Il BACIO – allenandosi per imparare a perdonarsi – Step5 di “Training di misericordia”

LuceUn BACIO

Siamo nel pieno della quinta tappa dell’itinerario training di misericordia. L’esercizio su cui dovremmo esercitarci è forse uno dei più difficile e quasi certamente dei più trascurati: perdonarsi!

Non è questione di banalizzare il male generato attorno a noi, o nella nostra stessa vita, o di una possibilità di bene trascurata per superficialità o comodità. Non è questione di far finta di niente, tutt’altro! Solo chi è consapevole di un male compiuto, solo chi vive uno stato di reale sofferenza interiore, può perdonare, anche a se stesso.

Il perdono non punta sulla nostra bravura, sulle nostre capacità personali, su una potenziale perfezione. Il perdono è consapevole della precarietà, della fragilità, degli errori, dei limiti, di tutto ciò che ci vive dentro, anche oltre i nostri desideri. Ma proprio in questa consapevolezza del limite, il perdono diventa possibile perché al centro non ci siamo noi stessi e la nostra perfezione o le nostre cadute, ma Dio e il suo amore.
La sua vita, il suo dono, il suo sì, la croce vissuta fino in fondo per amore, dicono a ognuno di noi quanto siamo preziosi e amati, quanto siamo unici, quanto sia importante che ognuno scopra, custodisca e doni se stesso, la sua storia, le sue esperienze, la sua capacità e possibilità di amare.

Per questo dobbiamo imparare ad amare noi stessi, le nostre povertà, ciò che siamo! Dobbiamo amarci con semplicità e tenerezza, riconoscendo i doni, ma ancheTatuaggio_di_una_farfalla accarezzando con la forza del perdono quelle ferite che portiamo dentro. Dentro tutto ciò che è stato c’è sempre un bene da riconoscere, ma non nel silenzio del proprio cuore. Riconoscerci come un Bene che il Signore ha donato al mondo, non è contrario all’umiltà, anzi! Essere consapevoli di chi siamo e cosa il Signore ci ha affidato è alimentare in noi la forza e i coraggio di perdonarci, di non lasciarci uccidere dalle tante forme di senso di colpa.

Il BACIO della RICONCILIAZIONE e del PERDONO

Vi propongo un segno da vivere, in questi giorni! Il BACIO del PERDONO e della riconciliazione

Il bacio è atto di amicizia profonda e intima, per questo quando è falso viene appellato come tradimento. Il bacio vero, quello in cui vibra qualcosa di noi non si dà a tutti, né si dà con superficialità. Il bacio che unisce la mente e il cuore fa uscire una strana forza vitale dalla nostra vita e la dona all’altro/a. Baciare è in questo senso, far vivere! 

Passi, allora, dalla disarmante forza del bacio il nostro perdono, il riconoscere il bene che abbiamo dentro di noi, che è presente nella nostra storia, nelle ferite e negli errori, bene che è presente anche in chi ci vive accanto. 

L’esercizio da vivere

Oggi, venerdì santo, la liturgia, come atto di adorazione ci chiederà di baciare la croce. Vi propongo di rendere questo gesto diffusivo.
Oggi, dopo aver baciato la croce, baciate anche le vostre mani e, tornando a casa, baciate le mani di chi ha fatto parte della vostra vita e storia – genitori, amici, marito/moglie, figli - baciate le mani di chi ha dato senso alla vostra vita.

Il gesto potete viverlo oggi o in un altro giorno, che ritenete essere più opportuno. Vivetelo dandogli profondità e forza, coinvolgendo la vostra memoria e facendo emergere gratitudine per un bene che continua a esistere, anche quando è sommerso da varie forme di male.  

La preghiera per ritmare l’allenamento

Ogni giorno, ti suggerisco di trovare qualche minuto per rimetterti alla presenza del Signore:

Abbracciati nell’amore

Un abbraccio, Padre, non ti chiedo altro.
Un abbraccio forte e deciso, come il tuo amore.
Un abbraccio che sa sollevarmi dalla morte,
che sa farmi assaporare l’amore. 

