranchiamo l’uomo dalle sue precise responsabilità, anche morali, ma togliamo a Dio la sua più intima caratteristica: la bontà (però mica male per essere solo creature!!!).

Allora ripeto: vi basta veramente questa libertà? A me personalmente no!

Le sento già le voci di chi da anni mi chiama sognatrice, utopica, idealista! Ma non so quanto la storia abbia realmente bisogno di queste voci… Perché infondo il nostro presente, fatto di tante piccole o grandi conquiste, lo hanno generato altrettanti sognatori, utopici, idealisti.

Credo che la domanda più giusta, da porsi quotidianamente sia: Chi Sono? E chi voglio essere? Chi sono chiamato a essere? E quanto sono disposto/a a pagare?

L’obbedienza alla storia, alle situazioni, alla vita è la vera grande obbedienza, forse la più faticosa, perché a volte arriva inesorabile e sembra non darci il tempo neppure per respirare… Ma in fin dei conti è anche la vera maestra di vita: è grazie a lei che possiamo imparare la vera libertà, quella del cuore, della mente, di una volontà che giorno dopo giorno impara a lasciarsi plasmare… plasmare ho detto, non alterare. L’oro plasmato, lavorato, diventa prezioso, molto più prezioso di un semplice lingotto. L’oro lavorato, forse sarà un po’ più imperfetto, ma proprio l’appartenere a qualcuno lo renderà ancora più prezioso, quasi unico.
Allo stesso modo l’obbedienza, la capacità cioè di ascoltare e di aderire con il cuore a una situazione, ci libera, ci rende leggeri, ci impreziosisce. Non si tratta di dire dei sì senza sapore e senza responsabilità, anzi!

Obbedire è scegliere liberamente di dare valore ad altro oltre me stesso/a.
O
bbedire è non lasciarsi sbattere dai venti, ma usare sempre e comunque la coscienza.
Obbedire è restare trasparenti nel cuore, sapendo di aver fatto tutto il possibile, accettando che altri possano avere ragione.
Obbedire è attendere pazientemente, facendo in modo che il futuro, arrivando, possa ancora trovarci svegli, pronti e capaci di rispondere.

Obbedire non è scomparire, ma diventare trasparenti. Non è andare via, ma restare anche se in silenzio. Obbedire è ascoltare, aprire il cuore, crescere nella fiducia.
E anche nel momento in cui qualcuno o qualcosa dovesse costringerci in vie buie, obbedire è restare vigili nella coscienza, sapendo che un cuore libero e riconciliato, può far luce anche nelle tenebre più oscure.

Obbedire, in fondo è essere come lui! Obbediente fino alla croce, libero anche nella morte… perché amato!

Abbraccio_croce

Buona domenica!

Per me vivere è Cristo

“Li udiamo parlare nelle nostre lingue
delle grandi opere di Dio”

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
SOLENNITA’ DI PENTECOSTE -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il cammino interiore dei discepoli ci dice una verità semplice: la fede è un evento dinamico, non statico ci occorre tutta la vita per imparare a credere. Gli apostoli stessi, convinti ora di aver capito, dopo tre anni di insegnamenti bruciati sotto la croce, dimostrano, pochi attimi prima dell’ascensione al cielo di Gesù, di non aver capito nulla. Sognano un Regno terreno, guidato da Gesù.
Gesù, invece, chiede a loro di rendere presente il Regno. Amandosi.
La fede è in continua evoluzione, Gesù ha detto e dato tutto, noi fatichiamo (e tanto) a stargli dietro.
La Chiesa vive in una continua tensione tra la conservazione del massaggio di Gesù e la forza dirompente della sua interpretazione e attualizzazione.
Gesù stesso, oggi scuote: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
Siamo discepoli a vita, alunni nella fede, bambini che crescono nel cogliere l’immensa grandezza e complessità della Rivelazione.
Siamo ancora disposti a crescere? A cambiare opinione? A convertirci?

Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo.
Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi.
Fate fatica ad iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori la domenica? Invocate la Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi.
Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona? Invocate l’avvocato difensore, il Paraclito, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.

Lasciamo il timone della nostra vita allo Spirito.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio si fa dono

 

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Buona domenica!

Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

Canto al Vangelo (Gv 15,4-5)
V DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Vite
Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore.
Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire.
Senza di lui, niente.
Orientiamo con gioia e forza, continuamente la nostra strada verso la pieniezza del Vangelo.
Gesù ci chiede di dimorare, di rimanere, di stare.
Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola.
Gesù ci chiede di dimorare in Lui.
Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro.
Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il Signore ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.
Senza di me non potete far nulla, dice Gesù.
Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite.
La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore.
I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, nè la loro vita è essente da fragilità e peccato, nè vengono risparmiati dalle prove che la vita (NON DIO!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore.
E dimorano.

 

…e per riflettere puoi scaricare: La forza di Dio

 

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Buona domenica!

Occhio azzurro

Questa è la vittoria che ha vinto il mondo:
la nostra fede.

1Gv 5,1-6
II DOMENICA DI PASQUA -Anno B-
 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Tommaso è deluso, amareggiato, sconfitto.
Il suo terremoto ha un nome: crocifissione.
Lì, sul Golgota, ha perso tutto: la fede, la speranza, il futuro, Dio.
Ha vagato per giorni, come gli altri, fuggendo per la paura di essere trovato e ucciso.
Umiliato e sconvolto, si è trovato al Cenacolo con gli apostoliche gli hanno raccontato di aver visto Gesù.
E, lì, Tommaso si è indurito.
Giovanni non ne parla, tutela della privacy, ma so bene cosa ha detto agli altri.

Tu Pietro? Tu Andrea?…e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo? Siamo scappati tutti come conigli, siamo stati deboli, non gli abbiamo creduto! Eppure, lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati. Lo sapevamo che poteva finire così e non gli siamo stati vicino, non ne siamo stati capaci. Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo? No, non è possibile come faccio io a credervi?
Tommaso è uno dei tanti scandalizzati dall’incoerenza di noi discepoli.
Eppure resta, non se ne va, stizzito. E fa bene. Perchè torna proprio per lui, il Signore.
E l’incontro è un fiume di emozioni. Gesù lo guarda, gli mostra le mani, ora parla.
Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io, guarda!
E Tommaso crolla. Anche Dio ha sofferto, come lui.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cuore e ragione

 

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