Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.
(Sal 104,3-4)
«Cercate il suo volto»! È l’invito che l’orante biblico rivolge a Israele. «Cercate il Signore».
La ricerca e il volto sono due elementi che in questa XXX domenica del Tempo Ordinario ci raggiungono a partire già dall’antifona d’ingresso e dalla Prima lettura.
Cercare Dio e riconoscere il suo volto; cercare Dio sapendo di poter incontrare il suo volto. Ripeto: cercare Dio, sapendo di poter incontrare il suo volto. Non sperando che accada, ma sapendo che è possibile.
È possibile perché ne siamo capaci, nel senso più sostanziale del termine: siamo cioè creature costituite, generate in modo da poter incontrare, riconoscere, essere il tu di Dio. Tutte e tutti.
È possibile perché Dio stesso si è fatto volto, si è fatto storia, si è fatto incontro. La nostra ricerca di Dio non è quindi una pia e intima aspirazione, un desiderio legittimo soprattutto per alcuni; è una possibilità per tutte e tutti.
Dobbiamo però convertirci a questa possibilità. E dico convertirci non a caso. È più facile credere che sia impossibile incontrare Dio. È paradossalmente più tranquillizzante.
Sapere invece di averne la possibilità ci mette in gioco, mette in gioco la nostra libertà e responsabilità.
E questo è il primo livello di conversione.
C’è poi un secondo livello, un po’ più sottile, ma altrettanto poco accomodante.
Di Dio, del Dio di Gesù Cristo, non possiamo limitarci a incontrare un concetto, siamo invitati e chiamati a incontrare un volto, il volto, i volti. E l’uso degli articoli non è casuale.
Il concilio Vaticano II ci ha aiutato a sentire la storia umana come un luogo teofanico, un luogo cioè in cui Dio si rivela, si manifesta. Se quindi è vero che la storia umana, quella vissuta da persone in carne e ossa, è il luogo in cui Dio ci raggiunge rivelandosi, è altrettanto vero che questa storia è fatta di storie, di volti, di tu, di bisogni, di ferite, di nomi e di cognomi, di vicende.
Possiamo quindi incontrare Dio quando i nostri occhi sono capaci di scoprire, dentro la storia che accade ogni giorno, volti, nomi, storie.
Il Dio di Gesù è un Dio che si è fatto carne, per questo amarlo significa amare non un’idea ma dei volti, non un concetto, ma delle persone: donne e uomini segnati dalla vita, a volte feriti dalla vita.
Non possiamo dire di amare il Dio di Gesù se non riusciamo a dare un volto e un nome all’altro. Per questo amare Dio e il prossimo sono il cuore stesso della nostra fede; ed è a questa certezza che siamo chiamati a convertirci un tantino ogni giorno.
Se nell’antica Alleanza Dio ha chiesto al suo popolo di non molestare lo straniero, di non abusare del debole privo dei diritti, di non lasciare il povero privo del suo mantello, con noi, dopo Gesù, alza l’asticella. Non esiste più il forestiero anonimo, il povero innominato, l’orfano e la vedova appartenenti a nessuno. Da Gesù in poi, chi segue la Via è chiamato a riscoprire i volti, a dare spazio alle storie, a riconoscere nell’altra, nell’altro, un tu.
Un Dio incarnato si lascia incontrare solo nella carne.
Ecco allora, se cerchiamo Dio, se desideriamo incontrarlo, apriamo gli occhi del cuore per incontrare chi ci è prossimo, chi ci è vicino in un modo o in un altro.
Apriamo gli occhi del cuore per dare spazio all’altro.
In lei, in lui, in quella irriducibile differenza da noi, c’è Dio. Lì lo possiamo incontrare, e sarà meraviglia.
Amerai
Amerai!
Tu ce lo comandi, Signore,
ma quanto è difficile!
Sappiamo che l’amore
è il ponte verso te
e verso sorelle e fratelli.
Sappiamo che nell’amore
possiamo incontrare il tuo volto.
Sappiamo che solo per amore
ha senso vivere.
Eppure la chiamata all’amore,
sempre più spesso, diventa
un confine più che un orizzonte.
Signore,
insegnaci a desiderare amore.
Insegnaci a essere amore.
Insegnaci a riconoscere te
e l’altro nell’amore.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
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