Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia,
perché tu hai spezzato il giogo che opprimeva,
la sbarra sulle spalle e il bastone dell’aguzzino.
(cfr. Isaia 9,2-3)
C’è una grande domanda che mi accompagna mentre ascolto e medito le letture della III domenica del Tempo Ordinario: la volontà di Dio accade automaticamente, nonostante noi e a prescindere da noi?
È vero, il profeta Isaia annuncia il sorgere di una grande luce in una terra tenebrosa, e Gesù lo sa, da buon ebreo conosce le profezie, le ha studiate, le prega.
Ma ascoltando il Vangelo, mi dico: lui non è stato ad aspettare il compimento di quelle promesse, ma ci ha messo del suo. Verso quella terra, verosimilmente la Galilea delle genti, lui ci è andato con le sue gambe, con un atto di volontà personale, con una scelta che ha messo in gioco la sua libertà consapevole.
Mi direte: era Dio. Sapeva. Doveva. L’umanità aspettava il sorgere di quella luce, di lui luce del mondo, di lui messia.
Eppure i Vangeli ci accompagnano a scoprire pagina dopo pagina un percorso di consapevolezza e adesione libera, di scoperta a volte, e di trasformazione, che Gesù ha vissuto in prima persona.
In lui la volontà del Padre non era un microchip installato che meccanicamente muoveva la sua libertà, ma un compiersi autentico e progressivo che si è inverato nelle tante scelte sue che avevano il gusto della vita, della liberazione offerta, della risurrezione donata, della guarigione.
Matteo oggi ci dà una specifica immagine per dare corpo all’inizio del ministero di Gesù. Ci suggerisce di immaginarlo come una grande luce che sorge sulla vita di popoli che stanno “tranquillamente” nelle tenebre. E in questo sorgere, io aggiungo, scompiglia la vita di chi quelle tenebre le stava vivendo tranquillamente.
Matteo, richiamando Isaia, scrive che quei popoli erano, giacevano, sostavano, sedevano nelle tenebre, nell’oscurità. E non sembra essere descritto il minimo disagio. Perché in fondo diciamocelo, è così anche per noi: quando la nostra vista si abbassa pian piano, ci convinciamo quasi naturalmente che certe cose siano sfocate e che non possano essere diversamente. Quando è sempre buio, o quando c’è sempre foschia, ci convinciamo di quanto sia impossibile vedere oltre.
E così è con Dio.
Non è detto che lui entri nella nostra vita quando stiamo male. Probabilmente lo fa quando stiamo tranquilli nella foschia, nella nebbia, nel buio, e ci convinciamo che vada bene così, che un oltre non sia possibile.
E poi arriva lui, Luce del mondo, Vita del Padre, Amore infinito e ci fa gustare un bello, un buono, un oltre, una luce che ci distoglie dal tran tran quotidiano e miope e spalanca orizzonti nuovi e instabili.
Ci propone di cambiare logiche.
Ci fa intravedere nuove vie.
Ci fa assaporare il gusto della pienezza, della bellezza, dell’intensità dell’amore.
E quindi da quel momento che si fa?
Ognuno lo deve chiedere a sé stesso. Possono bastare le reti? Possono continuare i programmi già stabiliti? Possiamo continuare a tenere lo standard quotidiano anche se con piccoli ritocchi, o diamo senso e peso a quel suo invito?
Il dato di fatto è uno: il regno dei cieli, cioè Dio presente e prossimo, è già qui, è già luce per noi.
La domanda è: quell’invito, convertitevi, cambiate mentalità, per noi oggi ha senso?
E lungi da fisime mentali, la mentalità da assumere è quella del Vangelo. Non è questione di purità o di rigore a qualsiasi legge imposta. Qui si tratta di imparare ad amare come lui ha amato. Stop.
Splendi tra noi
Signore Gesù, la tua Parola
ci raggiunga e apra nuove vie,
ci scuota dalle nostre routine,
ci liberi da quello smarrimento
che spesso ci blocca;
il tuo Spirito ci insegni
a pronunciare nuovi e liberanti sì.
Spendi tra noi, Luce del mondo,
e dissolvi il buio del cuore
che ci impedisce al bene
di attraversarci,
che non fa risplendere in noi
la tua vita, così bella, così autentica,
così resistente.
Chiama anche noi, Signore Gesù,
e regala un senso nuovo ai nostri giorni!
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 4,12-17)
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
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