Archivi tag: paura e fede

Cosa conta di più? – Buona domenica! – XXII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini» (mc 7,8). 

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Basta un poco… – Buona domenica! – XVII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!» (Gv 6,15).

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Riposatevi! – Buona domenica! – XVI TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (Mc 6,31).

«Riposatevi! Venite con me in disparte». Lo diceva anche Gesù ai suoi… quasi come se dicesse: «Lo stress non aiuta neppure il Vangelo». Parole le sue che di questi tempi sembrano essere la ciliegina sulla torta. Le corse quotidiane tra mille impegni, il lavoro affannoso, la paura del tempo che scorre troppo velocemente rispetto alle scadenze sembrano disumanizzarci sempre più. Spesso disumanizzano anche chi annuncia il amici ascoltoVangelo: tutti presi dalle mille attività per annunciarlo siamo troppo impegnati per dedicare tempo a incontri che potrebbero renderlo vero. Paradossi… inaccettabili, ma con i quali facciamo ogni giorno i conti. Alla pari di genitori che lavorano tanto per far stare bene i propri figli, al punto da non riuscire a vederli crescere e a farli sentire amati.
E allora scatta il difficile gioco degli equilibri instabili: di chi cerca ogni giorno come essere veramente «un luogo di umanità», pur sbagliando, e di chi prende le distanze per non farsi travolgere.
Mano-e-cuore2Di chi si tuffa nel tutto, senza misura, rischiando il burnout, il cosiddetto esaurimento, e di chi sa sempre prendersi il proprio tempo «per evitare di essere risucchiato».
Dove sta il giusto? Quali sono gli eccessi? Quando fermarsi? Fino a che punto donarsi?
Mi vengono in mente due situazioni.
La prima. Una mamma che ha lavorato per tutta la giornata e che, tornando a casa ha preparato cena e aiutato i più piccoli a finire i compiti, che ha stirato le ultime cose rimaste a fine giornata, se nel cuore della notte è svegliata dalle urla doloranti di un figlio, scatta con cuore vigile. Non attende, non riposa, non recrimina.
La seconda. Gesù, vedendo le folle, si commuove e cambia programmi. Non c’è più tempo per riposare… forse lo si farà un’altra volta. Forse… Ma ogni istante è tempo opportuno per salvare.
Buon discernimento a noi!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Seguirti

Con tutte le forze,
senza risparmio:
così vorremmo seguirti.
Semplicemente imparando da te.
Semplicemente andando
tra la gente, per la gente.
Semplicemente ascoltando
il loro bisogno d’amore.
Semplicemente incontrando
le loro mani tese.
Senza cercare noi stessi.
Senza aspettare di essere pronti.
Senza mettere noi stessi
prima degli altri.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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Scelti, ma per cosa? – Buona domenica! – XV TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Né pane, né sacca, né denaro» (Mc 6,8). 

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Invisibile! – Buona domenica! – XIV TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6,4).

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Questione di fede – Buona domenica! – XIII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Non temere, soltanto abbi fede!» (Mc 5,36).

Tutte le volte che mi fermo a pregare in compagnia della pagina di Vangelo proposta in questa XIII domenica mi vengono in mente domande per le quali spesso non trovo risposte.mano tesa, emoroissa, lopez
La pagina tratta dal Vangelo di Marco ci mette davanti l’esperienza di Giairo, padre distrutto e disarmato dalla malattia della figlia per la quale chiede la guarigione. E come se non bastasse, l’evangelista, per convincerci ulteriormente, ci racconta anche la guarigione della donna con emorragie di fronte alla quale tutti i medici si erano arresi.
Due storie di malattie incurabili perfettamente guarite. Quale il messaggio? A un primo livello potremmo dire: «Beh, facile! Chi ha fede ottiene!». «Per chi crede Dio spalanca tutte le porte».
Ecco di fronte a queste facili e banali risposte, mi viene una domanda, che puntualmente pongo a chi si accontenta di questi semplicistiche conclusioni: «E gli altri? I non miracolati? Sono tutti miscredenti?».
No, le domande che questo Vangelo mi muove nel cuore non le rivolgo mai a Dio, perché so già cosa lui mi direbbe. Le rivolgo a quei credenti benpensanti che dividono il mondo in giusti e ingiusti, in bianco e nero, in buoni credenti e credenti mediocri.
Per Dio le cose non funzionano così: per lui ogni guarigione di cui il Vangelo racconta non è uno schiaffo in faccia dato a chi ha sperimentato la sconfitta di una malattia e la morte prematura di qualcuno. No. Non lo è. Per lui Giairo e l’emorroissa sono la storia di un uomo e di una donna senza alcuna speranza a cui lui ha teso una mano. La loro guarigione è prima di tutto interiore: l’incontro con Gesù li ha riaperti alla fiducia, alla relazione con l’altro e con Dio. Quel «Abbi fede» altro non significa. Aprirsi! Aprirsi a lui, anche quando tutto sembra ormai perduto. Aprirsi!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Fede Signore!

