Lì non poteva – BUONA DOMENICA! XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

«Gesù non poteva compiere nessun prodigio… e si meravigliava della loro incredulità».
Come al solito l’evangelista Marco è preciso e diretto, non la manda a dire: Gesù va tra i suoi, tra la gente che lo ha visto crescere, che conosce la sua parentela, che ha visto (forse altrove) i prodigi delle sue mani, che si stupisce ascoltando la sua parola nella sinagoga. Ma per i suoi è solo motivo di scandalo. Per i suoi Gesù è uno che esce spudoratamente fuori dalle righe. Forse oggi gli diremmo: «Ma chi ti credi di essere? Dio in terra?».
Lo spaccato socio-spirituale che Marco ci fa vedere è duro, e il giudizio è implacabile: davanti a un cuore duro, anche Dio rallenta. Davanti a chi non vuol vedere, anche la forza vitale di Dio rimbalza come respinta. Davanti a chi sceglie di dubitare dell’altro preferendo le proprie certezze, anche i prodigi di Dio si fermano.
Non sembra che ci siano troppe cose da capire, l’evangelista in due domeniche consecutive ci ha messo davanti due differenti stili di vita. Da una parte Giairo e la donna malata da dodici anni, dall’altra un gruppo di uomini sempre all’altezza della situazione. Da una parte chi esce da se stesso e si apre al rischio dell’incontro, dall’altra chi fermo sulle sue posizioni si chiude a ciò che potrebbe accadere in nome di ciò che è già accaduto. Da una parte la fede semplice di un uomo e di una donna – una fede che salva –, dall’altra un Messia che non può compiere prodigi a causa dell’incredulità di chi lo circonda.
Eppure la determinazione di Dio prevale e riesce ad aprire varchi anche nell’impermeabile incredulità.

Dio non si ferma, Dio non molla. E Marco lo conferma: «Gesù impose le mani a pochi malati e li guarì».

Dio continua a farsi benedizione, nonostante la nostra incapacità a credere. Dio continua a spargere vita. Dio continua a imporre le mani su di noi, a indicarci vie di bene. Continua a percorrere vie e a far riecheggiare Vangelo, anche tra noi.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Non arrenderti, Signore!

Signore Gesù,
è ancora tanta la nostra incredulità,
sono infiniti i nostri dubbi,
e spesso i nostri pensieri
ci portano lontano da te.
Ma tu non fermarti,
non arrenderti alla nostra incredulità,
non lasciarci in balìa di noi stessi.
Continua a imporre le tue mani su di noi,
continua a guarire il nostro miope perbenismo.

Vogliamo credere in te, Signore della vita.
Credere che in te tutto si rinnova.
Credere che, oltre ciò che abbiamo
già sperimentato e conosciuto,
c’è il prodigio della vita vera.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro:

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».

E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

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