«Questi è il mio Figlio, l’amato:
ascoltatelo!».
(Cfr. Mc 9,7)
Siamo davanti alla Trasfigurazione del Signore. Ma che valore ha questa pagina di Vangelo, posta nella II domenica di Quaresima? Che direzione dà al nostro cammino verso Pasqua?
Stando al Vangelo si direbbe che la Trasfigurazione è una tappa rivelativa, rivela ai tre discepoli scelti e a noi l’opera di Dio, il suo progetto di salvezza, la via tracciata, il peso specifico del Maestro di Nazaret.
La Legge e i Profeti, Mosè ed Elia dicono il compiersi delle loro parole, delle antiche promesse, di quell’antica amicizia di Dio nei loro confronti che Gesù si sta compiendo a beneficio di tutta l’umanità.
La Trasfigurazione ci apre una breccia sull’immenso, ci dice la profondità, l’ampiezza, l’inedito di una salvezza che ci raggiunge e ci spinge oltre ogni umana aspettativa. Ecco, questi sono i progetti di Dio. Sintetizzabili con una parola: oltre.
E questo è Dio.
Poi ci siamo noi.
Discepole e discepoli alle prese con la ricerca, le false partenze, le incomprensioni, le delusioni… e sì, anche le paure unite alle manie di controllo.
La Trasfigurazione accade, dice Matteo, sei giorni dopo. Ma sei giorni dopo cosa? Accade sei giorni dopo il primo annuncio da parte di Gesù della sua passione, morte e risurrezione. Sei giorni dopo la reazione di Pietro a questo annuncio. Sei giorni dopo i puntini sulle i messi da Gesù a Pietro: ogni discepolo deve ricordare che se non pensa con il cuore di Dio e con le sue logiche, se smette di andare dietro ai suoi passi diventa un ostacolo alla salvezza, un ostacolo all’opera di Dio.
Ecco… sei giorni dopo questi eventi, accade una manifestazione inattesa e sconvolgente. E i discepoli ancora una volta devono fare i conti con la loro umanità. Non sappiamo nulla di Giacomo e Giovanni, ma ancora una volta Pietro ci aiuta a dare concretezza ai nostri sentimenti.
Davanti all’opera di Dio, i cui confini sono sempre labili, indefiniti, e quasi sempre fuori norma, da una parte ti viene voglia di controllare tutto e dall’altra la paura ti paralizza. Ed entrambe sono null’altro che facce diverse di una stessa medaglia: Dio, a volte, ci fa paura.
Fa paura lasciarci andare a qualcosa che non possiamo e non riusciamo a comprendere, ma che sentiamo sfidare la nostra tranquillità.
Fa paura seguirlo senza conoscerne le conseguenze.
Fa paura sentirsi parte di qualcosa di più grande e sapersi impotente.
Eppure la Trasfigurazione ci raggiunge con la forza di una voce: quella di Dio, quella dell’Amore sorgente di ogni vita, quella di Colui che è, è stato da sempre, e per sempre sarà.
La stessa voce che ha spinto Abram oltre sé stesso e oltre una vita sicura ma sterile.
La stessa voce che ci chiama, come con Paolo e Timoteo, a essere parte viva di un progetto d’amore che chiede oggi il nostro sì, oltre ogni paura, oltre ogni mania di controllo.
No, non ci sono tende da fare. Non siamo chiamati a conservare il bello, né a trattenere il dono, né a conservare alcuna lampada sotto un moggio perché non si spenga.
«Alzatevi, non temete»: è ciò che Gesù, parola viva del Padre, ha detto ai suoi tre discepoli e continua a sussurrare al nostro cuore.
Lui è la parola di Vita e di Amore che il Padre ci ha donato e con cui vuole nutrire e rendere adulta la nostra fede: ascoltiamolo, seguiamolo, nutriamoci di lui.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
In te, Figlio amato
La nostra mente ti ascolti,
i nostri pensieri si riempiano della tua luce,
Signore Gesù, Figlio amato:
tu sei la parola del Padre che ci fa vivere.
I nostri desideri diventino la tua casa,
Signore Gesù, volto dell’amore del Padre:
tu sei la via tracciata su cui camminare.
Il nostro cuore si apra a te,
Signore Gesù, Pane del cielo:
tu sei la vita del Padre che ci apre al dono.
Noi ti lodiamo, Figlio amato:
in te ci riscopriamo amati.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
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