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Buona domenica!

Un uomo aveva due figli.
Si rivolse al primo e disse:
“Figlio, oggi và a lavorare nella vigna”.
Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”.
Ma poi si pentì e vi andò.
Si rivolse al secondo e disse lo stesso.
Ed egli rispose: “Si, signore”. Ma non vi andò.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

La fede cristiana ha una caratteristica che la rende unica: il fatto di credere in un Dio incarnato costringe la nostra spiritualità ad incarnarsi, obbliga la nostra preghiera a diventare azione, porta i nostri discorsi alla verifica continua nelle azioni. Come sarebbe più comoda una fede che resta nei cieli! Una religione che si esaurisce nella preghiera e nel culto, nella devozione e nel timore!

Gesù chiede al proprio discepolo di imitarlo nelle parole e nelle opere, senza sfiancarsi alla ricerca di una pagana coerenza, ma nella serena consapevolezza che incontrare il Vangelo ci spinge a cambiare la vita.

Gesù non è morto in nome della coerenza, ma dell’amore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Scegliere Cristo

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Aprirsi a un Dio sorprendente

 In mezzo a “tanto parlare di abbandonarsi, di lasciare la presa, di lasciarsi andare, ci si scontrerà forse con alcune nostre vecchie convinzioni. Anche nella nostra fede abbiamo bisogno di allentare la presa e spalancare le braccia a un Dio sorprendente. Siamo propensi a ridurre Dio ai nostri preconcetti e sistemi, ma in fondo, Dio ci fa un po’ paura. Vogliamo amarlo, ma ci difendiamo e lo teniamo a distanza.
Ma spesso la sofferenza ci tiene una lezione sull’incomprensibilità di Dio. Dice il Signore, per bocca del profeta Isaia: ‘Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie…’
Questa è davvero un’affermazione liberatoria. Ci esorta a non conformare Dio ai nostri desideri, a non cercare di stabilire noi le regole. Piuttosto
da tutto il turbamento, il caos interiore o la lunga notte, noi usciamo a mani vuote, e quelle mani le tendiamo a Dio.
Il nostro attendere Dio, il nostro domandargli dove ci stia portando, può allora alimentare in noi una crescente sensibilità alla sua presenza, oltre che alla sua assenza. Impariamo ad accettare le sorprendenti vie di Dio e la sua intermittente presenza in mezzo a noi.
Non avere l’ossessione di sapere esattamente che cosa accadrà, ma confida che sei nelle mani di Dio, che guiderà la tua vita”.

da Muta il mio dolore in danza,
H. Nouwen


Nella mia vita ho sperimentato la forza e la verità di queste parole. Ho sentito quanto fossero indispensabili due virtù… indispensabili come l’aria, necessarie come l’acqua: la fortezza, vissuta e implorata come dono dell’andare fino in fondo, del perseverare, nel non tirare i remi in barca. E la pazienza con tutto il coraggio di cui necessita. Già! Il coraggio di attendere, di non supporre, di non chiudersi in apparenti certezze. Il coraggio di pazientare per scoprire vie inimmaginabili, inesplorate, per lasciarsi aprire all’impossibile di Dio che conosce il nostro cuore e la nostra vita fin nelle profondità del nostro essere… profondità a noi stessi sconosciute.
Giuda – dice Pietro alla fine di un romanzo, guardando l’albero dell’impiccagione – se tu avessi pazientato avresti visto la Parola parlare…

Donaci, Signore, il coraggio di attendere, di non anticipare i tuoi tempi riducendoli ai nostri tempi.
Donaci il coraggio di andare fino in fondo, di non lasciare le cose a metà, i sogni a metà, la vita a metà.
Donaci il coraggio di scrutare l’orizzonte, nella notte, come la sentinella…
pronti ad annunciare il nuovo mattino, forti nell’attendere e coraggiosi nello sperare.
Donaci il coraggio di dubitare di noi stessi e di affidarci alla tua invisibile presenza;
a lasciare che la storia quotidiana, feriale e volte brutale, ci insegni a essere figli della luce in ogni notte della nostra storia personale e della storia dell’umanità.