Un abbraccio, Padre Dio,
capace di stringere le mie paure,
e di convincermi di quanto
immenso e paziente sia l’amore.
Non torno a te con promesse,
so di non riuscirle a mantenere;
ma ho fame, Padre,
e questo mi spinge a cercarti.
Ho fame di verità, di vita, di felicità.
Ho fame, ma nessuno riesce a saziarmi. 

Questo abbraccio, inatteso e insperato
mi stupisce e mi travolge.
Mi guardi da lontano, mi aspetti
e, in un istante, azzeri le distanze
e l’amore, il tuo amore, mi fa sentire
vivo, amato… felice. 

Stringimi, Padre, e insegnami
a credere nel tuo amore, sempre. Amen

 

Ti aspettiamo ogni lunedì ONLINE per dare ritmo al nostro allenamento e far diventare vita la liturgia domenicale!

Il nostro obiettivo finale è

…imparare a pensare e scegliere alla luce del Vangelo. Vietato dimenticarlo!

Ti aspettiamo ogni lunedì ONLINE per dare ritmo al nostro allenamento e far diventare vita la liturgia domenicale! 

>>> *Scarica la TRACCIA COMPLETA: Perdonarsi scheda dello step 5

 

Il nostro obiettivo finale è

…imparare a pensare e scegliere alla luce del Vangelo. Vietato dimenticarlo!

Step successivo

  • lunedì 28 AprileMISERICORDIA è RISURREZIONEStep 6

Appuntamenti precedenti…


TI ASPETTIAMO ONLINE ogni LUNEDì con riflessioni, approfondimenti, suggerimenti… per DARE RITMO AL NOSTRO ALLENAMENTO!

Se desideri vivere momenti di preghiera personali o da condividere in parrocchia ti consigliamo i libri:

  • Non temere! Io sono con te - Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline
  • Attirerò tutti a me Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Buona domenica! – Palme e Passione del Signore – Anno A

Ecce homo tiziano cvPer noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte

Acclamazione al Vangelo  (Fil 2,8-9)
  DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE- Anno A

Sono convinto che non serva commentare il racconto della passione del Signore, perché ogni parola umana toglierebbe forza alla parola di Dio. Sappiamo che prima che i vangeli fossero scritti, questo racconto era “il vangelo”: la buona notizia di fronte alla quale gli ascoltatori o si allontanavano increduli e infastiditi, o sentendosi trafiggere il cuore, esclamavano: “Cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37). Perciò mettiamo da parte le nostre riflessioni, e impegniamoci ad ascoltarlo come se fosse la prima volta, facendolo entrare dentro di noi “come l’acqua e la neve”, nella certezza che produrrà i suoi frutti (Is 55,10).

