RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2011 – Magnanimità

L’IMPAZIENZA DI GESÙ

di Tonino Lasconi

«Il troppo stroppia», recita il proverbio. Essere troppo magnanimi come Gesù non fa correre il rischio di passare per tonti? Un momento, però! Anche Gesù qualche volta ha perso la pazienza…

Con i farisei. Per chiamarli: «serpenti, razza di vipere» (Mt 23,33), doveva proprio averla persa tutta la pazienza.

Con i mercanti del tempio addirittura: «Fece una frusta di cordicelle e li scacciò fuori dal tempio; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi» (Gv 2,15). Una scena da film western!

Pietro, che gli suggerì di non andare a Gerusalemme dove avrebbe dovuto soffrire, fu apostrofato con un terribile: «Va’ dietro a me, Satana!» (Mt 16,23).

Con la pianta di fico. Gesù si comporta in modo contrario rispetto a ciò che aveva insegnato con una parabola. Sì! Una mattina, uscendo da Betania, paesetto vicino a Gerusalemme, egli, avendo fame, si accostò a un fico per vedere se ci fossero frutti, ma non trovandovi che foglie – e non era la stagione dei fichi – lo maledisse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti». La mattina dopo l’albero era seccato dalle radici (Mc 11,12- 14;20). Eppure, nella parabola (Lc 13,6-9), il contadino invita il padrone di un albero di fichi a non tagliarlo, ad avere pazienza, a zappargli intorno e a concimarlo, anche se da tre anni non dava frutti.

La magnanimità e la pazienza non devono essere confuse con la rassegnazione di fronte al male e a coloro che si comportano male; tanto meno, possono significare la rinuncia alla verità e ai propri principi.

Con i farisei Gesù è deciso e netto. Essi si contrappongono al suo messaggio di una fede fondata sulla fiducia in Dio e non sulle pratiche esteriori, e caparbiamente sono sordi a ogni ripensamento. Anzi! Cercano di impedirgli di annunciare la misericordia di Dio: «Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa» (Mt 12,7).

Con Pietro. Gli apostoli, a cominciare da Pietro, devono superare la convinzione di evitare la croce, fondamento del suo progetto di salvezza e del suo messaggio. Infatti, nonostante la rispostaccia data, Pietro, durante l’Ultima Cena, non voleva farsi lavare i piedi: «Tu non mi laverai i piedi in eterno». Gesù dovette di nuovo essere forte: «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13,8).

Contro i mercanti del tempio, era necessario un gesto forte, perché il loro commercio annullava la natura di quel luogo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri» (Mc 12,17).

L’impazienza contro il fico è spiegata da Gesù: è un gesto per far comprendere ai discepoli che con la preghiera si può ottenere tutto, anche spostare le montagne (Mc 12,20-24).

Gli scatti di impazienza di Gesù esprimono il coraggio di contrapporsi al male e di portare avanti le proprie convinzioni.
Di questi scatti dovremmo averne anche noi discepoli.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Dicembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Dicembre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

—> I confini dell’amore <—

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