Per me vivere è Cristo! E per te?

Per me vivere è Cristo!
e per te?

paolo

ANNO PAOLINO 2008 – 2009
Paolo ha qualcosa da dire a tutti!

News su iniziative!

Buona domenica!

“Perchè ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”
Gli risposero: “Perchè nessuno ci ha presi a giornata”.
Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Don Paolo Curtaz

Che visione ho di Dio? Davvero ho scoperto la sua bontà? Questa bontà mi ha contagiato, sì da riversarsi sui fratelli? Che paga ci aspettiamo alla fine della giornata lavorativa? Che visione abbiamo del premio che il Signore ci riserva? A volte penso che avesse ragione Voltaire: proiettiamo su Dio le nostre piccinerie. E la logica di Dio assomiglia terribilmente alla nostra mediocre, rassicurante e grigiastra logica. Convertirsi alla bontà Gli operai della prima ora non hanno colto con chi hanno a che fare. Hanno ridotto la loro fede a fatica e sudore. Peggio: guardano con sospetto gli altri, quasi concorrenti dei loro privilegi. Non è così per chi ha colto la luce del Vangelo. Stupiti, abbagliati dalla bontà del padrone, gioiamo per la grazia di poter lavorare nella vigna, gioiamo per la possibilità che altri fratelli anche all’ultimo possano accogliere la grazia che ci ha trasformati. La bontà di Dio contagi la nostra vita, in modo da rendere la nostra giornata lavorativa, sin d’ora, immagine di quella gioia che il Signore riverserà nei nostri cuori forgiati dalla fatica dell’amore. Il nostro Dio, mite e umile di cuore, che vivrà questa pagina dall’albero della croce accogliendo il buon ladrone, ci faccia uscire dalle ristrettezze di una fede “sindacale” per percepire, almeno un poco, quale braciere d’amore e di bontà è il suo cuore; impariamo dal Signore, che è mite e umile di cuore…

 

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Come sarebbe la mia vita se…

“A volte mi chiedo come sarebbe la mia vita se io facessi la tua stessa scelta.
Come si fa a capire la propria vocazione?”

E’ la riflessione-domanda di una delle mie blog-friends. Ed è ciò a cui non vorrei dare una di quelle banalissime risposte, nè la sento come uno dei tanti interrogativi esistenziali che prima o poi passano. Tutt’altro! Da ciò che ho potuto vedere, sentire e accogliere nella mia vita, quest’interrogativo profondo che ogni cuore umano porta in sè, è il punto centrale della vita di ogni Persona, che seppur messo a tacere e, a volte astutamente zittito, o accontentato con risposte di comodo, prima o poi esce fuori, carico di una forza dirompente.

Conoscere chi siamo e chi siamo chiamati a essere: è questo il segreto della felici, della pienezza, del raggiungimento pieno e liberante della nostra identità. Non stiamo parlando di determinismo. L’ottica in cui siamo chiamati a muoverci è quella di una risposta a un progetto: risposta d’amore per un progetto d’amore… null’altro. La nostra vita, accolta come irradiazone dell’amore divino, di cui ciascuno è scintilla preziosa e unica, custodisce in sè un Sì dal valore cosmico. Un sì che smette di avere senso solo per noi o per chi ci sta accanto. E’ un sì capace di muovere una storia, di dare senso e pace a coloro che incontra, di trasformarsi in possibilità di sì e quindi di vita per tanti altri…

Il punto però mia cara amica, non è fare la mia stessa scelta. Ma realizzare quel progetto che da sempre è stato pensato per te. Una volta il papà di una giovanissima ragazza mi ha detto: “Quanto vorrei che mia figlia diventasse, come te, suora Paolina. Che vivesse la tua stessa pace, che sprizzasse la tua stessa gioia”.  Mi chiedo… la sua pace e la sua gioia dove abitano?
Ma ho conosciuto anche una mamma di una ragazza di 19 anni che ha fatto di tutto per allontanare sua figlia da Dio e da quella che sarebbe potuta essere la via della sua felicità. Ci è riuscita. Lei è contenta, ma la figlia continua a saltare a destra e a sinistra? Troverà la casa in cui abitare, riuscirà a ridare pace al suo cuore e luce ai suoi occhi così tristi?