Per un ascolto efficace è utile seguire il criterio interpretativo, suggerito da Paolo: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini… Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome”. discesa cvCioè la discesa verso l’umanità e la salita verso il Padre.
La “discesa” dalla natura divina alla forma umana si manifesta in tutte le righe del racconto: il tradimento di un amico (nel racconto di Matteo, Giuda ha un rilievo molto più accentuato rispetto agli altri evangelisti); la tristezza per gli amici che non sanno rimanere svegli accanto a lui; l’arresto come fosse un brigante; il tribunale beffa del sinedrio; il rinnegamento di Pietro; la folla che gli preferisce Barabba; la crocifissione in mezzo a due ladroni; il gridare “a gran voce”: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; “il nuovo grido a gran voce” prima di spirare e toccare il fondo della discesa.
La “salita” non avviene soltanto dopo, con la risurrezione che ascolteremo nella veglia pasquale, ma anche durante lo “scendere”, perché ogni gradino dello “svuotamento della divinità” contiene in sé già il momento della salita. salire cvNella Cena emerge la grandezza del suo farsi dono anche a chi non lo capisce e lo tradisce; nell’abbandono dei suoi amici c’è la promessa che tornerà a convocarli di nuovo in Galilea; nel sinedrio smaschera una religione che finge goffamente di adorare Dio mentre ha a cuore soltanto gli interessi di coloro che la professano; davanti a Pilato mette a nudo la pericolosità del potere umano quando non è vissuto come servizio, ma come oppressione, nonché l’illusione di poter contare sulla simpatia delle folle; nello spirare in croce dà la prova suprema della coerenza alla sua scelta di obbedire al Padre, anche nella sensazione drammatica di essere stato abbandonato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Così la morte, il punto più profondo della discesa, diventa il punto più alto della salita. Infatti, “il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù” – cioè quelli i Giudei ritenevano incapaci di conoscere Dio – lo riconoscono, mentre la terra che trema, le rocce che si spezzano, il velo del tempio che si squarcia in due, i sepolcri che si aprono annunciano già che il suo sepolcro si spalancherà, e la morte sarà vinta.
Van-Dyck-Crocifissione cvLasciamoci trafiggere il cuore! Per accogliere Gesù dobbiamo seguire il suo percorso di discesa e salita: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Mc 8,34).  I tentativi di salire con lui senza scendere dal nostro io portano alla religione del sinedrio, al potere di Pilato, alle folle che cambiano bandiera, ai sepolcri che rimangono chiusi e puzzolenti.
Un’ attenzione. Per la nostra sensibilità moderna, attentissima alla libertà personale, il fatto che Matteo sottolinei puntigliosamente come Gesù sia il compimento delle Scritture dei profeti potrebbe dare l’impressione che egli sia una specie di robot, programmato a subire passivamente e drammaticamente un percorso già scritto. Non è così. La corrispondenza puntuale con “le Scritture” (è impressionante come il brano di Isaia – la prima lettura – anticipa con precisione il racconto della passione) non è l’annullamento della libertà personale, ma l’affermazione della fedeltà di Gesù alla promessa liberamente fatta al Padre: “Ecco, io vengo a fare la tua volontà” (Eb 10,9). Grande messaggio per noi! Far corrispondere la nostra vita alle Scritture non è sottoporsi a un diktat che schiaccia e umilia la nostra libertà, ma la scelta libera e consapevole di realizzare la volontà di Dio: il nostro bene, la nostra risurrezione.

DON TONINO LASCONI

IL PANE DELL’AMORE FRATERNO – CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2014

Copertina_Aprile

IL PANE DELL’AMORE FRATERNO

di Fabrizio Carletti – Mirella Spedito

Il pane è un simbolo biblico molto importante. Già nel mondo ebraico era il padrone di casa a spezzarlo dopo una preghiera e a distribuirlo ai commensali. Lo stesso fa Gesù, dandopane spezzato però nell’Ultima Cena un nuovo significato.
Gesù, infatti, non distribuisce solo pane, ma dona se stesso. Lo spezzare il pane, anche nel pasto quotidiano, ha un doppio significato: è un gesto di condivisione e di unione.
«In virtù del pane condiviso la comunità a tavola diventa una: tutti mangiano dello stesso pane. La condivisione è un gesto di comunanza, di donazione, che rende partecipi della famiglia anche gli ospiti» (Benedetto XVI).
È mangiando dello stesso pane che diveniamo compagni=cumpanis. Questo legame è fondato su Gesù che «ha vinto il mondo e la sua permanente conflittualità, avendolo “pacificato con il sangue della sua croce” (Col 1,20)».
accoglienza
UN PORTAPANE PASQUALE
Per celebrare il valore della fraternità e dell’amicizia con Dio e fra noi, membri della comunità, attraverso il simbolo del pane, proponiamo la realizzazione di un semplice portapane domestico.
Questo simbolo da tenere nell’aula di catechesi, e nelle case di bambini e ragazzi, sarà strumento per richiamare il valore della comunione fraterna, fondata sull’amore di Dio che, in Gesù, si è donato e si dona per noi. Come ci esorta Papa Francesco in Evangelii gaudium: «Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno!»

fraternitàMateriale: un foglio di cartoncino A4, forbici den tellate (facoltative), matita, matite colorate, nastrino o cordoncino m 2, punteruolo per bucare il cartoncino negli angoli e far passare il nastrino o il cordoncino.

