Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti.
(cfr. Salmo 145).
La scorsa domenica siamo stati raggiunti da un invito: «Convertitevi, cambiate mentalità, perché il Regno dei cieli si sta avvicinando, sta venendo a voi». E cambiare mentalità sembrava essere la condizione necessaria per poter aprirci al Regno, a Dio e al suo modo di agire nei nostri confronti, dove per “nostri” intendo noi umanità.
Questa quarta domenica del Tempo Ordinario si apre mettendoci davanti ancora una volta il Regno, ma questa volta strettamente connesso a una beatitudine che ne indica l’appartenenza. Il regno dei cieli che non ha confini né padroni, stando alla pagina di Vangelo, sembra appartiene paradossalmente ai poveri in spirito, a coloro cioè che già vivono una mentalità alternativa a quelle logiche di forza, dominio, potere che sembrano reggere le sorti del mondo.
Se nella prima beatitudine questa appartenenza è annunciata, nell’ottava beatitudine questa appartenenza è confermata, e in qualche modo spiegata. È come se quei poveri in spirito assumessero un volto, una sorta di identikit, di descrizione del loro operato: sono coloro che in nome della giustizia non “si danno pace” e non trovano pace; vengono insultati, accusati ingiustamente e con menzogne, in una parola perseguitati.
Il Regno che nella venuta, nella parola e nei gesti di Gesù, si fa prossimo a noi, a quanto pare non accade al di là di noi, non vive in una sorta di mondo ideale, e neppure nel Paradiso cristiano.
L’incarnazione ci dice che il Regno vuole accadere qui, ora, oggi, nella nostra storia personale, comunitaria, sociale, umana; nella nostra coscienza. Vuole generare vita, vuole ergersi a muro dove la vita è violata per bloccare il male, vuole generare gioia. La pagina dell’evangelista Matteo continua a dare volto alle sfumature di tutto questo.
E annuncia:
beati i miti, che non oppongono mai violenza a violenza, neppure quando sembra l’unica strada possibile;
beati coloro che affamati di giustizia, anche in questo momento, stanno cercando di costruire comunità, per scendere in strada e difendere gli aggrediti, i colpiti ingiustamente;
beati i puri che riescono sempre a riconoscere in ogni volto una sorella e un fratello in umanità;
beati gli operatori di pace che pur nel sibilo delle bombe, o nei palazzi di vetro, o con tastiera alle mani, o dietro un ambone, nella normalità di una casa, stanno instancabilmente difendendo la pace e denunciando le violenze;
beato anche chi, pur afflitto, non sta smettendo di credere nella vita, nel futuro, nella speranza, nella condivisione.
Tutte queste beatitudini non sono opzioni, non sono le une alternative alle altre, ma sono come sfaccettature possibili di un’unica via, di un’unica legge, quella del Vangelo.
Matteo sa dare valore alle parole, e se parla di un Gesù seduto su un monte, che insegna ai suoi discepoli, allora le beatitudini non sono pie esortazioni. Non sono consigli benevoli.
Gesù insegna, è maestro.
Gesù è il nuovo Mosè che consegna la nuova Legge.
Gesù è il Regno che accade e che chiede ai discepoli di lasciarsi impastare di nuove logiche, nuova mentalità.
Gesù è parola del Padre che continua a creare, e vuole per i suoi la felicità, la pienezza della vita, l’autenticità di una fede che non può avere in sé stessi e nella propria salvezza il centro e il motivo; vuole per i suoi una felicità che si occupa e custodisce, e rende possibile l’altrui felicità.
Oggi il volto del discepolo del Regno è anche quello di Alex Pretty, l’infermiere ucciso a Minneapolis, è il volto di tutti coloro su cui si stanno costruendo menzogne perché scomodi, perché troppo dalla parte della giustizia, della pace, del perdono, della riconciliazione, degli ultimi.
Beati noi se…
Beati noi, Signore,
se alla violenza non opporremo violenza.
Beati noi se, affamati di giustizia,
sceglieremo di costruire comunità,
per difendere gli aggrediti,
per proteggere i colpiti ingiustamente.
Beati noi se avremo occhi tanto puri
da riconoscere in ogni volto
una sorella e un fratello in umanità.
Beati noi se, pur nel sibilo delle bombe,
o nei palazzi di vetro, o in una casa,
o con tastiera alle mani,
o dietro un ambone, riusciremo
sempre a costruire la pace.
Beati noi se, pur afflitti, non smetteremo
di credere nella vita, nel futuro,
nella speranza, nella condivisione.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Liturgia completa su >>>CLICCA QUI
La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

