VITA – avvento CON FANO – 2019

Cari catechisti, insegnanti, animatori… per l’Anno A il vignettista Fano, ci propone la parola VITA da costruire, settimana dopo settimana.

La redazione di cantalavita.com ricorda che nella versione originale la parola vita è scritta con la D al posto della T perchè in spagnolo. Noi ci siamo permessi di rielaborarla per voi!

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PRONTI! – BUONA DOMENICA! I AVVENTO – ANNO A

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà . Mt 24,42

Il Vangelo, questa volta, incute un certo timore… ha un che di minaccioso. I giorni di Noè che vengono citati non furono giorni di salvezza… non per tutti almeno. In molti – si narra – mangiano, bevono, prendono moglie. La loro vita scorre ruotando attorno ai loro bisogni e, dice il Vangelo, «non si accorsero di nulla». Di cosa poi si sarebbero dovuti accorgere?
Dall’altra parte c’è Noè che ha certamente moglie, figli, e come tutti gli altri mangerà e berrà. Quindi apparentemente niente di diverso… ma Noè si accorge dell’appello di Dio e risponde. Ascolta, vede e fa le sue scelte di adesione a Colui che chiama e spinge a uscire da se stessi e dal proprio piccolo mondo.
Ecco, forse sarà così… forse è così! La venuta di Dio tra noi è una chiamata a uscire dal nostro mondo; è un invito ad accorgerci di ciò che accade oltre noi; è un appello ad aprirci, ad abbattere le corazze per accogliere il dono. Quale? Essenzialmente uno: il donarsi di Dio. Il farsi di Dio a noi vicino.
E allora no, il Vangelo non è minaccioso, ma semplicemente onesto: ci mette sul chi va là. Ci dice onestamente quale sia l’atteggiamento migliore per accorgersi della presenza di Dio, del suo entrare nella nostra storia. Il punto non è sapere il giorno. Non è conoscere il dono. Ciò che conta è vivere in funzione di quel giorno, in forza di quel dono, in vista di quell’incontro.
Ogni vita per avere un senso ha bisogno di un orientamento: il credente sceglie di avere in Dio il suo senso, la sua meta, il suo orientamento. E non per vivere semplicemente proiettati verso l’aldilà, ma per accogliere il passaggio di Dio qui e ora; per rispondere a lui oggi, per fargli spazio in questo nostro mondo. Accettando di non conoscere… né il come né il quando. Vegliare, attendere, essere pronti: questo conta.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Siamo pronti, Signore, vieni!

 Siamo pronti, Signore Gesù: 
lampade accese e olio di scorta,
pronti per vegliare nella notte
e attendere la tua venuta;
pronti ad accorgerci dei raggi di salvezza
che attraverseranno la nostra vita;
pronti a scattare verso di te
per accogliere l’immenso dono.
Siamo pronti, Signore, anche se stanchi.
Pronti, anche se provati dalla lunga notte.
Pronti, anche se delusi e disorientati.
Vieni, Signore Gesù, sorgente di speranza!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

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Il Regno che accoglie – BUONA DOMENICA! – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo– ANNO C

« Oggi con me sarai nel paradiso ». Lc 23,43

La pagina di Vangelo che oggi la liturgia fa risuonare per noi è certamente una delle più drammatiche.
Siamo sul Golgota. Si sta consumando una delle pagine più tristi della storia umana: la condanna a morte di un innocente, di un pentito e di un colpevole. Pagine tristi per l’umanità… perché ogni volta che un uomo uccide, l’umanità tutta viene ferita, la sua anima viene colpita in modo mortale.
Eppure una forma di riscatto c’è. Anche lì. Anche in quel momento.
Scintille di umanità autentica si diffondono tra spaccati di morte: è il riconoscimento che il «malfattore» pentito fa della sua colpa e di Gesù; è la risposta che Gesù offre alla domanda di accoglienza dell’uomo.
La morte ha il merito di riconsegnarci a noi stessi e alle nostre preoccupazioni, alla verità della nostra vita. L’uomo pentito e Gesù sono prototipi di una vita decentrata: il primo, trasparenza di chi, nonostante tutto, sa aprirsi alla consegna, all’affidarsi, al riconoscimento della propria fragilità (anche colpevole) e del dono che gli sta di fronte. Il secondo, Gesù di Nazaret, condannato e deriso, visibilità di un amore che non si lascia irretire neppure dalla morte, che continua a darsi, che si lascia prendere, che non permette a nulla di rendere l’altro invisibile. È l’amore di quel Dio che proprio nella morte si è manifestato a noi in tutta la sua totalità.
Oggi non ci è chiesto di restare spettatori di questa scena evangelica. Questa pagina, come ogni pagina di Vangelo, ci chiede di diventare per noi e in noi buona notizia. E allora a noi non spetta altro che imparare pian piano come vivere e come morire: aperti alla salvezza che si compie in noi e attorno a noi; aperti alla possibilità di affidarci; aperti alle logiche di quel Re che trionfa abbracciando, portando con sé, salvandoci nell’amore.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Signore, Dio dei viventi

Cristo, Re dell’universo,
Re del tempo che scorre inesorabile,
Re di ogni vita che non dimentichi,
Re del cielo e della terra e del movimento,
Re di un’umanità sempre più in balia di se stessa,
Re di un regno che non respinge,
non separa, non condanna.