Al lavoro
1. Fotocopiate su cartoncino il disegno di Gesù Risorto;
2. colorate il disegno con le matite colorate;
3. rifinite, se volete, i bordi del cartoncino con le forbici dentellate;
4. ripiegate all’interno, per circa 4 cm, i bordi del cartoncino;
5. unite gli angoli all’altezza dei ripieghi;
6. forate con un punteruolo (o con altro che può servire al caso) a non meno di 1 cm dal bordo superiore;
7. fate passare attraverso i fori il nastrino o il cordoncino (dopo averlo diviso in 4 parti) e annodatelo, formando un fiocchetto.
Il cestino è pronto per contenere il pane.

Questi e molti altri suggerimenti, nel numero di Aprile 2014 di Catechisti Parrocchiali. 

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

Testimoni ieri e oggi_ Padre Ettore Cunial: un uomo di Dio!

Padre Ettore Cunial

Un uomo di Dio

di Maria Grazia Meloni 

Il 24 Marzo la Chiesa celebra la memoria dei missionari cristiani uccisi nel mondo e in quel giorno ricorda il valore del loro sacrificio con la preghiera e il digiuno. Ognuno di noi è invitato a condividere questo forte momento di preghiera.martiri

Se ripercorriamo la storia del martirio, scopriamo uomini come il metropolita ortodosso di Kiev, Vladimir, dell’allora unione sovietica, che il 25 gennaio 1918 è stato il primo tra i vescovi russi ad essere fucilato dai rivoluzionari bolscevichi:

“Soffrire è duro, pesante, ma a motivo delle nostre sofferenze sovrabbonda anche la consolazione divina. E’ difficile varcare questo Rubicone, questo confine, e affidarsi totalmente a Dio. Ma quando questo accade, l’uomo è ricolmo di consolazione, non sente più le terribili sofferenze… Adesso è il momento del giudizio”.

Assieme alla memoria di questo grande uomo, dobbiamo ricordare i molti – ortodossi, cattolici latini e orientali, evangelici – che in Ex Unione Sovietica e in Europa Orientale, nella metà del novecento e oltre, hanno offerto la loro vita per il Vangelo, e con loro facciamo memoria anche di Nicu Steinhardt, un grande intellettuale romeno, morto martire dopo essersi convertito al cristianesimo nella Chiesa Ortodossa di Romania. Egli nel riferire le sue dolorose vicende vissute in prigione, esperienza che aveva condiviso con alcuni cattolici orientali e ecumenismoortodossi, nell’esporre lo straordinario evento del suo battesimo, avvenuto proprio in carcere, raccontava:

“I tre preti si consultano tra di loro e poi vengono a interrogarmi: cosa voglio essere, cattolico o ortodosso? Rispondo senza incertezze: ortodosso. Benissimo. Mi battezzerà il monaco. Ma i due preti greco cattolici assisteranno al mio battesimo e io dirò il credo davanti ai preti cattolici sia in omaggio alla loro fede, sia come testimonianza che intendiamo dare vita all’ecumenismo durante il pontificato di Giovanni XXIII. Tutti e tre mi chiedono di considerarmi battezzato in nome dell’ecumenismo e di promettere di lottare – se un giorno uscirò di prigione – per la causa dell’ecumenismo, sempre. Lo prometto con tutto il cuore”.

Queste straordinarie testimonianze ci ricordano il dramma del martirio in nome di Cristo che si è compiuto nel mondo e che ancora oggi si perpetua, anche se spesso noi cristiani non ne siamoPadre Ettore Cunial
completamente consapevoli. Per questo, assieme agli uomini di cui abbiamo fatto memoria, dobbiamo celebrare i molti martiri cristiani uccisi tra il XX e il XXI secolo, e tra loro in particolare desidero ricordare la figura di Padre Ettore Cunial, Giuseppino del Murialdo, morto martire l’8 ottobre 2001 a Durazzo, in Albania. Padre Ettore era un uomo straordinario nella sua umanità e nella sua normalità. Aveva una figura esile e bonaria. Di lui ho un ricordo vivissimo perché da adolescente ho avuto la gioia di averlo come parroco. Raccontava di lui, subito dopo l’uccisione, Padre Luigi Pierini, l’allora superiore generale dei Giuseppini:

