«A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»
Lc 1,43
Tutti gli articoli di suor Mariangela, fsp
Che cosa fare? – BUONA DOMENICA! III DOMENICA AVVENTO – ANNO C
«Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco»
Lc 3,16
«Che cosa dobbiamo fare?». Nel brano che oggi la liturgia ci propone, questa domanda si ripete per ben tre volte. Le folle, i pubblicani e alcuni soldati lo chiedono a Giovanni. E lo chiedono in risposta a quanto avevamo già ascoltato nella domenica precedente: Giovanni chiede a chi va da lui per battezzarsi «frutti buoni», «frutti degni di conversione», opere buone cioè che siano visibilità, manifestazione di un cammino interiore, di una apertura radicale a colui che ci chiama e ci viene incontro.
Aggiunge l’evangelista Luca, «il popolo era in attesa e tutti si domandavano se non fosse lui [Giovanni] il Cristo».
Oggi dobbiamo fare un esercizio di collegamento: dobbiamo legare due elementi importanti presenti in questa pagina evangelica. La domanda che riecheggia nel cuore di tutti, quel «Che cosa dobbiamo fare?», e l’attesa, quella condizione cioè di instabilità e allo stesso tempo di apertura. Perché chi attende si apre spontaneamente. Chi attende è proteso verso un arrivo, aperto a un incontro, disposto a una novità. Ed è proprio questa radicale disposizione interiore a consentire la domanda. E solo il coraggio di porre la domanda fa sì che ci si apra a un possibile cambiamento.
Chi non attende non spera.
Chi non attende non è disposto a incontrare.
Chi non attende preferisce le più riposanti risposte alle inquiete domande.
Chi attende corre il rischio dell’incontro.
Chi attende preferisce la speranza alla visione.
Chi attende chiede a se stesso, ogni giorno, un passo in avanti, uno sguardo più aperto, una scelta più determinata.
L’invito di questa terza domenica di Avvento, domenica della gioia, lo possiamo sintetizzare in una sola parola. Mi direte: gioire. E invece vi chiedo di andare ancora più a monte. Per me oggi la parola chiave è: attendere, «non lasciarsi cadere le braccia», direbbe il profeta Sofonia, non arrendersi, non lasciarsi abitare dall’angoscia, non puntare sulle proprie forze e risorse. Oggi c’è un di più che vuole raggiungerci, abitare in noi, trasformarci. C’è un Salvatore che vuole fare di noi la sua casa.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
Vieni, Dio in mezzo a noi!
Vieni, Signore Gesù, Dio con noi,
Dio in mezzo a noi.
Aprici a te, liberaci da noi stessi
e dai timori che intorpidiscono il nostro cuore
e fanno tentennare i nostri passi.
Aprici alla tua presenza
per riconoscerti negli sprazzi di vita
che si fanno largo
tra le preoccupazioni quotidiane.
Insegnaci ad attendere con determinazione,
confidando in te e affidandoci a te.
Vieni, Signore Gesù, maranathà!
DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
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Come la vedova – BUONA DOMENICA! XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
«Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva per vivere»
Marco 12,44
Che forza quello che Marco oggi ci fa vedere. Decisamente un fuoriclasse della narrazione.
Sembra proprio di riuscire a vedere Gesù. Eccolo, seduto di fronte al tesoro, nel tempio: guarda quello che succede e invita noi a guardare con lui.
Tra i molti presenti ci sono loro, i saggi, quelli che conoscono tutto di Dio, quelli che sanno sempre dire la cosa giusta e indicarti la via giusta. Camminano ritti e sicuri. Non sbagliano mai e, beati loro, sanno sempre, e senza alcun dubbio, qual è la volontà di Dio.
I giusti sono sempre insieme ai ricchi. Che fortuna per il tempio! Se non ci fossero loro, se non ci fosse la loro grande generosità… Che cosa sarebbe del tesoro? Che cosa sarebbe delle tante buone opere che si possono fare?
Certo, ti viene da pensare: se solo dessero qualcosa anche a noi… ma non proprio “carità ridotta a spiccioli”… Basterebbe semplicemente essere visti, riconosciuti. Basterebbe ricevere dai ricchi il giusto compenso per il lavoro di ogni giorno. Basterebbe che i saggi ci insegnassero ad ascoltare Dio più che dirci quale sia la sua volontà per noi.
Ma al di là dei pensieri che ti vengono in mente tutte le volte che vedi sfilare ricchi e saggi, l’invito del Maestro oggi è: osservare; osservare per scoprire a chi ispirarsi davvero, chi ergere a modello di vita, e di vita cristiana.
Nel tempio Gesù scruta l’agire di una vedova povera, che non usa la sua povertà per esimersi da un dovere, che non si nasconde dietro la sua mancanza per far leva sulla compassione. Quella vedova povera offre nel tesoro del tempio, e quindi in cuor suo a Dio, tutto ciò che ha. Semplice e disarmata non trattiene nulla per sé, neppure ciò l’avrebbe tenuta in vita un giorno in più.
Eccoli i santi del Vangelo: donne e uomini capaci di dare di tutto, di non trattenere nulla; persone alle prese con la totalità del dono, forti solo della fiducia certa in Colui che tutto può e tutto scruta.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
Come una vedova…
Signore Gesù,
che scruti i cuori e conosci la verità
di ogni più piccolo e insignificante gesto,
aprici alla fiducia per divenire
capaci di dono, di affidamento,
di precarietà.
Le nostre mani tendono
a prendere, a trattenere,
e il nostro cuore
ha bisogno di sicurezze.
Tu, Dio dell’amore,
apri le nostre mani,
sciogli le nostre paure,
insegnaci a vivere l’umiltà
che sa trasformare tutto in dono.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 12,38-44)
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
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