Nessuno può dire dove abiti la felicità… o almeno nessuno può dirlo al posto di un altro.
Ciascuno è chiamato ad ascoltare, a dare valore alla storia, alle relazioni, alle emozioni e agli incontri.

Ascoltare: questo è il primo passo!

Ascoltare Dio, perchè parla. Ascoltare il cuore e ciò che desidera, ma non in superficie… ascoltarlo in profondità, in quegli angoli più segreti. Ascoltare insieme… perchè a Dio non ci si arriva da soli, perchè da soli non si riesce a penetrare il buio, restandoci…
Vocazione non è scegliere cosa fare e con chi farlo. Ma scegliere chi essere, in uno scambio costante di libertà che si incontrano e si rinnovano. Vocazione è rispondere a qualcuno che chiama e la cui voce è chiara, appassionata, vera. E’ la voce di Dio. E’ la voce di Colui che sogna in grande! E’ la voce di chi non può, ridurci alla terra, perchè sa che il nostro cuore custodisce il cielo.

Coraggio ragazzi siete fatti
per far vivere Dio in voi!

Siete preziosi e fondamentali per questo mondo e con voi tutta la creazione, il cosmo, l’universo sta aspettando che il vostro sì coraggioso e sincero dia un senso nuovo a questa nostra porzione di storia… mi verrebbe di chiamarvi per nome, uno per uno… ma scelgo di non farlo per riservatezza… sapete di avere un posto in quella nostra preghiera quotidiana che per voi altro non chiede se non la grazia di guardare Dio negli occhi e la fiducia di tuffarvi nella pienezza del suo amore.

 

Buona domenica!

Cristo Gesù pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo
diventando simile agli uomini.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-11)
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE – Anno A-

 

La parola a…
don Roberto Seregni

Che strano festeggiare l’esaltazione di uno strumento di tortura. Ve l’immaginate la festa dell’esaltazione della sedia elettrica? Oppure una piccola ghigliottina appesa ai muri delle case o al collo dei fedeli? Non voglio essere blasfemo, ma solo provare – almeno un po’ – a rivivere quello scandalo che ha attraversato i discepoli nel vedere il loro Rabbì incamminato verso la morte in Croce. I dodici probabilmente si aspettavano di tutto, ma quella fine proprio no. Avevano lasciato ogni cosa per Lui, affascinati dalla sua parola, dai suoi miracoli, dalla sua intimità con Dio e poi se lo vedono lì. Irriconoscibile. Impotente. Sulla Croce.
Provo ad immaginare i loro pensieri….
Dov’è finito quel Rabbì potente che libera dai demoni e dalle malattie?
Dove si è nascosto quel profeta che incanta le folle con sue parole cariche di novità e di bellezza?
Dove è quell’uomo meraviglioso che ha saputo guardare nei nostri cuori e farci sentire amati e accolti come nessuno mai aveva saputo fare?
Dove sei Gesù, Rabbì? Dov’è finito tutto quello che hai promesso?
La festa che oggi celebriamo ci libera dalla tentazione di farci un Dio a nostra immagine e somiglianza, un Dio che risponde ai nostri bisogni e alle nostre attese. Il Crocifisso ci salva innanzitutto da una falsa immagine di Dio. Non il Dio che vuol essere servito e riverito, ma il Dio che serve e dona la vita. Non il Dio che spadroneggia, ma il Dio che ama senza misura. Non un Dio onnipotente nel castigo, ma un Dio onnipotente nell’amore, nella misericordia e nel perdono. Esaltare la Croce significa esaltare il volto nuovo e inedito con cui il Cristo rivela Dio e si presenta come la trascrizione storica della Sua bellezza e del Suo amore. La Croce è il miracolo definitivo di Cristo, è l’apertura eterna sul cuore di Dio, sulla verità di un amore che si dona senza misurare, senza pesare, senza aspettare di essere ricambiato.
Penso a te, che ti consideri un fallito perché tua moglie ti ha lasciato e ora ti trascini da un bar all’altro. Penso a te, che anneghi nei sensi di colpa per una scelta sbagliata vecchia di vent’anni. Penso a voi, che vi sentite dei genitori falliti perché vostro figlia ha smesso di mangiare. Penso a te, che ti senti una nullità perché non riesci a trovare un lavoro. Quelle braccia crocifisse e spalancate sono per voi. Sono l’abbraccio incandescente di un amore che è più forte di ogni fallimento e di ogni caduta. Sono la presa sicura di chi ti accoglie così come sei, ti risolleva dal fallimento e dalla caduta, ti fa sentire forte sulla pelle il gratis dell’amore. Quello vero. Quello che ti lascia senza fiato. Quello da contemplare in silenzio con una sola parola sulla labbra: grazie.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Il verbo si è fatto carne