“Padre Ettore era davvero un religioso esemplare, molto stimato da tutti noi. La sua tempra di uomo e di sacerdote l’ha dimostrata anche quando, a 68 anni d’età, ha accettato con entusiasmo di fondare una nostra seconda comunità in Albania. Uomo di dialogo. Lì aveva già creato (in soli sei mesi di permanenza) un vivace gruppo di studenti universitari – che comprendeva cattolici, ortodossi e musulmani – per la discussione e l’approfondimento dei temi sociali e spirituali che maggiormente interessano i giovani albanesi”.

Purtroppo però, proprio in questa straordinaria terra è stato ritrovato ucciso. Lì, in quella stessa terra che Padre Ettore amava tanto, e dove aveva fondato “Casa Nazareth”, nata indianaspecificamente per dare ospitalità e rifugio a ragazzi in difficoltà e, soprattutto, per dare loro un aiuto concreto a trovare lavoro, attraverso la formazione professionale. Ma la violenza guidata dall’ignoranza e dall’illusione di uscire indenni da un evento così luttuoso ha portato gli aggressori di Padre Ettore, due uomini, un quarantanovenne e un quindicenne, quest’ultimo figlio della signora delle pulizie che di tanto in tanto lavorava nella casa dei Giuseppini, a infierire su quest’uomo mite. Probabilmente per rubare i pochi spiccioli che portava con sé. Padre Ettore è stato ritrovato riverso in una pozza di sangue nel suo piccolo appartamento, poco più di una baracca, secondo il suo spirito di povertà, massacrato da tredici coltellate, per lo più date sul volto, quasi a voler deturpare proprio il suo viso così bonario e accogliente.

Padre Ettore era un uomo di Dio, era avvinto dallo Spirito di Dio. La sua figura sottile e benevola emanava luce e pace. Era un uomo buono. Ricordo con affetto questa sua figura cosìDSCF0109 gracile che si faceva avvolgere sempre dallo stesso cappotto, quasi a non volersi mostrare troppo. Perché lui era uno di quei preti che lavorava nel nascondimento. Un uomo di grande profondità. E pur essendo veramente colto, non era mai saccente, ma anzi accogliente, e si avvicinava a tutti con semplicità. Ricordo come fosse oggi, in una domenica come tante, una sua omelia, in qui egli ci spiegava con fermezza e delicatezza quanto difficile fosse il cammino verso la santità, e seppure questa è voluta per tutti da Dio, non si può raggiungere come se fosse un battito d’ali, se non con l’impegno di una vita spesa per il Signore. Ma di certo, quando ci “sussurrava” con decisione queste parole non poteva immaginare che sarebbe entrato, suo malgrado, fra coloro che hanno sacrificato la propria vita in nome del Vangelo. E come ha ricordato all’indomani del suo martirio il Cardinale Camillo Ruini in una veglia in sua memoria: “ Padre Ettore Cunial è un altro martire della nostra Chiesa”.

“ O Trinità Santissima,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
vi prego di vivere in me in pieno respiro
prendendo possesso stabile e totale di tutto il mio essere: pensieri, progetti, relazioni, sentimenti,
esistenza fisica, spirituale, psichica e intrapsichica,
in modo che nulla si esprima attraverso di me se non in Voi:
la Paternità viva, creante, onnipotente ed amante,
la Figliolanza completa, perfetta, estesa e estensibile,
l’Amore eterno, santificante e consolante…
Che io realizzi Voi, viva di Voi,
chiami Voi in ogni cosa e vi trasmetta in ogni cosa.
Purificatemi da ogni mia colpa,
da tutto quello che non si rispecchia
o in qualche modo non ci è gradito.
E, se nella vostra bontà
volete coinvolgermi nel dono vostro reciproco,
sia questa la ragione della mia vita.
Cambiatemi come ritenete più opportuno,
Vi chiedo perdono per i guai che Vi procuro
e Vi ringrazio tanto, tanto.
Amen”.

