Obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
(Filippesi 2,8)
Se crederai, vedrai. È la certezza che nella scorsa domenica, la V di Quaresima, ha lasciato aperta una domanda, almeno per me: «Che cosa vorrei vedere? Che cosa vorrei che la fede mi aiutasse a vedere?»
È questa la domanda che continua ad avere una sua forza anche oggi, Domenica delle Palme e porta di ingresso alla Grande settimana.
Oggi, che cosa vorrei vedere?
Le opzioni sono molte, anche solo contemplando il Vangelo, anche solo contemplando Gesù.
Di fronte a noi c’è il Figlio di Davide, colui che viene nel nome del Signore.
C’è il re e al tempo stesso il crocifisso, c’è l’atteso e al tempo stesso il rifiutato, c’è colui al quale tutti inneggiano «Osanna» e al tempo stesso colui verso il quale tutti urlano parole di condanna.
C’è il maestro seguito e al tempo stesso il maestro tradito.
E poi ci sono uomini e donne da mille sguardi, mille attese, mille approcci: discepoli e persecutori, donne e uomini, figlie e madri, re e servi, governanti e popolo, fedeli e traditori, miti impotenti e violenti armati, briganti impenitenti e condannati pentiti.
E c’è Dio e anche il suo silenzio. Il suo donarsi e anche la sua morte. C’è la sua parola e anche il suo spirito che spezza la morte mentre accade, e da lui, da lui crocifisso, viene a noi.
Ma resta viva la domanda: in tutto questo caos umano che cosa vorrei che la mia fede mi facesse vedere?
La croce, e il Dio crocifisso, ci spezza, ci lacera in profondità, esattamente come viene squarciato il velo del tempio. E in noi la crepa può essere profonda come il Vangelo di Matteo la descrive: «Il velo del tempio si squarciò da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono».
Contemplare il Signore crocifisso ci riduce così: spezzati, squarciati. Non abbiamo appigli. Non giustificazioni. Il mistero della croce e morte del Signore ci costringe a mettere a nudo la nostra fede, la forza che la muove, le convinzioni che la reggono e la orientano.
La nostra fede, quella dei discepoli storici, e quella nostra, se siamo disposti a reggere il colpo, ci porterà fino alle soglie del sepolcro. Perché è così che si conclude il Vangelo in questa solenne Domenica delle Palme: davanti a un corpo sepolto e davanti a guardie poste a tutela di paure troppo umane, davanti all’indubbio disorientamento dei discepoli e davanti alla loro inconsolabile fiducia ferita.
Che cosa è rimasto di quell’Acqua viva?
Come ha fatto l’uomo a bloccare nel buio di un sepolcro la Luce del mondo?
Come è possibile che la Risurrezione e la Vita sia stato sconfitto?
Percorriamo questa straordinaria settimana portando nella nostra quotidianità il peso di queste tre domande.
Resistiamo alla tentazione di trovare una risposta immediata e rassicurante. Dentro queste domande c’è il nutrimento per la nostra fede.
Restiamo, come Maria di Magdala e l’altra Maria, sedute di fronte alla tomba.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
Uomo della croce
Signore Gesù, uomo della croce,
sostiamo oggi davanti al tuo sepolcro,
di fronte a quella pietra con cui la vita
a volte blocca la speranza, spegne la luce,
indebolisce la fede.
Contempliamo la tua crocifissione,
ma vogliamo credere che il tuo dono
sia capace di sconfiggere anche la morte.
Contempliamo la tua morte,
ma vogliamo credere che il tuo Spirito
possa raggiungerci, farci uscire
da sepolcri in cui ci rifuggiamo
e riconsegnarci alla vita autentica.
Insegnaci a restare, Dio crocifisso,
a non scappare, ad arrenderci a te
e non al dolore, ad aprirci al dono.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 26,14-27,66)
I soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio!”». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
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