Tu, Signore Gesù, mostraci la via da percorrere
per entrare in te, per vivere di te,
per essere accolti da te nel Regno dell’amore.
Questo il nostro desiderio. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  [Lc 23,35-43 ]

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»

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Rispondere alla paura – BUONA DOMENICA! – XXXIII TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Con la vostra perseverenza salverete la vostra vita». Lc 21,19

Come si può rispondere alla paura? Qual è la giusta risposta da dare in tempi di violenze, sopraffazioni, minacce, timori di ogni genere? Se sprofonda il terreno sotto i nostri piedi che cosa facciamo? O meglio… che cosa sarebbe più opportuno fare?
Il Vangelo inizia con: «Verranno giorni…», e poi prosegue con un lungo elenco di cose incredibili a cui una certa apocalittica si aggrappa per creare nel lettore-ascoltatore quella giusta punta di terrore su cui far leva poi per vari motivi. Ma era veramente ciò che l’evangelista voleva ottenere?
Sicuramente ci sono predicatori che, anche oggi, si appropriano di questi versetti per fare strane operazioni che hanno a che fare più con lo spauracchio che con la fede… ma chi crede di che cosa si dovrebbe occupare? Qual è il messaggio da cogliere?
Il primo: resistere alla tentazione di lasciarsi prendere dalla paura.
Secondo: non legare il compiersi dei tempi di Dio all’ira, a segni terrificanti, ad apocalissi umane.
Terzo: non accontentarsi di trovare soluzioni umane per risolvere situazioni difficili, neppure quando si parla di fede, di Dio…
La risposta giusta sta nell’ultimo versetto che il Vangelo di questa domenica ci regala: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Perseverare nel credere. Perseverare nel mettere Dio al centro. Perseverare nel credere che la morte non sarà l’ultima parola. Perseverare nell’attendere il giorno in cui sorgerà il sole di giustizia con benefici raggi.
Nel terrore, nel disorientamento, nella notte, nella nebbia si deve continuare a credere, affidarsi, fidarsi!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Signore, Dio dei viventi

Attorno a noi, Signore,
violenza, paure di ogni genere,
odio sempre più gratuito e insensato.
La terra trema, la pace vacilla,
i confini si infiammano, le parole feriscono,
le mani uccidono…

Aiutaci a credere che nuovi raggi di sole illumineranno il giorno.
Insegnaci a credere che solo restando fedeli al tuo amore
vedremo sorgere una nuova umanità.
Sostienici nel credere che solo lasciandoci guidare dalla tua Parola
troveremo vie nuove per costruire vita nuova.
Donaci la forza, Signore, per non cedere alla paura
e restare, perseveranti, in te.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  [Lc 21, 5-19 ]

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».    Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

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Risorgeremo – BUONA DOMENICA! – XXXII TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Dio non è dei morti, ma dei viventi». Lc 20,38

Ci sarà o non ci sarà risurrezione? È una delle grandi domande che attraversa la Sacra Scrittura, così come ha attraversato la storia del popolo di Israele. È una domanda con la quale si sono misurate anche le generazioni di credenti e di pensatori di tutti i tempi. Domanda rimasta però sempre attiva fino ai nostri giorni. E anzi l’interrogativo si è anche esplicitato su più fronti: risorgerà solo l’anima o anche il corpo? E se risorgerà anche il corpo, come sarà quel corpo? Le forme di menomazione o disabilità risorgeranno con noi? E gli animali che amiamo? Ci saranno anche loro?
Insomma nello strano mondo che nega Dio si sono di fatto moltiplicati i desideri di risurrezione. Eppure la nostra vita sembra di fatto negarla. Sempre di più leghiamo la speranza a questo tempo e a questa vita. La morte ci spaventa e pochi tra noi la considerano un passaggio, seppur stretto, impervio, imprevisto e indecifrabile verso un oltre. Viviamo agganciando in tutti i modi la nostra vita a questo cielo e a questo mondo, tentando di tutto pur di tenerci in vita, come se la nostra vita fosse davvero solo questa. Eppure: credere nella risurrezione della carne dovrebbe sganciarci un po’ da certi confini e da certi orizzonti. Credere che ci sarà un oltre diverso dovrebbe consentirci di vivere già qui, già ora da risorti, mettendo tra parentesi certe preoccupazioni e concentrando tutte le nostre risorse su ciò che può davvero darci vita: la generosità, la gratuità, il dono, la riconciliazione, il perdono, la giustizia, la rettitudine, l’attenzione all’altro, la fiducia. Combattere pur di sopravvivere non ci renderà immortali. Affondare gli altri pur di essere migliori non ci renderà eterni. Vivere per amore, vivere a ritmo di Vangelo, vivere amando: questo ci fa risorgere, sempre, in ogni istante, in eterno.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Signore, Dio dei viventi

Padre, Dio dei viventi,
aprici alla vita vera,
alla vita che non si accontenta di esistere,
che non si fa bastare questo mondo.
Vogliamo gustare l’eterno.
Vogliamo credere nell’oltre.
Vogliamo tendere a quel di più
nel quale la risurrezione del Figlio tuo, Gesù,
ci ha insegnato a sperare.
Facci vivere di te, Dio della vita,
per attraversare l’eternità,
per abitare nell’amore il per sempre.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  [Lc 20, 27-38 ]

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

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