ACCOLTI PER ACCOGLIERE – CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2014

Copertina_Maggio

ACCOLTI PER ACCOGLIERE

di Renato De Zan

Il tema dell’accoglienza potrebbe essere rintracciato in tutta la Bibbia anche lì dove il verbo accogliere (in ebraimondoco laqàch, qabàtz, oppure in greco dèchomai, apodèchomai, pro-dèchomai, spesso anche lambàno) o il nome non sono presenti. Emblematico è il caso dell’accoglienza del figlio prodigo da parte del padre. Non c’è il verbo accogliere, ma la descrizione dell’accoglienza, che il padre riserva al figlio che ritorna, è commovente. In questa scheda, per una semplice questione di brevità, si prenderanno in considerazione quelle pericopi che hanno, in modo esplicito, il verbo dell’accoglienza. In questo modo siamo in grado di conoscere gli aspetti fondamentali della tematica dell’accoglienza.   

Nella esperienza della preghiera biblica si trova spesso il desiderio di essere accolti da Dio.
Il fedele è fermamente convinto che la sua preghiera è accolta da Dio (cfr. Sal 6,10b: «Il Signore accoglie la mia preghiera»).
Questa convinzione si estende anche alla persona credente:
– è testimoniata da Daniele. Egli è convinto che Dio potrebbe accogliere il pentimento del cuore come un vero e proprio atto di culto: «Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli» (Dan 3,39);
– conduce più in alto. Il Salmista è certo che il miracolo di Enoch (Gen 5,21-24) e di Elia (2Re 2,11) si può rinnovare: «Mi guiderai secondo i tuoi disegni e poi mi accoglierai nella gloria» (Sal 73,24).

L’accoglienza è l’esperienza di comunione più delicata e più alta, e la comunione con Dio è l’ideale per ogni autentico credente. Questa esperienza spirituale, tuttavia, è assaporata nella storia dall’esperienza umana.
Accogliere ed essere accolti racchiude, in qualche modo, l’anticipo dell’accoglienza che Dio farà a ogni credente fedele nell’escatologia.
figlio prodigoGesù sottolinea questo tema, associando all’accoglienza il tema della ricompensa. A conclusione del discorso missionario (Mt 10,1-42) Gesù proclama il manifesto dell’accoglienza: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto» (Mt 10,40-41).
Cosa sta dietro a questo annuncio così ampio, misterioso, in cui l’accoglienza delle persone è accoglienza di Gesù stesso?
Gesù, come ci testimonia Marco, in un episodio in cui i discepoli non brillano per l’accoglienza dei bambini (si capisce: Gesù deve es sere lasciato in pace e i mocciosi che stiano alla larga!), prende i bambini tra le braccia, li benedice e impone loro le mani, non senza chiarire che «chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10,13-16).
Accogliere Gesù e accogliere il Regno come un bambino è il fondamento per accogliere gli al tri. L’accoglienza del prossimo, dunque, non è un gesto di figliofilantropia.
L’accoglienza cristiana nasce dentro a una visione di fede. Accogliere Gesù è l’elemento essenziale per diventare figli di Dio: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12ab).

Paolo, che conosceva bene i problemi di relazione presenti nelle comunità da lui fondate, nella lettera ai Romani affronta due volte il tema dell’accoglienza.
– Nel primo caso l’Apostolo chiede ai cristiani di accogliere «chi è debole nella fede, senza discuterne le opinioni» (Rm 14,1). Alle spalle di questa raccomandazione stanno diversi problemi della comunità. Uno dei più delicati era il problema del cibo e delle bevande. Secondo un’opinione, che sembra venisse da gli ebreo-cristiani, determinati cibi e bevande non erano da consumarsi (animali impuri, carne sacrificata agli idoli, bevande non trattate secondo un procedimento ritenuto puro!). Paolo suggerisce di non entrare nell’atteggiamento di chi giudica l’altro per queste opinioni personali, ma di scegliere invece un atteggiamento «che porta alla pace e alla edificazione vicendevole» (Rm 14,19). Ognuno, su questi aspetti non essenziali della fede, abbia pure la sua opinione, ma la convinzione che ciascuno ha, la conservi «per se stesso davanti a Dio» (Rm 14,22).
accoglienza– In un secondo testo, e siamo verso la chiusura della lettera, Paolo si premura di invitare i cristiani di Roma ad «avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù» (Rm 15,5). All’interno di questo atteggiamento, sia di fede sia psicologico, i credenti sono chiamati all’accoglienza incondizionata, secondo l’esperienza fatta di essere stati accolti da Cristo: «Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio» (Rm 15,7). L’obiettivo che si ottiene, coltivando in sé i sentimenti di Gesù (cfr. Fil 2,5: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù») e accogliendo il prossimo, cominciando dai più «deboli», è di una grandezza straordinaria. Si tratta dell’unità della comunità che «con un solo ani mo e una voce sola» (Rm 15,6) si rivolge al Padre per rendergli solennemente grazie: il suo progetto di salvezza realizzato per mezzo di Gesù è qualche cosa che va al di là di ogni pensiero umanamente concepibile.
L’Apostolo testimonierà in prima persona ciò che ha raccomandato ai Romani. Quando, alla fine del suo tormentato viaggio da Cesarea a Roma, giunse nella capitale dell’impero, «trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo» (At 28,30-31).

Questi e molti altri suggerimenti, nel numero di Maggio 2014 di Catechisti Parrocchiali. 

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