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Sulle vie del Vangelo…

Sulle vie del Vangelo sono miridiadi le persone e le situazioni che si possono incontrare, così come sono infinite le strade che si possono percorrere. Ma si sa, ognuno di noi è chiamato a scegliere e la qualità vera della vita sta proprio nell’intensità delle scelte che si fanno giorno dopo giorno (credo che qualcuno di mia conoscenza a questo punto stia sorridendo… questa è una delle mie frasi-motto!) e noi abbiamo realmente scelto; anzi permettetemelo… abbiamo risposto a una vera e propria chiamata.

Dal 12 al 18 agosto a Marina di Camerota – una delle più belle località turistiche in provincia di Salerno – abbiamo vissuto un’esperienza molto intensa di preghiera, riflessione, confronto e annuncio gioioso della Parola di Dio e della nostra esperienza di Lui. Qualche giorno fa, un ragazzo di 26 anni, mentre descriveva a una sua amica “un camposcuola” ha letteralmente detto: “è una di quelle esperienze da lavaggio del cervello!”… pur lasciando aperto tutto lo spazio del confronto a me piace pensare come a una di quelle esperienze che ti fanno il lavaggio del cuore e dei desideri… dei pensieri e della vita. Lavaggio come esperienza del lasciarsi invadere dall’imprevisto e inatteso, dal fiume in piena di un incontro che ti può cambiare la vita. E sebbene i partecipanti a questo campo, cosidetto biblico, abbiano incontrato centinaia di persone, credo di non esagerare affermando che il vero sconvolgente incontro lo abbiano fatto con un a tu per tu con il Dio che li ha chiamati e mandati… incontro con quello stesso Dio che oggi continua a farli sentire amati.

Caro Daniele, è così che si chiama il 26enne citato prima… quanto mi piacerebbe che anche tu potessi trovare il coraggio di lasciarti sconvolgere da un Incontro speciale. Che ritrovassi in te quella fiducia appassionata in quel Dio di cui un po’ di anni fa ti fidavi ciecamente…

Va beh… dopo questo piccolo desiderio condiviso con il mondo… preferisco ritornare a Marina di Camerota, ma lo faccio attraverso l’esperienza di Maddi e Dalia, anche se mi piacerebbe che tra queste righe prendesse carne anche la carica di Caludia e Pioppi, di Adele e Veri, di Marianna, Maka, di Ale e Susi e perchè no… il passaggio veloce di Tina, Maria Rosaria e Mimmo… le foto vi aiuteranno ad avere almeno un piccolo assaggio della gioia e della forza che, questi giorni, con Dio e con la sua gente, ci hanno regalato.

