Archivi categoria: preghiera

Buona domenica!

deserto

“Una voce grida:
nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa
la strada per il nostro Dio”.

Dal libro del profeta Isaia (Is 40, 1-5.9-11)
II Domenica di Avvento – Anno – B

La parola a…
don Paolo Curtaz

Come Giovanni il battezzatore possiamo diventare profeti di Dio, aiutarci ed aiutare i fratelli a preparare la strada a Dio. I profeti non sono coloro che indovinano il futuro, ma coloro che interpretano il presente, che ci aiutano a leggere la nostra vita in una luce di fede, a indovinarne la novità, a capirne il senso. Non è difficile vivere. È impossibile, se non capiamo per quale strana ragione siamo stati messi al mondo. Superata la tentazione dei sempre presenti idoli della nostra vita (immagine di sé, carriera, denaro) che falsamente pretendono di riempire il senso di infinito che ci abita, ci resta un vuoto immenso di senso da colmare, il bisogno assoluto di capire. Molti, ahimè, vi hanno rinunciato, hanno abdicato a pensare, a vivere, travolti dalla quotidianità. Dio non si scoraggia e li/ci raggiunge proprio nella quotidianità, diventando uno di noi. Abbiamo urgenza di profetismo, abbiamo bisogno di persone che ci scuotano come un pugno nello stomaco. Buon Dio, di persone che ci blandiscono non sappiamo che farcene. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una Parola che spezzi la crosta che si è formato intorno al nostro cuore. Accogliamo la profezia del battezzatore e dei tanti che camminano – mascherati da uomini comuni – in mezzo alle nostre fetide città. Non lasciamo che la profezia abbandoni la Chiesa, comunità dei cercatori di Dio, ma che sia sempre presente, anche quando è scomoda e ci giudica, anche quando mette in crisi le nostre (devotissime e cattoliche) certezze.

…e per riflettere puoi scaricare: Deserto
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Oltre 20.000!

Qualche giorno fa Cantalavita ha superato i 20.000 visitatori!

E’ un traguardo piccolo, noi lo sappiamo, ma siamo anche decisamente coscienti che dietro piccoli gesti, spesso possono nascondersi grandi risultati! E’ questa convinzione che ci spinge a cercare, oltre i numeri e le statiche, le persone, i volti, le storie che in questi mesi hanno popolato queste pagine rendendole vive.

Nessuna altra motivazione ha il nostro studio, la nostra voglia di nuovo, le nostre riflessioni, i progetti futuri per questo spazio virtuale, se non la voglia di essere dei ponti che continuamente possono unire il cielo e la terra, Dio e ogni suo figlio. Non vi sembri superbia… noi sappiamo che in questa nostra certezza si nasconde un dono… un dono che, in modo totalmente gratuito, Dio ci ha fatto in forza della nostra vocazione.

E’ per questo… perchè ogni vostro passaggio possa avere una speciale benedizione di Dio che accompagniamo ogni visitatore con la preghiera, perchè l’annuncio di pace, il Vangelo, possa raggiungervi e farsi carne anche nella vostra vita e nelle scelte di ogni giorno.

 

DOMENICA 7 DICEMBRE 2008 – ore 16.30
a Salerno, nella nostra comunità paolina
celebreremo per tutti i 20.000 e oltre visitatori…
celebreremo una Messa per voi!


Il Signore della pace vi raggiunga ovunque voi siate e vi doni la grazia di un’attesa paziente e coraggiosa: Lui, il Signore della vita è pronto a venire…
lasciatelo entrare, preparate la vostra casa.

Questo chiediamo per voi e per le vostre famiglie!

Buona domenica!

attesa1

“Fate attenzione, vegliate,
perchè non sapete quando è il momento.
E’ come un uomo, che è partito
dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi,
a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque:
voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà,
se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino
fate in modo che, giungendo all’improvviso,
non vi trovi addormentati.
quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!“.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)
I Domenica di Avvento – Anno B
 

 