Padre Ettore Cunial
(parole ritrovate in mezzo ai suoi appunti)

Per saperne di più —> P.Ettore Cunial

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

 

Allenarsi nel PERDONARSI – Step5 di “Training di misericordia”

Step5

allenarsi nel

PERDONARSI

perdonarmi

Scheda a cura di
Sr Mariangela Tassielli,fsp

(Scaricabile in fondo al post)

L’ESERCIZIO su cui allenarsi in APRILE è: PERDONARSI!

Il brano biblico che ci accompagna in questo breve tratto di strada, fino alla Pasqua, è uno dei brani, forse in assoluto più conosciuti: il brano del padre misericordioso, che ritroviamo nel vangelo di Luca al capitolo 15.

Diversamente da come di solito siamo abituati a farlo, vi chiederei di fermarvi solo su 4 versetti. Il brano della parabola è di per sé lungo, ricco, pregno di spunti. Questa volta, però ci è chiesto di concentrare l’attenzione solo sul padre, sul suo atteggiamento nei confronti del figlio minore. Atteggiamento che però, di fatto, possiamo riscontrare, anche semplicemente notando alcuni passaggi, verso il figlio maggiore. 

In ascolto della Parola                                                     Lc 15, 20 – 24

 [Il più giovane dei figli, si alzò e tornò da suo padre, [poiché pensò: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!”].

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

La forza di un abbraccio

Quanta forza disarmante c’è in un abbraccio? Quante vittorie è riuscito a ottenere un abbraccio… quante volte ha frenato la rabbia, la violenza… quante volte ha abbattuto preconcetti e distanze, quante volte ha aperto inaspettate prospettive…abbraccio_1

L’abbraccio: questo è il gesto che quel padre, raccontato da Gesù, compie. Questo è ciò che fa Dio. Qualcuno dice che questo padre ci racconta Dio in modo rivoluzionario. Qualcuno afferma che tra il padre misericordioso e il Dio degli eserciti dell’antico testamento ci sia un incolmabile e contradditorio abisso. Di solito lo si fa limitandosi a citazioni sporadiche e sciolte. Il famigerato Dio degli eserciti sembra non aver nulla a che fare con il padre che attende sulla soglia di casa che il figlio torni, saltandogli poi al collo solo per il fatto di essere tornato, a prescindere dal fatto che sia tornato perché pentito o perché affamato.

Eppure gli esegeti ci dicono di andare a fondo, perché il nome di Dio, e quindi la sua natura intima, rivelata a Mosè è: misericordia [...]     Continua a leggere

Buona domenica! – V di Quaresima – Anno A

donna piangente cvGesù, quando la vide piangere,
si commosse profondamente…

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 11,33)
V DOMENICA di QUARESIMA – Anno A

È splendido, Dio. Disseta l’anima, ridona luce alla nostra cecità. La Quaresima è il tempo in cui riscoprire l’essenziale della fede, entrando nel deserto delle nostre giornate ingombre di cose da fare. Un tempo per lasciare che l’anima ci raggiunga. E oggi, alla fine di questo breve percorso, troviamo un vangelo da brividi, il racconto di un’amicizia travolta dalla morte e dalla disperazione. È lì, a Betania, il piccolo villaggio che sorge sul monte degli ulivi, nel declivio opposto a quello che sovrasta Gerusalemme, che Gesù volentieri si rifugia, in casa di questi tre suoi coetanei, Lazzaro, Marta e Maria, per ritrovare un po’ del clima famigliare di casa. Per fuggire dalla Gerusalemme che uccide i profeti.
Che bello pensare che anche Dio ha bisogno di una famiglia. Che bello fare della nostra vita una piccola Betania! E in questo contesto che avviene il dramma: Lazzaro si ammala e muore, e Gesù non c’è. Come succede anche a noi, a volte, e davanti alla malattia cvmalattia e alla morte di una persona che amiamo, scopriamo che Gesù è distante.