 Maddi: Sono tornata dal campo biblico di Marina di Camerota due settimane fa e la mia vita è davvero cambiata… Dopo 12 ore di viaggio, con mia sorella, siamo arrivate in canonica e abbiamo conosciuto gli altri 8 compagni di avventura… Ci sono stati molti momenti di preghiera e riflessione e non sempre sono stati facili… come comprendere qual è il messaggio di Dio? Come riuscire a fare la Sua volontà? Ma poi piano piano tutto si faceva chiaro, bastava ascoltare o cogliere un sorriso o una frase di chi stava intorno a noi… E poi una sfida… andare a Evangelizzare in spiaggia…i dubbi erano molti ma è stato stupendo… ci siamo mossi tra gli ombrelloni come una macchia gialla (questo il colore delle magliette del gep: giovani evangelizzatori paolini) e siamo stati accolti, cercati, ascoltati…per tutti c’era un invito a passare in chiesa la notte del 15 Agosto per la notte bianca eucaristica… ci siamo fatti conoscere per quelli che siamo: ragazzi giovani che credono in Dio e vogliono far conoscere a tutti il Suo amore, che hanno una gran voglia di ridere, giocare e divertirsi…La notte della Veglia è stata fantastica, tutto in quella notte è stato incontro con Dio… ora abbiamo una missione da portare avanti e non sarà facile, ma so di non essere sola…

Dalia: Ciao a tutti sono tornata da circa un’ora dalla magnifica esperienza del campo biblico!!! Sapevo, o meglio immaginavo che sarebbe stata una settimana unica e speciale ma lo è stata molto di più di quello che mi aspettavo! L’incontro con Dio sconvolge sempre e, pur sapendolo, a volte dimentichiamo quanto è grande il Suo Amore per noi… così abbiamo bisogno di staccare la spina per poterlo ritrovare e soprattutto per permettergli di ritrovarci. 
…Abbiamo vissuto momenti davvero forti, belli, divertenti e le parole chiave che per me hanno rappresentato questo campo sono state Preghiera ed Evangelizzazione. Il tutto si è concluso con un momento di preghiera durante il quale abbiamo ricevuto il mandato per essere apostoli tra le genti, per annunciare il Vangelo lì dove viviamo, nelle nostre città, nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie…è stato un momento forte in cui ci siamo sentiti davvero chiamati per nome e mandati tra la gente come apostoli di Gesù!!!
Adesso eccomi qui con un po’ di nostalgia nel cuore per essere tornati ognuno nelle proprie città ma anche con la consapevolezza che Gesù non chiama tutti insieme in uno stesso posto…ma ci chiama personalmente, uno alla volta inviandoci li’ dove c’è bisogno di noi…ed è con questa convinzione che mi auguro di portare agli altri, attraverso le vie reali e virtuali, la sua parola!
Ringrazio però i miei compagni di viaggio, grazie per la magnifica esperienza che mi avete fatto vivere! E un grazie speciale a Colui che ha voluto che fossimo proprio noi ad essere presenti: grazie Gesù!

 

Un grazie da parte di tutti noi a don Antonio Marotta e a tutta la comunità parrocchiale per aver permesso che “due Provvidenze si incontrassero”. Grazie di cuore e alla prossima!!!

 

 

Buona domenica!