La parola  a…
don Paolo Curtaz

Avete voglia di prepararvi al Natale? Volete, sul serio, svegliarvi da quest’ immenso sonno della coscienza che tutti ci intorpidisce? Riprendere speranza? Riceverla e donarla? Condividere e sognare con tutti? Uscire dal recinto dei devoti per incontrare coloro che vagano nel nulla e che hanno provocato l’ incarnazione di Dio?
Non siamo qui a far finta che poi Gesù bambino nasce. Dio è già nato, nella storia e tornerà nella gloria, nel cuore della notte, come uno strampalato sposo ritardatario. In mezzo ci siamo noi, ci sono io, ci sei tu, amico lettore. Siamo qui per darci un mese di sveglia interiore, per far nascere (ancora e ancora) Dio in noi.
È già nato, ovvio, altrimenti non stareste leggendo queste parole anarchiche di vangelo.
È già nato, ovvio, se avete deciso di ribellarvi ad una fede esteriore e tiepida.
È già nato, ovvio, se avete deciso di mettervi a cercare Dio.
Quello che possiamo fare è stare svegli, non lasciarci travolgere dalla follia quotidiana della vita, ribellarci al pensiero dominante (anche quello pseudo – cattolico) per vivere la nostra interiorità come dei cercatori di Dio.
Iniziamo il tempo della resistenza, dell’ interiorità, della preghiera, della speranza.
Se Dio diventa uomo, ancora non si è stancato di noi.
Se Dio diventa uomo, allora l’ uomo può imparare da Lui a diventare tutto uomo.
Se Dio diventa uomo, la vita merita Dio, e dev’ essere splendida, se solo la capissimo!
Dai, facciamolo bene questa volta, seguiamo sul serio la provocazione della Parola.
Aspettiamo Dio.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Vivere con intensità

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Buona domenica!

Scala verso il paradiso

 

Venite, benedetti del Padre mio,
ricevete in eredità il regno preparato per voi
fin dalla creazione del mondo,
perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,
ho avuto sete e mi avete dato da bere,
ero straniero e mi avete accolto,
nudo e mi avete vestito,
malato e mi avete visitato,
ero in carcere e siete venuti a trovarmi“.

 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – SOLENNITA’ DI CRISTO RE

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Quella di oggi è una pagina da imparare bene, visto che svela il trucco della salvezza, visto che i termini del contratto sono espliciti. Alla fine dei tempi, davanti al Cristo in maestà che succederà? Lo trovate scritto, leggete bene, e mettete da parte il taccuino su cui avete segnato puntigliosamente le ore di preghiera, le messe e le confessioni sopportate con cristiana rassegnazione e le eventuali giustificazioni da tirare fuori nel caso Dio fosse più esigente di quello che ci raccontavano. Il Signore ci chiederà se lo avremo riconosciuto, nel povero, nel debole, nell’affamato, nel solo, nell’anziano abbandonato, nel parente scomodo. Sì: avete capito bene. Il giudizio sarà tutto su ciò che avremo fatto. E sul cuore con cui lo avremo fatto. La fede è concretezza, non parole, la preghiera contagia la vita, la cambia, non la anestetizza, la celebrazione continua nella città, non si esaurisce nel Tempio. Allora, certo, la preghiera, l’eucarestia, la confessione, sono strumenti di comunione col Cristo e tra di noi per fare della nostra vita il luogo della fede. Nel mio ufficio, alla mia facoltà, in casa a spadellare mi salverò. Se saprò portare la fede da dentro a fuori, da lontano a vicino, e riconoscere il volto del Cristo adorato nel volto del fratello che incontro ogni giorno, mi salverò. La regalità di Cristo, oggi, si manifesta nei nostri gesti.
Cristo è Signore se sapremo sempre di più amare i fratelli, diventare trasparenza della misericordia, testimoni credibili della compassione.

 

e per riflettere puoi scaricare: Vita

 

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Buona domenica!

diversi

Ad uno diede cinque talenti,
a un altro due,
a un altro uno,
secondo le capacità di ciascuno.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 25,14-30)
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno – A

 

