Chiamati, rispondiamo? – XXVI domenica del Tempo Ordinario – anno A

Qual è la vigna in cui ci mandi, Signore?
Dove oggi ci stai chiedendo
di far germogliare il bene,
di esserne strumenti?
Ci sono situazioni scomode
in cui non vorremmo trovarci,
ci sono parole di bontà che
non vorremmo pronunciare,
ci sono vie di riconciliazione
che non vorremmo percorrere
perché sarebbe più facile non farlo.
Ma tu, Maestro buono,
insegnaci a guardare,
ad ascoltare, a sentirci raggiunti
dalla tua parola che ci spinge
a uscire da noi stessi
per seminare il bene lì dove tu ci mandi.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 21,28-32)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

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Crescere in confidenza – XXV domenica del Tempo Ordinario – anno A

Dio, Padre buono e Signore
di ogni singola vita, eccoci qui!
Presentiamo al tuo altare
le nostre misure e le nostre visioni.
Alcuni tra noi sono operai instancabili,
altri sono passanti distratti,
altri ancora figlie e figli occupati da altro.
Eppure il tuo sguardo ci cerca, tutti.
Perché il tuo amore ci vuole salvi, tutti.
Insegnaci a non misurare
il cuore di chi ci sta accanto.
Insegnaci a guardare il mondo
con i tuoi occhi, profondi e benevoli.
Insegnaci a vedere il buono
anche nei gesti più piccoli e insignificanti.
Padre buono, insegnaci a essere,
per il mondo, amore.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

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70 volte 7 – XXIV domenica del Tempo Ordinario – anno A

70 volte 7, Signore Gesù,
è il numero infinito di volte
in cui vorremmo poter perdonare.
Ma, più spesso, 70 volte 7
è il numero infinito di volte
in cui rimuginiamo sul male ricevuto,
rafforzando rabbia e rancore.
Dio della misericordia,
il tuo Spirito e la tua parola
penetrino nel nostro cuore
e ci insegnino la preziosa
arte del perdono:
vera e propria carezza
per questi nostri tempi
troppo segnati da aggressività
e giustizialismo;
vero e proprio terreno in cui
seminare e far crescere il bene.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

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Pienezza di tutto è l’amore – XXIII domenica del Tempo Ordinario – anno A

Signore Dio, che hai riconciliato
a te tutto il mondo, e hai riscattato
tutti noi donandoci Gesù,
libera il nostro cuore,
le nostre parole e i nostri gesti
da qualsiasi forma di superiorità e superbia.
Sia l’amore il criterio che ci guida,
sia la cura e la premura a dare
senso e forza a ciò che diciamo,
sia la tua voce a generare in noi
tenerezza fraterna.
È questa la correzione
che vorremmo sperimentare,
è questo ciò che vorremmo
riuscire a donare.
Insegnaci ad agire come te, amando.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

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