FOTO-AUGURI DI NATALE – 2019

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Siano per tutti auguri di pace, amore, speranza, luce!!!

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Siamo pronti? – BUONA DOMENICA! IV AVVENTO – ANNO A

«La vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele». Mt 1,23

La domanda è d’obbligo.
L’Emmanuele, il Dio con noi, rinnova la sua presenza. E noi, stiamo per celebrare ancora una volta la sua venuta. Siamo pronti?
No, non dobbiamo guardare le nostre case, addobbate o meno; non dobbiamo pensare se i regali sono o non sono pronti; non dobbiamo neppure far andare il pensiero ai dolci, alla cucina, o alle mille altre occupazioni natalizie.
Qui si tratta di dire a noi stessi se siamo davvero connessi, pronti ad accorgerci di quanto il mistero del Natale ci rivela di anno in anno. Sì, è vero, è sempre lo stesso evento, ma no, non celebriamo la stessa cosa. Perché?
Beh, semplice. Emmanuele significa «Dio con noi», e «Dio con noi» significa incontro; e l’incontro accade quando le diverse libertà individuali si riconoscono. E allora la novità sta proprio qui: Dio si offre e noi lo facciamo entrare nella nostra vita riconoscendolo; allora l’incontro si genera, ed è sempre nuovo. Ma questo è ancora solo un incontro personale.
Oggi ci è chiesto di riconoscere la presenza di Dio tra noi, la sua prossimità tra noi come comunità di discepoli che attendono il suo continuo manifestarsi… anche quando questo disturba i nostro progetti. Giuseppe è il prototipo dell’accoglienza incondizionata e proprio per questo diventa testimone e strumento. È lui un figlio di Davide. È lui che crede e aderisce all’opera di Dio. È a lui che viene rivelato il nome, nome nel quale Giuseppe crederà.
E noi? Siamo pronti ad accogliere la novità che questo incontro racchiude? Siamo pronti a lasciarci sorprendere dalla novità custodita da un evento che ormai ci sembra di conoscere da sempre?
Siamo pronti a riconoscere e accogliere l’Emmanuele?

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Sarà l’Emmanuele!

Ecco, Signore, tutto è pronto.
La Terra è pronta per accoglierti,
le case sono pronte per accoglierti,
il creato è pronto, le nostre chiese sono pronte:
tutto ti attende.
Eppure, Signore, il nostro cuore è distratto,
occupato da mille e più cose;
la nostra mente piena di mille pensieri;
le nostre giornate piene di mille impegni.
Il tuo Spirito ci aiuti a lasciare il superfluo
per farti entrare.
Il tuo Spirito ci insegni a darti spazio
perché tu possa essere, nella vita di ognuno,
l’Emmanuele, il Dio con noi.
Vieni, Signore Gesù, attesa del mondo!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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Sei tu, Signore? – BUONA DOMENICA! III AVVENTO – ANNO A

«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via». Mt 11,10

La terza domenica di avvento è attraversata da un singolare fermento. L’attesa sta per compiersi e la liturgia inizia a farci gustare la gioia che si prova nella realizzazione di un desiderio. Gesù descrive Giovanni come «il più grande fra i nati di donna», e Giovanni di fatto ha potuto godere di quella rara gioia che si prova nello sperare qualcosa che si realizza. Lui annuncia il Messia e ne vede realizzata la promessa. Lui, la cui voce aveva gridato nel deserto arido la speranza, ora è raggiunto da voci che raccontano risurrezioni: gli zoppi camminano, i ciechi vedono, i sordi odono. E Giovanni, che sa riconoscere Dio in azione, ascolta e comprende; ascolta e crede. Le antiche promesse messianiche si sono compiute: colui che avrebbe inaugurato un’era di salvezza universale è già all’opera. Adesso bisogna smettere di attendere e iniziare a credere. E la vera impresa impossibile è proprio questa: credere che quell’uomo di Nazaret sia Dio; credere che il Creatore si sia fatto creatura; credere che la salvezza non scenda dal cielo, ma germogli dalla terra; credere che la storia e il tempo siano diventate la casa di Colui che è oltre il tempo e lo spazio. L’incarnazione di Dio che queste domeniche ci preparano a celebrare ci chiede di sovvertire ogni idea e preconcetto umano. L’Onnipotente che tutti attendevano e invocavano non è mai venuto. Il Salvatore con scettro di ferro non si è avvicinato a noi.
Noi abbiamo conosciuto il Dio fatto carne, Colui che ha reso ogni suo discepola e discepolo testimone e costruttore del Regno. Giovanni lo ha preceduto, ha provato a scardinare vecchie aspettative, ha preparato la via. Ora a noi decidere se attendere a occhi aperti, disposti a farci stupire da un incontro che può superare ogni attesa.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Sei tu colui che aspettiamo?