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

La parabola di oggi ci svela come il Vangelo abbia talmente inciso il pensiero occidentale da modificarne il linguaggio. Quando una persona è capace, ha delle risorse, diciamo che ha “talento”, senza sapere che il talento è la famosa moneta affidata ai servi della parabola. Abbiamo dei talenti, dunque, e questa è una bellissima notizia: chi più, chi meno, ad ognuno è affidato un capitale da far fruttare, una risorsa da mettere a disposizione. Tutti, senza eccezioni, possediamo dei “talenti”: anche quelle persone che non riescono ad accorgersene o che – peggio – passano il tempo ad invidiare i talenti degli altri nascondendo il proprio sottoterra. E’ difficile accorgersi dei propri talenti, siamo tutti pronti a sottolineare i nostri difetti, ma facciamo fatica a guardare con obiettività alle nostre qualità. Il Signore ci chiede di prendere coscienza delle nostre qualità per metterle a servizio degli altri, per metterle a servizio del Regno che avanza. Esiste una malsana interpretazione dell’umiltà che vedo molto diffusa tra i discepoli: quella di dire “non valgo a nulla”. Non è umiltà, è depressione! Immaginatevi la faccia di Dio che vuol fare di noi dei capolavori, che ci ha creato con misteriosa provvidenza e arte e che si sente dire “Faccio schifo”! Mettiamo a frutto i nostri talenti, individuiamoli e poi doniamoli ai fratelli. Non si tratta di diventare dei premi Nobel della medicina, per carità! Magari riconosco come un dono la capacità di pazientare, o di ascoltare, o di perdonare, il mio buonumore, la mia sincerità, la mia capacità di accorgermi degli altri, e, con semplicità, ne faccio dono agli altri. Ricordate Giovanni il Battista? Il più grande tra gli uomini (giudizio di Gesù!) dice di sé, interrogato dai farisei: “Io sono voce”. Un po’ pochino, no? No: Giovanni ha scoperto di essere “voce”, Voce prestata alla Parola di Dio, voce messa a sua disposizione. Bellissimo! Nell’attesa del ritorno del Signore corriamo il rischio di stancarci, di tenere basso il profilo, di attendere senza operare. Come il servo idiota della parabola, spesso seppelliamo i nostri talenti o li mettiamo in contrapposizione gli uni con gli altri. Siamo ancora lontani dal valorizzare, nelle nostre stanche comunità i talenti di ognuno. La logica del mondo chiede di essere produttivi, aggressivi, decisi, forti, per spaccare il mondo, per conquistare mercati e danari. Nella logica del Regno ciò che conta è amare e ciascuno, anche la persona anziana, anche il fratello inabile, diventa una risorsa estrema nel mercato del cuore inaugurato dal Maestro, là dove sono beati i poveri e i sofferenti.
Buona settimana, intenti a far fruttare i nostri talenti, amici!

…e per riflettere puoi scaricare: Non conta la quantità

 

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Buona domenica!

 

“Amerai il Signore tuo Dio
con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima,

e con tutta la tua mente…
e il tuo prossimo come te stesso”.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 22,34-40)
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Cosa è essenziale alla vita? Cosa è essenziale alla fede? E alla fede cristiana? Come possiamo dire il cristianesimo a chi ne ha una percezione superficiale e frammentaria? Gesù mi chiede di amare con forza, con intensità, più che riesco, dando del mio meglio. Quante persone conosco che si deprimono perchè non riescono ad amare come vorrebbero! E Gesù dice loro: ama come riesci, non come vorresti. Gesù mi chiede di amare con passione, a costo di bruciarmi. Quante persone conosco che, scottate da esperienze negative, amano con il freno a mano tirato. E Gesù dice loro: ama e, se sbagli, pazienza. Non vuole persone tiepide, il Rabbì, vuole entusiasti come Davide, come Paolo, preferisce chi sbaglia per eccesso che per difetto. Gesù mi chiede di amare con intelligenza, conoscendo, imparando, nutrendo la mia mente, aperti alle esperienze più diverse. Quante persone pensano che credere nel Dio dei cattolici equivalga a cestinare il cervello! E Gesù dice loro: scoprite quanto Dio è creativo, immaginifico, stupendo, diffuso, presente ovunque. Di più: quella sottile annotazione “come te stesso” ci spalanca orizzonti ancora più ampi. Posso amare solo se mi amo. Posso accogliere solo se mi sono accetato.
Posso anche considerarmi non amabile, ma Cristo mi dice che Dio ama me, con le mie fatiche, i miei limiti, le mie storie, le mie oscurità. Non mi ama perchè amabile, non mi ama perchè me lo merito ma, amandomi mi rende amabile.


…e per riflettere puoi scaricare: Moralismo

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Buona domenica!

Un uomo aveva due figli.
Si rivolse al primo e disse:
“Figlio, oggi và a lavorare nella vigna”.
Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”.
Ma poi si pentì e vi andò.
Si rivolse al secondo e disse lo stesso.
Ed egli rispose: “Si, signore”. Ma non vi andò.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

La fede cristiana ha una caratteristica che la rende unica: il fatto di credere in un Dio incarnato costringe la nostra spiritualità ad incarnarsi, obbliga la nostra preghiera a diventare azione, porta i nostri discorsi alla verifica continua nelle azioni. Come sarebbe più comoda una fede che resta nei cieli! Una religione che si esaurisce nella preghiera e nel culto, nella devozione e nel timore!

Gesù chiede al proprio discepolo di imitarlo nelle parole e nelle opere, senza sfiancarsi alla ricerca di una pagana coerenza, ma nella serena consapevolezza che incontrare il Vangelo ci spinge a cambiare la vita.

