Per sempre oggi! – BUONA DOMENICA! XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Leggo le letture di questa XXVI domenica del Tempo Ordinario e non posso non pensarci: viviamo come se fosse sempre oggi.
Il cuore ha sobbalzato leggendo: «Guai agli spensierati di Sion». È vero che il profeta Amos non distribuisce troppe carezze, ma pensare alla spensieratezza come a una colpa in sé mi sembra davvero un po’ troppo. Poi però il Vangelo dà concretezza a questo atteggiamento. E la spensieratezza di chi vive tranquillamente la propria vita, di chi mangia, canta, beve, ama senza occuparsi del mondo attorno diventa in realtà il volto di un uomo ricco che pur di garantire a se stesso una vita serena e senza troppi problemi sceglie di non vedere quello che sta davanti ai suoi occhi, alla porta della sua casa. Ed è questo ciò verso cui il profeta si scaglia.
Rendere il mondo invisibile ai nostri occhi, far sì che l’altro ci stia davanti senza esistere, vivere facendo di noi stessi l’unico centro e l’unico orizzonte: è questo ciò che ci rende poveri e colpevoli. Poveri, perché una vita senza l’altro, senza il mondo, senza un oltre me stesso è una vita condannata alla sterilità, solo falsamente ricca, e solo scioccamente tranquilla. Colpevoli, perché ognuno di noi sceglie di tirarsi fuori dal mondo per paura o per comodità.
Tutti noi possiamo sempre scegliere fino a che punto scoprire il nome di Lazzaro e che cosa condividere con lui.
È l’altro che con il suo nome… e solo con quello ha la capacità di mettere dei confini al nostro eterno oggi, aprendolo a una prospettiva di futuro. È l’altro con la sua presenza e il suo volto a riconsegnarci alla verità della nostra vita e all’oltre della nostra storia.
Noi tendiamo e credere (o a immaginare) che il nostro oggi, soprattutto se buono (o anche se accettabile) sia per sempre. Rimuoviamo tutto ciò a cui non possiamo dare un confine, inclusa l’eternità. E invece aprendoci all’altro, a quel Lazzaro di cui solo i cani sembrano accorgersi, potremo dare un senso e un futuro vero alla nostra esistenza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Accogliere volti

Insegnaci, Signore della vita,
ad accorgerci di chi per noi
non è un volto e non ha un nome;
di chi è inciampo e limite
per il nostro tanto agognato quieto vivere.

Insegnaci a desiderare un’eternità
lastricata di condivisione,
fatta di volti e nomi che ci appartengono,
che abbiamo scelto di far entrare
nella nostra vita e nell’eternità.
Insegnaci, Maestro, ad ascoltare
le tue parole e i tuoi gesti
per imparare a essere dono.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

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