TRAGEDIE
La resurrezione di Lazzaro è posta poco prima della Passione di Gesù. È l’ultimo e il più clamoroso dei segni, quello che determina la decisione, da parte del Sinedrio, della pericolosità di Gesù e la necessità di un suo immediato arresto, senza indugiare ulteriormente. Come se Giovanni volesse dirci che la vita di Lazzaro determina la morte di Gesù. Immagine di uno scambio che, da lì a poco, sarà per ogni uomo. La vicenda di Lazzaro, allora, è la vicenda di ognuno di noi. Gesù ci disseta. Gesù ci dona luce. Gesù dona la sua vita per me. Continua a leggere

DUE MEDICINE ANTI-CRISI – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2014

Dossier_Aprile copertina

DUE MEDICINE ANTI-CRISI

di Fausto Negri

tristeSecondo le statistiche realizzate nei Paesi occidentali, la malattia del secolo è la depressione. Le ricerche dicono che l’8,5% dei pazienti, che si rivolgono al medico di famiglia, soffre di depressione.
• In Europa la depressione colpisce il 14% della popolazione.
• In Italia ne soffrono il 17% e, ogni anno, si verificano 250 casi in più ogni 10 mila abitanti.
Significativo, a questo proposito, l’aumento dell’uso di farmaci antidepressivi nel nostro Paese: più di 30 milioni di confezioni all’anno.
• Degli adolescenti italiani soffre di depressione il 27,5% fra i 15 e i 17 anni, mentre a livello mondiale ne soffre il 13% della stessa fascia di età.
• Con l’attuale crisi economica i dati sono sempre più allarmanti. I disoccupati nel mondo hanno superato quota 200 milioni e tra questi i suicidi sono cresciuti del 37%, mentre il rischio povertà sta riguardando più di 15 milioni di italiani. Nell’ultimo anno la richiesta di aiuto alla Caritas e nei Servizi pubblici è aumentata del 15-20%. C’è chi protesta e si chiude in casa o, peggio ancora, c’è chi tenta di sanare i conti tramite il gioco o l’alcol.

E allora viene da chiedercitristezza: siamo tristi e senza speranza perché ci stiamo impoverendo, o siamo sempre più poveri perché non abbiamo più speranza?
• La speranza pare sia la grande malata del nostro tempo. Si è passati da una fiducia smisurata a una diffidenza altrettanto estrema nei confronti del futuro. Eppure senza «il principio speranza», che è il lievito della realtà, non c’è avvenire.
• L’essere umano vive di tante piccole speranze umane, ma ha bisogno di una speranza che vada oltre; solo la Speranza con la «S» maiuscola dà fondamento e orizzonte a tutte le altre. Questa grande Speranza può essere solo Dio. Ecco perché la speranza è sempre collegata alla fede, anzi spesso nella Bibbia i due termini sono intercambiabili.
• Se mette Dio a fondamento della vita, la persona trova la giusta collocazione nel mondo: dalla fede è esaltata la sua unicità e irripetibilità, la sua libera responsabilità di custode e coltivatore del creato, insieme però con la sua finitezza e limitatezza. Egli non è né frutto del caso, né «un dio».
gioia e tristezza• Papa Francesco, la domenica delle Palme, ha invitato a non essere mai uomini e donne tristi, a non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento. La gioia cristiana, infatti, nasce non dal possedere tante cose, ma «dall’aver incontrato una Persona, Gesù, che è in mezzo a noi; con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili; lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza, quella che ci dà Gesù».

Mentre il clima atmosferico della terra si va sempre più riscaldando, quello dei rapporti fra le persone si va paurosamente raffreddando.
• Il ritorno della cortesia, dell’ascolto, di un sorriso, di un consiglio sarebbe come un’esplosione di primavera. In questo tempo di solitudine e di arroganza si avverte la nostalgia di cose «buone». È significativo che in Italia si celebri il mese della gentilezza e la campagna Salva il saluto.
sperareQualcuno ha scritto che «la vera e provocatoria trasgressione sarebbe, oggi, il ricupero della normalità, del buon gusto, della misura».
• Madre Teresa raccomandava: «Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà nel vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Aprile 2014 di Ragazzi e Dintorni. 

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.414 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: