Archivi tag: preghiera vangelo

Chi sono davanti a Dio? – BUONA DOMENICA! VI TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Se la vostra giustizia
non supererà quella degli scribi e dei farisei,
non entrerete nel regno dei cieli.
(Mt 5,20)

Chi siamo noi davanti a Dio?
Chi crediamo di essere? Ma non in senso ironico. Ve lo chiedo seriamente. Lo chiedo a me stessa e spero che oggi anche voi possiate trovare un momento per chiedervi: «Chi credo di essere io davanti a Dio?». Non è banale dare una risposta a questa domanda, e darla con sincerità. Perché da questa risposta potrebbero dipendere molte cose. Potrebbe dipendere il valore stesso dell’esistenza, il senso del mondo. Potrebbe dipendere la nostra fede. Ma in questa risposta potrebbe annidarsi anche la causa della nostra insoddisfazione profonda, nel nostro sentirci sempre un po’ inappropriati, della nostra tristezza.
Se possibile, date del tempo a questa domanda, prima ancora di leggere le letture di questa VI domenica del Tempo Ordinario; e possibilmente prima ancora di andare avanti nella lettura di questi pensieri a voce alta.
Dopo esserci messi a nudo davanti a noi stessi e alle nostre convinzioni, è il momento di porre la domanda direttamente alle Scritture: «Chi sono io davanti a Dio?». Saremo sulla buona strada se ciò che il Libro del Siracide descrive trova risonanza in noi, se quello che san Paolo dice ai Corinzi continua ad avere senso anche per noi.
Spesso e volentieri ci pensiamo come pulviscolo davanti a Dio. Mettiamo davanti tutta la nostra miseria, fragilità, inconsistenza. Come se la fiera di tutti i nostri limiti e deficienze ci rendesse poi più degni di stare alla sua presenza. Ma le Scritture ci chiedono di cambiare completamente prospettiva. Quando ci chiediamo chi siamo davanti a Dio orientiamo tutto su noi stessi, su quello che siamo o che non siamo. E invece le Scritture partono sempre da Dio, dalle sue scelte nei nostri confronti, da ciò che lui ha operato a nostro vantaggio.
Dio, fin dall’antifona d’ingresso alla celebrazione eucaristica, viene descritto come la nostra roccia, il nostro più sicuro rifugio, colui che nell’amore e per amore ci guida. Questa è la prospettiva della prima lettura: Dio ha illuminato, e illumina, la nostra strada con la sua Parola che è presenza luminosa. Consentirgli di entrare in noi, fargli spazio nella mente, nel cuore, nelle scelte significa fare spazio a una vita autentica. Davanti a noi c’è sempre il bene e il male, la vita e la morte, sempre. Perché di questo è impastato il tempo e lo spazio. Ma se lui, la sua parola, la sua voce, la sua vita vive in noi, noi stessi saremo capaci di vita anche attraversando la morte, capaci di luce anche attraversando la notte. Per questo siamo beati, in questo è il segreto della felicità. Davanti a noi, ogni giorno, Dio dischiude il mistero del suo amore e della sua vita e rende i nostri occhi capaci di vederlo, di vedere ciò che mai occhio ha visto. Per questo il Vangelo osa rivolgerci una proposta da vertigine, per questo il Maestro di Nazaret ci spinge oltre ogni normalità.
Ce lo stiamo chiedendo più volte: «Perché accontentarci delle nostre prospettive, dei nostri traguardi?».
Dio ci rende capaci di una coscienza luminosa e trasparente, capaci di puntare in alto, di non farci bastare le logiche comuni solo perché “è quello che fanno tutti”. Noi possiamo amare, possiamo dare la vita, possiamo perdonare, possiamo ricominciare a essere figli amati. Come? Lasciamoci riempire di Vangelo, è il sì di Dio per noi.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

“Sì, sì”, “no, no”, come Gesù

Signore Gesù,
parola che fa vivere
e spalanca alla vita di Dio,
insegnaci a pronunciare
parole di vita,
a fare scelte che riescano
a portare in terra sprazzi di cielo.