Ti aspettiamo, Signore.
Sappiamo che la tua presenza è tangibile.
Sappiamo che rinnovi la tua promessa
di salvezza ogni giorno,
ma in noi abitano domande, dubbi, ricerca.
Non sempre riusciamo a vederti.
Non sempre è facile cogliere
i segni della tua presenza nella storia.
Come Giovanni ci chiediamo:
«Sei tu? O dobbiamo ancora attendere?».
Insegnaci a scoprirti. Insegnaci a cogliere la tua presenza.
Insegnaci a vedere i germogli fiorire.
Donaci quella capacità di andare in profondità
per vedere l’invisibile: scintille di dono,
gemme di perdono, gocce di fraternità.
Vieni, Signore Gesù, vita del mondo. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

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ECCOMI! – BUONA DOMENICA! II AVVENTO – ANNO A

«Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». Lc 1,28

Eccomi!
Non è propriamente la prima parola che ci viene in mente di fronte a proposte fuori dalle nostre logiche. Di solito quando qualcosa va oltre i nostri piani, la prima parola che ci viene in mente è: «Perché?», «Perché proprio a me?». E quell’eccomi si trasforma in una delle più impronunciabili parole. O almeno delle più difficili.
E invece, quanto è bella, Maria! Bella per la sua spontaneità. Bella per la sua immediatezza. Forse perché da giovani si è un po’ così… capaci di osare, capaci di affidarsi, capaci di sfidare l’impossibile. Eppure non c’è ingenuità in lei, anzi. Quella domanda – «Come avverrà questo, perché non conosco uomo?» – fa venir fuori tutto lo spessore di una donna adulta, matura, concreta.
Quello che i suoi orecchi avevano sentito poteva essere ben definito folle. E forse noi, come altri nella Bibbia, avrebbero risposto al messaggero di Dio con un sorriso… un sorriso bonario.
Ma lei no. Di fronte all’impossibile ha chiesto che le si indicassero le vie. Lei ha avuto l’ardire di chiedere a Dio quali strade intraprendere, come affrontare l’impossibile, come diventare strumento di qualcosa che per qualsiasi altra persona sulla faccia della terra sarebbe stato illogico, assurdo, visionario, folle.
E Dio, come sempre accade in questi casi, si scioglie. Lei chiede, e lui non perde tempo: risponde. E risponde indicando orizzonti immensi, anzi impensabili; mostrando cose che mai nessuno avrebbe potuto neppure immaginare; rendendo realtà una promessa.
Dio si fa carne. Il Creatore si fa creatura. E tutto questo grazie a un piccolo e anonimo sì.
E siccome Maria è una di noi… allora, è credibile che anche il nostro sì permetta a Dio di generare ancora novità impensabili, inaudite, impossibili.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Siamo pronti, Signore, vieni!

Maria, madre del «Sì», donna dell’«eccomi», 
prendici per mano e accompagnaci
lungo le vie dell’impossibile che Dio oggi
ci chiede di percorrere.
Rendi i nostri occhi trasparenti come i tuoi;
il nostro sguardo, lungimirante come il tuo;
i nostri progetti, capaci di accogliere Dio;
la nostra vita, aperta all’incredibile
che Dio continua a proporci.
Maria, madre di Dio e madre nostra,
chiedi per noi il coraggio di vivere all’altezza di Dio,
dei suoi progetti, dei suoi sogni di futuro!
Vieni, Signore e spalancaci a te.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

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