Se avessimo fede, Signore,
riusciremmo a toccarti.
Se avessimo fede
potremmo vederti.
Se avessimo fede
ci sarebbe semplice credere
alle tue parole.
Se avessimo fede
potremmo contare
sul tuo amore.
Se avessimo fede
oseremmo anche parlarti.
Fede, null’altro che fede:
semplice e disarmata.
Fede: libera e certa
come la fiducia
di un bambino che sa
di essere amato.
Non ti chiediamo altro, Signore:
insegnaci ad avere fiducia in te.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Forma breve Mc 5, 21-24.35b-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia 6447figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.5054
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

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Paura o fede? – Buona domenica! – XII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?» (Mc 4,35-41).

Paura e fede: sembrano così lontane, così opposte… l’una ti lega alle sicurezze, l’altra di preoccupaionelibera in nome di una fiducia certa, a cui non servono prove. Paura e fede sembrano distanti anni luce tra loro… eppure non lo sono! Sono separate da confini labili e imprecisati… Basta poco per passare dall’una all’altra: eventi, imprevisti, sorprese inattese.
E forse ciò che descrive Marco nel brano della tempesta sedata non è altro che la nostra stessa esperienza. Il racconto della nostra povera e fragile fede sfidata dalle mille tempeste che in modo spesso sconvolgente si abbattono su di noi, sulla nostra semplice normalità e la sconvolgono. Le nostre certezze, come quella povera barca evangelica, si riempiono d’acqua: disorientamento, disperazione, paura, terrore, sconforto, sfiducia. Tutto, ogni traguardo, ogni certezza è improvvisamente in balìa di onde e vento.paura
Ognuno di noi, si fermi, con coraggio e dia alle onde e al vento un nome. Per qualcuno potrà essere malattia, per altri separazione, per altri ancora morte. Per alcuni perdita del posto di lavoro, per molti scelte sbagliate… Le onde e il vento che si abbattono sulla nostra vita hanno molti nomi, ma producono sempre lo stesso effetto: ci fanno passare dalla fede e fiducia alla paura e chiusura.
E allora cosa fare?
Una è la sola cosa giusta: chiamare in causa Dio. Non allontanarci da lui. Pur dubitando, non tirarci fuori dalla relazione con lui. Pur dubitando! Già… l’ho scritto perché ci credo. In quel grido degli apostoli: «Maestro, non ti importa che siamo perduti?» si era raccolta tutta la disperazione umana che in quel momento attraversava i loro cuori.
Pur dubitando, pur bloccati dalla paura e dalle lacrime, facciamo sì che nella nostra vita ci sia sempre la possibilità di un grido rivolto a Dio. La paura spinge a gridare verso colui di cui ci si fida!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Svegliati Signore!

Svegliati, Signore, non dormire!
Abbiamo bisogno di te:
della tua Parola che
placa le tempeste,
della tua presenza
che fa tacere ogni paura.
Abbiamo bisogno di te
per poter credere, ancora di più.
Abbiamo bisogno di te per continuare
a far brillare amore
lì dove venti di bufera
ci stanno insegnando odio.
Svegliati, Signore,
e scuotici da noi stessi! Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel fano tempesta_2frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

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