Le nostre giornate siano
un “sì” deciso al dono, alla gratuità;
e un “no” deciso al possesso,
alle sicurezze, al solo e sempre me.
Tu che sei la pienezza
insegnaci a desiderare pienezza.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.

I nostri occhi vedono la presenza del Signore – BUONA DOMENICA! Solennità del Natale – ANNO A


Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
(Gv 1,14)

Che cosa contempliamo nel Natale? Che cosa celebriamo in questo giorno santo?
Nella prima lettura il profeta Isaia apre uno scorcio felice: sentinelle che alzano la voce per esultare, messaggeri di pace che annunciano salvezza, antiche rovine ricostruite, canti di gioia e confini estremi raggiunti da Dio. Nella seconda lettura l’autore della Lettera agli Ebrei non ci gira attorno: «Dio in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del figlio».
Ma chi è davvero «il figlio» e che cosa possiamo vedere quando guardiamo a lui? Quando lo ascoltiamo? Quando riusciamo a vedere i suoi gesti?
L’evangelista Giovanni diversamente da Luca o da Matteo non ci racconta gli eventi della nascita e dell’infanzia di Gesù. Qui non c’è Maria e Giuseppe, non c’è Elisabetta e Zaccaria. In Giovanni non ci sono i magi e neppure i pastori. È come se in questo giorno davvero santo, l’evangelista ci spingesse un po’ più in là. È come se si avvicinasse a noi, fermi davanti al presepe, e ci dicesse: «Avanti, non è questo il Natale… non finisce qui. Basta con quegli occhi languidi e con quello spirito tenero la cui scadenza è il 26 dicembre. Vai oltre, vai dentro! Spingiti all’origine di ogni cosa. Cerca di capire il perché di quella grotta, di quella mangiatoia, di quell’evento, di quella nascita!».
Ogni pagina del Vangelo di Giovanni instancabilmente sembra ripeterci la stessa cosa: «Dio è luce. La luce vera. La luce contro cui le tenebre non smetteranno di combattere. La luce che non si stancherà di illuminare. La luce capace di trasformarci in luce». Dio è la luce che sceglie di entrare nelle tenebre, di penetrare gli abissi, di abitare la notte. Non c’è oscurità che lo possa allontanare. Dio è luce che penetra la storia, facendosi storia. Ma a noi tutto questo non basta ancora. Noi abbiamo bisogno di concretezza. Ci serve qualcuno che ci dica: «Amica, amico, guarda che qui non c’è poesia. È tutto vero! E di fronte hai un Dio in carne e ossa».
Già… di fronte a noi c’è un Dio in carne ossa. Perché per quanta poesia possa esserci nel prologo di Giovanni, quel primo capitolo non è altro se non una delle più belle e straordinarie premesse: Vangelo è l’essersi fatto carne di Dio. La più bella notizia è poter seguire il Dio che ci ha talmente amato da lasciare i cieli per sposare la terra, per farsi noi, per essere come noi a tal punto da aprirci alla possibilità di diventare come lui, diventare Dio. Lui non viene per chiedere, per prendere, per assicurarsi che tutto vada come voluto e sperato. Lui viene per aprirci definitivamente all’incontro con la luce, con l’amore. Si carica in modo totale della nostra povera e fragile umanità perché ognuno di noi, nessuno escluso, possa sentirsi attraversato dalla grazia, da quel dono gratuito e immeritato di pienezza.
Quel Bambino che oggi contempliamo è la luce che fin dalla notte dei tempi abita gli universi e attraversa il tempo. Quel Bambino è l’Onnipotente Parola che ha creato il mondo. Quel Bambino è il Dio crocifisso che non tratterrà la sua vita pur di darci vita in abbondanza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Luce vera del mondo

Luce del mondo, Verbo del Padre,
Vita che dona vita,
nasci ancora nel mondo,
nasci nelle nostre storie personali,
nelle pieghe disordinate
della nostra esistenza.
Emmanuele, Dio-con noi,
ti contempliamo presente
lì dove la notte spegne la speranza.
Parola fatta carne,
possa ogni spazio aprirsi a te,
per essere in te ricreato,
riaperto alla vita,
riconsegnato alla luce.
In questo giorno santo,
noi ti lodiamo e ti benediciamo.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.