Gesù non è morto in nome della coerenza, ma dell’amore.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Scegliere Cristo

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Aprirsi a un Dio sorprendente

 In mezzo a “tanto parlare di abbandonarsi, di lasciare la presa, di lasciarsi andare, ci si scontrerà forse con alcune nostre vecchie convinzioni. Anche nella nostra fede abbiamo bisogno di allentare la presa e spalancare le braccia a un Dio sorprendente. Siamo propensi a ridurre Dio ai nostri preconcetti e sistemi, ma in fondo, Dio ci fa un po’ paura. Vogliamo amarlo, ma ci difendiamo e lo teniamo a distanza.
Ma spesso la sofferenza ci tiene una lezione sull’incomprensibilità di Dio. Dice il Signore, per bocca del profeta Isaia: ‘Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie…’
Questa è davvero un’affermazione liberatoria. Ci esorta a non conformare Dio ai nostri desideri, a non cercare di stabilire noi le regole. Piuttosto
da tutto il turbamento, il caos interiore o la lunga notte, noi usciamo a mani vuote, e quelle mani le tendiamo a Dio.
Il nostro attendere Dio, il nostro domandargli dove ci stia portando, può allora alimentare in noi una crescente sensibilità alla sua presenza, oltre che alla sua assenza. Impariamo ad accettare le sorprendenti vie di Dio e la sua intermittente presenza in mezzo a noi.
Non avere l’ossessione di sapere esattamente che cosa accadrà, ma confida che sei nelle mani di Dio, che guiderà la tua vita”.

da Muta il mio dolore in danza,
H. Nouwen


Nella mia vita ho sperimentato la forza e la verità di queste parole. Ho sentito quanto fossero indispensabili due virtù… indispensabili come l’aria, necessarie come l’acqua: la fortezza, vissuta e implorata come dono dell’andare fino in fondo, del perseverare, nel non tirare i remi in barca. E la pazienza con tutto il coraggio di cui necessita. Già! Il coraggio di attendere, di non supporre, di non chiudersi in apparenti certezze. Il coraggio di pazientare per scoprire vie inimmaginabili, inesplorate, per lasciarsi aprire all’impossibile di Dio che conosce il nostro cuore e la nostra vita fin nelle profondità del nostro essere… profondità a noi stessi sconosciute.
Giuda – dice Pietro alla fine di un romanzo, guardando l’albero dell’impiccagione – se tu avessi pazientato avresti visto la Parola parlare…

Donaci, Signore, il coraggio di attendere, di non anticipare i tuoi tempi riducendoli ai nostri tempi.
Donaci il coraggio di andare fino in fondo, di non lasciare le cose a metà, i sogni a metà, la vita a metà.
Donaci il coraggio di scrutare l’orizzonte, nella notte, come la sentinella…
pronti ad annunciare il nuovo mattino, forti nell’attendere e coraggiosi nello sperare.
Donaci il coraggio di dubitare di noi stessi e di affidarci alla tua invisibile presenza;
a lasciare che la storia quotidiana, feriale e volte brutale, ci insegni a essere figli della luce in ogni notte della nostra storia personale e della storia dell’umanità.

Per me vivere è Cristo! E per te?

Per me vivere è Cristo!
e per te?

paolo

ANNO PAOLINO 2008 – 2009
Paolo ha qualcosa da dire a tutti!

News su iniziative!

Buona domenica!

“Perchè ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”
Gli risposero: “Perchè nessuno ci ha presi a giornata”.
Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -Anno A-

 

La parola a…
Don Paolo Curtaz

Che visione ho di Dio? Davvero ho scoperto la sua bontà? Questa bontà mi ha contagiato, sì da riversarsi sui fratelli? Che paga ci aspettiamo alla fine della giornata lavorativa? Che visione abbiamo del premio che il Signore ci riserva? A volte penso che avesse ragione Voltaire: proiettiamo su Dio le nostre piccinerie. E la logica di Dio assomiglia terribilmente alla nostra mediocre, rassicurante e grigiastra logica. Convertirsi alla bontà Gli operai della prima ora non hanno colto con chi hanno a che fare. Hanno ridotto la loro fede a fatica e sudore. Peggio: guardano con sospetto gli altri, quasi concorrenti dei loro privilegi. Non è così per chi ha colto la luce del Vangelo. Stupiti, abbagliati dalla bontà del padrone, gioiamo per la grazia di poter lavorare nella vigna, gioiamo per la possibilità che altri fratelli anche all’ultimo possano accogliere la grazia che ci ha trasformati. La bontà di Dio contagi la nostra vita, in modo da rendere la nostra giornata lavorativa, sin d’ora, immagine di quella gioia che il Signore riverserà nei nostri cuori forgiati dalla fatica dell’amore. Il nostro Dio, mite e umile di cuore, che vivrà questa pagina dall’albero della croce accogliendo il buon ladrone, ci faccia uscire dalle ristrettezze di una fede “sindacale” per percepire, almeno un poco, quale braciere d’amore e di bontà è il suo cuore; impariamo dal Signore, che è mite e umile di cuore…

 

…e per riflettere puoi scaricare: Il nostro io migliore

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