Talenti – BUONA DOMENICA! XXXIII Tempo Ordinario – ANNO A

«Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.» Mt 25,21

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni». Con queste parole Gesù inizia a raccontare la parabola dei talenti. Le sue parole, oggi, risuonando per noi, non possono non caricarsi di una particolare forza.
Come l’uomo della parabola, così il Signore Gesù, chiamandoci alla sua sequela, ci consegna tutti i suoi beni. Che meraviglia!
Pensiamoci! Di solito alla sua chiamata abbiniamo la nostra rinuncia. E invece qui si dice, che il signore chiama i servi e dà loro, consegna i suoi beni: è la fiducia totale che Dio riversa su di noi.
Ci conosce, e per questo ciò che ci è dato non è un caso. Il Signore ha dato e dà a ognuno di noi secondo le nostre capacità. Mai un suo dono diventa un peso che opprime. Mai un suo invito è spada di Damocle. Tutto corre sul sottile e fragile filo della fiducia. Ed è in quel senso che ci chiede di giocarci. Solo la fiducia nel dono e in Colui che ce lo ha gratuitamente offerto ci può permettere di spiccare il volo, di rischiare, di osare. Solo puntando sulla fiducia ogni dono si moltiplica.
La paura no: non moltiplica, non dona, non condivide… e proprio per questo perde: le occasioni, i doni e, alla fine, la stessa fiducia.
Dio non ci chiede di vivere in modo tale da restituirgli un giorno esattamente ciò che ci ha donato. Non ha bisogno della purezza sterile del non amore.
Dio vuole vederci crescere grazie a ogni singolo dono, anche se questo comporta errori, cadute, ferite.
Dio vuole che ogni dono ci arricchisca anche grazie alla gestazione che averlo comporterà, al discernimento che richiederà.
Dio vuole che nella notte, ognuno ricordi di essere stato chiamato a ricevere un Dono, non uno tra i tanti, ma il Dono dei doni: Gesù Cristo, vita stessa di Dio, da custodire donando.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Per i tuoi doni: «Grazie!»

Dio, Padre dell’amore, Signore della vita,
ti benediciamo per gli infiniti doni
con i quali ricolmi la nostra vita,
sostieni il nostro presente,
arricchisci il nostro futuro.
È ciò che ci rende forti nella notte.
È ciò che ci disseta nell’aridità.
La paura di sbagliare non ci blocchi.
Il timore di cadere non ci chiuda.
Ciò che dalle tue mani gratuitamente
abbiamo ricevuto possa diventare
dono gratuito d’amore. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

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