“Qui non abbiamo altro
che cinque pani e due pesci”

Dal Vangelo di Matteo (Mt 14,13-21)
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno- A

 

La parola a…
Don Paolo Curtaz

Animo, discepoli, coraggio fratelli e sorelle!
Ci siamo saziati del cibo della Parola, del vino e del latte gratuito del Padre, come profetizzato da Isaia, e sappiamo che nessuna difficoltà ci può separare dall’amore di Cristo, come sperimenta san Paolo, consumato dalle difficoltà dell’annuncio.
Siamo chiamati a donare quel poco che abbiamo, a condividere con inattesa incoscienza tutto ciò che siamo, per somigliare almeno un poco a questo Dio che riempie i cuori.
Un Dio adulto che ci crede e ci rende capaci di cambiare il volto della Storia.
Questa è la Chiesa, quella del cuore di Dio, non quella delle nostre elucubrazioni: l’insieme di coloro che hanno conosciuto l’immensa tenerezza di Dio e che mettono a disposizione ciò che sono, ciò che fanno, perché Dio sazi l’umanità stanca.

 

 …e per riflettere puoi scaricare: Non è ancora morto

 

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Buona domenica!

Fratelli,
noi sappiamo che tutto concorre al bene,
per quelli che amano Dio,
per coloro che sono stati chiamati,
secondo il suo disegno.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8,28-30)

 

Il regno dei cieli è simile
a un tesoro nascosto nel campo
.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-52)
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno- A

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Trovare il senso, trovare Cristo, trovare Dio, avviene sostanzialmente in due modi. O ti capita, come per il contadino che sta arando e inciampa nel tesoro fortuitamente. O perché lo cerchi con ostinazione, come il mercante di perle che passa la vita a cercare la perla più bella. Ma, nell’un caso come nell’altro, la parabola dice che per possedere il tesoro, per non lasciarselo scappare, occorre pagare, anche a costo di vendere tutto.
Dio è gratis, ma è faticoso accoglierlo per le tante resistenze che incontriamo nel nostro cuore. Il Regno è presente, ma è faticoso riconoscerlo in mezzo al delirio in cui viviamo. La fede è dono, ma è faticoso impegnarsi per conservarla in mezzo alla dimenticanza. È una fatica onesta, bella, a tratti dolorosa, che va nella direzione del “lasciarsi fare” più che del “fare”, che ha a che fare con l’affidarsi.

Ne vale la pena, dice Matteo.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Liberate questi doni

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Avrete forza dallo Spirito…

… che scenderà su di voi e mi sarete testimoni!

 

Dal 17 al 23 luglio ci siamo ritrovati ad Alba, in provincia di Cuneo, per vivere e condividere una di quelle esperienze che, per molti aspetti, diventano tappe importanti nella vita di tutti coloro che per scelta o per caso le vivono… misteriose coincidenze che, al di là di ogni casualità possono dirsi alla fine vere e proprie chiamate.

Da Salerno, Avellino, Napoli, Roma eravamo in 25 e tutti con la stessa possibilità: fare esperienza diretta e tangibile di Dio. Farla attraverso il canto e il gioco, attraverso la preghiera e la riflessione personale. Ma due sono le cose che hanno permesso a Dio di parlare, di essere ascoltato, di toccare e raggiungere i cuori: lo Spirito, soffio potente e inarrestabile, con i suoi 7 doni tutti da scoprire e la disponibilità di ciascuno ad accogliere nel cuore tutti quei doni che Dio aveva preparato.

 

Grazie ragazzi per aver accolto Dio senza paura… grazie per gli occhi lucidi e trasparenti che, pur nel silenzio o nelle parole smozzicate dalla timidezza o dal timore di non contenere le lacrime, hanno saputo testimoniare le meraviglie che il Signore stava operando. Grazie per la gioia e la felicità con cui avete contagiato tutti. Grazie perchè siete stati la testimonianza più forte e più bella della fedeltà di Dio.

Il Signore, che in questi giorni, ha iniziato con voi quest’opera bella la porti a compimento. Vi sostenga nell’affascinante cammino verso di Lui; vi incoraggi con le giuste persone a tendere verso i suoi orizzonti grandi… e Alba e Oropa siano solo una tappa di uno straordinario disegno che il Signore sta realizzando per voi.

 

Guarda le nostre foto!!!