Ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
(Mc 10,42-43)
Non sappiamo che cosa sia scattato nella mente di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, quando quel giorno hanno chiesto a Gesù di essere con lui nella gloria, esattamente uno alla destra e uno alla sinistra, ma in un modo o in un altro forse qualche piccola grossa cantonata la stavano prendendo. Non sappiamo neppure se fossero fino in fondo coscienti della loro richiesta, e delle ricadute – anzi al dire di Gesù (e dell’evangelista) forse non lo erano per niente –, ma una cosa è certa: il Maestro è esplicito, esattamente come lo è l’indignazione degli altri compagni di avventura.
Gesù non tentenna, tutt’altro, e il suo orientamento è chiaro: più che la gloria si tratta di condividere una via, un destino, uno stile, una gerarchia di valori, un particolare modo di occupare il proprio spazio nel mondo e di occuparsi del mondo.
L’autore della lettera agli Ebrei e ancor prima Isaia ci accompagnano alla scoperta di quel Servo di Jahvè, messia atteso e nostro fratello, sommo sacerdote e nostro giustificatore; ripeto giustificatore non giustiziere, colui che ci riscatta, ci riabilita, ci riconcilia, ci salva, ci solleva, ci giustifica.
Gesù, colui nel quale noi possiamo esistere, riscoprendoci capaci di Dio, di “contenere” Dio.
Colui che sì, si è lasciato spezzare, colpire, uccidere pur di far vivere.
Colui che si è fatto carne e fragilità, sofferenza e morte pur di dare volto e farci sentire un Dio prossimo, un Dio-con noi.
Colui in nome del quale possiamo vivere nella fiducia di essere sempre e comunque dei figli attesi per i quali è riservata grazia (cioè amore gratuito) e misericordia.
Forse anche noi, oggi, esattamente come Giacomo e Giovanni, ci preoccupiamo di quel cielo futuro, di quell’eternità (che magari chiamiamo paradiso) e speriamo di farne parte; e ci impegniamo pur di farne parte.
Ma l’invito davvero fecondo è di spostare l’asse della nostra preoccupazione: dalla gloria di un giorno al servizio di oggi, dall’essere primi in paradiso al servire gli ultimi oggi.
Imparare a servire
Signore Gesù, fratello e Signore,
vogliamo imparare a servire!
Per noi non è facile.
Per noi non è sempre una priorità.
Se è evitabile lo preferiamo.
Ma tu, giorno dopo giorno,
insegnaci a bere il tuo calice,
anche quando è difficile.
Facci assaporare la vita
che sgorga dal dono gratuito.
Trasforma il nostro cuore
perché i nostri occhi vedano
e riconoscano l’altro.
Liberaci da noi stessi
perché possiamo farci servizio.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mc 10,35-45)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
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